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06 lug 2020

BARI | Presentato il servizio di monopattini sharing avviato dalla Helbiz Italia

di mobilita

È stato presentato questa mattina, nel park&ride in via Vittorio Veneto - lato mare, il nuovo servizio “Monopattini sharing” avviato dalla società americana Helbiz, la prima delle quattro aziende che hanno risposto alla manifestazione d’interesse del Comune di Bari È stato Matteo Tanzilli, head of public affairs di Helbiz Italia, a presentare i dettagli del servizio alla presenza del sindaco Antonio Decaro, dell’assessore alla Mobilità Giuseppe Galasso e dell’amministratore delegato di Telepass Gabriele Benedetto. A partire da oggi i primi 250 monopattini elettrici di ultima generazione (della flotta complessiva di 500) saranno dislocati per le strade della città in una zona che sia estende da Bari Vecchia alle porte di Carbonara, fino a Japigia e San Giorgio. Cittadini e turisti che vorranno noleggiare i mezzi dovranno scaricare l’applicazione mobile gratuita di Helbiz sul proprio cellulare Android e iOS, localizzare il mezzo più vicino e sbloccarlo mediante la scansione di un codice QR situato sul manubrio. La riconsegna si può effettuare in modalità free floating: una volta terminata la corsa, in pratica, l’utente può parcheggiare il monopattino sul posto, senza l’obbligo di riportarlo verso rastrelliere o altri punti predefiniti nel rispetto delle norme del Codice della strada. Alla fine della corsa il pagamento si interromperà a seguito dell’invio della foto del mezzo parcheggiato. La tariffa è la medesima di quella applicata in tutte le città d’Italia: 1 euro per lo sblocco iniziale e 15 centesimi al minuto per la corsa. A ciò si aggiunge la possibilità di usufruire di una tariffa flat - Helbiz Unlimited al costo di 29.99 euro al mese - che permette di effettuare un numero di corse giornaliere illimitato della durata di 30 minuti al massimo (a distanza di almeno 20 minuti l’una dall’altra) e di accedere al servizio anche da Telepass Pay con sblocco e 30 minuti gratis su ogni corsa. “Oggi finalmente partono i primi monopattini elettrici in sharing - ha esordito Antonio Decaro - un modo per approcciare la mobilità sostenibile in un luogo simbolo della nostra idea di mobilità sostenibile, da cui avevamo lanciato anni fa l’idea di lasciare l’automobile e prendere le navette per raggiungere il centro, e in un momento particolare, in cui in molti ancora preferiscono non utilizzare gli autobus. Da oggi, quindi, tutti i cittadini potranno scegliere di usare questi dispositivi elettrici sfruttando gli itinerari ciclabili esistenti e quelli in via di realizzazione grazie anche al decreto di contrasto al Covid che ci permette di realizzare le piste ciclabili cosiddette light, senza infrastruttura e in poco tempo, come accaduto per corso Vittorio  Emanuele e, a giorni, nella zona di San Cataldo. Credo che per la nostra città sia importante l’introduzione dei monopattini con i primi 250 mezzi della ditta Helbiz, cui se ne aggiungeranno altri fino a 1500, come richiesto dalla manifestazione d’interesse, introdotti dalle altre 3 aziende che attiveranno il servizio nelle prossime settimane. Grazie a questo tipo di interventi possiamo guardare con più fiducia al futuro, con una progressiva diminuzione della congestione stradale, dell’inquinamento atmosferico e acustico a tutela della salute dei nostri figli. Come sempre rivolgo un appello a tutti i cittadini affinché non solo abbiano cura dei monopattini ma soprattutto li utilizzino nel rispetto delle norme di sicurezza stradale”. “I monopattini elettrici possono circolare a una velocità massima di 25 km/h sulle piste ciclabili e su tutte le strade senza piste, dove il limite massimo è di 50 km/h - ha osservato Giuseppe Galasso -. Helbiz ha tarato prudenzialmente i propri mezzi a 20 km/h. All’interno delle aree pedonali la velocità massima consentita, invece, è di 6 km/h e i monopattini rilevano automaticamente l’area pedonale riducendo di conseguenza la velocità. Questo rappresenta una garanzia massima anche per la sicurezza dei pedoni”. Oltre alla consolidata esperienza maturata in Italia e nel resto del mondo, dove è presente in più di 25 città, Helbiz si avvarrà del supporto a livello locale di Confcommercio per poter garantire il miglior servizio in termini di capillarità e interconnessione. “Bari non è solo il primo Comune del Sud Italia ad aprirsi a un servizio di sharing a marchio Helbiz, ma un vero e proprio modello virtuoso di smart-city sul quale sperimentare le migliori pratiche a livello di mobilità sostenibile - ha commentato Matteo Tanzilli -. In una città pianeggiante caratterizzata da un clima mite per la quasi totalità dell’anno, la circolazione in monopattino rappresenta un’opportunità straordinaria per praticità, costi e sicurezza”. “Continuiamo a costruire, insieme a società innovative come Helbiz e a importanti amministrazioni pubbliche, la principale piattaforma di servizi per la mobilità - ha dichiarato Gabriele Benedetto -. Vogliamo incentivare le nuove forme di micromobilità in sharing, che possono rendere gli spostamenti nei grandi centri urbani più sostenibili e sicuri, per questo abbiamo deciso, attraverso Telepass Pay, di mettere a disposizione ai cittadini baresi lo sblocco dei monopattini e la prima mezz’ora di utilizzo. Scoprire una città così bella attraverso questi innovativi mezzi è un’esperienza da provare”.

