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23 gen 2021

VERONA | Entro il 2021 l’intera illuminazione pubblica sarà a LED

di mobilita

Arrivano i led in tutti i quartieri. Luce bianca, accensione immediata, illuminazione più intensa e un risparmio energetico annuale pari a quello di 5.584 famiglie. Sono in corso le operazioni di sostituzione di tutte le 38 mila luci dei lampioni veronesi, migliaia di lampadine che, per la prima volta, verranno cambiate tutte insieme. Nell’arco di 10 mesi Verona avrà una nuova illuminazione pubblica. In Borgo Roma e alla Palazzina il cambio è già avvenuto. All’imbrunire già 9 mila led si accendono in via Roveggia, via Legnago, via Mantovana, così come nelle traverse più piccole. E a breve arriveranno anche allo Stadio, in Borgo Milano, poi in Borgo Trento e Borgo Venezia, in senso orario per non dimenticare nessun punto luce. L’intervento, del valore di circa 10 milioni di euro, è l'attuazione del project financing del Comune realizzato da Agsm Lighting, che si è aggiudicata la gestione e la manutenzione della pubblica illuminazione per 18 anni, oltre alla fornitura dell’energia elettrica e all’efficientemento di tutti gli impianti. Entro settembre, quindi, Verona sarà 100% led. Ma anche sempre più smart. Attraverso l’app Verona Smart App è possibile vedere l’avanzamento dei lavori di sostituzione delle luci, così come segnalare in futuro eventuali guasti o disguidi alla voce ‘Verona risplende’. Ogni lampione già ammodernato sarà controllato da remoto. Inoltre, su ogni palo verrà appesa una targhetta con il qrcode per l’accesso veloce all’applicazione e il numero verde da contattare per le emergenze e le segnalazioni. Per corso Porta Nuova è previsto, invece, un restyiling complessivo, studiato assieme alla Soprintendenza. Le sorgenti luminose raddoppieranno su ogni lampione, in modo da illuminare sia la strada che il marciapiede e valorizzare la principale strada di accesso alla Bra. Questa mattina, il sindaco Federico Sboarina, l’assessore all’Economato Luca Zanotto, il presidente di Agsm Lighting Filippo Rigo, insieme ai consiglieri di amministrazione, e il presidente della Quinta Circoscrizione Raimondo Dilara erano presenti in via Romagna alla Palazzina, dove i tecnici stavano lavorando e dove è stato possibile vedere la differenza fra le vecchie e le nuove luci. “Un cambio epocale, per la prima volta avviene la sostituzione completa di tutti i punti luce cittadini, un’operazione mai fatta prima – ha detto il sindaco -. Dopo l’estate avremo un’illuminazione completamente diversa da quella di 6 mesi fa. Un impianto all’avanguardia, più efficiente e, soprattutto, di grande risparmio energetico, in tutti i quartieri e frazioni. Il consumo verrà ridotto di due terzi, questo significa minori costi ma anche meno inquinamento ambientale. Un altro cantiere cittadino che va ad aggiungersi a tutti quelli che stanno partendo in questi giorni o che verranno aperti nei prossimi mesi. Verona sta crescendo su tutti i fronti, dopo decenni di immobilismo, il cambiamento ha preso il via, lo vedremo con i nostri occhi”. “Siamo partiti da Verona sud sostituendo la vecchia tecnologia e, in senso orario, arriveremo a cambiare l’illuminazione in tutte le strade cittadine – ha spiegato Zanotto -. Si tratta di 38 mila punti luce, un quarto di questi già sostituiti con i led. Un’operazione importante per garantire l’efficienza del nostro impianto di illuminazione, maggior sicurezza grazie all’efficacia delle nuove luci e sorgenti luminose più confortevoli per la vista. Un obiettivo importante che tra qualche mese sarà raggiunto grazie all’impegno di Agsm Lighting”. “Un intervento atteso da anni in città e un investimento importante per l’azienda – ha concluso Rigo -. Verona così sarà all’avanguardia dal punto di vista tecnologico e vanterà un assoluto risparmio energetico. I lavori stanno procedendo spediti e ogni lampione sarà telecontrollato da remoto. Questo significa che anche la manutenzione o l’intervento in caso di disguidi saranno molto più celeri. I cittadini potranno segnalare direttamente dall’app e i tecnici intervenire dalla centrale. Un salto in avanti importante”.

