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31 dic 2019

MILANO | A San Silvestro in piazza Duomo, dalle ore 20, il primo Capodanno d’Italia sul tema della sostenibilità

di mobilita

Per accogliere l’arrivo del nuovo anno, il 31 dicembre piazza Duomo sarà teatro del concerto-spettacolo “Milano Capodanno For Future”, il primo Capodanno d’Italia attento alla sostenibilità, tanto nei messaggi quanto nell’organizzazione. Una grande festa aperta a tutta la città per pensare al futuro in maniera diversa e innovativa per la serata del 31 dicembre. Un grande evento dedicato alla sostenibilità promosso e realizzato dal Comune di Milano, la cui organizzazione è affidata ad Artificio23, a seguito di procedura ad evidenza pubblica, e che vede la partecipazione di Rai Radio 2 come radio ufficiale dell’evento. Che 2020 vogliono quelli che oggi nel mondo hanno vent’anni? Questa sarà la domanda che riecheggerà sulla piazza e nell’etere per tutta la sera. Attraverso i contributi video di ragazzi e ragazze che in tutte le parti del mondo sono impegnati in prima linea nelle battaglie per la salvaguardia del nostro pianeta e che scorreranno sui maxi schermi, costruiremo un grande mosaico dei desideri per l’anno che verrà. A loro testimonianza sarà presente sul grande palco di piazza Duomo l’attivista per il clima Federica Gasbarro, unica italiana scelta dalle Nazioni Unite per rappresentare la sua generazione al vertice sul clima dell’Onu e all’Assemblea Generale. Oltre agli attivisti saranno coinvolti tutti coloro che, attraverso una call to action lanciata attraverso i canali di Yes Milano e Rai Radio 2, saranno invitati a postare un video su Instagram con gli hashtag #CapodannoForFuture #MilanoForFuture, per raccontare il loro buon proposito per un futuro migliore per tutti noi. I migliori video verranno selezionati per vivere Milano Capodanno For Future 2020 da un’area riservata sotto il palco. La serata avrà inizio alle ore 20 con il Social Dj Set, format di Billboard Italia con cui il pubblico sceglierà, tramite Instagram stories, le tracce del dj set della notte di Capodanno. Un'iniziativa che parte dalle piattaforme social di Billboard Italia e che coinvolge tutti coloro che vorranno ballare sulle note delle proprie canzoni preferite l'ultima notte dell'anno. Durante la serata si assisterà ad una vera e propria battle in cui Stefano Fisico farà ballare il pubblico coi brani più votati dagli utenti in tempo reale. A seguire, dalle ore 21, inizieranno i concerti con il live di MYSS KETA, artista che partendo da Milano sta facendo parlare di sé in tutta Italia; COMA_COSE, formazione milanese che sta raccogliendo grandi consensi e che arriva da una serie di sold out estivi, e infine LO STATO SOCIALE!, la band bolognese che non può mancare alle feste più belle e che dopo un anno di pausa dai live torna con una performance unica creata appositamente per l’evento. Tre artisti con un grande seguito di pubblico e ambasciatori di un messaggio globale che parte da Milano con destinazione il resto del mondo. Il “2020 che vorrei” vedrà alla conduzione Filippo Solibello, voce storica del mattino di Rai Radio2. Solibello, da sempre in prima linea nelle battaglie ambientaliste e autore del recente “Spam. Stop Plastica A Mare”, sarà accompagnato da Ludovica Azzali direttore di Radio Immaginaria, web radio degli adolescenti dagli 11 ai 17 anni e unico network in Europa con più di 300 speaker provenienti da 50 città in 8 Paesi diversi.  Nello scorso mese di agosto undici speaker adolescenti delle radio hanno percorso in Apecar oltre 4.900 Km da Bologna a Stoccolma, alla ricerca di Greta Thunberg. In occasione del Fridays For Future dello scorso 15 marzo, Radio Immaginaria e i suoi giovani hanno fatto dialogare in diretta radio, 42 città di 10 diversi Paesi nel mondo, fra cui anche l’Australia. Radio ufficiale dell’evento sarà Rai Radio2, che fa di questo Capodanno anche il suo Capodanno. Tanti i contenuti e gli speciali studiati appositamente per tenere viva l’attenzione sul tema di questo importante appuntamento milanese: il futuro che vorrei.  