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02 lug 2020

MILANO | Greco Breda, da scalo ferroviario a quartiere green

di mobilita

Da scalo ferroviario a primo quartiere italiano di housing sociale a zero emissioni. È così che Greco Breda, zona Nord-Est di Milano, diventa il primo spazio del Gruppo FS ad avere una nuova vita nell’ambito del concorso internazionale Reinventing cities. Un concorso che ha come obiettivo la riqualificazione di spazi urbani abbandonati attraverso la realizzazione di progetti che puntano tutto su sostenibilità, nuove tecnologie e miglioramento della qualità della vita nelle grandi città di tutto il mondo. FS Sistemi Urbani, società di FS che si occupa della commercializzazione delle proprietà immobiliari del Gruppo, aveva candidato lo scalo alla prima edizione del bando internazionale e a vincere fu il progetto INNESTO presentato dal team guidato dalla società REDO SGR S.p.a. che, in data odierna, ha acquistato l’area per circa 4,8 milioni di euro. Nei circa 70.000 metri quadrati adiacenti la stazione Greco Pirelli saranno realizzati appartamenti per lo più a locazione (almeno il 40%,), spazi verdi (circa il 60% dell'intera area), percorsi pedonali e attrezzati ad uso pubblico. l 72% dello scalo sarà a verde, con parchi e spazi ortivi, le abitazioni saranno sostanzialmente tutte in affitto e rivolte prevalentemente a giovani e universitari Il teleriscaldamento sarà alimentato da fonti rinnovabili con un innovativo sistema di recupero calore dalle acque reflue. Il progetto INNESTO ha inoltre un'ambiziosa strategia di mobilità: limitare i posti auto, che saranno solo 100 per 700 inquilini. Ampio spazio invece a garage per biciclette (circa 1200 mq), a colonnine di ricarica per auto elettriche e a una flotta di auto di quartiere condivisa. L'ex scalo di Greco Breda non è l'unica area milanese del Gruppo ad avere una nuova vita. Nell'Accordo di programma, stipulato nel 2017 da Regione Lombardia, comune di Milano e FS, rientrano anche gli scali di Farini, San Cristoforo, Porta Romana, Porta Genova, Rogoredo e Lambrate. TI POTREBBERO INTERESSARE: MILANO | Presentati i progetti di rigenerazione di sette ex scali

