Articolo
13 dic 2017

AEROPORTO MALPENSA | Inaugurato il primo centro di Ansett Aviation Training

di mobilita

È stato inaugurato ieri a Malpensa il primo centro di addestramento in Europa di Ansett Aviation Training: un investimento di 50 milioni di euro per la formazione di piloti e comandanti da tutto il mondo. “Questo è il terzo centro in Italia, completamente nuovo, e senz’altro il più avanzato grazie anche all’aiuto delle istituzioni e degli operatori. A breve avremo a disposizione ben quattro diversi simulatori di ultima generazione, e attireremo clienti da tutta Europa e dal mondo”, ha esordito Flavio Sordi, Direttore Generale di Ansett Aviation Italia, aprendo la visita presso il nuovo centro di addestramento di Malpensa. L’aeroporto di Milano Malpensa ha un ruolo fondamentale nel panorama aereo europeo ed è per questo motivo che la società australiana Ansett ha deciso di investire qui, inaugurando ieri 12 dicembre il nuovo centro di addestramento piloti in una nuova struttura sita tra i Terminal 1 e 2. Qui verranno installati i simulatori per i velivoli A320 NEO, l’ultima generazione di airbus, il B737NG, il più grande della sua categoria, AVRO RJ, un quadrimotore di piccole dimensioni diffuso in tutto il mondo, e CL – 415, un seaplane destinato al lavoro aereo utilizzato nella prevenzione e spegnimento degli incendi. Proprio quest’ultimo sarà la vera novità del centro. “Questo simulatore è il primo di sempre nel suo genere. La Ansett, in collaborazione coi propri partner, ha pensato a questa nuova soluzione per rispondere alle esigenze degli operatori impiegati nei programmi antincendio di tutto il mondo” ha continuato Sordi. Prima di oggi, infatti, non esisteva un simulatore per questo tipo di aeroplani. La formazione avveniva quindi direttamente sui mezzi, causando diversi incidenti di più o meno elevata entità (basti pensare che l’80% degli incidenti accaduti finora sui CL – 415 è avvenuto in fase di addestramento). Il simulatore riprodurrà completamente tutta l’attività, dal lancio dell’acqua fino all'ammaraggio, rivoluzionando definitivamente questo settore. Il primo simulatore allestito è quello che riproduce (con una fedeltà alla realtà a livelli mai raggiunti prima d’ora) le manovre di volo del B737NG. Al suo interno vengono riprodotte tutte le sensazioni visive e sonore che ogni pilota ha durante un volo reale, con un’estrema accuratezza dell’immagine mostrata sugli schermi. Un’esperienza magnifica per i non addetti ai lavori che hanno avuto in via eccezionale il permesso di provare il brivido di pilotare un aereo di linea partendo da Malpensa (o almeno, dalla Malpensa virtuale del simulatore), seguiti da due Comandanti istruttori. Quando inizieranno i percorsi di formazione, dunque? A breve, secondo Sordi: “Abbiamo dovuto attendere le certificazioni da parte degli enti nazionali preposti e dagli operatori addetti al controllo delle macchine per la simulazione di volo, che sono parecchie. Adesso siamo pronti per iniziare il nostro lavoro, in collaborazione con le aziende di riferimento del settore sparse in Europa e nel mondo, dalla Francia alla Turchia fino al Mali, al Canada e agli Stati Uniti”. Nel frattempo, gli Stati di tutto il mondo guardano agli sviluppi di queste macchine, nell’attesa di potersene dotare in un futuro.

Leggi tutto    Commenti 0
Articolo
13 dic 2017

REGIONE FVG | Stanziati 500mila euro per Ciclovia Adriatica

di mobilita

La Regione Friuli Venezia Giulia stanzierà un contributo straordinario per la realizzazione dell'itinerario ciclabile di collegamento tra il polo intermodale di Ronchi dei Legionari e la Ciclovia Adriatica. "Questo contributo fa seguito - spiega l'assessore al Territorio del Friuli Venezia Giulia, Mariagrazia Santoro - a un contributo che la Regione aveva erogato con la legge di assestamento 2017 al Comune di Ronchi dei Legionari per la progettazione dell'intervento. Ora che la progettazione è stata completata, la Regione ne finanzierà anche la realizzazione per 500mila euro". La norma prevede la realizzazione dell'itinerario ciclabile di collegamento tra il costruendo polo intermodale di Ronchi dei Legionari e la pista ciclabile già realizzata a fianco del raccordo stradale SS14-SP19, permettendo così ai cicloturisti che utilizzano il mezzo aereo per raggiungere la regione di raggiungere la Ciclovia Adriatica e da questa anche la Ciclovia Alpe Adria (Fvg 1) e le altre direttrici della Rete ciclabile di interesse regionale (ReCir). "I cicloturisti - conclude Santoro - utilizzano in numero crescente anche il mezzo aereo per raggiungere le varie destinazioni, pertanto l'intervento in oggetto, unitamente ad altre facilitazioni bike friendly che verranno realizzate nell'ambito del polo, permetterà il lancio dell'aeroporto di Ronchi dei Legionari anche quale hub del Nordest per i cicloturisti provenienti dai paesi europei ed extraeuropei".