Dal 9 dicembre, infatti, è stata avviata una campagna di sensibilizzazione all’eco-sostenibilità, per incentivare azioni quotidiane affinché l’ambiente possa beneficiarne. “E tu cosa farai per un anno migliore?” sarà il tema che il popolo della rete potrà sviluppare e postare su Instagram con l’hashtag #capodannoforfuture: i video più originali saranno proiettati durante la serata del 31 dicembre in Piazza Duomo e saranno visibili anche sui canali social di Radio2. Capodanno For Future sarà tema ricorrente anche all’interno di CATERPILLAR AM, de I LUNATICI e de LO STATO SOCIALE SHOW, fino ad arrivare al 31 dicembre, giorno della grande diretta radiofonica della serata, che a partire dalle ore 21 scandirà il vostro Capodanno con la doppia conduzione di Filippo Solibello dal palco e Marco Ardemagni dal backstage. L’attenzione all’ambiente sarà massima, non solo nei contenuti, ma anche nella produzione dell’evento aderendo a quelle che sono le linee guida e i dettami di Legambiente, di recente sviluppati per rendere “più sostenibili” i grandi concerti e i grandi eventi pubblici. Tutto questo sarà realizzato attraverso una serie di azioni concrete con l’aiuto anche di Amsa, Amat, A2A e MM che stanno partecipando a vario titolo al progetto con le loro attività e pratiche orientate all’ecosostenibilità. Pratiche che coinvolgeranno l’ambito dei trasporti, invitando la cittadinanza all’utilizzo dei mezzi pubblici per raggiungere l’area dell’evento; dell’energia, attraverso l’utilizzo di lampade a basso consumo e muletti elettrici per il carico e scarico nella fase di cantiere e nella fornitura di energia da fonti rinnovabili certificata; dell’acqua, mediante la distribuzione a tutto il personale che lavorerà all’evento di borracce per evitare l’utilizzo di bottiglie di plastica; e all’utilizzo della carta e della plastica riciclata per tutto il periodo di realizzazione dell’evento. Seguendo quindi l’impegno già profuso con l’Estate Sforzesca – il primo evento plastic free promosso dal Comune di Milano – questo Capodanno vuole essere una sorta di “prova generale” per comprendere quanto si possa fare per rendere anche un evento di questa portata rispettoso delle risorse naturali e dell’ambiente, prevedendo quindi anche la valutazione della carbon footprint (il parametro che viene utilizzato per stimare le emissioni di gas serra  causate da un evento), permettendo al Comune e a tutti gli organizzatori di “prendere le misure” per migliorare progressivamente ma con la dovuta rapidità. Scaletta della serata: ore 20 Billboard dj-set ore 21 Myss Keta ore 22 Coma_Cose ore 23 Lo Stato Sociale ore 00:00 The future is now! Saluto finale di tutti gli artisti sul palco Informazioni utili Per garantire la sicurezza dell’evento la piazza sarà presidiata dalle forze dell’ordine.  Al fine di agevolare le operazioni di controllo e sicurezza si consiglia di presentarsi con largo anticipo in area concerto e, per velocizzare gli ingressi, evitare di portare borse e zaini. L’ingresso in piazza Duomo sarà consentito fino alla capienza massima di circa 20mila persone. Il concerto termina alle ore 00.15, per consentire ai partecipanti di utilizzare il trasporto pubblico per gli spostamenti. La sera di San Silvestro le linee M1, M2, M3 e M5 seguono l’orario del sabato e restano in servizio fino a tarda notte (M1 e M2 solo sulle tratte urbane, rispettivamente tra M. Dorino/Bisceglie e Sesto e tra Gobba e Abbiategrasso). Ultimi passaggi intorno alle 2.00. Dalle 17 sarà chiusa la stazione di Duomo e i treni delle linee M1 e M3 salteranno la fermata fino al termine del servizio. Per raggiungere piazza del Duomo usare le stazioni di Cordusio, San Babila, Montenapoleone o Missori. È vietato introdurre nell’area concerto bottiglie in vetro e plastica, lattine, petardi, fuochi pirotecnici e spray urticante. La zona del sagrato alto del Duomo sarà riservata a persone con disabilità e ai loro familiari con accesso consigliato da piazza Fontana o via Marconi.

