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24 apr 2017

Verso la Ciclovia Tirrenica: una “pedalata” da Ventimiglia a Civitavecchia

di Cristina Betti

Un sogno per gli appassionati delle due ruote: 1.200 km di pista ciclabile sicura, per ammirare la bellezza della costa tirrenica dalla Francia alle porte di Roma. L'idea di creare una ciclabile ligure-tirrenica nasce dalla Regione Toscana, finendo col coinvolgere anche la Liguria e il Lazio nel suo progetto. Il 7 aprile a Firenze è andato in scena l'importante tappa di un lungo percorso per la realizzazione del progetto "Ciclovia Tirrenica" e gli assessori di Liguria, Toscana e Lazio hanno firmato il protocollo d'intesa del progetto che coinvolgerà 11 province italiane. Il costo previsto è di 100milioni a Regione per un totale di 300milioni di euro di progetto finanziati con fondi definiti nella Legge di Stabilità e fondi europei.* Gli scopi sono molteplici: sia quello di valorizzare i punti più belli delle tre regioni italiane, prevedendo un percorso che attraversi il Parco Beigua, le Cinque Terre, la vista delle Apuane, la costa degli Etruschi e le porte di Roma; sia quello di creare una pista ciclabile unica sul territorio italiano che colleghi lo stivale ad altri itinerari su due ruote come le ciclovie europee "Mediterranea" (EuroVelo 8) che parte dallo stretto di Gibilterra e attraversa Spagna, Francia, Italia, Slovenia, Croazia, Montenegro, Albania e Grecia per arrivare infine a Cipro per quasi 5.000 km, e ‘via Romeo Francigena’ (EuroVelo5), che unisce Londra con il Sud Italia, arrivando fino a Brindisi dopo 2.900 km. "Questo atto - spiega l'assessore Fabio Refrigeri della Regione Lazio - mette insieme non solo 1200 km di ciclovia, ma anche tre Regioni, tre storie, tre paesaggi che vengono unite da una modalità di viaggio, la bici, che è importante anche per la valorizzazione di una modalità diversa di apprezzare i nostri territori" I tracciati previsti (di cui 700 km già percorribili): Liguria - Circa 460 km tra i Balzi Rossi, Ventimiglia, Albenga e Luni, parchi quali il Parco Nazionale delle Cinque Terre e quello regionale di Monte Marcello Magra. Il percorso attraversa tre siti Unesco: Beigua Geopark, Centro storico di Genova e Cinque Terre. Toscana - In tutto 560 chilometri, compresi collegamenti multimodali con stazioni ferroviarie e porti, tra cui Piombino che permetterà l'approdo all'Isola d'Elba. Tra i luoghi di interesse toccati ci saranno Populonia, i borghi toscani, la Versilia, la Costa degli Etruschi, Pisa, il Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano e quelli regionali di Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli e della Maremma. Lazio - Più breve, 200 chilometri, attraverserà Tarquinia, borghi caratteristici e aree naturali protette come la Riserva Statale del Litorale Romano e il Monumento naturale Palude di Torre Flavia. Se il progetto andasse in porto, la mobilità ciclabile turistica vedrebbe un enorme passo avanti in Italia. https://youtu.be/uDC_O_E5nSc *Fonte: La Repubblica  

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27 feb 2017

Kranium: il casco per ciclisti in cartone reciclato

di Cristina Betti

Ecocompatibile, resistente, innovativo, sicuro ed economico: ecco le caratteristiche del casco ideato da Anirudha Surabhi. E' più leggero di un casco tradizionale e il 15% più sicuro. Direttamente dal Royal College of Arts di Londra arriva l'idea per questo innovativo casco, pronto a fare un passo avanti rispetto ai tradizionali caschi da bicicletta liner EPS tradizionali (per intenderci, quelli conformi alle norme statunitensi). Il progettista, Anirudha Surabhi, dopo essere caduto di bici ed aver spezzato letteralmente il suo casco, ha pensato bene di presentare come sua tesi finale in design un nuovo elmetto molto più sicuro di quello che indossava quando è caduto. Per questo si è ispirato alla natura, in particolare alla struttura in cartilagine del cranio del picchio, l'uccellino che colpisce il tronco degli alberi con il becco e che riesce a non danneggiare il suo cranio proprio grazie allo strato di cartilagine che separa il suo becco dal teschio.   Sembra uno scherzo l'idea di avere un casco creato completamente con materiale di scarto come il cartone, eppure, dopo molti tentativi su 150 materiali diversi, il suo inventore è riuscito a creare una struttura tale da renderlo, oltre che più leggero rispetto ai caschi standard, anche molto più sicuro. La sua capacità di assorbimento degli urti è 4 volte superiore rispetto ai normali caschi in polistirolo, ciò significa che durante un incidente la quantità di energia di urto che viene trasferita alla testa è molto inferiore rispetto ai caschi standard, diminuendo così eventuali danni alla testa. La sua matrice a nido d'ape, struttura in cartone resa impermeabile da materiali acrilici, è in grado di assorbire un impatto di 250 G, superando per ben 5 volte di fila il test di prova British Standard (EN 1078), il test specifico di sicurezza per caschi da bicicletta, skateboard e roller blade. Kranium si è rivelato talmente efficiente da attirare i team della Formula Uno Force India per applicare la sua tecnologia ai caschi dei piloti. Se ha attirato l'attenzione della Formula Uno, vale la pena di pensarci per la nostra sicurezza in bicicletta!   https://www.youtube.com/watch?v=rHUB1fDHE8Y  

