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23 gen 2017

Il trasporto merci in Italia viaggia soprattutto su gomma

di Roberto Lentini

In questi giorni l'Anas ha diffuso i dati relativi all’Indice di Mobilità Rilevata (IMR) dell’Osservatorio del Traffico, analizzato lungo le principali infrastrutture italiane. Proprio in Sicilia il segmento dei mezzi pesanti, ha registrato un incremento del 18% a giugno è del 17,4% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, mentre invece il trasporto merci su ferro sta precipitando ai minimi storici. Eppure, secondo le direttive europee entro il 2030  il 30% delle merci dovrà viaggiare su rotaia. L’Italia è in netto ritardo, fanalino di coda d’Europa, con appena il 6% delle merci che transitano su rotaia. E negli ultimi 10 anni, il trasporto su rotaia ha perso il 40% di mercato. Colpa soprattutto degli ampi sussidi che gode  il trasporto su gomma. Come sappiamo i trasporti su gomma hanno anche un impatto negativo sull’ambiente e sulla qualità della vita dei cittadini dell’UE, poiché sono causa di circa un terzo del consumo energetico e delle emissioni totali di CO2 nell’UE . La promozione di modalità di trasporto efficienti e sostenibili, come il trasporto su rotaia piuttosto che su strada, permetterebbe di ridurre la dipendenza dell’Europa dall’importazione di petrolio e di ridurre l’inquinamento. Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, le emissioni di CO2 provenienti dal trasporto ferroviario sono 3,5 volte inferiori, per tonnellata-chilometro, a quelle prodotte dal trasporto su strada Modalità di trasporto più sostenibili favorirebbero, invece, non solo la diminuzione dei costi associati alla congestione stradale, destinati ad aumentare, secondo le stime attuali, di circa il 50 % nel 2050, raggiungendo i circa 200 miliardi di euro all’anno , ma anche la riduzione del numero di vittime (nel 2012, sono state 28 126 le vittime di incidenti stradali nell’UE, rispetto alle 36 vittime causate da incidenti ferroviari) Nel corso degli ultimi 15 anni, il trasporto merci su rotaia in Italia non è riuscito a rispondere in modo efficace alla competitività del trasporto su strada. Questo perchè gli spedizionieri mostrano una chiara preferenza per la rete stradale piuttosto che per quella ferroviaria dettata soprattutto da criteri economici e non in base alle priorità strategiche dell’UE. Per poter trasferire il trasporto delle merci dalle infrastrutture stradali a quelle ferroviarie, è dunque necessario far sì che il trasporto delle merci su rotaia nell’UE sia il più possibile competitivo. Diventa importante quindi migliorare e potenziare le infrastrutture soprattutto nelle aree urbane per garantire servizi superiori in quantità e qualità, evitando che queste diventino “colli di bottiglia”; potenziare le strutture terminali “core” delle infrastrutture ferroviarie per rilancio del traffico merci intermodale così come era stato enunciato dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio con la "Cura del Ferro". Ti potrebbe interessare: Mit e FS Italiane: la “cura del ferro” inizia con la nuova strategia di investimenti sulla rete ferroviaria

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21 gen 2017

Sfruttare l’energia geotermica nelle linee metropolitane per climatizzare le abitazioni?

di Alberto Garbin

Nella metropolitana di Torino è in studio una tecnologia in grado di sfruttare l'energia geotermica del tunnel per climatizzare le residenze nelle vicinanze della metropolitana. Questo progetto, firmato dal Politecnico di Torino, ma già in studio da numerosi altri paese tra cui Svizzera, Austria, Francia, Germania e Russia, prende il nome di ENERTUN. Verrà messo in sperimentazione nel tratto della Linea 1 che va dalla Stazione Lingotto alla futura Stazione Bengasi. Prima di poterlo vedere all’opera e beneficiarne degli effetti dovremmo aspettare ancora. Ma come funziona questa nuova tecnologia? Il progetto è stato sviluppato dagli ingegneri Marco Barla e Alice Di Donna del Politecnico di Torino, che hanno studiato un rivestimento termico per le gallerie della metropolitana, capace di sfruttare l'inerzia termica del sottosuolo per riscaldare in inverno o rinfrescare in estate le abitazioni dei palazzi vicini al percorso della metro. Il tradizionale rivestimento in calcestruzzo armato delle pareti dei tunnel funzionerebbe come uno scambiatore di calore, integrando all'interno delle strutture una rete di tubi contenenti un fluido termovettore in grado di estrarre o immettere calore nel sottosuolo in abbinamento a una pompa di calore, a seconda delle temperature esterne. Notevoli i benefici economici ed ambientali che dovrebbe apportare il progetto. Secondo le prime simulazioni, grazie alle condizioni favorevoli del flusso idraulico a Torino, la struttura dovrebbe riuscire a scambiare tra 53 e 74 W/m2, rispettivamente in inverno e in estate, soddisfacendo così un fabbisogno termico di 2822 kW in riscaldamento e 3756 kW in raffreddamento. Il progetto sarà portato avanti da InfraTo, che già gestisce la costruzione delle stazioni Bengasi e Italia ’61, il gruppo CMC e GTT, l'azienda di trasporti pubblici cittadina. Il progetto è stato presentato pochi giorni fa, in occasione del workshop internazionale sulle geostrutture energetiche.