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17 nov 2018

VENEZIA | Sostenibilità dei servizi pubblici e della mobilità urbana

di mobilita

Venezia Sostenibile con il PON Città Metropolitane e l'Unione Europea sta realizzando nuovi progetti per la mobilità urbana prevedendo l’ottimizzazione dei flussi di traffico (terra, acqua) attraverso una loro gestione intelligente.   Le linee di intervento e i progetti Infomobilità e sistemi di trasporto intelligenti Monitoraggio, controllo e gestione del traffico e dei flussi, per sviluppare sistemi di monitoraggio e sicurezza stradale e acquea Smart control room - sistema integrato per il controllo e la gestione della mobilità e della sicurezza stradale Gestione integrata della mobilità - gestione dei parcheggi, creazione di percorsi intelligenti, sistema di pagamento via cellulare, controllo della sosta, delle ZTL e verifica delle targhe Monitoraggio flussi pedonali - per realizzare un modello predittivo a supporto alla mobilità terrestre e acquea Mobilità lenta Completamento del Biciplan Pista ciclabile per Venezia - realizzazione di opere complementari alla rete esistente Collegamenti casa-scuola più sicuri e accessibili - opere infrastrutturali per rendere più sicuri e accessibili gli ambiti di accesso alle scuole primarie e secondarie di primo grado Completamento rete ciclabile tra riviera Marco Polo e via Poerio Pista ciclabile Via Altina da Favaro a Dese Pista ciclabile su ex linea ferroviaria Venezia-Trento Corsie protette per il TPL e nodi di interscambio modale Infrastrutture di interscambio Moduli di “stallo intelligente” nei punti di interscambio - stalli per cicli, parcheggi, bike sharing, charging hub, accoglienza, servizi vari e videosorveglianza per migliorare la fruizione dei trasporti pubblici

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19 set 2017

vSGMN17 | Mobilità dolce, turismo sui cammini: la sottile linea di demarcazione tra abbandono e rinascita