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13 gen 2021

VERONA | Il servizio bike sharing si espande con 150 nuove biciclette elettriche

di Fabio Nicolosi

Di colore rosso acceso, che ne evidenzia un design completamente rinnovato, e con sistema di pedalata assistita, che ne agevola l’utilizzo e gli spostamenti. Si presentano così le nuove 150 biciclette elettriche, di cui 50 dotate di seggiolino per bambini, entrate a far parte della flotta del servizio di bike sharing attivo a Verona. Il modello in dotazione, tecnologicamente avanzato, performante e adatto alle esigenze degli utenti, è una novità in Italia, proposta per la prima volta nella città scaligera. Nuova e-bike. Il telaio rosso fuoco e il design completamente rinnovato rispetto al modello di bici tradizionale le rendono immediatamente riconoscibili. Leggere e maneggevoli grazie ad un peso complessivo inferiore ai 25 kg, sono dotate di un innovativo sistema di connessione che gestisce la potenza del motore e comunica in tempo reale il livello di carica della batteria, la posizione e le eventuali anomalie. Il sellino è sostenuto da un tubo triangolare graduato che ne impedisce la rotazione e rende più agevole la guida. Le nuove e-bike sono dotate di un cambio a tre rapporti e di un motore centrale a cardano che accompagna e ottimizza la pedalata offrendo così agli utenti l’opportunità di provare una nuova esperienza di viaggio. Costo servizio. Le biciclette a pedalata assistita possono essere utilizzate con le attuali formule di abbonamento e prevedono un costo di utilizzo pari a 0,25 euro per la prima mezz’ora. Le tariffe d’uso sono consultabili sul sito bikeverona.it e sull’app ufficiale di Verona Bike. La batteria elettrica, monitorata con sistema GPS, è sempre garantita a piena carica. La novità, che va ad arricchire il servizio di bike sharing cittadino e l’ampia dotazione mezzi, già composta da 420 bici a pedalata tradizionale, è stata presentata questa mattina in piazza Bra dal’assessore alla Viabilità Luca Zanotto insieme ad Alberto Dinoi di Clear Channel Italia. “Cresce e si rafforza l’offerta di un servizio di trasporto sempre più importante per la mobilità di Verona – sottolinea l’assessore Zanotto –. L’ingresso delle e-bike, l’introduzione a giugno 2020 del nuovo software e l’ampliamento costante delle ciclo stazioni disponibili sul territorio, rappresentano i tre punti di azione principali di un ampio piano di potenziamento. L’obiettivo è quello di garantire il miglioramento di un servizio ogni giorno più apprezzato, esteso oggi in maniera capillare su tutti i quartieri cittadini, con stazioni situate anche al di fuori del centro storico” Piano di potenziamento 2020-2021. La rete di bike sharing, presente in città dal 2012 con 22 stazioni e 250 biciclette, è stata aumentata a partire da giugno dello scorso anno con 18 nuove stazioni in tutti i quartieri cittadini e 170 nuove bici tradizionali. Oggi quindi ci sono 40 punti ritiro, per un totale di 420 bici a pedalata tradizionale e 150 elettriche. Servizio rinnovato anche tecnologicamente, con interfaccia più dinamico e funzionale. Touch screen, sito web e app sono gli strumenti attraverso cui utilizzare il servizio in modo semplice e veloce, ma diventano anche un canale di comunicazione diretto per reperire tutte le informazioni e ricevere supporto e assistenza da parte del Customer Care dedicato.

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16 dic 2020

Mobilità sostenibile | Monopattini elettrici: la Regione Emilia-Romagna presenta le linee guida e un video per scuole ed enti locali per muoversi in sicurezza coi nuovi mezzi