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19 gen 2017

Aeroporti italiani, nel 2016 superati i 164 milioni di passeggeri

di Roberto Lentini

Il sistema aeroportuale italiano chiude il 2016 in positivo con oltre 164 MLN di passeggeri, 1 MLN di tonnellate di merci e 1,5 MLN di movimenti aerei, trainando fortemente la crescita del turismo nel nostro Paese e l’esportazione dei prodotti italiani nel resto nel mondo. Rispetto al 2015, sono infatti sensibili gli incrementi registrati nelle tre macro categorie monitorate: il traffico passeggeri si attesta al 4,6%, i volumi di merce trasportata al 5,9% e il numero dei movimenti aerei al 2,6%. Si sottolinea che sul risultato complessivo del traffico passeggeri ha inciso positivamente la forte crescita del traffico internazionale pari al 6,2% e, in particolar modo, del traffico UE che registra un incremento del 7,6% rispetto al 2015. Positivo anche l’andamento del traffico nazionale, con un aumento del 2,2% rispetto al 2015. Nello specifico, i passeggeri transitati nei 36 scali italiani monitorati sono stati complessivamente 164.691.059 MLN, corrispondenti a quasi 7,5 MLN di passeggeri in più rispetto al 2015. In questo contesto, si attestano come primi 10 scali per numero di passeggeri transitati, gli aeroporti di: Roma Fiumicino (41,7 MLN), Milano Malpensa (19,4 MLN), Bergamo (11,2 MLN), Milano Linate (9,7 MLN), Venezia (9,6 MLN), Catania (7,9 MLN), Bologna (7,7 MLN), Napoli (6,8 MLN), Roma Ciampino (5,4 MLN) e Palermo (5,3 MLN). Sempre in termini di passeggeri trasportati, si segnalano i risultati positivi raggiunti dal sistema aeroportuale romano (Fiumicino e Ciampino) con oltre 47,1 MLN, da quello milanese (Malpensa e Linate) con oltre 29,1 MLN, dal sistema Venezia-Treviso con quasi 12,3 MLN, dalla Sicilia orientale (Catania e Comiso) con quasi 8,4 MLN, dal sistema toscano (Pisa e Firenze) con oltre 7,5 MLN e dalla rete aeroportuale pugliese (Bari, Brindisi, Foggia e Taranto) con oltre 6,6 MLN. Estremamente significativi i valori registrati per il settore cargo che, con un totale di 1.043.421,72 di tonnellate di merci movimentate nel 2016, si attesta a quasi 60 mila tonnellate in più rispetto al 2015, confermando il trend di crescita registrato negli ultimi anni. Per quanto riguarda, infine, i movimenti aerei, si segnala un incremento pari al 2,6% che risulta essere il tasso di crescita più elevato raggiunto negli ultimi anni. Il maggior numero di voli riscontrato è, anche in questo caso, trainato principalmente dalle destinazioni internazionali, pari al 5,1%, in particolare da quelle UE, che si attestano al 6,5%. In considerazione dei recenti dati diffusi dall’ICAO sull’incremento del traffico aereo globale – che vedono trasportati per via aerea oltre la metà dei turisti che attraversano i confini nazionali, circa il 35% del valore delle merci e più del 90% dell’e-commerce transfrontaliero b2c – appare evidente la necessità che il nostro Paese, al di là degli incrementi registrati, faccia ogni sforzo possibile per intercettare la crescente domanda di trasporto di persone e merci. In tal senso è importante sottolineare quanto sia strategico nel comparto il ruolo dei gestori aeroportuali attualmente impegnati nella realizzazione di circa 4 MLD di investimenti al fine di adeguare gli scali nazionali ai migliori standard europei e internazionali in termini di sicurezza, affidabilità e qualità del servizio offerto.