di ospite

In seguito al dibattito avvenuto all'evento "Verso Gli Stati Generali della Mobilità Nuova 2017", vi proponiamo un approfondimento da parte di uno dei relatori intervenuti. Crediamo sia utile dare seguito alle analisi sui temi a noi cari, così da poterle condividere anche con chi non è potuto essere presente a Pesaro. Buona lettura!   Per molti anni, negli ultimi quindici con particolare forza, chi aveva raggiunto la consapevolezza che fosse necessario puntare a nuovi stili di vita, a equilibri socio economici basati su meno consumo e più sostenibilità, si è impegnato in particolar modo, e talora soprattutto, nella diffusione culturale dei propri convincimenti, in un lavoro di proselitismo certamente essenziale. La parola sostenibilità ancora alla fine degli anni Novanta del  XX secolo  era conosciuta ed utilizzata da minoranze, per altro non sempre coese, mentre oggi è un patrimonio oggettivamente maggioritario. Potremmo affermare, senza timore di essere smentiti, che la battaglia culturale è vinta, non solo nella cosiddetta società civile, ma anche a livello di molte istituzioni che contano, magari più in una dimensione europea che nazionale, e non abbiamo dubbi che la direzione dove si sta andando sul versante  di molte nuove normative approvate o in via di approvazione è quella che avevamo auspicato. Dobbiamo essere soddisfatti di aver contribuito a raggiungere questi risultati e nello stesso tempo ben consapevoli che le contraddizioni restano, che una maggioranza sul piano culturale non si traduce automaticamente in una società normata e organizzata secondo quei convincimenti, che nessun obiettivo raggiunto è consolidato per sempre: che occorre, come si suole dire, non abbassare la guardia. E, per quanto ci riguarda, che sostenibilità e responsabilità non sono la stessa cosa: per chi come Aitr e Terre di mezzo, ha posto l’accento sulla responsabilità, molta strada deve ancora essere fatta. Per noi infatti il turismo responsabile “è il turismo attuato secondo principi di giustizia sociale ed economica e nel pieno rispetto dell’ambiente e delle culture. Il turismo responsabile riconosce la centralità della comunità locale ospitante e il suo diritto ad essere protagonista nello sviluppo turistico sostenibile e socialmente responsabile del proprio territorio”. Il turismo sui cammini rappresenta un vero e proprio paradigma di turismo responsabile e non solo sostenibile, e ce lo dimostra un dato oggettivo: non tutti i cammini sono di successo, nel senso di essere camminati con una presenza crescente di viandanti che dura nel tempo. La nostra esperienza ci dice che questo avviene quando  un cammino ha un senso (non è solo un tratto di strada che collega dei luoghi) e quando le comunità che vivono nei territori attraversati da un percorso lo sentono come proprio, si organizzano per valorizzarlo, ne diventano i primi promotori, sono motivati ad accogliere, ospitare e incontrare chi li raggiunge, ovvero diventano consapevoli dell’opportunità di sviluppo sociale ed economico che il cammino rappresenta. I viandanti di oggi, d’altra parte, sono nella stragrande maggioranza consapevoli che privilegiano quel tipo di vacanza o di uso del tempo libero non a caso e che al piacere soggettivo del camminare si sommano benefici altri, reciproci, con le persone e i luoghi che decidono di visitare, o meglio di avvicinare. Sono la grande platea dei consumatori consapevoli, coloro che, con una felice locuzione, Carlin Petrini ha esortato a diventare da consumatori a coproduttori. I viandanti diventino allora coabitanti,  e le soste a fine tappa non saranno solo il momento del riposo, ma occasione per parlare con le persone, farsi raccontare le vicende del paese da chi le ha vissute, gustare i piatti locali fatti con gli ingredienti di tutti i giorni, dormire e mangiare in piccole strutture, evitando gli stereotipi e le standardizzazioni degli hotel del turismo di massa.   