Leggi tutto    Commenti 0
Articolo
12 dic 2017

Il Corridoio del Brennero per Connettere l’Italia

di mobilita

 “Il Corridoio del Brennero per connettere l’Italia. Un’opportunità per il Trentino e per il Paese” è il tema del convegno nazionale che si tiene giovedì 14 dicembre 2017 alle 11, a Trento, Palazzo della Provincia, Sala Depero, alla presenza del Ministro Graziano Delrio e del Presidente della Provincia Autonoma di Trento, Ugo Rossi.  L’evento è promosso e organizzato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti con la Provincia Autonoma di Trento, Comune di Trento, Ram-Infrastrutture Logistica e Trasporti spa, Università di Trento e Confindustria Trento. Con "Connettere l’Italia", il nuovo piano strategico per la mobilità del Paese, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha promosso lo sviluppo di un sistema logistico e dei trasporti sostenibile, fondato sulla integrazione modale e sull’intermodalità, sulla valorizzazione del patrimonio infrastrutturale esistente e sulla realizzazione di nuove infrastrutture che siano innanzitutto “utili e condivise”. Tale sistema logistico è volto a migliorare l’accessibilità di tutto il territorio, sia in ambito nazionale, sia in ambito europeo, attribuendo grande rilevanza al sistema portuale nazionale, ai corridoi transalpini e al sistema ferroviario. Quest’ultimo, rappresentando l’elemento più efficiente di connessione tra le Alpi ed il Mare, è l’elemento fondamentale su cui basare l’integrazione modale dei flussi. In questo contesto il corridoio multimodale del Brennero, il più trafficato in ambito transalpino, rappresenta il principale elemento di connessione tra l’Italia e l’Europa e, in prospettiva, non potrà che accrescere il suo ruolo. La giornata è dedicata a presentare e discutere la strategia ed il piano di interventi messi in campo dal Ministero, con un focus specifico sul corridoio del Brennero, allargando l’osservazione alle infrastrutture ed ai nodi lungo la direttrice

Leggi tutto    Commenti 0
Articolo
12 dic 2017

TRIESTE | Tram Opicina presto il ripristino

di Roberto Lentini

E' stato depositato un emendamento alla legge di Stabilità regionale, che assegna un finanziamento di oltre tre milioni in tre anni per la completa messa in sicurezza della linea tranviaria Trieste-Opicina, ora interrotta. Il 16 agosto 2016 due convogli si scontarono frontalmente e da allora il servizio non è stato più ripreso. Caratteristica unica in Europa è quella di possedere un tratto di circa 800 m in forte pendenza (fino al 26%) lungo il quale le vetture vengono spinte (in salita) o trattenute (in discesa) da carri-scudo vincolati ad un impianto funicolare. Serracchiani, che aveva sottoscritto la petizione lanciata dal comitato sorto per la salvezza dello storico tram, ha sottolineato che "l'Amministrazione regionale attribuisce giusta importanza a uno dei più radicati simboli di Trieste, e si muove anche in coerenza con la politica di recupero e valorizzazione di linee ferroviarie storiche, che hanno impatto ambientale sostenibile e sono dotate di attrattiva turistica".

