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17 mag 2017

La intersezione della linea per il Porto con la via Libertà

di siciliaintreno

Riprendiamo ad esaminare e ricostruire i vari aspetti della linea per il Porto soffermandoci su un tratto tra i più singolari, e per certi versi misterioso, lungo il tracciato, la intersezione con la via Libertà. Singolare per l’importanza, e quindi l’attenzione, che sin dalla progettazione si attribuì a questa intersezione, con la strada che è tuttora l’asse principale della città. Misterioso perché tuttora non è stato possibile reperire una qualche documentazione fotografica dalla quale fosse possibile avere una idea esatta di questo tratto, che pure sino al 1957 fu in esercizio. Tra le tavole pubblicate nel 1873 dall’ing. Carlo Andriano sul Giornale del Genio Civile, a corredo della nota dal titolo “Ferrovia dalla Stazione Centrale di Palermo al Porto”, ve ne è una nella quale è rappresentato il “Cavalcavia obbliquo sulla strada della Libertà”. Uno stralcio della tavola è riportata nella figura 1 allegata, ricavata dall’interessante libro di M. Carcasio e S. Amoroso – Le stazioni ferroviarie di Palermo  - Centro Regionale per la progettazione e il Restauro della Regione Siciliana. Riportiamo nelle figure 2 e 3 stralci della planimetria e del profilo del progetto del 1873. Per comprendere come fu risolta la intersezione tra la nuova linea ferroviaria di raccordo con il porto e la via Libertà riteniamo opportuno dare qualche riferimento sulla nascita di questa strada, destinata a diventare il principale asse viario della città. Dal bel volume di A. Chirco, M. Di Liberto - Via Libertà ieri e oggi – Dario Flaccovio Editore, ricco di immagini storiche degli edifici originari, si apprende che i lavori della “Strada della Libertà” furono decisi per iniziativa del quarto comitato del governo rivoluzionario con decreto del 16 marzo 1848. Ricordiamo che il 12 gennaio a Palermo, con a capo Rosolino Pilo e Giuseppe La Masa, scoppiò il primo dei moti rivoluzionari che sconvolsero l'Europa nell’anno che rimase proverbiale, il ’48 del XIX secolo (LINK). Lo Stato di Sicilia indipendente che vide la luce, con Ruggero Settimo capo del governo, sopravvisse fino al maggio del 1849. La nuova strada costituì il prolungamento verso nord dello stradone fuori Porta Maqueda, l’attuale via Ruggero Settimo, e si sviluppò tra i vasti giardini del “Firriato di Villafranca”, già di proprietà di Giuseppe Alliata e Moncada, VII Principe di Villafranca. Il primo tratto, sino a piazza delle Croci, fu realizzato con viale principale centrale delimitato con due filari di platani e due viali laterali. Caratteristica principale della nuova strada fu che la quota del piano stradale era sopraelevata rispetto ai giardini circostanti, che così risultavano godibili senza impedire la visuale dei monti che circondano la Conca d’Oro. Nella figura 4 riportiamo uno stralcio della pianta topografica di Palermo che, secondo la fonte (2) precedentemente citata, è riferita al 1873, quando i lavori di costruzione del raccordo ferroviario, già rappresentato sulla carta, erano in corso. Ricordiamo che l’apertura del raccordo avvenne il 15 settembre 1874 e quindi al momento della sua costruzione fu necessario garantire la continuità della già esistente “via della Libertà”, con la costruzione di una apposito manufatto, quello prima indicato in figura 1(1), che merita qualche approfondimento circa le caratteristiche costruttive, riservandoci qualche considerazione successiva. Riportiamo quindi la descrizione costruttiva originale del manufatto contenuta nella citata nota dell’ing. Andriano. “Il cavalcavia obliquo pella strada della Libertà, avendo una lunghezza complessiva tra le fronti di m. 25, si credette più conveniente di eseguire il medesimo anziché tutto a sbieco, colle sole teste oblique e l’arco