di mobilita

In collaborazione con Comune e Polizia locale di Bologna e Gruppo monopattini elettrici Bologna. L'assessore Corsini: "Rapidi, comodi e rispettano l'ambiente. L'utilizzo è cresciuto, grazie anche agli incentivi statali e regionali: segno della forte domanda per una mobilità alternativa per spostarsi in città, rispetto ad auto, bici e bus. Ma servono regole per la sicurezza di tutti gli utenti della strada" Bologna – Sono tra i nuovi protagonisti della mobilità verde, leggeri, veloci - anche troppo per i detrattori –, cugini delle bici elettriche, ma ancora più smart. I monopattini elettrici vivono il loro momento di gloria, ma se in tanti li amano, stanno crescendo anche le perplessità, dovute soprattutto alla mancanza di regole chiare quando si conducono i mezzi per strada. E proprio per fare chiarezza sul loro uso in sicurezza nel rispetto delle regole della strada e su diritti e doveri dei monopattinisti, anche alla luce di incidenti stradali avvenuti sul nostro territorio, la Regione Emilia-Romagna ha messo a punto una strategia ad hoc, realizzata in collaborazione con Comune e Polizia locale di Bologna e gruppo Monopattini Elettrici Bologna. Materiali che saranno distribuiti alle scuole di ogni ordine e grado dell’Emilia-Romagna, grazie a un accordo con l’Ufficio scolastico regionale, alle università, agli enti locali e ad Anas, oltre che al dipartimento Sicurezza stradale del ministero dei Trasporti. Le linee guida e il video, realizzato da Lepida, sono stati illustrati questa mattina dall’assessore regionale alla Mobilità, Andrea Corsini, dal presidente dell’Osservatorio regionale per la sicurezza stradale, Mauro Sorbi, insieme all’assessore alle Politiche per la mobilità del Comune di Bologna, Claudio Mazzanti e, in rappresentanza della Polizia locale di Bologna, Maura Rossi. “Abbiamo voluto realizzare una campagna di informazione specifica sull’uso dei monopattini che si stanno sempre più diffondendo nelle nostre città- afferma Corsini- con un duplice obiettivo. Da una parte valorizzarne l’utilizzo come nuovo e utile strumento di mobilità sostenibile, dall’altro ribattere che si tratta sempre di un mezzo che circola sulle strade e per questo è necessario riflettere sulla sicurezza di chi li utilizza e degli altri utenti della strada: pedoni, ciclisti, automobilisti. Il diritto di circolare del monopattinista comporta infatti dei doveri, regole base della convivenza stradale- spiega l’assessore-. E nasce proprio da qui l’idea delle linee guida regionali, rivolte a studenti e cittadini in generale, che illustrano, in modo sintetico e immediato, i comportamenti corretti a cui attenersi e quelli errati da evitare”. Corsini ha poi ricordato la strategia della Regione per incentivare una mobilità sempre più sostenibile, come “Bike to work” l’iniziativa messa in campo a maggio che premia con 3,3 milioni di euro i 30 Comuni firmatari del Piano aria integrato regionale più Formigine, Fiorano e Rubiera che hanno aderito volontariamente al Piano, con finanziamenti fino al 70% per realizzare corsie riservate al trasporto pubblico locale e piste ciclabili, oltre ad altre misure per rendere agevole muoversi sulle due ruote in città, poi rimborsi fino al 60% del costo sostenuto per l’acquisto di bici e altri veicoli elettrici, incentivi chilometrici fino a un massimo di 50 euro al mese ai lavoratori che scelgono le due ruote per andare in azienda e fino a 300 euro agli abbonati ferroviari per comprare la bici pieghevole. “Un provvedimento- continua Corsini- che si aggiunge ai circa 60 già attivi in Emilia-Romagna per lo sviluppo della mobilità ciclabile e agli oltre 250 km di piste ciclabili, finanziati con circa 35 milioni di euro”. L’intervento regionale si salda con il Bonus mobilità 2020 previsto dal Decreto legge nazionale “Rilancio” che prevedeva a giugno 2020 un contributo per l’acquisto di biciclette, anche elettriche o monopattini e hoverboard. “Le regole sono molto chiare- ha spiegato Sorbi-. I monopattini possono circolare sulle piste ciclabili o ciclopedonali, sulle strade urbane prive di corsie riservate con limite di velocità di 50 chilometri orari, tenendo però la destra della carreggiata e sulle extraurbane ma solo se dotate di pista ciclabile. Dove è presente una pista ciclabile, bisogna usarla; così come si deve attraversare sulle strisce pedonali scendendo dal mezzo, dare la precedenza a destra e non percorrere strade a senso unico contromano. Vi sono poi alcune norme da rispettare nel dettaglio: il limite dei 25 chilometri orari di velocità, che scendono a 6 nelle aree pedonali e nelle piste ciclabili, il divieto di circolare sui marciapiedi e sotto i portici, l'obbligo di segnalatori acustici (campanello) e visivi (luce bianca davanti, rossa dietro) oltre che l’uso del giubbotto riflettente di notte e il divieto di traino e di trasporto passeggeri”. E da gennaio di quest’anno i monopattini sono sostanzialmente equiparati alle biciclette, anche se bisogna avere almeno 14 anni per guidarli. Ma i dubbi di chi li utilizza sono tanti: uso del cellulare ed eventualmente del casco, trasporto di terze persone, velocità, attraversamenti delle strade, percorsi sulle preferenziali in città, possibilità di spostarsi sulle extra-urbane. Secondo l'Osservatorio regionale per la sicurezza stradale servono regole ulteriori. Una per tutte, l’obbligo di indossare il casco e non solo per i minorenni. Inoltre, i monopattinisti dovrebbero essere provvisti di un'assicurazione. Altro tema scottante, sempre per l’Osservatorio regionale, è l’uso del cellulare: nelle linee guida appena pubblicate non è previsto il divieto di utilizzare il cellulare durante la circolazione, che rimane però una delle maggiori cause di distrazione

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03 dic 2020

MILANO M4 | Presentati cinque progetti per le sistemazioni superficiali in centro città