Leggi tutto    Commenti 0
Articolo
12 dic 2017

BERGAMO | Inaugurata la fermata di Bergamo Ospedale

di mobilita

Attiva dal 10 dicembre, con il cambio orario, la nuova fermata di Bergamo Ospedale sulla linea ferroviaria Bergamo – Ponte San Pietro – Lecco. L’infrastruttura è stata inaugurata oggi da Vincenzo Macello, Direttore Produzione Lombardia di Rete Ferroviaria Italiana, Roberto Maroni, dal Presidente di Regione Lombardia, Alessandro Sorte, dall’Assessore alle Infrastrutture e Mobilità di Regione Lombardia, dal Sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, dal Presidente della Provincia di Bergamo, Matteo Rossi, e dal Direttore Generale ASST Papa Giovanni XXIII, Carlo Nicora. Realizzata tra il rilevato ferroviario esistente e la vasta area dell’ospedale Papa Giovanni XXIII, il più grande tra i nosocomi lombardi, con oltre 900 posti letto, la nuova fermata è dotata degli standard europei previsti per i servizi ferroviari metropolitani, nel rispetto di tutte le norme per l’accessibilità: marciapiede lungo 250 metri, alto 55 cm per facilitare l’entrata e l’uscita dai treni; pensilina d’attesa lunga di circa 70 metri raggiungibile attraverso scale e rampa; pavimentazione del marciapiede dotata di percorsi tattili per ipovedenti; sistema di informazioni ai viaggiatori con monitor e annunci sonori. Un percorso ciclopedonale illuminato collega il piazzale esterno della fermata con l’ospedale. L'investimento economico di Rete Ferroviaria Italiana è di 1,5 milioni di euro.