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18 gen 2017

Nasce a Napoli il primo capsule hotel d’Italia

di Fabio Nicolosi

Bed&Boarding, il primo capsule hotel d’Italia, apre all’aeroporto di Napoli: attivo 7 giorni su 7 e 24 ore su 24 Il modulo abitativo è concepito per soddisfare le esigenze del viaggiatore. Porta automatizzata, finestra oscurabile e pareti insonorizzate garantiscono privacy e sicurezza, un comodo letto, un tavolino reclinabile e ogni attenzione alla connettività (WiFi, docking station, touch-screen con info voli e sveglia, Tv multimediale) forniscono la possibilità di dormire, riposarsi, intrattenersi e lavorare, aria condizionata ed illuminazione regolabili assicurano un ottimo livello di personalizzazione dell’ambiente. Ecco il BenBo, primo capsule hotel d’Italia con base nell’aeroporto di Capodichino. Su una superficie di 1.130 mq sono stati installati 42 moduli (su 72 autorizzati) che hanno la forma di casette colorate con tetto spiovente, porta e finestra. Ciascun modulo è una cabina monoletto. Due moduli sono invece stati realizzati per i diversamente abili. Cabine arancio, grigie e bianche, 16 bagni in comune dotati di doccia, una reception attiva 24 ore su 24 e un giardino d’inverno che è anche spazio lounge per i visitatori. Ecco le tariffe per dormire (o riposare) in una capsula: 8 euro la prima ora, 7 dalla seconda in poi per la permanenza diurna, 25 euro le 9 ore notturne. La nuova formula potrebbe essere esportata in altri aeroporti, già mostrati interessati al format. Il cliente può prenotare la sua capsula attraverso il sito internet del gestore o con un’apposita app per smartphone, oppure nell’area dedicata a Bed&Boarding in aeroporto, dove effettuerà il processo di prenotazione, check-in e check-out. Le lenzuola si cambiano in automatico ad ogni check-out; l’abitacolo è costantemente sanificato e l’aria è mantenuta fresca e pulita attraverso un sistema automatico di diffusione. L'idea del capsule hotel nasce nelle metropoli giapponesi dagli spazi angusti, si sviluppa via via in Asia, fino ad espandersi come idea d'emergenza in scali e stazioni ferroviarie anche altrove (emblematico l'aeroporto di Mosca). Il progetto nasce dal recupero e dalla rifunzionalizzazione della palazzina ex Ati nella zona "land side" dell'aeroporto ed è realizzato da un pool di imprenditori campani. Il finanziamento dei privati ammonta a circa 1 milione di euro mentre Gesac spa, la società che gestisce lo scalo napoletano, ha impiegato altri 400mila euro di investimenti infrastrutturali. "Ci aspettiamo che in Benbo soggiorni chiunque - spiega Carlotta Tartarone, project manager di studiotre, società partenopea che ha progettato e brevettato bed&boarding - e non pensiamo a una sola categoria di viaggiatori. Ci siamo ispirati agli ostelli, in particolare al modello giapponese, ma ospiteremo non solo i giovani, anche tante famiglie". La società è in contatto con altri aeroporti d'italia, roma fiumicino, bergamo e palermo "e speriamo - conclude tartarone - di aprire presto un capsule hotel anche lì".