intermedio retto, ossia col sistema elicoidale convergente. Un tale genere di costruzione per la sua specialità è stato finora poco adottato in Italia, e merita speciale considerazione per le difficoltà incontrate nella costruzione degli apparecchi dei pulvini d’imposta e dei cunei, tanto delle corone delle volte a sbieco, quanto di quelle di attacco coll’arco intermedio retto. – Questo cavalcavia attraversando una delle passeggiate principali di Palermo venne munito di un elegante parapetto in pietra calcare di Billiemi contornati in ferro fuso.” Non sorprende l’attenzione riservata a questo cavalcavia, sia per la rilevanza che esso assumeva ricadendo lungo la principale passeggiata (insieme al Foro Umberto I) della nobiltà e borghesia palermitane, sia per la particolarità costruttiva conseguente alla incidenza tra i due assi, quello del binario e quello della strada, che risultavano non perpendicolari. Proprio questa circostanza e il confronto tra la pianta del cavalcavia in figura 1(1) e l’intersezione tra i due assi come rappresentata in figura 4(2)  hanno attirato la nostra attenzione su un aspetto che risulta poco chiaro. Infatti, se si prende a riferimento l’asse di via Libertà, la direzione dell’asse ferroviario in figura 4(2)  risulta difforme (inclinazione ribaltata) da quello che si ricava nella pianta del cavalcavia di figura 1(1). Una seconda perplessità è legata alla dimensione del sottopasso ferroviario, dato che a fronte dei 25 metri indicati da Andriano attualmente la distanza tra i due marciapiedi laterali di via Libertà è di oltre 40 metri. Sorge il dubbio che la larghezza originaria della via Libertà, sebbene già con viale centrale e viali laterali come visto, fosse inferiore alla attuale, ovvero che il cavalcavia fu realizzato con larghezza maggiore dei 25 metri inizialmente previsti in progetto. L’inizio della espansione urbanistica che si sviluppò nella zona in esame, oggetto di varie proposte di lottizzazione da parte dei proprietari di quelle aree, fu segnato dalla Esposizione Nazionale che si tenne a Palermo tra il 1891 ed il 1892. Infatti, l’area espositiva venne impiantata proprio nella zona compresa tra piazza Politeama e piazza Croci a monte della via Libertà.  La trincea ferroviaria quindi tagliava l’area dell’Esposizione Nazionale, come evidenziato in figura 5 (gentilmente concessa da Pietro Ales). La stessa area è rappresentata (figura 6(3)) nella pianta di Palermo del 1893 edita a Torino dalla Unione Tipografica (da C. Barbera Azzarello - Raffigurazioni, Vedute e Piante di Palermo - Lussografica). In figura 7(2) riportiamo uno stralcio del piano delle due lottizzazioni presentate dal Principe Radaly, la cui famiglia aveva già nel 1844 acquistato il Firriato di Villafranca, nel 1881 (aree ad oriente della via Libertà) e poi nel 1889, ad ovest, nell’area che avrebbe ospitato di lì a poco la Esposizione Nazionale. In esso risulta già evidente l’interferenza tra il tracciato ferroviario e l’assetto urbanistico previsto, che coincide in larga parte all’attuale. Nella stralcio in figura 8(1) della Pianta della Città di Palermo pubblicata nel 1900 in occasione della Conferenza Europea degli Orari dei Treni le due lottizzazioni sono rappresentate come già realizzate per la maggior parte ed il tracciato ferroviario è segnato in tratteggio, per evidenziare l’avvenuta copertura della originaria trincea. In questa carta notiamo però che mentre risulta corretta la indicazione della trasformazione della trincea originaria a valle della via Libertà in galleria artificiale sino allo sbocco a cielo aperto appena oltre l’attuale via Simone Corleo, appare errata l’estensione del tratteggio verso Palermo Centrale oltre via Trapani, dato che tale tratto rimase ancora prevalentemente in trincea a cielo aperto sino alla chiusura della linea, a meno dei cavalcavia delle varie strade