Leggi tutto    Commenti 0
Articolo
11 dic 2017

Le 10 linee peggiori 2017 secondo Legambiente

di mobilita

Con l'entrata in vigore dell’orario invernale Legambiente lancia la campagna Pendolaria 2017 con una prima analisi della situazione del trasporto ferroviario pendolare in Italia. Pendolaria ci racconta un’ Italia a due velocità soprattutto tra le regioni e riguardano il numero dei treni in circolazione, l’età dei treni e l’entità dei tagli avvenuta in questi anni. Solo in pochissime regioni si è mantenuto o aumentato il servizio (il caso migliore è la provincia di Bolzano), in tutte le altre è stato ridotto o al limite è numericamente rimasto uguale ma con tagli in alcune linee (o vera e propria cancellazione di collegamenti) per trasferirli su altre ritenute prioritarie. Nel suo rapporto Pendolaria stila una classifica delle 10 peggiori linee d'Italia. Ecco quali sono: 1) Roma-Lido Continua anche nel 2017 l’odissea dei pendolari della linea Roma-Ostia Lido, che si conferma tra le peggiori d’Italia per i continui disagi, interruzioni del servizio ed anzianità dei treni e delle stazioni. Il servizio di questa linea suburbana gestita da Atac non è assolutamente adeguato ad un bacino d’utenza enorme ed i risultati sono purtroppo evidenti: ormai la linea registra un afflusso giornaliero di 55.000 tra studenti e lavoratori contro i circa 100.000 stimati fino a pochi anni fa, con un calo del 45%. L’età media dei 23 convogli (erano 24 nel 2015) che la frequentano sfiora i 20 anni. Una simile qualità del servizio c’è sulla Roma Nord-Viterbo, sempre gestita da Atac, con treni lentissimi e problemi nelle stazioni che si trovano anche su alcune linee di Trenitalia. Pessima è la situazione anche delle metropolitane, in particolare nella linea B, utilizzata ogni giorno da oltre 345.000 romani, che soffre problemi tecnici incredibili. In teoria la linea B dovrebbe effettuare ogni giorno 428 corse, con una frequenza ufficiale nelle ore di punta di un treno ogni 4 minuti per scendere ad un treno ogni 5 o 6 minuti nelle ore di morbida. La realtà dei fatti è molto diversa, con attese medie di 15 minuti con picchi di 20-25 nella linea B1 per la stazione Jonio, impensabili per una linea metropolitana di una capitale europea. 2) Circumvesuviana Ed un’altra conferma in negativo, ancora un volta, e’ rappresentata dalla ex Ferrovia Circumvesuviana. Questa ferrovia collega un’area metropolitana di circa due milioni di abitanti e si estende per circa 142 km (distribuiti su 6 linee e 96 stazioni) che si sviluppano intorno al Vesuvio, sia lungo la direttrice costiera verso Sorrento, sia sul versante interno alle pendici del Monte Somma, fino a raggiungere Nola, Baiano e l’Agro nocerinosarnese. I numeri pubblicati danno un quadro sconfortante: aumento delle soppressioni (4.252 treni), aumento dei ritardi oltre i 15 minuti (26.533 nel 2016), oltre alla quasi assenza di treni a composizione tripla. Eppure c’erano maggiori risorse finanziarie disponibili rispetto all’anno 2015, basti pensare alle decine di milioni di euro di penali che la Regione ha deciso di non applicare restituendo le stesse all’azienda. Nel dettaglio le performance peggiori sono della linea Napoli-Nola-Baiano: 498 soppressi nel 2015, 1.090 nel 2016. Fino al 2003 la Circumvesuviana assicurava più di 500 corse al giorno, oggi i numeri sono dimezzati. Questo perché fino al 2010 i treni in circolazione erano 94 poi si è assistito ad una lenta ed inesorabile parabola discendente. Allo stato attuale, salvo guasti, viaggiano 56 treni, ma ne occorrerebbero almeno 70 per garantire un servizio dignitoso ai pendolari, costretti ancora a viaggiare ammassati. Basti dire che rispetto al 2012 i passeggeri ogni giorno sulla Circumvesuviana si sono ridotti del 22%. 3) Reggio Calabria-Taranto Una linea storica, una straordinaria eredità dei nostri nonni che versa in situazioni di penoso abbandono. La ferrovia Jonica è una linea di 472 km, che collega tre regioni e tanti centri portuali e turistici e che ha visto negli ultimi anni un peggioramento drastico del servizio ferroviario. Tagli ai collegamenti e una situazione mortificante per i pendolari. Con il nuovo orario da Reggio a Taranto, vi saranno 6 collegamenti giornalieri. Il treno più veloce impiega 6 ore e 15 minuti, con tre cambi: a Paola, Castiglione Cosentino, Sibari. Ma da Sibari il treno non c'è più, per cui si continua in pullman. La linea ha continuato a vedere ennesimi assurdi tagli al servizio, pari al 20% rispetto al 2010, con la cancellazione di 4 intercity notte, 5 treni espresso, 7 treni espresso cuccetta, 2 treni interregionali. Si assiste da parte del Governo e delle Regioni all’assenza di qualsiasi idea di rilancio, che porta di fatto all’abbandono della linea jonica a vantaggio del trasporto attraverso pullman spinto anche da investimenti stradali. 4) Verona-Rovigo Ritorna tra le linee peggiori a distanza di due anni la Verona-Rovigo perché troppo poco è stato fatto su questa tratta ferroviaria di 96,6 km che collega due capoluoghi di provincia ed uno snodo importante come quello di Legnago. Il servizio passeggeri è effettuato da Sistemi Territoriali azienda controllata dalla Regione Veneto e la linea è a binario unico se non per due piccoli tratti (per un totale di 15 km). La linea vede 12 coppie di treni transitare ogni giorno mentre nel 2012 se ne contavano 14. E per fare un confronto con il passato, 15 anni fa il treno più veloce ci mettevo 1 ora e 25 minuti, oggi impiega 16 minuti in più. Non c’è poi un sistema di bigliettazione unica che agevolerebbe gli spostamenti tra le diverse località lungo la linea. 