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01 lug 2020

Parliamo della Ciclovia Tirrenica: un’intervista a Riccardo Baracco

di Luca Ricci

E’ piuttosto evidente come l’emergenza Covid abbia dato un nuovo slancio alla mobilità ciclabile. Chiunque si muova nelle città in questi giorni avrà notato l'aumento consistente dei ciclisti sulle nostre strade. Vista questa tendenza, c’è da aspettarsi che anche il cicloturismo, e più in generale, la mobilità ciclabile extraurbana, aumenteranno di appeal. Per questa ragione mi sono interessato al progetto della Ciclovia Tirrenica, una delle tre principali linee extraurbane ciclabili toscane (le altre due sono la ciclovia del sole e la ciclovia dell’Arno). Al riguardo, ho avuto il piacere di poter intervistare Riccardo Barracco, ex Dirigente Generale di ambiente, territorio e mobilità della Regione Toscana e attualmente incaricato dall'Anci Toscana per la mobilità ciclistica,incaricato Anci Toscana per la mobilità ciclistica. Buonasera Riccardo, partiamo dal principio. Cos’è la Ciclovia Tirrenica? La ciclovia tirrenica è un progetto di ciclovia che permette di raggiungere Roma dal confine francese (quindi da Ventimiglia). Ha un tracciato complessivo di 870 km, 1200 se si considerano alcune ramificazioni, come ad esempio il tratto sull’isola d’Elba, o nei parchi naturali toscani e laziali. Il progetto prevede la realizzazione di una linea che abbia standard omogenei di sicurezza e comfort, e che consenta la promozione del turismo sul territorio. Qual è lo stato di questo progetto? Sul punto è necessaria una precisazione. Esiste già oggi una linea ciclabile attraverso la quale è possibile raggiungere Roma partendo da Ventimiglia. In alcuni tratti, tuttavia, questa linea non soddisfa le stringenti regolamentazioni elaborate del MIT, che mirano ad avere elevati standard di sicurezza e comodità. Se si volesse fare una fotografia dello stato attuale, invece, direi che circa 1/3 del percorso da Ventimiglia a Roma rispetta gli standard MIT. Ci sono piani in corso per il completamento della ciclovia? Se sì, quali? Sicuramente. Su questo obiettivo c’è la convergenza di diversi attori (regioni e comuni, in prima linea). Il progetto più importante appena concluso è il progetto Intense, con il quale si sono identificati, partendo un’analisi della rete, gli interventi necessari. Alcuni sono oggi in fase di realizzazione, altri, come il ponte sull’Ombrone, sono stati già completati. Per quanto riguarda il progetto Intense, Barracco ci ha fornito anche un video, che spiega bene scopi e azioni di questo progetto europeo. Grazie Riccardo per il tuo tempo. Grazie a te, e buona estate in sella a tutti i lettori.