intersecate: via Trapani, via XX Settembre, via Messina, via Nicolò Garzilli, via Enrico Parisi, via Villafranca, via Giuseppe De Spuches, via Sammartino, ecc.. In effetti, per comprendere l’effettiva relazione tra linea ferroviaria ed edifici circostanti, con la distinzione tra trincea a cielo aperto e galleria artificiale (realizzata coprendo tratti originariamente in trincea) è opportuno consultare la carta del Comune di Palermo edita da OMIRA – Roma nel 1939. Lo stralcio in figura 9 mostra quanto prima descritto circa lo sviluppo della galleria artificiale sotto via Libertà. Si nota che verso il Porto il tratto a valle della via Libertà fu coperto sino oltre la prima parallela, la via Simone Corleo. Nel 1957 entrò in esercizio il nuovo raccordo al porto di Palermo, che venne così raggiunto con il tracciato che dalla stazione Lolli proseguiva affiancato alla linea per Trapani e poi attraverso la galleria “Ranchibile” sotto via Lazio sino alla stazione Sampolo ed alla nuova stazione marittima. Di tale tracciato tratteremo in una successiva serie di articoli, dedicata alla “Nuova linea di Circonvallazione di Palermo”. Il vecchio tracciato venne così abbandonato e divenne, ovviamente, oggetto di notevole interesse in funzione di un nuovo riassetto delle aree urbane il cui sviluppo era stato localmente condizionato da questo “taglio” nel terreno. In figura 10(2) si vede la situazione schematica dell’edificato precedente alla chiusura del vecchio raccordo, limitata ai fabbricati più prossimi al tracciato ferroviario. Si ricavano le seguenti informazioni: - a sinistra (lato monte): n° 10 Villino Planeta; n° 11 Palazzina Riccobono – Miccichè. - a destra (lato mare): n° 11 Villino Sillitti; n° 12 Palazzo Savona. Ancora dal libro di Chirco – Di Liberto(2) si ricavano tre immagini, prese nel primo dopoguerra, del Villino Planeta (figura 11(2)) e della Palazzina Riccobono nella sua configurazione originaria (figura 12(2) a sinistra il prospetto sulla via Libetà) e in quella con le successive sopraelevazioni del nuovi proprietari Miccichè (figura 13(2) - coll. La Duca). Infine, nella immagine di figura 14(2) (foto Scafidi) è ripreso l’incrocio tra via Libertà e via Siracusa con a destra, in vista parziale in primo piano, la Palazzina Riccobono – Miccichè. In queste quattro immagini appare quello che sembra il parapetto superstite (lato Palermo Centrale) dell’originario cavalcavia della strada della Libertà che, in effetti non dovrebbe avere subito manomissioni, possiamo ipotizzare, sino alla realizzazione dei nuovi fabbricati successivamente alla dismissione delle aree ferroviarie. Ed arriviamo così all’attualità. Nelle figure 15 e 16 abbiamo segnato il tracciato del tratto in esame su due vedute aeree prese da Google Maps, una vista da nord e l’altra da sud. Le foto delle figure 17 e 18 sono prese da Google StreetView e riportano la situazione attuale. In figura 19 lo stesso tratto è riportato sulla cartografia tecnica deli anni ’80. Gli edifici moderni, furono costruiti nel 1969 (angolo via Trapani al posto del Villino Planeta) e nel 1970 (angolo via Siracusa nel sito della Palazzina Riccobono - Miccichè). A valle di via Libertà già nel 1961 il Villino Sillitti fu sostituito dall’edificio moderno all’angolo con la via Archimede mentre è tuttora presente il Palazzo Savona. Si noti come l’area tra questo edificio superstite e i marciapiedi di via Libertà e via Archimede risulti tuttora a quota ribassata. Ultima labile traccia dell’attraversamento ferroviario di via Libertà. Bilbiografia (1) M. Carcasio e S. Amoroso – Le stazioni ferroviarie di Palermo  - Centro Regionale per la progettazione de il Restauro della Regione Siciliana (2) A. Chirco, M. Di Liberto - Via Libertà ieri e oggi – Dario Flaccovio Editore (3) C. Barbera Azzarello - Raffigurazioni, Vedute e Piante di Palermo - Lussografica Edizione