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17 gen 2017

Anas, Osservatorio del traffico: +2,45% su tutta la rete nel 2016

di Roberto Lentini

Il 2016 si è rivelato un anno di crescita per il traffico sulla rete stradale e autostradale di oltre 26 mila km gestita da Anas a paragone con il 2015. Nell’anno appena concluso, infatti, l’Indice di Mobilità Rilevata (IMR) dell’Osservatorio del Traffico, analizzato lungo le infrastrutture principali ha registrato un incremento del 2,45% dei veicoli totali rispetto all’anno precedente, nonostante la diminuzione delle percentuali nell’ultima fase dell’anno. Dicembre ha infatti registrato un meno 5% sui veicoli totali a paragone con lo stesso mese dell’anno precedente, mentre i veicoli pesanti si fermano ad un calo del 4%. Scomponendo i dati per le macro-aree e confrontandoli con il 2015, l’anno appena concluso ha portato a un 1,6% in più al Nord, quasi un più 1% al Centro Italia e un più 3,5% al Sud. Sfiora invece un più 2% la Sardegna e raggiunge un picco del 5,6% la Sicilia. Sul fronte del segmento dei veicoli pesanti, al raffronto con il 2015, l’IMR rileva un incremento sull’intera rete viaria del 4%, così suddiviso all’interno delle macro-aree e delle due isole maggiori: al Nord con un +0,2%, al Centro e in Sardegna sfiora un +2%, al Sud sale al 6,4%, in Sicilia vola all’11,2%. Proprio la Sicilia, infatti, ha offerto sempre dati molto positivi e interessanti nell’intero arco dell’anno; ad esempio, per il segmento dei mezzi pesanti, ha registrato un incremento del 18% a giugno e del 17,4% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, dove è stata determinante la riapertura della carreggiata in direzione Palermo dell’Autostrada A19 “Palermo-Catania”. Altri esempi significativi di aumento del volume di traffico legati a nuova viabilità nel corso del 2016 hanno riguardato le regioni Marche ed Umbria che, con l’apertura al traffico del 28 luglio della strada statale 77 “della Val di Chienti” (direttrice Foligno-Civitanova Marche), ha registrato rispetto al 2015 un incremento di 3.000 unità al giorno sia nei mesi di agosto che di settembre. L’arteria più trafficata della rete Anas è stata costantemente il Grande Raccordo Anulare di Roma, dove ad esempio giovedì 22 dicembre ha registrato il passaggio di 165.839 veicoli.

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17 gen 2017

Dalle buche all’asfalto permeabile e solare: l’evoluzione delle strade al 2017 e un video storico di grande impatto

di Giulio Di Chiara

Lo calpestiamo giornalmente e probabilmente lo abbiamo maledetto più di una volta quando abbiamo rischiato di inciampare durante una passeggiata o quando con l'auto siamo transitati "dentro" una buca. Tutta colpa dell'asfalto, definito in un video d'epoca lo "smoking della strada". L'asfalto è composto da una componente calcarea porosa e naturalmente dal bitume, volgarmente considerato lo scarto del petrolio. La qualità dei suoi componenti e il suo posizionamento sulla pavimentazione incidono fortemente sul comfort e sulla sicurezza dei nostri spostamenti sulle strade. Nel video seguente scopriamo grazie al famoso programma televisivo "Com'è fatto?" in che modo nasce questo composto e il perchè delle diverse consistenze, che causano anche diversi tempi di deterioramento. Guardatelo, è molto interessante scoprire quanti passaggi sono richiesti per arrivare al prodotto finale. Ma soprattutto, quante miniere servono per il fabbisogno delle città odierne?   Come abbiamo visto, l'asfalto è una malta che col tempo si deteriora, soprattutto quando è notevolmente stressato dal transito dei veicoli. Chiaramente più il composto è costituito da inerti, più la resistenza aumenta, ma è fondamentale che tutti i componenti siano ben legati tra loro. Capita spesso che si possano aprire delle crepe in alcuni tratti della pavimentazione. Molte amministrazioni locali, anzichè pianificare una nuova scarificatura della strada (che comporta dei costi non indifferenti) sono ricorse ad una soluzione tampone, ovvero l'asfalto liquido, che consente di riempire i buchi nell'asfalto appianando eventuali dislivelli. (esempio di asfalto liquido su pavimentazione privata, viene applicata anche in diverse strade urbane) Non tutti i comuni ricorrono a questi espedienti, probabilmente anche per motivi di bilancio, pertanto i cittadini devono spesso attendere una nuova messa in opera della pavimentazione stradale, che avviene dopo svariati mesi o anche anni. Oppure si interviene con rattoppi che non fanno che peggiorare la situazione. Diversi livelli di asfalto, diverse consistenze, sconnessioni e avvallamenti, con buona pace di pedoni, ciclisti e automobilisti.     Verso dove va la tecnologia? Di questi tempi assistiamo allo sviluppo di prodotti innovativi, frutto della ricerca. Ad esempio alcune aziende producono già l'asfalto permeabile, in grado di assorbire grandi quantità di acqua. In questo video un esempio di malta che assorbe fino a 4000 litri. Si va oltre, si sperimentano le strade fotovoltaiche: Si tratta di strade pavimentate con pannelli quadrati larghi come la carreggiata, che produrranno energia sfruttando i principi dei pannelli fotovoltaici e lavorando allo stesso modo dei moduli normalmente installati sulle nostre case, ma posti in sostituzione dei comuni asfalti per il manto stradale. Trattandosi di un prototipo, i dati definitivi sono ancora incerti, ma se si stima un’insolazione media di 4 ore al giorno e un’efficienza intorno al 15%, ogni pannello produrrà, giornalmente 1,6 kWh di energia elettrica, che potrà essere immessa nella rete pubblica, utilizzata per l’illuminazione stradale o per la ricarica delle auto elettriche tramite colonnine (fonte) In Olanda nel 2013 si è iniziato a sperimentare la “Smart Highway”, il primo prototipo di autostrada intelligente e a risparmio energetico: tra le soluzioni introdotte: segnaletica fotoluminescente in grado di ricaricarsi di giorno e illuminarsi di giorno luci che si accedono solo al passaggio delle autovetture cristalli di ghiaccio che si illuminano in caso di temperatura sotto lo zero e una corsia a induzione grazie alla quale i veicoli elettrici potranno ricaricarsi semplicemente percorrendola sfruttamento di energie rinnovabili, con una serie di turbine eoliche poste ai lati della carreggiata che, mosse dal vento causato dal transito delle auto, produrranno energia elettrica necessaria all'illuminazione della strada Insomma, anche in questo campo il mondo va a diverse velocità. In Italia rimane ancora attuale la diatriba tra trasporto pubblico - trasporto privato, secondo molti ancora troppo esposta a favore di quest'ultimo. Sta di fatto che anche le strade devono godere di un livello di comfort e manutenzione molto alto. Le sperimentazioni costano e diversi comuni italiani non riescono nemmeno a garantire la semplice manutenzione. Non ci resta che chiudere questo excursus con una nota storica: un filmato del 1961 dell'Istituto Luce, dove veniva presentata l'attività mineraria nei pressi di Ragusa. Immagini che ancora oggi hanno il loro fascino.  