5) Brescia-Casalmaggiore-Parma Una delle tratte pendolari più in difficoltà in Lombardia è la Brescia-Casalmaggiore-Parma che  collega centri urbani importanti ed addirittura due tra le regioni a maggiore domanda di pendolarismo in Italia. Si tratta di 92 km, percorsi a 46 km/h di media su cui i pendolari riscontrano quotidiani disagi e condizioni non degne di un collegamento di questa importanza. Il servizio è migliorato rispetto al passato, con 12 coppie treni diretti al giorno, ma ora tutti i convogli impiegano 1 ora e 50 minuti mentre nel 2009 esistevano due coppie di treni che effettuavano meno fermate ed il tempo di percorrenza si riduceva ad 1 ora e 30 minuti. La linea ferroviaria versa in una condizione di abbandono e proprio nel corso dell’ultimo anno si sono verificati una serie di gravi guasti alla linea, che hanno messo a repentaglio la salute e la sicurezza di molti pendolari. Ed il problema e’ che su questa linea il materiale rotabile ha età media superiore ai 30 anni. 6) Agrigento-Palermo I pendolari siciliani rimangono tra i più bistrattati d’Italia, visto che i 5 milioni di abitanti dell’isola ancora aspettano che la Regione stipuli un vero e proprio contratto di servizio con Trenitalia, visto che quello cosiddetto “ponte” e’ scaduto a fine 2016. Per fare un esempio, ogni giorno le corse dei treni regionali in tutta la Sicilia sono 429 contro le 2.300 della Lombardia, una differenza di 5,3 volte, ma a livello di popolazione la Lombardia conta “solo” il doppio degli abitanti siciliani (10 e 5 milioni). Un esempio sono i disagi della linea Agrigento-Palermo, lunga 137 km ed elettrificata dagli anni ’90, ma senza un servizio adeguato. 7) Settimo Torinese-Pont Canavese La ferrovia Canavesana è una linea di 40 km, gestita da GTT, che collega Settimo Torinese ai Comuni del Canavese, e da fine 2012 rappresenta parte della linea 1 del Sistema Ferroviario Metropolitano di Torino attraversando la città per arrivare a Chieri. Il servizio è svolto a cadenza oraria fino a Rivarolo, mentre il proseguimento verso Pont Canavese quasi sempre viene effettuato con autobus sostitutivi. 8) Campobasso-Roma Ritorna dopo alcuni anni anche un’ altra linea tra le peggiori d’Italia, la CampobassoRoma, ed il motivo è semplice: un graduale peggioramento del servizio e delle corse a disposizione dei pendolari. La linea è frequentata da molti pendolari, ma sono 7 le coppie giornaliere di treni diretti (per oltre 3 ore e 10 minuti di viaggio), mentre nel 2010 se ne contavano 10, con una diminuzione del 42,8%. La linea è complessivamente di 244 chilometri, ma i problemi sono nella tratta tra Campobasso e Roccaravindola di 75 km a binario unico non elettrificato, che è la principale ragione della lentezza e inadeguatezza del servizio (53 minuti nella tratta tra Campobasso ed Isernia con una velocità media di nemmeno 55 km/h). 9) Genova-Savona-Ventimiglia Con il cambio d'orario di dicembre 2016 è stata attivata la variante di tracciato a doppio binario fra Andora e San Lorenzo al Mare, incluse le nuove stazioni di Andora, Diano e Imperia e sono 17 le coppie di treni diretti tra regionali ed intercity che percorrono il nuovo tracciato giornalmente. Il problema è che il materiale rotabile non risulta assolutamente in grado di soddisfare le richieste dei pendolari e dei turisti con carrozze in condizioni penose, specialmente nel caso dei treni regionali. I convogli sono infatti vecchi, con sedili rattoppati ed i bagni sporchi e maleodoranti specialmente in estate. Ed al contrario nei periodi più freddi i pendolari vedono il passaggio di “treni-frigorifero” con carrozze al ghiaccio perché il riscaldamento spesso risulta guasto. Su questo basta ricordare che la Liguria è l’unica Regione del Nord Italia ad avere una età media dei treni superiore a 19 anni. 10) Bari-Corato-Barletta La ferrovia Bari-Barletta è una linea ferroviaria di 70 km, gestita da Ferrotramviaria, che attraversa un bacino di utenza di circa 700.000 abitanti e che era fino a due anni fa un esempio di successo nel trasporto ferroviario pendolare. La linea è diventata purtroppo famosa il 12 luglio 2016 quando uno scontro frontale tra due treni, avvenuto nel tratto a binario unico tra Andria e Corato, ha causato la morte di 23 persone e oltre 50 feriti. A seguito dell’incidente la linea è stata chiusa tra Andria e Corato, e sono partiti i lavori per il raddoppio della tratta di 10 km. Su questa linea in precedenza viaggiavano 48 treni al giorno con un tempo di percorrenza di circa 50 minuti ed una velocità media di 60 km/h, mentre ora funziona un servizio sostitutivo di autobus. Nei mesi scorsi Ferrotramviaria aveva annunciato che i convogli avrebbero ripreso a viaggiare in direzione di Bari al massimo in concomitanza con la riapertura delle scuole, a settembre. Invece ad oggi continuano ad operare gli autobus sostitutivi con allungamenti dei tempi per la riapertura della tratta ferroviaria Corato-Ruvo. Qui potete trovare il dossier completo di Legambiente  