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02 feb 2017

Rapporto Pendolaria: 10 linee ferroviarie da bollino rosso!

di Alessandro Graziano

Secondo il Pendolaria  2016 di Legambiente sono  10 linee ferroviarie peggiori di Italia, specchio di un pessimo servizio ferroviario locale  Ogni giorno quasi 5,5 milioni di persone si spostano in treno causa studio o  lavoro, un numero solo leggermente superiore al 2015 (+0,2%), quando i pendolari del treno erano 5,43 milioni (e 5,1 nel 2014). Un numero elevatissimo ma stabile, che si divide tra coloro che usufruiscono del servizio ferroviario regionale e quelli che prendono le metropolitane delle grandi città come Milano, Roma, Napoli, Torino, Genova, Brescia e Catania. La crescita, secondo il rapporto di Legambiente, è dovuta ai vari investimenti di ammodernamento. Il numero dei pendolari aumenta dove il servizio non è stato tagliato e dove sono stati realizzati investimenti nell’acquisto di nuovi treni, come in Lombardia dove sono arrivati a 712mila (con un +1,3%), in Emilia-Romagna (+3%) e in Alto Adige (dove sulle linee riqualificate con treni nuovi sono triplicati, da 11.000 nel 2011 a quasi 32.000 passeggeri). Mentre continua a calare in Regioni dove dal 2010 a oggi sono stati realizzati solo tagli ai servizi: in Calabria -26,4% treni in circolazione e -31% passeggeri, in Campania -15,1% treni e -40,3% passeggeri, in Piemonte –8,4% e -9,5% e nelle città dove il servizio è scadente, con sempre meno treni e sempre più vecchi come a Napoli sulla Circumvesuviana (le corse sono state ridotte del 30% dal 2010) o sulla Roma-Ostia Lido. Ecco di seguito una lista su cui il governo nazionale ei vari reginali dovrebbero lavorare affinché venga migliorato il servizio di trasporto locale: 1) Roma-Lido 2) Circumvesuviana 3) Reggio Calabria-Taranto 4) Messina-Catania-Siracusa 5) Cremona-Brescia 6) Pescara-Roma 7) Casale Monferrato-Vercelli e Casale Monferrato-Mortara 8) Bari-Martina Franca-Taranto 9) Treviso-Portogruaro 10) Genova-Acqui Terme Per cambiare questa situazione occorre aumentare l’offerta di treni sulle linee, in particolare in quelle urbane più utilizzate dai pendolari e laddove, come al Sud, sono stati cancellati o ridotti i collegamenti in questi anni. Ogni giorno, in tutto il Meridione circolano meno treni regionali che nella sola Lombardia e dal 2010 quelli regionali si sono ridotti del 21,9% e a questi tagli vanno sommati quelli degli Intercity. Per fare un esempio, le corse quotidiane dei treni regionali in tutta la Sicilia sono 429 contro le 2.300 della Lombardia. Inoltre, i treni sono più lenti e l’età media dei convogli al Sud è nettamente più alta: 20,3 anni rispetto ai 14,7 del Nord e ai 17,2 della media nazionale. "Tuttavia, spiegano da Legambiente, ci sono anche dei risultati positivi, per esempio quelli dati dall’uso di tram: Firenze-Scandicci (30mila passeggeri giorno), Palermo con il suo nuovo sistema tranviario, alle linee dove si è investito in Alto Adige, alla linea Palermo-Catania con i nuovi treni veloci, ad alcune linee pugliesi. E in ogni parte d’Italia, dove si investe nel ferro il successo è garantito come dimostrano 30 buone pratiche raccontate nel Rapporto". Lo Stato deve poi finalmente comprare treni, come succede in tutti gli altri Paesi europei, perché servono più treni per potenziare le linee e le sostituzioni in corso legate ai contratti con le Regioni, lasciano scoperto proprio il Sud e alcune linee fondamentali in città come Roma e Napoli. Infine occorre cambiare le priorità infrastrutturali per dare priorità alle aree urbane e al Sud. Oggi progetti fondamentali di rilancio della mobilità sostenibile nelle città non sono finanziati e nel Mezzogiorno non esiste alcun progetto di miglioramento del servizio tra le città attraverso progetti di adeguamento delle linee e acquisto di treni.   per leggere il rapporto Pendolaria ecco il link >> https://www.legambiente.it/sites/default/files/docs/pendolaria_2016.pdf