di mobilita

Sono stati presentati al Municipio 1 dall’assessore alla Mobilità Marco Granelli i progetti per le sistemazioni superficiali di aree limitrofe ai cantieri della tratta centro Sforza-De Amicis di M4, la nuova metropolitana di Milano. “La costruzione della nuova linea della metropolitana – dichiara Marco Granelli assessore alla Mobilità – è un’occasione per riqualificare pezzi di città. Restituire ai cittadini le aree occupate dai cantieri con più spazi vivibili, più verde, più mobilità sostenibile è importante. Sotto correranno i treni di collegamento tra Linate e San Cristoforo e in superficie ci immaginiamo la possibilità di una lunga passeggiata fra grandi aree pedonali, ciclabili e dedicate al verde”. Nel dettaglio gli interventi, firmati dall'architetto Loredana Brambilla del Comune di Milano in collaborazione con AMAT – Officine urbane, si riferiscono alle aree del manufatto Augusto (largo Augusto e via Verziere), stazione Sforza-Policlinico (via Francesco Sforza nel tratto da via Laghetto a corso di Porta Romana), stazione Santa Sofia (via Santa Sofia nel tratto da corso di Porta Romana a corso Italia), stazione Vetra (via Molino delle armi) e stazione De Amicis (piazza Resistenza partigiana e via De Amicis). Tutti gli interventi hanno alcuni obiettivi comuni: migliorare la qualità dello spazio urbano, ridisegnando e riqualificando gli spazi pubblici; potenziare il collegamento fra la nuova linea metropolitana e la città; ampliare le aree a chiara vocazione pedonale; realizzare nuove piste ciclabili (2 chilometri) per creare una rete estesa e omogenea destinata a rafforzare la sostenibilità ambientale e la mobilità efficiente della città, in particolare con il completamento da Sforza a De Amicis della ciclabile in entrambi i sensi di marcia della Cerchia dei navigli, dando compiutezza ad un itinerario molto utilizzato; aumentare la sicurezza degli utenti mediante la creazione di percorsi protetti ciclopedonali, regolazione della velocità di circolazione con la ricalibrazione delle sezioni stradali e la formazione di castellane in corrispondenza delle intersezioni più critiche per la sicurezza; incrementare in modo concreto la dotazione verde della città attraverso la riqualificazione e la creazione di 5.500 metri quadri di nuove aree verdi e la messa a dimora di 200 nuovi alberi e arbusti. In largo Augusto e via Verziere, oggi occupata dal cantiere del Manufatto Augusto, il progetto propone una completa pedonalizzazione e il ritorno alla posizione originaria della storica Colonna del Verziere. Il Comune propone di inserire due filari alberati, da largo Bersaglieri a largo Augusto, con una nuova pavimentazione lapidea continua e con le nuove alberature nello spazio pedonale riconquistato, così da ricordare gli ombrelloni del vecchio mercato. Largo Bersaglieri viene ridisegnato per potenziare il verde e il monumento esistente con nuove aree alberate arricchite da essenze arbustive. I materiali scelti sono: cubetti di granito nazionale posati a correre a file parallele mentre nuove alberature, circa 30 esemplari, saranno messe a dimora e protette da griglie orizzontali. Le sedute saranno posizionate in adiacenza delle nuove aree alberate. Per quanto riguarda via Francesco Sforza, nei pressi di del cantiere per la stazione Sforza-Policlinico, il progetto si focalizza sulla valorizzazione dell'area adiacente alla Cà Granda inteso come spazio di connessione con la nuova linea M4, la via Pantano e la Statale. In questo senso si prevede la realizzazione di un’apertura dello spazio di collegamento fra via Sforza e via Pantano. La sua nuova vocazione pedonale è enfatizzata dall'inserimento di una nuova pavimentazione lapidea sui marciapiedi in entrambi i lati e di nuovo verde con alberature e aree delimitate da cordonature in granito nazionale e arricchite con alberi e arbusti completi di impianto di irrigazione. Con il progetto si ripercorre via Santa Sofia da corso di Porta Romana a corso Italia, dove si sta realizzando la stazione M4 Santa Sofia, dimostrando come un ampio controviale che caratterizza la vecchia Cerchia dei navigli, da tempo coperti, può essere trasformato con l'inserimento di vasche verdi e nuove piantumazioni in un affascinante viale pedonale. Le vasche verdi delimitate da cordoni lapidei di diversa altezza caratterizzano il nuovo spazio urbano. I materiali, in continuità con gli altri interventi che precedono, sono lastre di Luserna posate nei nuovi spazi pedonali mentre le nuove aree verdi saranno arricchite da arbusti e alberature in continuità con via Sforza, con un nuovo effetto di foliage durante il cambio delle stagioni. Ove richiesti la riqualificazione potrà essere completata con l'inserimento di sedute, portabiciclette e dissuasori. Il successivo tratto interessato dai progetti di riqualificazione è via Molino delle armi dall’incrocio via De Amicis - corso di Porta Ticinese verso via Santa Croce / via della Chiusa. Quindi nei pressi del cantiere per la stazione M4 Vetra, il Comune prevede l’espansione del Parco delle basiliche verso via Molino delle armi, aggiungendo verde e spazi de-pavimentati e percorsi ciclabili e pedonali, continuando in questo modo il percorso paesaggistico di via Santa Sofia e via Sforza. I materiali di progetto sono anche qui, per continuità, lastre di Luserna posate a correre e cubetti di granito nei nuovi spazi pedonali mentre le nuove aree verdi saranno arricchite da arbusti e alberature. Completa l'intervento l'inserimento di sedute, portabiciclette e dissuasori, ove richiesto. Infine, il progetto di riqualificazione in piazza Resistenza partigiana e via De Amicis, nei pressi della futura stazione M4 De Amicis, prevede la creazione di un nuovo spazio pedonale, nuovo verde e alberature, trasformando questo luogo in nuovo spazio a vocazione pedonale. Anche qui i materiali di progetto sono lastre di Luserna posate a correre e cubetti di granito nei nuovi spazi pedonali mentre le nuove aree verdi saranno arricchite da arbusti e alberature anch'essi in continuità con via Santa Sofia. Completa l'intervento l'inserimento di sedute, portabiciclette e dissuasori, ove richiesto.