Ecco dunque il denominatore comune, essenziale, da cui partire: la CONSAPEVOLEZZA. Anche chi finora è stato protagonista e promotore dell’evoluzione culturale cui ho fatto cenno inizialmente, deve essere consapevole che la situazione oggi richiede di trovare nuovi e più avanzati obiettivi comuni, per continuare a essere maggioranza e per proseguire nella crescita positiva che abbiamo registrato. Proponiamo tre punti su cui avviare un serio dibattito, nella convinzione che occorra individuare e condividere anche le priorità su cui concentrarci. Una comune progettazione e programmazione. Perché è ovvio che occorre trovare e promuovere snodi/svincoli (per usare termini ferroviari o stradali) dove diversi cammini si incrociano per permettere autonome differenziazioni di percorsi, dove i sentieri si incrociano con le piste ciclabili o le ferrovie turistiche o genericamente minori,  ma soprattutto dove chi va a piedi o in bicicletta o con altri mezzi a zero emissioni possa iniziare o finire o interrompere il proprio percorso e trovare efficienti mezzi pubblici, meglio se non su gomma, in modo che progressivamente si possa programmare il non uso della macchina privata. Arrivare quindi a una vera e propria rete di mobilità dolce a livello nazionale che sia pianificata per priorità e diffusione sull’intero territorio nazionale. L’individuazione di buone pratiche per la gestione dei problemi anche strutturali. Un solo esempio per tutti: sappiamo che senza la manutenzione permanente  i sentieri diventano in breve impraticabili e che la manutenzione va dalla messa in sicurezza dei passaggi difficili al taglio dell’erba e dei rovi in primavera. Ripristinare un guado, un ponticello di legno o un tratto di sentiero dopo un fatto franoso deve diventare obbligo di una istituzione pubblica, come avviene normalmente per la rete stradale su asfalto, mentre il taglio dell’erba, ovvero la piccola manutenzione ordinaria, dovrà trovare nella comunità locale una responsabile presa in carico, come per ogni attività locale che promuove il territorio a vantaggio di tutti, coinvolgendo quindi associazioni, Pro Loco, singoli privati. Esempi di buone pratiche sappiamo esserci,spesso numerose, occorre farle emergere, confrontarle e adattarle alle diverse situazioni, perché diventino prassi collettive codificate e consolidate. Adottare nuovi parametri di valutazione economica e sociale. L’impatto economico di queste attività non deve essere valutato in assoluto: è del tutto evidente che il turismo delle crociere, o anche solo quello dagli outlet muove numeri in termini di fatturato o di presenze giornaliere enormi, ma quali sono le ricadute effettive sui territori? E soprattutto qual è l’impatto economico di chi va a piedi nei dintorni di Siena o di  Roma, rispetto a Norcia o La Verna? Dobbiamo impegnarci perché sia adottato il concetto di rilevanza relativa, codificando come valutare i risultati economici raggiungibili nelle aree marginali del paese, che sono quelle per le quali solo questo tipo di turismo può rappresentare la linea di demarcazione tra l’abbandono dei territori e la rinascita. Pensiamo all’intera dorsale appenninica, non solo alle aree colpite dal terremoto, e a tutti i luoghi che nella nascita e diffusione delle microimprese, ottimali per la gestione delle risposte alle esigenze di questi tipo di turismo, possono trovare un adeguato sviluppo economico per le giovani generazioni. Infine, occorre partire anche dalla consapevolezza che viviamo in una Paese molto complesso dal punto di vista istituzionale, dove puntare a nuove norme vuol dire, almeno in ambito turistico, pensare sempre contemporaneamente al parlamento nazionale e alle venti assemblee regionali: camminando a piedi attraversiamo continuamente confini nazionali, regionali, provinciali e comunali. Forse non ne abbiamo ora la percezione, ma il tema della coerenza normativa può diventare centrale entro breve tempo. Finora nessuna norma o quasi, quindi quello che si trovava sul territorio  era sovente legato al caso, alla fortuna, ma a mano a mano che il fenomeno cresce, che la quantità di praticanti aumenta e quindi si espande la domanda, ed anche la necessità di garantire infrastrutture efficaci, corriamo il rischio di trovarci di fronte a diversità ingestibili, soprattutto per i percorsi di maggiore estensione. Bene sarebbe pensare che la nuova A.MO.DO sin dall’inizio si organizzi per affrontare al meglio questa centrale problematica.   Alberto Dragone, responsabile coordinamento e sviluppo settore percorsi, Terre di mezzo editore, Consigliere nazionale AITR