Leggi tutto    Commenti 0
Articolo
11 dic 2017

REGIONE EMILIA ROMAGNA | Firmato il Patto per il trasporto pubblico regionale e locale

di mobilita

Una riforma condivisa e complessiva per rendere più efficace e di qualità il trasporto pubblico in Emilia-Romagna. E’ il nuovo “Patto per il trasporto pubblico regionale e locale per il triennio 2018-2020” firmato oggi dal presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, e dai rappresentanti degli enti pubblici, Città metropolitana di Bologna, società di gestione pubbliche e private e parti sociali, alla presenza del ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Graziano Delrio, e dell’assessore regionale a Mobilità e trasporti, Raffaele Donini. L’intesa odierna, siglata nella giornata nazionale degli Stati generali per il trasporto pubblico (nel pomeriggio, sempre a Bologna), prevede impegni e investimenti a carico di ogni firmatario, per arrivare a ridisegnare sia il settore ferroviario sia il trasporto dei bus urbani. Una realtà che interessa oltre 1 milione di passeggeri al giorno (850 mila su gomma e 150 mila su ferro) e 7.230 lavoratori in aziende che, insieme, hanno un fatturato annuo di 650 milioni euro. “Il patto di Bologna è la strada giusta per il trasporto pubblico locale- afferma il ministro Delrio-. Le importanti risorse per il rinnovo dei mezzi, le nuove regole che mettono al centro la qualità del servizio, le iniziative messe in campo dal Governo e dalla Regione richiedono un lavoro attento di attuazione, molto più efficace con il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati, per realizzare pienamente il diritto alla mobilità. L’esperienza emiliano-romagnola può essere un esempio virtuoso in questo senso”. “Abbiamo approvato un piano di investimenti da quasi 2 miliardi di euro- spiega il presidente Bonaccini- e abbiamo una riforma globale definita attraverso un percorso virtuoso di concertazione tra pubblico e privato, che garantisce il 27% del servizio. È un’assunzione collettiva di responsabilità attraverso la definizione di obiettivi e tappe comuni, per promuovere e rafforzare il sistema dei trasporti pubblici e la cultura della mobilità sostenibile”. “È un patto storico per la regione- aggiunge l’assessore Donini- che permetterà un’ulteriore qualificazione del trasporto pubblico in Emilia-Romagna, in linea con quanto previsto dal Piano regionale per la qualità dell’aria (Pair 2020). Puntiamo ad aumentare del 10% i passeggeri del trasporto pubblico su gomma (oggi quasi 41 milioni all’anno) e del 20% il numero di chi viaggia in treno (oltre 283 milioni all’anno), offrendo un servizio di qualità”. Accanto al rinnovo pressoché totale del materiale rotabile ferroviario entro il 2019 e di un ulteriore 20% dei mezzi sulle strade da qui al 2020 (75 nuovi treni e 600 autobus), il patto punta a realizzare l'integrazione tariffaria ferro-gomma (circa 36 mila pendolari del servizio ferroviario potranno viaggiare gratis in bus in 13 città), e poi la bigliettazione elettronica, oltre ad un nuovo progetto di riforma della governance sia su ferro sia su gomma che punta a rafforzare il servizio e a ridurne i costi. Sarà inoltre avviato un piano di investimenti per riqualificare le ferrovie regionali e sostenere il progetto di trasferimento allo Stato. Le novità per i passeggeri: applicazioni web per acquistare i biglietti, ‘Mi muovo’ diventa un borsellino elettronico e risparmi per gli abbonati treno+bus Promuovere l’uso delle tecnologie per aumentare l’uso integrato dei mezzi del trasporto pubblico. In particolare, il piano prevede che siano sviluppate applicazioni di “Infomobilità” per fornire a chi viaggia in tempo reale gli orari aggiornati di autobus e treni, e per consentire gli acquisti dei biglietti tramite cellulari (avvicinando il telefonino al validatore), su internet con Qr code oppure direttamente a bordo degli autobus con bancomat e carte di credito contactless. Un’ulteriore novità riguarderà la carta “Mi