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24 nov 2020

TRAM FIRENZE |Cambia la viabilità in vista dell’inizio lavori

di Luca Ricci

Questo mese ripartono i lavori preliminari del progetto della nuova Linea 2 Lavagnini – Libertà – San Marco (cosiddetta V.A.C.S.), estensione della linea T1, Leonardo. Insieme a questo annuncio, giungono anche i dettagli e tempi sulle prossime attività preliminari. Le prime attività sulla tabella di marcia sono i saggi archeologici da parte della soprintendenza: prima nel viale Lavagnini, poi in piazza Libertà. Questi verranno effettuati già nei prossimi giorni. Sempre quest'anno, tra il 15 e il 20 dicembre, vi sarà un'importante modifica sul traffico. Si assisterà alla riduzione delle corsie di marcia in via Lorenzo il Magnifico e in Viale Lavagnini. A gennaio cambierà infine l’assetto di piazza Libertà. Queste modifiche sono propedeutiche alla realizzazione del braccio Fortezza-Libertà-San Marco, due chilometri e mezzo di ferro tra la Fortezza e San Marco passando da viale Lavagnini, piazza Libertà e via Cavour. Il prolungamente rappresenta un avvicinamento notevole al centro storico, con un fine binari previsto all'altezza di Palazzo Medici Riccardi. Una maggiore raggiungibilità del Centro Storico sarà tuttavia solo possibile, quando anche le due altre linee in progetto (Per Bagno a Ripoli e quella per Coverciano/Rovezzano) saranno compiute. Riguardo ai Tempi stimati per la messa in esercizio si parla di 2 anni di cantieri a partire da gennaio 2021 (dunque fine a inizio 2023). Primo step sarò lo spostaamento di un importante tubatura passante sotto Viale Lavagnili, in primavera i lavori veri e propri di costruzione della tramvia. Ricordo che la linea sarà in parte senza catenaria, dunque senza pali, da Lavagnini verso Libertà, poi Cavour e San Marco.

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22 nov 2020

MILANO | Parte l’obbligo per tutti i punti di vendita di carburante di dotarsi di infrastrutture di ricarica elettrica

di mobilita

Il Consiglio comunale ha approvato il "Regolamento per la qualità dell'aria" che definisce priorità e scadenze di una serie di azioni tese a migliorare la qualità ambientale in città. Fra le principali novità, l'obbligo per tutti i punti di vendita di carburante di dotarsi di infrastrutture di ricarica elettrica. I distributori esistenti devono presentare il progetto entro il 1° gennaio 2022 e l'installazione delle colonnine deve avvenire entro 12 mesi successivi alla presentazione dello stesso. In caso di impossibilità tecnica la colonnina dovrà essere realizzata in un'area pubblica diversa dal sedime dell’impianto di distribuzione carburanti entro il 1° gennaio 2023. Dal primo gennaio 2021 Milano bandisce il fumo di sigaretta all'aperto tranne che in luoghi isolati: dalle fermate dei mezzi pubblici ai parchi, fino ai cimiteri e alle strutture sportive, come gli stadi, sarà proibito fumare nel raggio di 10 metri da altre persone. Dal 1° gennaio 2025 il divieto di fumo sarà esteso a tutte le aree pubbliche all'aperto. Si tratta di provvedimenti che hanno un duplice obiettivo: aiutano a ridurre il PM10, ossia le particelle inquinanti nocive per i polmoni e tutelano la salute dei cittadini dal fumo attivo e passivo nei luoghi pubblici e frequentati anche dai minori. Altri obblighi riguardano il divieto di utilizzare macchine mobili non stradali obsolete e divieti progressivi sulle motorizzazioni più vecchie in analogia con la ZTL Area B (al 1° ottobre 2022, Fase I, dal 1° ottobre 2023, Fase II, dal 1° ottobre 2028, Fase IIIA, dal 1° ottobre 2030, Fase IIIB, dal 1° ottobre 2039, Fase IV). Sono previste deroghe fino al 2030 in caso di installazione di dispositivi antiparticolato e fino al 2039 in caso di installazione aggiuntiva di dispositivi DeNOx.

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07 nov 2020

SICILIA | Nasce il primo impianto solare termodinamico integrato con fotovoltaico d’Italia