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08 giu 2016

SS 121|Proseguono i lavori sulla Palermo – Agrigento, in zona Bivio Manganaro…

di Mauro Indelicato

Provocano ancora proteste e lamentale i lavori lungo la Ss 121, nel tratto che costituisce la natura prosecuzione della SS 189 e quindi dell'itinerario Agrigento - Palermo. Al momento, ben 11 semafori regolano il traffico lungo la più importante arteria che congiunge la città dei templi con il capoluogo; in tanti si chiedono a che punto sono i lavori e quando finalmente si potrà tornare ad una situazione di normalità. Lungo l'intera arteria, è bene subito ribadirlo, la normalità appare molto lontana pur tuttavia segnali incoraggianti arrivano dal primo tratto interessato dai lavori, ossia quello che (provenendo da Agrigento) è compreso tra il bivio Manganaro ed il comune di Vicari. Questa è l'unica parte in cui è prevista la doppia carreggiata e quindi le due corsie per ogni senso di marcia; le opere più importanti dei primi 7 km appaiono quasi completate, specialmente i nuovi viadotti per i quali si sta provvedendo alla sistemazione dei lavori di rifinitura. Se non ci sono intoppi, anche se l'apertura a doppia carreggiata dovrebbe avvenire solo nei prossimi mesi, quantomeno un ritorno al transito regolare senza semafori dovrebbe essere vicino. Anche nel successivo tratto, presso la variante della statale che si sta costruendo dopo Vicari, i lavori appaiono in fase avanzata e l'apertura di questo piccolo lotto consentirebbe l'eliminazione della deviazione più pericolosa e di uno dei semafori in cui si perde più tempo. Situazione diversa invece nel resto della statale ed in particolar modo nel tratto che attraversa Mezzojuso; qui vi è infatti il tristemente famoso viadotto 'Scorciavacche', la cui rampa ha subito uno smottamento ad appena tre giorni dalla sua apertura nel dicembre 2014. Dopo mesi di stop ai lavori per via del sequestro operato dalla Procura di Termini Imerese, adesso si sta provvedendo alla rimozione di tutti i materiali del rilevato stradale i quali dovranno essere esaminati per le indagini in corso. Terminata questa operazione, bisognerà poi aspettare ancora per vedere ripartire i lavori di riparazione del viadotto e quindi i tempi per la sua riapertura potrebbero ancora slittare. Nella zona di Villafrati invece, proseguono i lavori di messa in sicurezza del tracciato dai rischi di dissesto idrogeologico; anche qui, diversi semafori al momento impediscono un rapido attraversamento dell'arteria. Al termine dei lavori, la SS 121 lungo l'itinerario Agrigento - Palermo avrà 7 km di tracciato raddoppiato, diversi tratti in variante ad unica carreggiata e l'eliminazione fino a Bolognetta di tutti gli incroci a raso e privati, in modo da poter aumentare la sicurezza e la percorribilità della statale. Si stima che, non appena tolti i semafori, percorrere la distanza tra le due città dovrebbe scendere sotto le attuali due ore.