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23 giu 2020

VERONA | Nuova stazione bike-sharing in piazza Vittorio Veneto

di Fabio Nicolosi

Tecnologica, funzionale e di facile utilizzo. La nuova stazione di bike sharing di piazza Vittorio Veneto è attiva da oggi, per offrire a veronesi e turisti un valida alternativa per spostarsi in città. Composta da 37 stalli sosta con altrettante biciclette a disposizione per il noleggio, la stazione di piazza Vittorio Veneto rappresenta, in ordine di avvio, l’11ª delle 18 nuove stazione in fase di installazione in tutti i quartieri cittadini. Le altre mancanti verranno attivate nel giro di pochi giorni. Ad illustrare le potenzialità della nuova stazione e gli step della Fase2 del servizio di bike sharing della città di Verona, è stato, questa mattina in piazza Vittorio Veneto, il vicesindaco e assessore alla Viabilità Luca Zanotto insieme ad Eszter Sallai, Managing Director di Clear Channel Italia. Sempre di più la bicicletta rappresenta un mezzo di trasporto indispensabile nel panorama cittadino. Lo dimostrano i numeri sull'utenza, nel 2019 il servizio di noleggio è stato attivato da 97.580 utenti, con 1473 abbonamenti annuali e 4.716 occasionali. Nel primo semestre 2020, nonostante i mesi di lockdown, il bike sharing è stato utilizzato da 15.694 persone, con 1403 abbonamenti annuali e 440 occasionali. Per questo, il piano di potenziamento della rete di bike sharing, presente in città dal 2012 con 22 stazioni e 250 biciclette, ha esteso il servizio in maniera capillare, con nuove stazioni situate anche al di fuori del centro storico. Inoltre, in quelle già esistenti è stato potenziate il numero di biciclette disponibili, aumentato di 170 unità. Per l’autunno, invece, è previsto l’arrivo di 150 biciclette a pedalata assistita, di cui 50 dotate di seggiolino per bambini, per soddisfare le costanti richieste dell’utenza. Il bike sharing si rinnova anche nel software, che diventa tecnologicamente più avanzato con interfaccia più dinamico e funzionale. Touch screen, sito web e app saranno gli strumenti attraverso cui utilizzare il servizio in modo semplice e veloce ma diventano anche un canale di comunicazione diretto per reperire tutte le informazioni e ricevere supporto e assistenza da parte del Customer Care dedicato. Soluzioni che migliorano la gestione del noleggio da parte dell’utenza, che lo potrà continuare ad usufruire con le stesse tariffe d’abbonamento. “Un cospicuo programma – ha sottolineato l’assessore Zanotto – che amplia, anche al di fuori del centro cittadino, un servizio di trasporto sempre più importante per la mobilità di Verona. In particolare, in questa nuova fase di ripartenza post pandemia, la bicicletta rappresenta una buona alternativa, che piace alla cittadinanza, per i brevi e lunghi spostamenti. Lo confermano i dati sugli abbonamenti che, nonostante i mesi di lockdown, non registrano forti defezioni. Dei 1473 registrati in tutto il 2019, per quest’anno siamo già a 1403. Segno che il servizio piace e che continua ad essere una valida alternativa al trasporto pubblico e privato su gomma. L’allargamento del bike sharing nei quartieri, con nuove postazioni a Borgo Trento, Borgo Venezia, Stadio e Borgo Roma, non potrà che accrescere questo servizio e il numero di utenza che ne farà sempre più uso. Il posizionamento delle stazioni è stato pensato per essere di servizio ai grandi centri di attrazione dell'utenza, come ospedali, scuole, uffici e piazze principali dei quartieri”.

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22 giu 2020

Nuova vita per impianti di bike sharing pre-esistenti con l’Alpha Kit di TMR

di ospite

Dare nuova vita a sistemi di bike sharing in disuso o con una complicata gestione è possibile. TMR crede nell’innovazione costante, nella ricerca e nella valorizzazione del territorio e conosce bene le criticità del “sistema-bike sharing” in Italia: spesso l’usura, il degrado, la mancanza di manutenzione adeguata e l’attenzione al funzionamento delle strutture possono portare all’obsolescenza e all’uso centellinato di progetti che, sulla carta, potrebbero davvero rivoluzionare la mobilità sostenibile di un Comune o una Regione. Con il tempo le batterie delle biciclette a pedalata assistita, senza l’adeguata manutenzione, perdono la loro efficienza, le strutture di blocco e sblocco delle bici, se non trattate correttamente, possono soccombere all’usura e alle intemperie metereologiche. Ed è così che un’innovazione si trasforma in un ostacolo. La ricerca scientifica e tecnologica costante di TMR ha permesso di realizzare un sistema di recupero e valorizzazione dei sistemi di bike sharing esistenti o in disuso, ovvero youBike Alpha Kit. Grazie al kit di conversione sviluppato da TMR, unico nel suo genere, è possibile trasformare delle stazioni attualmente non funzionanti o usurate in sistemi aggiornati e perfettamente operativi, mantenendo le infrastrutture esistenti, eliminando ogni tipologia di intervento sul paesaggio e in poco tempo. Una volta rimesso in moto il sistema, TMR è disponibile a occuparsi della gestione del servizio fino a 12 mesi, senza vincoli per gli anni successivi. Così facendo, piccole o grandi amministrazioni possono continuare a credere nel traguardo della mobilità sostenibile anche se, per svariati motivi, non è stato possibile garantire l’attenzione, la qualità e i risultati che sarebbe stato lecito attendersi. Un traguardo che, grazie alle competenze di TMR e alle possibilità messe a disposizione oggi dallo stato italiano con i Decreti 14 gennaio 2020 e 30 gennaio 2020 è possibile trasformare in realtà con un kit di conversione semplice e veloce da installare.