di Fabio Nicolosi

Il futuro del solare termodinamico in Italia parte dalla Sicilia, là dove è “idealmente” nato con gli specchi ustori del siracusano Archimede. Grazie all’alleanza tra ENEA e l’industria italiana, infatti, a breve sarà inaugurato a Partanna (Trapani) il primo impianto realizzato in Italia che integra solare a concentrazione con il fotovoltaico ed è già in cantiere un altro da realizzarsi a Trapani nella Piana di Misiliscemi. Nei due progetti ENEA ha il ruolo di supervisore tecnico, le aziende italiane SOL.IN.PAR. srl e Stromboli Solar srl sono i committenti e FATA spa del gruppo Danieli costruisce gli impianti. “Questi due progetti dimostrano che in Italia esiste una realtà industriale che sta investendo sulla tecnologia del solare termodinamico con iniziative concrete nonostante i vincoli burocratici e normativi”, sottolinea Giorgio Graditi, direttore del Dipartimento Tecnologie Energetiche e Fonti Rinnovabili di ENEA. “In questi due impianti ENEA è stata coinvolta per svolgere diverse attività, dalla supervisione della progettazione, della realizzazione e dell’avviamento, alla verifica delle performance, fino all’integrazione dell’impianto solare a concentrazione con la tecnologia fotovoltaica”, prosegue Graditi. L’impianto di Partanna ha una potenza installata di 4,26 MWe ed è in grado di produrre energia elettrica per oltre 1.400 famiglie (circa il 30% della popolazione del territorio comunale, con utenze domestiche da 3 kW). “Prevediamo di raggiungere una capacità di accumulo di energia termica pari a 180MWht, che equivalgono a circa 15 ore di funzionamento dell’impianto a pieno carico, anche in assenza della radiazione solare”, spiega Graditi. L’integrazione di sistemi di accumulo di energia termica rappresenta un aspetto rilevante, poiché consente di poter disporre di energia termica convertibile in elettrica e, quindi, di programmare la produzione per soddisfare la domanda di energia. In questo modo è possibile disaccoppiare la raccolta dell’energia solare - che dipende dal ciclo giorno-notte e dalle condizioni meteo - dalla produzione di elettricità, legata invece alla richiesta da parte degli utilizzatori. A Partanna l’area complessiva del campo solare è di 83 mila m2 (circa 10 campi da calcio), dove sono installati 126 collettori solari lineari tipo Fresnel disposti in 9 loop[1], in grado di focalizzare i raggi solari su di un tubo ricevitore; al suo interno scorre una miscela di sali fusi (principalmente nitrati di potassio e di sodio) a basso costo, non infiammabili, innocui per l’ambiente (in caso di perdite del circuito, di facile rimozione perché solidificano rapidamente), che viene utilizzata sia come fluido termovettore, sia come mezzo di accumulo di energia termica a una temperatura stabile di circa 550° C. Il fluido riscaldato nel ricevitore solare si accumula nel serbatoio[2] caldo, quindi entra nel generatore di vapore dove cede la sua energia e si scarica nel serbatoio freddo e da qui ritorna al ricevitore solare. Il vapore così prodotto viene inviato a un gruppo di generazione, turbina a vapore/alternatore, di potenza pari a 4,26 MWe. L’impianto è completato da una caldaia di primo avviamento alimentata con GNL - circa 47 t stoccate in un serbatoio criogenico - per garantire il mantenimento della temperatura dei sali fusi al di sopra di quella di congelamento, soprattutto nei periodi invernali e nella fase di riempimento iniziale dei serbatoi. Oltre ai due impianti in Sicilia, in Italia ci sono altre iniziative nel campo del solare termodinamico: a partire dal 2019, questa tecnologia è tra le tematiche strategiche della Ricerca di Sistema Elettrico, il programma triennale di ricerca sulle nuove tecnologie energetiche finanziato del Ministero dello Sviluppo Economico. In questo contesto ENEA ha presentato un piano triennale di ricerca sui principali componenti degli impianti solari a concentrazione, che prevede lo studio di nuovi fluidi termovettori, lo sviluppo di innovativi materiali di rivestimento superficiale per tubi ricevitori e la realizzazione di sistemi di accumulo termico avanzati. Inoltre, entro il 2021 sarà realizzata presso il Centro Ricerche ENEA Casaccia (Roma) una piattaforma sperimentale per la caratterizzazione di componenti per la fornitura di calore industriale a media e alta temperatura. “Il mercato del calore di processo può rivelarsi un efficace strumento di promozione del solare termodinamico: in questo settore la competizione con le altre tecnologie energetiche rinnovabili è meno forte e vengono ampliate significativamente le applicazioni che permetterebbero di innescare il circuito virtuoso dell’economia di scala, anche nel breve-medio periodo”, sottolinea Giorgio Graditi. Il calore a media/alta temperatura prodotto da un impianto solare a concentrazione potrebbe essere utilizzato per alimentare, ad esempio, alcuni processi nell’industria farmaceutica, alimentare e tessile, ma anche per produrre combustibili ‘green’ e idrogeno da biomasse e acqua (elettrolisi). “Il consumo energetico dell’industria rappresenta circa il 32% di tutta l’energia globalmente richiesta e, di questa quota, solo il 26% è attribuibile ai consumi elettrici, mentre il restante 74% è riferibile a consumi di energia termica, che potrebbero essere soddisfatti da impianti solari a concentrazione integrati nel processo industriale”, conclude Graditi. Nei prossimi decenni l’International Energy Agency prevede un sostanziale incremento della quota di energia prodotta da solare termodinamico, che dovrebbe coprire oltre il 10% del fabbisogno globale di energia primaria al 2050. Puntare al miglioramento delle capacità di accumulo dell’energia termica dei sistemi sarà fondamentale per attirare ulteriori investimenti. Mentre in Italia gli impianti di grande taglia (superiori a 20-50 MW) sono di difficile realizzazione a causa di condizioni geografiche specifiche e di vincoli autorizzativi, a livello mondiale i Paesi in cui questa tecnologia ha trovato maggiore sviluppo applicativo sono la Spagna e gli Stati Uniti, che guidano la classifica con la maggiore potenza installata e in esercizio, rispettivamente con 2,3 GW e 1,8 GW; seguono Cina, Marocco e Sud Africa. Un’ulteriore spinta allo sviluppo di questa tecnologia viene anche da Emirati Arabi Uniti e India, Paesi in prima linea con nuovi impianti in costruzione da 700 MW e 290 MW.

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30 ott 2020

BIT Mobility, l’azienda di monopattino sharing tra sostenibilità ambientale e del business