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13 feb 2017

Con “Ease” tutte le bici possono diventare elettriche

di Cristina Betti

Esistono, o stanno per essere sviluppati, già diversi "kit" per la conversione della propria bicicletta in e-bike, ma l'azienda Tumcreate vuol cercare di rendere questo processo sempre più semplice e veloce. Con il finanziamento Fondazione Nazionale della Ricerca a Singapore, l'azienda TUMCREATE, in collaborazione con la Technische Universität München e la Nanyang Technological Università (Singapore), sta sviluppando il kit EASE, progetto per trasformare proprio tutte le "normali" biciclette in e-bike. Ease è costituito di un'unica unità metallica contenente batteria, sensori, motore e parte elettronica, montabile su entrambi i lati di qualsiasi bicicletta. Completamente in alluminio ed impermeabile, la struttura di appena 3,5 kg, è facilmente trasportabile, sicura ed adatta ad essere usata con qualsiasi condizione atmosferica. Ma Ease pone il suo punto di forza sulla versatilità: facilmente trasportabile a mano grazie alla sua leggerezza, Easy si applica in appena 10 secondi sul lato posteriore di qualsiasi bicicletta (indipendentemente dalle dimensioni della ruota), senza bisogno di attrezzi e con una facilità che permette anche da chi non è abile come meccanico o in generale con i lavori manuali di poterne usufruire. Con poche mosse, quindi, la nostra bicicletta può diventare una e-bike in piena regola. Per rimuovere Ease, è invece sufficiente ripetere al contrario l'operazione. La ruota a frizione del kit, che viene a trovarsi subito sotto il parafango del nostro mezzo a due ruote, permette ad Ease di sviluppare una potenza di 250 W per una velocità di 25 km/h, consentendo quindi al ciclista di continuare ad usare la sua bici senza casco, patente o targa in ogni paese della Comunità Europea e non solo. Ease possiede inoltre un sistema di batteria integrato a 220Wh che la rende in grado di percorrere fino a 50 km, una distanza adatta a pendolari e hobbisti! Ease è ancora un prototipo in fase di sviluppo (chissà quale sarà il suo prezzo finale!) che promette proprio bene. Sul sito ufficiale di Ease si possono trovare le caratteristiche totali di questo prodotto; il video qui sotto permette di farcene appieno un'idea!   https://www.youtube.com/watch?time_continue=57&v=sk3rCmVlVkk      