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21 dic 2015

Palermo – Agrigento, l’odissea sulla statale continua

di Mauro Indelicato

Continuano i disagi sulla SS 121, nel tratto che funge da itinerario tra Palermo ed Agrigento e che dunque collega il capoluogo siciliano con Lercara Friddi, lì dove parte poi la SS 189 che arriva fino all'ombra dei templi. Oramai da 15 mesi i cantieri posti su questa importante arteria non danno tregua; tutt'altro, si contano ad oggi tra Agrigento e Palermo qualcosa come otto semafori, uno sulla SS 189 all'altezza di Campofranco, e ben sette sul tratto della SS 121 sopra citato. Una situazione che, di fatto, ha allungato i tempi di collegamento tra le due città fino a due ore e trenta o quasi, ma soprattutto ha reso ancora più difficili e pericolosi gli spostamenti. Se nei primi mesi i cantieri venivano 'accettati' dai pendolari e dagli automobilisti che solcavano la SS 121 alla volta di Palermo od Agrigento, nella speranza che in poco tempo sarebbe stata messa a disposizione un'arteria più sicura e veloce, adesso la situazione appare difficilmente sostenibile. Diversi i motivi per i quali continuano ad esserci così tante interruzioni e deviazioni lungo la Palermo - Agrigento: in alcuni casi si tratta di opere importanti che necessitano almeno due anni di lavoro, in altri invece pesano alcune difficoltà emerse in fase di costruzione oppure anche sequestri a seguito di inchieste. In quest'ultimo caso ad esempio, rientrano i problemi lungo il viadotto Scorciavacche, famoso a livello nazionale per essere divenuto inagibile dopo appena 3 giorni dalla sua inaugurazione; a seguito anche del clamore mediatico suscitato dalla vicenda, la Procura di Termini Imerese ha sequestrato questo tratto di cantiere sul quale, secondo alcune testimonianze degli ultimi giorni, pare siano tornati gli operai e quindi si spera in una risoluzione del problema e quindi nell'eliminazione di almeno una delle tante deviazioni. Sul sito dell'ANAS, si apprende che in generale sommando tutti i vari cantieri di questo tratto della SS 121, si è arrivati al 48% del completamento dei lavori la cui definitiva ultimazione è prevista per il marzo 2017; dunque, i disagi non sembrano essere prossimi alla fine, tutt'altro. Nei mesi scorsi, nel corso di una conferenza stampa tenuta in Prefettura ad Agrigento, l'ex assessore regionale ai Trasporti, Giovanni Pizzo, ad una specifica domanda sulla Palermo - Agrigento rispondeva come purtroppo su questo tratto insistono diverse problematiche non risolvibili prima del 2017 e che oramai con il futuro completamento del raddoppio della SS 640, si dovrà considerare quella come vera arteria dell'itinerario tra le due città. La speranza però per quanto riguarda la SS 121, è che nei prossimi mesi alcuni semafori potrebbero essere tolti; nella zona di Bolognetta in particolare, molte opere sono in fase di ultimazione, lo stesso viadotto Scorciavacche se definitivamente sbloccato potrebbe essere riattivato, così come anche a Vicari i lavori sembrano aver preso una certa accelerazione. I problemi principali riguarderebbero a questo punto la zona di Villafrati, lì dove frane e smottamenti hanno recentemente messo a dura prova l'arteria. Ma in molti si chiedono anche in cosa consiste, di preciso, il lavoro che si sta svolgendo; sono diversi i lotti e diverse le 'motivazioni' dell'apertura dei cantieri lungo la SS 121. Provenendo da Agrigento, dopo il bivio Manganaro si sta procedendo al raddoppio della carreggiata; tale raddoppio però non interesserà l'intero tracciato fino alle porte di Palermo, bensì solo 7 km, ritenuti i più pericolosi dell'attuale unica carreggiata. Qui i lavori sembrano procedere bene, con gran parte dei tre viadotti oramai raddoppiati e con la nuova corsia che via via sembra prendere forma. Da Vicari in poi invece, si sta procedendo ad una sostanziale messa in sicurezza: verranno eliminati gli incroci a raso, quelli abusivi e quelli delle strade private o di campagna, la carreggiata quindi sarà sempre unica ma con standard migliori di sicurezza e con la possibilità di aumentare il limite di velocità. Infine, nella zona di Villafrati si stanno eliminando molti fattori di rischio derivanti da pericoli di caduta massi o smottamenti, con il rifacimento di diversi muri di sostegno. A fine cantiere, l'itinerario Agrigento - Palermo dovrebbe scendere come tempo di percorribilità sotto le due ore, il problema per l'appunto è che al momento di fatto la strada è ai limiti della fruibilità ed i problemi insistono da diversi mesi; diversi automobilisti scelgono ormai l'itinerario della 'Fondovalle' Palermo - Sciacca oppure c'è chi già da adesso preferisce sfruttare il parziale raddoppio della SS 640 per giungere a Caltanissetta in meno di 40 minuti e da lì poi procedere sulla A19 verso Palermo. Se da un punto di vista ferroviario la situazione sulla Palermo - Agrigento è migliorata, con treni minuetto (spesso affollati) a coprire la tratta in due ore, che fra qualche mese potrebbero diventare un'ora e quaranta minuti con l'attivazione del nuovo tronco Castronovo - Lercara Diramazione, da un punto di vista invece stradale la situazione è insostenibile e si chiede da più parti la risoluzione dei numerosi problemi.