muovo”, oggi tessera degli abbonati al trasporto pubblico. Dal settembre 2018 diventerà anche un borsellino elettronico per tutti i cittadini, per acquistare biglietti singoli di autobus e treni regionali. Sempre da settembre 2018 tutti gli abbonati, mensili o annuali, al servizio ferroviario regionale non dovranno più pagareun doppio abbonamento ma potranno viaggiare gratuitamente sugli autobus di 13 città (i 9 capoluogo più Imola, Carpi e Faenza) se queste sono il punto di partenza o arrivo del proprio abbonamento ferroviario. Si tratta di un risparmio medio annuo di circa 180 euro per 36 mila abbonati, studenti e lavoratori pendolari. Nuovi autobus e treni: oltre 1 miliardo per rinnovare treni e stazioni, 96 nuovi convogli, 600 nuovi bus ecologici Per il nuovo materiale è previsto un investimento di risorse pubbliche pari a oltre 900 milioni di euro che, sommati alle risorse previste nel piano triennale di ammodernamento delle stazioni, superano 1 miliardo di euro. Entreranno in servizio 96 nuovi convogli, di cui 75 entro il 2019, grazie ad un investimento complessivo di 750 milioni di euro. Tra le novità, nel 2018 saranno potenziate le tratte ferroviarie Bologna-Ravenna (con riduzione dei tempi a 60 minuti) e Bologna-Rimini (44 minuti). Sarà completato anche il collegamento alta velocità traBologna e Venezia. Entro il 2020 saranno rinnovati 600 nuovi autobus grazie ad un investimento di 160 milioni di euro, di cui 80 a carico del bilancio regionale. Saranno così sostituiti i mezzi più obsoleti della flotta: dopo i 191 nuovi bus (diesel euro 6) arrivati nel 2017, 70 (a metano, ibridi o elettrici) circoleranno nel 2018 e i restanti 339 entro il 2020. Una nuova governance per i trasporti e 1 miliardo di investimenti in 10 anni per l’efficientamento tecnologico e la sicurezza dei treni. Un’unica azienda per il trasporto ferroviario, da 9 a 4 gestori per i bus urbani, verso un’holding regionale Ferrovie. Dal gennaio 2019 si arriverà a un’azienda unica per il trasporto ferroviario dell’Emilia-Romagna, che riunirà i due gestori del servizio di trasporto su ferro, Trenitalia e Tper. Mentre per quanto riguarda la gestione delle infrastrutture, sempre oggi è stata firmata un’intesa tra Regione, Fer (attuale gestore regionale) e Rfi (gestore della rete nazionale) per avviare il percorso di trasferimento a Rfi della gestione di tutti i 1.400 chilometri di rete ferroviaria dell’Emilia-Romagna. In prospettiva, l’obiettivo è quello di trasferire allo Stato l’intera rete ferroviaria, per adeguarla dal punto di vista tecnologico e innalzarne il livello di sicurezza attraverso un piano decennale di investimentida oltre 1 miliardo di euro contenuti nel masterplan allegato all’intesa. Il prossimo passaggio sarà nel 2018 la riclassificazione da parte del Governo, d’intesa con le Regioni, delle tratte regionali a ferrovie d’interesse nazionale (che qui potrebbe riguardare la Parma-Suzzara-Ferrara; la Bologna-Portomaggiore; la Casalecchio-Vignola; la Reggio Emilia-Sassuolo; la Reggio Emilia-Guastalla), per giungere nel 2019 al subentro da parte di Rfi nella gestione di tutte le linee regionali ed entro il 2020 al trasferimento allo Stato, con un risparmio da parte della Regione dei relativi costi. Autobus. Per quanto riguarda il trasporto su gomma, il patto prevede di arrivare alla fusione delle 9 agenzie provinciali dei gestori dei servizi pubblici autofilotranviari in 4 nuovi soggetti con le medesime funzioni (Modena e Reggio Emilia; Bologna e Ferrara; Parma e Piacenza; Romagna), come previsto dalla legge regionale 30/98 e nel rispetto delle clausole sociali di salvaguardia dei livelli occupazionali del personale. In discussione anche la proposta di aggregare in un’unica holding regionale le aziende di trasporto a maggioranza pubblica (Tper, Tep, Start Romagna e Seta) con l’obiettivo di creare un unico operatore con dimensioni patrimoniali, capacità tecniche e di investimenti e competenze che ne aumentino la competitività.