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19 giu 2020

137,2 mln euro per le ciclovie urbane e messa in sicurezza circolazione ciclistica cittadina

di mobilita

Via libera dalla Conferenza Unificata al Decreto proposto dalla Ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli che stanzia 137,2 milioni di euro da destinare alla progettazione e realizzazione di ciclovie urbane, ciclostazioni e di altri interventi per la sicurezza della circolazione ciclistica cittadina. La ripartizione prevede l’assegnazione di 51,4 milioni per il 2020 e 85,8 milioni per il 2021. Il provvedimento, in linea con il Decreto Rilancio che introduce gli incentivi per l'acquisto di biciclette e monopattini e prevede alcune modifiche al Codice della Strada attuate anche a mitigazione dei rischi legati all’emergenza da Covid-19, attribuisce le risorse ai Comuni e alle Città Metropolitane in base alla popolazione residente. I fondi spettano alle Città Metropolitane, ai Comuni capoluogo di Città Metropolitana, Provincia o Regione, e ai Comuni con popolazione residente superiore a 50mila abitanti. Un secondo criterio è riferito alla premialità acquisita da tutti quegli Enti che hanno già adottato o approvato un PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile). Nella definizione delle risorse si è inoltre considerato il principio di riequilibrio territoriale in favore delle Regioni del Mezzogiorno. In coerenza con questi criteri di ripartizione, stabiliti congiuntamente con gli Enti territoriali, nel biennio 2020/2021 alle Regioni del Sud saranno assegnate risorse per 45,9 milioni di euro e alle regioni del Centro-Nord risorse per 87,1 milioni di euro. A questi importi, si aggiunge un’ulteriore quota di risorse pari a 4,2 milioni di euro, destinata ai Comuni sede legale di un’istituzione universitaria, per consentire la progettazione e realizzazione di ciclostazioni e favorire l’intermodalità dei collegamenti tra i poli universitari e le stazioni ferroviarie. Le risorse indicate rappresentano una solida base di partenza per il settore, sia in vista dell’adozione da parte del Mit del Piano Generale della Mobilità Ciclistica quale strumento principale per la programmazione delle future risorse, sia con riferimento ai “Biciplan”, già redatti o in fase di sviluppo da parte degli Enti territoriali.

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18 giu 2020

Dai marciapiedi fisici a quelli digitali: le opportunità delle tecnologie per le comunità cittadine