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22 ott 2015

La 500 elettrica che ti sorprende: un progetto tutto siciliano

di Andrea Baio

Abbiamo approfittato della nostra presenza a Moby Dixit, conferenza nazionale della mobilità sostenibile tenutasi a Palermo la settimana scorsa, per intervistare il presidente e il direttore tecnico della Newtron - azienda di Messina specializzata nella riconversione di automobili vintage in veicoli elettrici di ultima generazione. In questo video, vi presentiamo il primo modello di 500 elettrica. La Newtron prende in consegna vecchi veicoli a benzina, per poi convertirli ad elettrici. Un'ottica di riciclo sicuramente interessante, che vede in suoi punti di forza sicuramente nel risparmio sui consumi, la silenziosità e la facilità di parcheggio.

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05 mag 2015

Buche per le strade e soldi spesi per la manutenzione: un’analisi da Openbilanci

di Giulio Di Chiara

OPENBILANCI riporta la classifica della spesa pubblica delle città italiane più grandi in merito alla manutenzione delle strade. Openbilanci è un progetto cofinanziato dalla Commissione Europea per la raccolta, analisi ed elaborazione dei dati degli enti pubblici. La fonte dei dati che Openbilanci utilizza è pubblica. Padova è la città che spende di più con 141,65 € pro-capite. Seguono Milano, Verona, Roma e Bologna. Grandi città come Palermo e Napoli si classificano al tredicesimo e quattordicesimo posto con una spesa pro-capite decisamente inferiore, rispettivamente 31,39€ e 22,39€. E' curioso fare un confronto tra il capoluogo siciliano e i 353 comuni della Sicilia: comuni con poche migliaia di abitanti spendono 4-6-8 volte la città di Palermo per la manutenzione delle strade. La voce di bilancio in questione è la sommatoria delle spese destinate alla manutenzione della viabilità stradale, incluse aree pedonali e ciclabili; si tratta ad esempio di interventi destinati al ridisegno delle strade, alla costruzione di infrastrutture, come rotonde o ponti, all’installazione del necessario arredo urbano, semafori e cartelli stradali. E’ possibile analizzare la situazione di tutti i comuni italiani e probabilmente comprendere il perchè alcuni contesti territoriali vivano situazioni infrastrutturali disperate. Una cosa è certa: i dati pubblici aiutano a capire la realtà. Link: il sito di Open bilanci.

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