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21 dic 2016

Inaugurata “Eurasia”: la mega-struttura che rivoluziona il traffico ad Istanbul

di Andrea Baio

Europa e Asia unite da un tunnel sottomarino di 15 km, a 24 metri di profondità sotto il Bosforo. Il mega progetto rivoluzionerà la viabilità di Istanbul, una delle metropoli più trafficate al mondo. L'autostrada sottomarina abbatterà notevolmente i tempi di percorrenza, che fino a ieri potevano superare l'ora e mezza, mentre ora - col nuovo tunnel - si ridurranno ad appena 15 minuti. Il tunnel è composto da una sezione a due piani, uno per ogni senso di percorrenza. Un progetto utile quindi, ma anche efficiente, dato che è stato consegnato con 8 mesi di anticipo rispetto al crono-programma. Il Ministro dei Trasporti turco ha inoltre annunciato il prossimo step: la costruzione di un ulteriore tunnel sottomarino a tre piani, che includa anche la ferrovia.

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19 dic 2016

VIDEO| Tram, treni, metropolitane: come vengono lavate le vetture?

di Giulio Di Chiara

Li vediamo girare ogni giorno per ore e ore nelle nostre città, senza sosta, sotto qualsiasi intemperia e raccogliendo smog e polveri sottili. Anche i convogli dei sistemi tranviari, delle metropolitane e dei treni necessitano pulizia. Le dimensioni voluminose obbligano sistemi di lavaggio particolari, ma nemmeno tanto differenti da quelli utilizzati per le normali autovetture. In questo video vi mostriamo come tram e treni vengono "ripuliti" in Francia, sottolineando che in gran parte del mondo i depositi dei sistemi di trasporto di massa ospitano queste attrezzature con una certa regolarità, Italia compresa. Vi portiamo quindi dentro il deposito di FDI, in Francia, buona visione.