di Annamaria Pace

Nelle città la tracciabilità delle persone tramite i dati trasmessi dai cellulari, il controllo degli spazi pubblici e privati attraverso telecamere di sorveglianza e la raccolta di dati sono considerati utili strumenti per la realizzazione della cosiddetta "Smart City". L'"impronta urbana" che le persone imprimono nella città in modo virtuale, stabilisce anche un cambiamento dell'utilizzo dello spazio reale. Le normative stringenti che richiedono l'identificazione per l'acquisto di un cellulare o di una sim telefonica sono spesso necessarie per prevenire un utilizzo improprio, oltre ad essere utilizzate per fini commerciali e di ricerca. Così la città è diventata un luogo dove è difficile essere invisibili. Una città connessa e controllata tramite la tecnologia può migliorare la vita dei cittadini, ma quali sono i vantaggi per la comunità? Quanto è inclusivo questo miglioramento e come si può evolvere? Il Dipartimento di Geografia dell'Università di Innsbruck ha effettuato una ricerca sulla vita dei migranti che arrivano a Bogotà, facendo emergere un risultato interessante: dopo un anno i migranti che potevano contare sull'accesso alla tecnologia digitale e a internet si erano integrati meglio al quartiere. L'integrazione digitale può avere risvolti sociali, così come i quartieri delle città sono intrinsecamente “social network”, come teorizzato nel testo sempre attuale “The Death and Life of Great American Cities” pubblicato nel 1961 Jane Jacobs: secondo l'attivista e urbanista  gli spazi pubblici e i marciapiedi creano una rete sociale tra le persone di un quartiere. Oggi la tecnologia digitale crea una serie di nuove opportunità per connettere la gente del quartiere attraverso “marciapiedi digitali” parallelamente ai marciapiedi reali. Con uno smartphone e Google Maps è possibile scoprire come la propria casa si collega all'isolato e come il proprio isolato si collega allo spazio fisico della città: queste connessioni consentono ai cittadini di assumere un ruolo maggiore nella vita sociale, amministrativa ed economica. L'infrastruttura sociale sembra andare al passo con l'infrastruttura digitale, ma forse ancora manca un aspetto nella progettazione di città intelligenti che riguarda la partecipazione dei cittadini. I ricercatori del "Centre for Big Open and Linked Data", con sede nei Paesi Bassi, esaminando i big data delle città, hanno testato il livello di partecipazione pubblica, mettendo in evidenza che proprio la raccolta dati dovrebbe essere una questione sociale piuttosto che una responsabilità individuale. Il coinvolgimento dei cittadini nella pianificazione urbana consentirebbe di giungere a   progetti più vicini alle reali esigenze della comunità e più utili al processo di trasformazione della città.  

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11 giu 2020

BARI | Open Space e Umarell – bike, “osserviamo lo svolgimento dei lavori”