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26 feb 2016

Milano & Torino : ecco il bici incentivo

di Alessandro Graziano

E' notizia di metà Febbraio che il Comune di Torino assieme quello di Milano stanno mettendo a punto il progetto di un incentivo green basato sul modello già in uso in Francia, dove i cittadini che fanno la scelta di andar a lavoro in sella alle due ruote ( quelle a pedale non gli amati scooter) vengono premiati con un'indennità di 25 centesimi al chilometro. L'obiettivo del progetto è incrementare la percentuale di spostamenti con le bici. Per raggiungerlo l'assessore Enzo Lavolta (Assessore Sviluppo,Innovazione, Ambiente e Verde) e il suo omologo milanese, Pierfrancesco Maran, stanno lavorando a un piano da presentare al Ministero dell'Ambiente per concorrere al bando nazionale sugli incentivi antismog: 35 milioni di euro che il ministro Galletti ha deciso di stanziare con l'obbiettivo di promuovere su tutto il territorio nazionale iniziative di promozione della mobilità sostenibile. Milano e Torino  puntano ad utilizzare il finanziamento per il bici-incentivo. Come potrebbe funzionare? Innanzitutto si stanno contattando i mobility manager delle principali aziende nazionali e locali presenti sul  territorio in modo da mettere a punto un sistema per calcolare e validare il tragitto percorso dai dipendenti da casa a lavoro e ritorno. Una volta certificato il totale dei chilometri percorsi, attraverso una app sul telefonino collegata direttamente al sistema aziendale, si potrà accreditare l'incentivo a ciascun dipendente che farà uso della mobilità dolce e sostenibile.   Un dipendete comunale ad esempio che percorra mediamente 10 chilometri al giorno potrebbe arrivare ad accumulare un incentivo di 535 euro all'anno ( dati calcolando le ore lavorative da contratto e un incentivo di 0,35 eurocent a chilometro). Un benefit evidente sia per l'ambiente sia per i guadagni. Un modo intelligente di spostarsi facendo sport e accumulando crediti. Prima che il sistema possa entrare in funzione ci saranno alcuni passi da compiere. Innanzitutto, chiarisce Lavolta, si sta costruendo l'infrastruttura, in un progetto che vede coinvolti, oltre alle aziende interessate, anche il Politecnico, l'Università e 5T. Sarà creato infatti un software aperto e una applicazione per smartphone che consentiranno di calcolare e validare il percorso casa-lavoro in bici: per fare questo sarà bandito un concorso pubblico. Il passo successivo poi alla creazione del sistema, la partecipazione al bando nazionale per ottenere una parte dei 35 milioni di euro per promuovere la mobilità sostenibile.   Torino e Milano potrebbero essere quindi le prime due città  ad ottenere di sperimentare per la prima volta in Italia il bici-incentivo. Progetto che in futuro potrebbe coinvolgere tutti i dipendenti di grandi aziende in tutta Italia da Trieste a Ragusa!  

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01 lug 2015

Musica “a pedali”: ecco il palco che va a bici!

di Andrea Baio

Quella di cui vogliamo parlarvi oggi è un'idea a dir poco geniale, per la quale ci riesce difficile individuare punti deboli. Tutto nasce dalla mente dei Tetes de Bois, gruppo musicale che non ha mai fatto mistero della propria passione per la bicicletta, tanto da inventarsi l'eco-spettacolo che va a pedali. Come funziona? Semplice! Si cerca un gruppo di volontari disposto a pedalare per tutta la durata dello spettacolo, in cambio di una posizione privilegiata dalla quale poter assistere. Si monta quindi una batteria di 128 biciclette -portate dal pubblico- ciascuna delle quali viene poi collegata ad una dinamo che produce energia elettrica dal movimento delle ruote, sino a raggiungere il 160 watt necessari ad alimentare il palco. "Fuori dal luogo comune che lo spettacolo lo fanno gli artisti sul palco e gli spettatori in platea, stavolta la retorica è stracciata dalla realtà. Se non pedali le luci si spengono e il palco rimarrà muto. Una band assurda i Têtes de Bois, un amico ingegnere Gino Sebastianelli, un vecchio artigiano di provincia Roberto Palazzi, un regista di cinema Agostino Ferrente, un folle imprenditore dello spettacolo Mauro Diazzi e la sua agenzia Just in Time. Un gruppo di silenziosi amici carbonari ha custodito il segreto in questi anni, lavorando, limando, migliorando, perfezionando il progetto tecnico. “Il Palco a Pedali”- finanziato Assessorato alle Infrastrutture Strategiche e Mobilità della regione Puglia – può volare." Che dire, bravi!

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13 mag 2015

European cycling challenge: la tua città parteciperà nel 2016?

di Andrea Baio

Torniamo a parlare di "European cycling challenge" , il campionato europeo virtuale dei pedalatori amatoriali. Come funziona? Semplicisissimo. 1) i comuni europei possono iscriversi pagando una quota di 1000€ 2) i cittadini scaricano l'app e tracciano i loro chilometri in bici 3) inizia il campionato e i comuni che pedalano di più, si contenderanno la classifica! Un'iniziativa semplice, virtuosa e divertente, che ha il duplice effetto di promuovere l'utilizzo della bicicletta attraverso la gratificazione dei partecipanti, e premiare in termini di immagine i comuni più sensibili e attivi sul profilo della mobilità ciclabile. Non è nuovo che la competizione virtuosa possa stimolare l'adozione di buone abitudini da parte dei singoli cittadini, e il gioco è un potente persuasore, oltre che un aggregatore sociale che aiuta a vivere meglio la quotidianità. La sfida 2015 è già in corso, e la città attualmente in testa è la Danzica (Polonia), con oltre 125.000 km percorsi in bici, da oltre  1800 partecipanti. Le italiane non se la cavano male, con Roma in terza posizione. Auspichiamo tuttavia che sempre più comuni italiani aderiscano all'iniziativa, già a partire dal prossimo anno. E' importante dare un segnale forte, e darlo adesso che la cittadinanza è più ricettiva e sensibile a istanze come la sostenibilità urbana. La tecnologia ormai può darci una mano e rendere semplice tutto, ma adesso è la volontà politica a dover fare la differenza. Nel frattempo, noi cittadini possiamo cominciare chiedere a gran voce la partecipazione dei nostri comuni all'edizione 2016! E che vinca il migliore!