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25 nov 2016

Autostrada Salerno-Reggio Calabria. aperta al traffico la canna nord della nuova galleria `Laria`

di Roberto Lentini

Anas ha aperto oggi al traffico la canna nord della galleria `Laria`, il nuovo tunnel in provincia di Cosenza, in fase di completamento nell`ambito dell`ultimo grande cantiere dell`autostrada A3 `Salerno-Reggio Calabria`: il Macrolotto 3.2, ai confini tra le regioni Basilicata e Calabria. Sul tratto è stato predisposto provvisoriamente il doppio senso di circolazione, in configurazione di cantiere, per consentire la conclusione dei lavori in canna sud. Il tunnel - lungo oltre 600 metri - si configura come l`opera di scavo più complessa dell`intero tratto autostradale dal punto di vista geologico ed esecutivo. Dopo il completamento degli scavi sono stati abbattuti entrambi i diaframmi (il 23 ottobre scorso quello della canna sud, il 10 ottobre quello della canna nord) e si sono conclusi oggi - in canna nord - i lavori relativi alla dotazione impiantistica ed idraulica, la pavimentazione e la relativa segnaletica orizzontale e verticale. Le medesime attività, entro dicembre, si concluderanno anche nella canna sud, concretizzando così il definitivo completamento del tunnel. La realizzazione della nuova galleria `Laria`, che ha richiesto un investimento complessivo di circa 54 milioni di euro, si sta concretizzando in variante rispetto al tracciato esistente e non ha determinato alcun impatto sulla viabilità.

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14 nov 2016

Mobilità sempre più green con le autostrade solari

di ospite

In materia di trasporti, le nuove soluzioni eco-friendly stanno raccogliendo consensi e interesse anche da parte delle autorità pubbliche, ora finalmente impegnate a gettare le basi per una mobilità più sostenibile sia per l'uomo che per l'ambiente. La sfida più ardua da vincere, tuttavia, è quella di far coesistere le nuove vetture a impatto zero con una rete stradale attrezzata per accoglierle, eliminando le carenze strutturali e promuovendo il ricambio generazionale dei veicoli. In tal senso, appaiono lodevoli sia le iniziative private, come i nuovi siti che permettono la vendita di auto usate sul web; sia quelle pubbliche, come gli avveniristici progetti di rinnovamento della rete stradale già attivi in Francia e in Olanda. Se l'Olanda, entro il 2020, avrà la prima "autostrada intelligente" del mondo, dotata addirittura di una corsia di ricarica wireless per auto elettriche; la Francia non sta di certo a guardare. A Tourouvre, nel dipartimento de l'Orne e a metà strada fra Parigi e Rennes, sta per essere infatti ultimata la prima strada "solare", un progetto pilota che prevede la creazione di un tratto stradale, lungo circa 1 Km, interamente pavimentato con pannelli fotovoltaici di ultima generazione. Tali pannelli, denominati Wattway e sviluppati dall'azienda francese Colas, sono in grado di sopportare agevolmente il peso degli automezzi più pesanti, garantendo la totale autonomia energetica all'intero tratto stradale su cui vengono installati. Il sogno di una strada a energia solare, dunque, non è più fantascienza, ma una tecnologia reale e altamente innovativa, frutto di oltre cinque anni di ricerca nei quali la Colas ha sviluppato (e poi sperimentato) delle versioni miniaturizzate di queste nuove celle fotovoltaiche ad alto rendimento. I pannelli Wattway, inglobati nell'asfalto, permettono infatti di alimentare tutte le installazioni presenti lungo la strada, restituendo l'eventuale energia superflua alla zona attraversata. Tale tecnologia si basa su un nuovo tipo di celle al silicio microcristallino, dalle performance straordinarie: basti pensare che un pannello Wattway di soli 20 metri quadri è sufficiente a soddisfare il fabbisogno energetico di una famiglia media. Di conseguenza, un tratto stradale di 2,8 chilometri quadrati, come quello in fase di ultimazione nella cittadina di Tourouvre, riuscirebbe a fornire energia elettrica a una comunità di circa 5 mila abitanti. Considerando l'applicazione di questa tecnologia su larga scala, tutto ciò si tradurrebbe in un risparmio energetico pressoché incalcolabile se si pensa alla quantità di risorse non rinnovabili necessarie a produrre energia elettrica per una grande metropoli. Se i risultati di questo primo test su scala reale avranno successo, è possibile che la strada solare si diffonda presto a macchia d'olio. Del resto, si tratta di una tecnologia già collaudata e che non necessita di altre infrastrutture di contorno. Una soluzione di tale portata potrebbe dunque rivelarsi un investimento altamente redditizio per il futuro, ma soprattutto un grande passo avanti verso il raggiungimento della tanto agognata autosufficienza energetica, che per alcuni Paesi poveri di fonti non rinnovabili (come l'Italia) rappresenta ancora un miraggio. Post di Sabrina Picari  

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