di salvaiciclistiterredelsud

L'emergenza COVID19, con la necessità di garantire un corretto distanziamento, ha costretto molte Amministrazioni ad adottare dei provvedimenti per scongiurare l'aumento incontrollato del numero di automobili in circolazione nei centri urbani incentivando l'uso di mezzi leggeri. Il Comune di Bari ha redatto "OPEN SPACE", un “Programma su mobilità sostenibile e spazio pubblico”, identificando nel pdf  (qui il link) illustrativo gli interventi relativi alla mobilità con il titoletto “a muoversi” e quelli relativi alla gestione degli spazi pubblici con “a stare”. Sono sicuramente condivisibili gli obbiettivi proposti, cioè aumentare e attrezzare lo spazio destinato ai cittadini, migliorando il verde e l'arredo urbano con lo scopo di predisporre zone "a stare" in socialità e l'attuazione di una serie di misure sul piano della mobilità, al fine di disincentivare l'utilizzo del mezzo motorizzato privato ingombrante e inquinante - l'automobile - e favorire l'uso delle biciclette e dei nuovi mezzi di micro-mobilità elettrica (monopattini, segway, etc.). Per l'attuazione del programma, l'Amministrazione  dichiara l'uso esteso di strumenti di l'URBANISTICA TATTICA, definendola così: "L’urbanistica tattica è: attuare trasformazioni urbane temporanee e partecipate per il miglioramento delle condizioni di vita nei quartieri delle città L’urbanistica tattica è: › rapida › economica › condivisa › flessibile"   Le misure previste sono così descritte: "contingentamento TPL; sharing di dispositivi di micromobilità elettrica; estensione e potenziamento Zone a Sosta Regolamentata (ZSR) per limitare gli spostamenti con i mezzi individuali: ridefinizione del piano delle Zone 30, 20, 10 Km/h per la moderazione del traffico e la disincentivazione all’uso del mezzo veicolare privato: realizzazione di una rete di percorsi pedonali e ciclabili “tattici” in sola segnaletica, con costi e tempi di realizzazione ridotti" Fra i vari provvedimenti, c'è anche la riduzione da due a una corsia per senso di marcia - per lasciare spazio ad una corsia ciclabile per ogni lato - del lungomare e corso Vittorio Emanuele, mono-corsia alla quale però i baresi sono già abituati da tempo, a causa del malvezzo della sosta in doppia fila, che angustia giorno e notte il corso e il lungomare nelle ore serali/notturne, Tutto chiaro, tanto che ci si potrebbe chiedere come mai tali provvedimenti non siano stati predisposti prima che ce lo imponesse l'emergenza sanitaria in corso, come proposto negli anni da tanti cittadini e dalle associazioni locali, magari riuniti in una Consulta della Mobilità, come tante volte richiesto anche dalla nostra Associazione? Intanto però i lavori sono iniziati e su C.so Vittorio Emanuele ha visto la luce il primo isolato di pista ciclabile tattica o leggera, i primi metri di oltre 57 Km di nuovi percorsi ciclabili previsti! Come da consolidata prassi, l'inizio dei lavori ha scatenato le critiche: la riduzione dei posti auto (che non ci sarà...), i disagi per la circolazione degli autobus, l'impossibilità di un transito veloce per le ambulanze, i disagi per i commercianti destinati a fallire per l'impossibilità di parcheggiare davanti all'ingrasso dell'attività, la mancanza di protezione per le aperture degli sportelli dal lato della ciclabile, il fondo della corsia non colorato, e così via. Per stimolare costruttivamente la discussione, raccogliere idee e pareri e magari suggerire qualche miglioria (sempre possibile) ai lavori, l'associazione #Salvaiciclisti Terre del Sud ha creato un evento: "UMARELL - bike" (questo il link), invitando tutti i ciclisti, pedoni, monopattinisti (si dice così?) a guardare i lavori e a segnalare eventuali problemi, ma sempre in ottica collaborativa, perché la città la viviamo tutti, ed è interesse di tutti che l'amministrazione lavori al meglio, senza ostracismi, ma mantenendo sempre un occhio vigile. Auspichiamo che il coronavirus, dopo averci imposto tanti lutti e disastri economici, possa almeno regalarci la capacità e la volontà di immaginare una città diversa, più umana e sociale, dove gli spazi servano a giocare e "a stare" insieme, e le strade servano "a muoversi" in sicurezza. Nei prossimi giorni torneremo a intervistare commercianti, gestori di locali e cittadini sulla pista in corso di realizzazione; che già da ora ha il pregio, indubitabile, di aver reso più ordinato un tratto di strada da sempre teatro di anarchia stradale. Marco Terzi #Salvaiciclisti Terre del Sud      

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09 giu 2020

VENEZIA | Presentato il nuovo servizio di bike sharing del Comune, mille bici tra terraferma, Lido e Pellestrina