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07 mag 2015

Pedalare sicuri: 7 regole (facili)

di pama

C’è qualcosa di vagamente romantico nella definizione dei ciclisti come “Utenti vulnerabili della strada”, definizione che include anche motociclisti, pedoni e bambini e allude alla fragilità di questi utenti nei confronti dei mezzi - pesanti e non - che circolano nelle nostre città. Nonostante questa vulnerabilità, la FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta) ritiene prioritaria la “sicurezza attiva” rispetto alla “sicurezza passiva” e ribadisce che il ciclismo è “...attività sicura, divertente e salutare… “ . Sul fronte della sicurezza attiva l’arduo compito è istituzionale, e ha a che fare con limitazione della velocità, segnaletica, piste ciclabili, illuminazione pubblica. Una serie di azioni semplici che ruotano attorno alla presa di coscienza che il numero di ciclisti aumenta, quindi, se vogliamo farlo aumentare ancora, è saggio costruire delle città che tengano conto della loro presenza. In sostanza, dal punto di vista istituzionale è un problema di coerenza: vogliamo le biciclette perché sono ecologiche? Lasciamole pedalare sicure. Sul fronte della sicurezza passiva, invece la definizione non deve ingannarci: si tratta infatti di qualcosa che ognuno di noi può attivare. Bastano piccoli accorgimenti, attenzioni, strumenti utili a una maggiore sicurezza del ciclista il quale, ammettiamolo, non è sempre il miglior elemento che ci possa capitare di incrociare per strada. Insomma, sarà anche perché mancano percorsi dedicati, sarà lo spirito libero delle due ruote, sarà che non c’è freno motore... sta di fatto che il ciclista certe volte è più pericoloso dell’automobilista, per sè stesso e per gli altri. Proviamo quindi a fare un piccolo esame di coscienza e  identificare alcune regole di sopravvivenza e/o di convivenza civile che creino armonia tra ciclisti e i colleghi automobilisti. 1. Rispettare la segnaletica - il fatto che la bici non vada a motore non rende il ciclista equiparabile a un pedone: sensi unici, divieti di accesso, strisce pedonali non sono deliziose decorazioni, ma indicazioni condivise. 2. Equipaggiare correttamente il mezzo - campanello, specchietto retrovisore, luce posteriore e anteriore sono ben poca zavorra per i nostri ronzini a due ruote, montiamoli e usiamoli. Una scampanellata mette allegria, è meno stressante di un clacson e può metterci al sicuro. 3. Comunicare - chi sta dietro, sia esso automobilista o ciclista bis non può conoscere il nostro percorso: dobbiamo indicarlo noi, certe volte allungare un braccio per segnalare che stiamo per svoltare può allungarci la vita. 4. Proteggere - caschetto, guanti, giubbini catarifrangenti per chi pedala di notte, ginocchiere... insomma: W l’abbigliamento tecnico.  Volvo ha pure inventato il “Life-Paint” : una vernice invisibile che brilla al buio, utilissima, d’effetto e soprattutto pratica. 5. Buon senso - Il motore della bicicletta siamo noi. Il velocipede sta in equilibrio, quindi non possiamo pensare di trasportare borse, cartelle da lavoro, porta-pc e buste della spesa senza che questi ci sbilancino:  dotiamo la bicicletta di cestino o portapacchi, oppure utilizziamo uno zaino così da evitare il famoso - e pericoloso - effetto guarda-come-dondolo. 6. Buon senso #2 - Avete presenti le critiche fatte agli automobilisti che parlano al cellulare? Ecco, ripetiamocele come un mantra,  e se proprio non possiamo fare a meno di comunicare che stiamo per arrivare e butta-giù-la-pasta, meglio usare l’auricolare: se un automobilista al telefono è pericoloso, un ciclista al telefono è una catastrofe naturale. 7. Buon senso #3 - il fatto che la bici possa raggiungere i 50 km orari non ci obbliga a farlo. Insomma, vero è che siamo bravissimi e allenatissimi e le nostre gambe sono super-agili e forti… ma non è detto che abbiano abbastanza prontezza da scansare un pallone ci rotola davanti all’improvviso ora: il pallone non si fa niente, lui non è tecnicamente un utente vulnerabile, ma noi sì.

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