di mobilita

La scorsa primavera Mobilita.org attraverso una serie di appuntamenti in diretta sulla fanpage Facebook ha approfondito i temi legati alla mobilità post-Covid, facendo intervenire l'architetto Matteo Dondè a proposito della gestione degli spazi pubblici in città, Andrea Gibelli, presidente di ASSTRA, l'associazione datoriale delle aziende di trasporto pubblico in Italia, settore fortemente colpito dalla pandemia, e infine i principali rappresentati delle associazioni locali che si occupano di ciclabilità nelle maggiori città italiane. L'impegno di Mobilita.org per offrire dei punti di vista approfonditi sulla mobilità, uno dei temi centrali connessi al contenimento e alla convivenza con il virus, si è questa volta esplicitato attraverso l'intervista promossa e realizzata insieme allo Starting Finance Club Uniba a Gianmaria Crivellente, co-fondatore e CEO di Bit-Mobility, una delle aziende italiane del settore della sharing mobility. I focus dell'intervista sono stati gli aspetti economici e finanziari dell'azienda e i temi legati più strettamente alla mobilità: vi offriamo di seguito gli spunti emersi dalle domande rivolte al dottor Crivellente.   “L’Italia è un paese di startupper”. Così Forbes Italia definisce il nostro stivale, da Nord a Sud. Bit Mobility ne è un esempio concreto. Bit nasce a Verona nel marzo del 2019 e risulta essere una diretta conseguenza di un'attenta analisi del mercato e delle sue potenzialità. La prima città italiana in cui approda è Cattolica nell’estate dello stesso anno; successivamente si espande a Verona, Torino, Milano. Durante e dopo il lockdown la rete di Bit comincia ad espandersi anche verso le città del Sud Italia, attraverso operazioni che si pongono l’obiettivo di ridurre il gap tra il Nord e il Sud, con un numero di città totali pari a 17 dislocate uniformemente su tutto il territorio. La costituzione di una startup prevede – oltre all’analisi di cui sopra – anche la fondamentale fase della raccolta di capitali, attraverso il crowdfunding, microcredito o classico finanziamento bancario (mutui). Nella fattispecie, Bit nasce dall’intuizione e dalle disponibilità finanziarie proprie di una famiglia veronese. Nell’ottica innovativa dell’azienda, però, si renderanno necessari degli investimenti importanti, ovvero capitali da parte di terzi. L’innovazione come elemento di disruption rappresenta uno strumento di acquisizione di vantaggi competitivi sul mercato nei confronti dei concorrenti. Innovazione che potrebbe manifestarsi in semplici migliorie del prodotto o addirittura in modifiche strutturali alla complessità del servizio. In questo momento l’innovazione non è l’obiettivo primario dell’azienda, trovandosi (il prodotto – monopattino) in una fase di “introduzione-crescita” all’interno del mercato. Chiaramente si arriverà a raggiungere un punto di “maturazione-declino” del prodotto e lì si renderà necessaria l’innovazione di cui sopra al fine di tornare alla prima fase, quella di “introduzione”. La semplice ottimizzazione dei processi organizzativi interni (es. personale che si occupa della sostituzione delle batterie in ogni città) permetterebbe di mantenere il prodotto competitivo in una fase continua di “crescita”. Quanto all’aspetto tecnico delle startup, esse difficilmente nei primi anni di esercizio riescono a conseguire degli utili in grado di remunerare l’imprenditore per il classico rischio di impresa. È il caso di Bit che, avendo presentato soltanto un bilancio nel corso della sua giovane vita, vede chiudersi l’anno con una perdita (fisiologica). Tuttavia, come lo stesso co-fondatore e CEO dell’azienda, il dott. Gianmaria Crivellente, ci confida “Bit potenzialmente potrebbe conseguire degli utili già del secondo anno di vita, pandemia permettendo”. Questo dimostra grande attenzione alla sostenibilità del business, cioè all’attenta analisi dei costi-benefici città per città, oltre ad una meticolosa diligenza nel raggiungimento di un determinato livello di redditività. Ma sostenibilità nella società di oggi è soprattutto quella ambientale, per questo motivo Gianmaria Crivellente ha riassunto i valori della sua azienda, affermando che "la sostenibilità non è un qualcosa in più ma un qualcosa di necessario". Il focus delle domande è stato anche quello più strettamente connesso alla mobilità: in merito agli aspetti più prettamente operativi Gianmaria Crivellente ha spiegato come il numero di mezzi a disposizione degli utenti e i prezzi del servizio siano dettati dalle Amministrazioni locali in condivisione con gli operatori dei servizi di sharing in relazione a fattori legati alle presenze turistiche della città e all'estensione dell'area operativa. Gli utenti dei servizi di sharing generano una mole di dati sulla localizzazione e sugli spostamenti quotidiani molto preziosi, Crivellente ci confessa che alcune Amministrazioni più virtuose richiedono queste informazioni con lo scopo di integrare in una mappa a disposizione dei cittadini tutti i mezzi messi a disposizione dagli operatori; le informazioni raccolte sono utili anche per le stesse aziende di sharing per la gestione e il miglioramento dei servizi offerti agli utenti. Il CEO di Bit-Mobility ha infine tracciato i piani di sviluppo dell'azienda veronese: l'obiettivo primario è rafforzare la presenza nelle città italiane, e in futuro anche estere, mettendo a disposizione delle persone un’alternativa all'auto che sia sicura, economica e rispettosa dell’ambiente. In alcuni Comuni l'azienda offrirà anche un servizio di sharing di scooter elettrici, è il caso di Firenze dove l'implementazione avverrà a breve. L'intervista integrale è disponibile sul canale YouTube di Mobilita.org.  