di mobilita

Tutte georeferenziate e individuabili attraverso l'app dedicata dello smartphone. Si tratta delle mille bici del nuovo servizio di bike sharing "MoVenice" presentato questo pomeriggio nel chiostro del Museo M9 di Mestre dal sindaco Luigi Brugnaro, alla presenza dell'assessore alla Mobilità, Renato Boraso, e del consigliere delegato all'Innovazione e Smart City, Luca Battistella: i velocipedi, tra cui 200 a pedalata assistita, saranno disponibili già dal prossimo weekend in terraferma e al Lido e Pellestrina (dove saranno dislocate 200 bici). "Venezia in questo modo si allinea sempre più alle grandi capitali europee - ha dichiarato il primo cittadino - Questa Amministrazione sta dimostrando con i fatti di credere nella mobilità leggera, costruendo piste ciclabili e collegandole. Questo non è un servizio di bike sharing tradizionale, punta su Gps e tecnologia mobile per permettere per esempio, all'interno di una certa zona, di lasciare ovunque la bicicletta affittata per poi metterla subito a disposizione dell'utente successivo. Cambia il concetto di mobilità, che sarà agevolata anche dal posizionamento di stalli dedicati nei punti nevralgici della città, come i parcheggi scambiatori. Il futuro - ha concluso Brugnaro - è l'intermodalità. Tutto sarà calibrato in base all'effettiva domanda dei cittadini, individuando gli itinerari più richiesti. Stiamo sviluppando una mobilità 'ragionata' che allargheremo a tutto il territorio metropolitano". L'intento è di indurre anche i futuri turisti a puntare sulla bici per muoversi: in quest'ottica un ciclostallo sarà posizionato anche a Sant'Erasmo. Per attivare il servizio basta scaricare l'app corrispondente e scegliere l'abbonamento: la bici viene sbloccata attraverso un Qr Code ed è subito fruibile. Il tutto in attesa che il servizio si allarghi anche ai monopattini: ne saranno messi a disposizione 400, tra cui 100 al Lido. Particolare cura è stata riposta nel posizionamento dei ciclostalli del servizio, specie per favorire il collegamento con Venezia: 3 stazioni saranno posizionate a San Giuliano, 2 al Vega e una in corrispondenza del park scambiatore di via dei Petroli. Si potrà così lasciare la bici nei posti riservati del Tronchetto o dell'area di sosta precedente alla rampa di ingresso a piazzale Roma. Ma il servizio sarà presente in maniera capillare in tutti i quartieri della terraferma: a regime, entro fine estate, saranno 354 le rastrelliere totali presenti sul territorio comunale, con 2.666 posti bici. "In precedenza si contavano 18 stazioni rivolte al bike sharing - è stato spiegato - Ora il servizio ne prevede 120". "Questo non è un progetto fine a se stesso - ha commentato il consigliere delegato all'Innovazione e alla Smart city, Luca Battistella - ma si inserisce in un lungo elenco di iniziative che puntano sulla mobilità sostenibile. Penso non solo all'imminente arrivo del noleggio dei monopattini, ma anche al pagamento via app dei parcheggi con strisce blu o il progetto 'Smarter together' sviluppato alla Gazzera per incentivare l'utilizzo condiviso dell'auto. Venezia si sta omologando in questo momento molto delicato alle altre grandi città europee". Parole condivise dall'assessore alla Mobilità Renato Boraso: "Alle chiacchiere noi preferiamo i fatti - ha dichiarato - L'Amministrazione sta già anticipando il Pums, il Piano urbano di mobilità sostenibile. Venerdì prossimo - ha concluso - nell'ex emeroteca di via Poerio sarà aperto un punto informativo per spiegare ai cittadini i dettagli del progetto di bike sharing".

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07 giu 2020

Costa; “Basta con i bus a gasolio, chi continuerà a comprarli se ne dovrà prendere la responsabilità”

di mobilita

«Basta con i bus a gasolio, chi continuerà a comprarli se ne dovrà prendere la responsabilità». Lo ha affermato il ministro dell’ambiente Sergio Costa durante l'evento "Clean Air Policy Package", finalizzato a migliorare la legislazione esistente e ridurre le emissioni dannose causate dall’industria, dal traffico, dagli impianti di produzione di energia e dall’agricoltura per tutelare la salute e l’ambiente che si è tenuto a Torino lo scorso 4 e 5 giugno. Attualmente il governo ha stanziato circa 3,7 miliardi per il rinnovo del parco autobus e, secondo il ministro Costa, se le Regioni dovessero acquistare autobus diesel, se ne dovranno assumere anche la responsabilità politica della scelta. «Il governo fa la sua parte nel promuovere buone pratiche ecologiche, ad esempio con gli incentivi all’acquisto di vetture elettriche, a metano o idrogeno», ha concluso Costa   Al termine dell'evento è stato firmato dal ministro il Protocollo Aria Pulita, lo strumento di azione con cui Governo, ministeri, regioni e provincie autonome si impegnano a mettere in atto misure riguardanti i tre settori maggiormente responsabili dell’inquinamento: i trasporti, l’agricoltura e il riscaldamento domestico a biomassa.    

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