Leggi tutto    Commenti 0
Articolo
11 dic 2017

Inaugurazione della “Bretella Venezia”, per collegare le linee AV a quelle convenzionali

di mobilita

Circolazione ferroviaria più fluida e regolare e opportunità di incremento dell’offerta commerciale per i trasporti passeggeri e merci: sono i principali vantaggi della Bretella Venezia, la nuova interconnessione che collega la stazione sotterranea AV di Bologna Centrale con la linea ferroviaria Bologna-Venezia. L’opera è stata inaugurata oggi da Graziano Delrio, Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e Maurizio Gentile, AD e DG di Rete Ferroviaria Italiana, insieme a Carlo Carganico, AD e DG di Italferr. Presenti Raffaele Donini, Assessore Mobilità e trasporti Regione Emilia-Romagna, Elisa De Berti, Assessore ai lavori pubblici, infrastrutture e trasporti Regione Veneto e Virginio Merola, Sindaco di Bologna. La nuova infrastruttura - costruita da RFI con la direzione lavori di Italferr, società di ingegneria del Gruppo FS Italiane - segna il completamento del Nodo di Bologna. Quest’ultimo, punto di interscambio fondamentale nel sistema ferroviario nazionale ed europeo, è il primo in Italia in cui il traffico da e per le linee AV è pressoché completamente separato da quello destinato alle linee convenzionali. Grazie all’attivazione dell’interconnessione, infatti, anche gli ultimi 54 treni alta velocità (Frecciarossa, Frecciargento, Italo) provenienti o diretti a Venezia/Udine/Trieste hanno lasciato la stazione di superficie per la nuova fermata a -23 metri, utilizzata oggi complessivamente da circa 230 convogli. La fermata di Bologna Centrale superficie resta confermata per le sole due coppie di Frecciarossa in servizio sulle relazioni Milano-Pescara e Milano-Bari. La Bretella Venezia, interamente a doppio binario, è lunga 5,5 km. È costituita da due gallerie artificiali separate (una per il traffico in direzione Nord e una per quello in direzione Sud), un sottopasso che consente di superare l’interferenza con la linea di Cintura (riservata al traffico merci) e un ponte a tre campate (due laterali di accesso in cemento armato e una centrale in acciaio) che scavalca l’autostrada A14 e la tangenziale bolognese per una lunghezza complessiva di 137 metri. Proprio il ponte è stato l’opera più impegnativa. Il varo della travata metallica, realizzata in un cantiere allestito in un’area adiacente, è avvenuto a novembre 2015. L’operazione ha richiesto l’utilizzo di una pila di sostegno mobile che, attraversando perpendicolarmente sia l’autostrada sia la tangenziale, ne ha sostenuto il peso accompagnando il ponte fino all’appoggio definitivo sugli impalcati. Investimento complessivo: 42 milioni di euro.

Leggi tutto    Commenti 0
Articolo
11 dic 2017

Porti campani in ripresa nei primi dieci mesi dell’anno, in calo il settore croceristico

di mobilita

I dati relativi ai primi dieci mesi del 2017 confermano la tendenza positiva e la continuità della crescita delle principali componenti di traffico nei porti di Napoli e Salerno rispetto al 2016. Il settore commerciale guida questa fase di ripresa, facendo registrare un aumento nel traffico container dell’AdSP del Mar Tirreno Centrale pari al 10,93% rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente, con un totale complessivo di contenitori movimentati pari a 802.084.  Nel porto di Napoli la crescita è pari al 7,46% (429.466 contenitori in teu movimentati nei primi dieci mesi del 2017 contro i 399.644 dello stesso periodo del 2016), mentre nel porto di Salerno è del 15,22% (372.618 nel 2017 contro i 323.392 del 2016 contenitori in teu). Confermata la rilevante crescita nel settore del traffico ro-ro nel porto di Salerno, con un aumento, nei primi dieci mesi del 2017 di +26,50%, pari a 205.526 unità movimentate contro le 162.467 dello stesso periodo del 2016. Il traffico delle rinfuse liquide, che si concentra nel solo porto di Napoli, mostra nel complesso una lieve flessione del 5,19%, ma presenta un andamento differenziato tra i diversi prodotti: +16,43% per i prodotti petroliferi gassosi, liquefatti o compressi e gas naturale, -9,35% per i prodotti petroliferi raffinati e -12,79% per le altre rinfuse liquide. Nel traffico passeggeri, infine, i porti di Napoli e Salerno segnano un incremento complessivo del 4,58% nei primi dieci mesi del 2017. Nel porto di Napoli sia il traffico per le isole del golfo sia per le isole maggiori risulta in crescita (+2,79%), con un volume complessivamente pari a 6.104.481 passeggeri rispetto ai 5.938.547 nei primi dieci mesi del 2016. Il porto di Salerno registra una forte crescita pari al 24,34%, con 665.567 passeggeri del 2017 rispetto ai 535.278 dell’analogo periodo dell’anno precedente. Nel traffico crocieristico si conferma l’andamento decrescente dei volumi, che riflette una flessione dell’intero Paese, dovuta alla riorganizzazione negli ultimi anni delle rotte. I primi dieci mesi del 2017 si chiudono per l’AdSP con una flessione del 29,25%, che, registra a Napoli il -28,17% rispetto allo stesso periodo del 2016 (871.659 crocieristi nel 2017 contro 1.213.486 nel 2016), a Salerno il-41,12% (65.018 crocieristi nel 2017 contro 110.424 nel 2016). Le previsioni di traffico per il 2018 indicano che complessivamente tra Napoli e Salerno si supererà il milione e cento mila crocieristi, con una ripresa rispetto al 2017.

Leggi tutto    Commenti 0