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21 ott 2020

FS e Snam insieme per lo sviluppo del trasporto a idrogeno

di mobilita

L’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, Gianfranco Battisti, e quello di Snam, Marco Alverà hanno sottoscritto nella tarda serata di ieri, 20 ottobre, a Roma, nella sede di FS, un Memorandum of Understanding tra le due società per lo sviluppo del trasporto ferroviario a idrogeno. Obiettivo valutare la fattibilità tecnico-economica e i possibili modelli di business legati a questa nuova frontiera e incentivare così una mobilità sempre più sostenibile e pulita, in piena coerenza con gli indirizzi europei del Green New Deal. L’intesa prevede la realizzazione di analisi e progetti congiunti su linee ferroviarie convertibili all’idrogeno, costituendo a tale fine un gruppo di lavoro congiunto. Saranno sperimentate soluzioni tecnologiche innovative legate alla produzione, al trasporto, alla compressione, allo stoccaggio, alla fornitura e all’utilizzo dell’idrogeno per trasporto. Il memorandum ipotizza anche la partecipazione congiunta a iniziative che saranno oggetto di potenziale finanziamento o di gara d’appalto pubblica, in una collaborazione i cui successivi sviluppi troveranno definizione in appositi accordi. “Continuiamo a innovare e sviluppare soluzioni di mobilità sicure ed ecologiche che consentiranno alle nuove generazioni di vivere in un Paese più sostenibile e competitivo, secondo un modello che pone sempre di più le persone al centro”, ha sottolineato l’AD di FS Italiane Gianfranco Battisti. “I trasporti ferroviari a idrogeno rappresentano in questo senso una fondamentale innovazione in grado di rendere più ecologici i viaggi di passeggeri e merci sulle residue tratte ferroviarie non ancora elettrificate”. Con questo accordo - ha dichiarato l’AD di Snam, Marco Alverà - compiamo un passo importante nella promozione di una filiera dell’idrogeno in Italia partendo da settori cruciali per la decarbonizzazione come il trasporto di persone e merci. Grazie alla collaborazione tra FS Italiane e Snam, puntiamo a realizzare infrastrutture per convertire rapidamente a idrogeno treni attualmente alimentati a diesel in Italia e così acquisire una leadership tecnologica da capitalizzare anche a livello internazionale”.

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20 ott 2020

La lotta al cambiamento climatico comincia dalle città

di Annamaria Pace

La nostra società sta diventando più resiliente ai cambiamenti climatici? Il 75% della popolazione europea vive nelle aree urbane e nei prossimi anni è prevista una costante crescita delle città. Tuttavia le nostre città continuano ad essere pianificate e costruite in modo insostenibile per rispondere ai sempre più frequenti fenomeni causati dai cambiamenti climatici. Il costante e continuo consumo di suolo, la  di aree periferiche, la ridotta quantità di spazi verdi e gli spazi urbani utilizzati prevalentemente per la mobilità dei veicoli privati, stanno mettendo in serio pericolo la vita degli abitanti delle città che sono oggettivamente vulnerabili e fragili nel resistere ad eventi climatici sempre più estremi. L'Agenzia europea per l'ambiente (EEA) ha recentemente pubblicato due rapporti che rilevano proprio l'urgente necessità di accelerare e migliorare le strategie a livello locale per ridurre l'impatto dei cambiamenti climatici. Nel rapporto “Adattamento urbano in Europa: come le città e i paesi rispondono ai cambiamenti climatici" si analizza lo stato attuale della pianificazione delle città europee nell'adattamento ai cambiamenti in corso, mettendo in evidenza che il processo attuato dalle città, consapevoli della necessità di agire con azioni per aumentare la resilienza, è ancora troppo lento ed inefficace. Inoltre le misure attualmente messe in atto si concentrano principalmente sullo sviluppo della conoscenza, sulla sensibilizzazione o su azioni politiche. La pianificazione di progetti per l'adattamento, come per esempio lo sviluppo di maggiori spazi verdi per ridurre gli impatti delle ondate di calore o l'adeguamento dei sistemi fognari per far fronte alle inondazioni improvvise, non è stata ancora implementata allo stesso modo in tutta Europa. Nel secondo rapporto "Monitoraggio e valutazione delle politiche nazionali di adattamento durante il ciclo politico" si esaminano alcuni esempi di attuazione di strategie per l'adattamento ai cambiamenti climatici. Una mappa interattiva consente di visualizzare e confrontare l'adattamento dei paesi europei sottoposti ai diversi effetti causati dai cambiamenti climatici quali: ondate di calore, straripamento dei fiumi, innalzamento del livello del mare, alluvioni, scarsità d'acqua e malattie trasmesse da vettori associati alla crescente presenza di specie esotiche che migrano verso nord a causa dei cambiamenti climatici. Un aspetto non meno importante è la vulnerabilità sociale che è rappresentata dalle fasce di popolazioni più deboli quali anziani e bambini. Inoltre nella mappa interattiva sono localizzate le città che partecipano a progetti europei sull'adattamento climatico e le schede informative di tutte le città in cui sono riassunti dati, rischi e vulnerabilità. Nonostante siano state avviate alcun azioni per mantenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2 °C, come stabilito nell'accordo di Parigi, il dibattito è incentrato non solo sulla necessità che sia importante l'adattamento delle città, ma principalmente su quali sono le soluzioni di adattamento più pertinenti per aumentare la resilienza ed evitare o ridurre l'impatto negativo del clima sia attuale che futuro. Le opinioni degli stakeholders locali e delle comunità, in particolare dei gruppi vulnerabili, possono contribuire a trovare soluzioni più precise e puntuali secondo le caratteristiche specifiche delle aree geografiche europee.

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