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21 giu 2017

Siamo o non siamo un paese Green?

di Fabio Nicolosi

L’Italia si scopre sempre più “green”. Solo nel 2016 nel nostro Paese sono stati installati 396 MW di fotovoltaico, 282 MW di eolico, 140 di geotermico, 513 di bioenergie e 346 di mini idroelettrico. Le fonti rinnovabili hanno contributo a soddisfare il 34,3% dei consumi elettrici complessivi. I numeri parlano chiaro: anche se negli ultimi tempi vi è stata una leggera flessione, in dieci anni la produzione da energie pulite è passata da 51,9 a 106 TWh. Sono questi alcuni degli elementi più interessanti che emergono dal “Rapporto Comuni Rinnovabili 2017” di Legambiente, realizzato con il contributo di Enel Green Power e in collaborazione con GSE, che racconta il successo delle fonti pulite e il cambiamento che sta avvenendo nel territorio italiano con numeri, storie e buone pratiche (sono 200 quelle raccolte sul sito). Nel Rapporto è significativo anche il dato relativo alle installazioni: sempre contando gli ultimi dieci anni, gli impianti da fonti rinnovabili sono passati da qualche centinaio a oltre un milione tra elettrici e termici. È cresciuto il contributo apportato dalle nuovi fonti rinnovabili (biomassa, fotovoltaico, eolico, geotermia, mini idroelettrico) alla produzione elettrica dal 2,6% (2006) al 22,7% (2016) rispetto ai consumi complessivi. Dati positivi arrivano anche dal territorio: crescono i comuni rinnovabili, passando da 356 (2005) a 7.978 (2016), oggi quindi in tutti i municipi italiani è installato almeno un impianto. Su 7.978 comuni, ben 3.021 producono più energia elettrica di quanta ne consumano le famiglie residenti, grazie a una o più fonti rinnovabili. Salgono invece a 40 i Comuni 100% rinnovabili. Sorprendente poi la crescita del solare, avvenuta anche senza incentivi: negli ultimi due anni sono stati realizzati 180 mila impianti solari fotovoltaici, pari al 25% di tutti quelli installati in Italia – per un totale di 1.310 MW installati. Analizzando i dati del rapporto di Legambiente, si può notare come siano in aumento i comuni che optano per l’eolico che arrivano a quota a 904. La potenza installata è in crescita, pari a 9.257 MW, con 282 MW in più rispetto al 2015. Questi impianti, secondo i dati di Terna, hanno permesso di produrre 17,5 TWh di energia, pari al fabbisogno elettrico di oltre 6,5 milioni di famiglie. Ottimi risultati anche per il solare, con ben 7.978 Comuni che si affidano a tale energia. Tra questi, il miglior risultato in termina di potenza installata su tetti e in relazione al numero di abitanti, arriva dal comune di Macra (CN), con una media di 165 MW/1.000 abitanti, seguito dal Comune di Fascia in provincia di Genova con una media di 76 MW/1.000 abitanti e 81 MW complessivi e dal Comune di Monterone (LC) con 63 MW ogni 1.000 abitanti. Per quanto riguarda invece il mini idroelettrico, siamo a quota 1.489 realtà territoriali che l’hanno adottato, per una potenza totale installata di 1.568 MW, in grado di produrre ogni anno oltre 6,2 TWh, pari al fabbisogno di energia elettrica di 2,3 milioni di famiglie. Crescono anche i municipi delle bioenergie che arrivano a quota 4.114 per una potenza installata complessiva di 5.490 MW elettrici, 1.534 MW termici e 415 kW frigoriferi. Infine, capitolo geotermia: sono 590 i Comuni per una potenza totale di 993 MW elettrici, 228,5 MW termici e 5,4 MW frigoriferi. Le buone pratiche Il convegno per la presentazione del Rapporto di Legambiente è stata anche l’occasione per consegnare una serie di premi legati alle buone pratiche proprio in ambito energetico. Il riconoscimento “Comune 100% rinnovabile” è stato assegnato al Comune di Cavalese. Qui sono almeno 102 gli impianti solari fotovoltaici per complessivi 1,1 MW di potenza installata su tetti e coperture che contribuiscono al raggiungimento del risultato di autosufficienza energetica. A questi si aggiunge un impianto mini idroelettrico da 706 kW, un impianto a biogas da 1 MW e un impianto a biomassa in cogenerazione da 1 MW elettrico e 23,5 MW termici connesso alla nuova centrale di teleriscaldamento, inaugurata a novembre 2016. Il Premio “Buona Pratica” è andato, invece, al Comune di Castellamare di Stabia (Na) dove l’Amministrazione, grazie ai fondi FESR, ha finanziato un’opera di efficientamento dell’Istituto Comprensivo “Luigi Denza” realizzando un impianto solare fotovoltaico da 9 kW, un impianto solare termico da 50 mq, e migliorando le prestazioni energetiche e di sicurezza dell’involucro edilizio. Gli importanti investimenti fatti sull’edifico esistente, oltre a portare benefici ambientali, permettono al Comune di poter risparmiare tra i 15 e i 20 mila euro in un anno. Premio “Rinnovabili e cibo di qualità” a tre aziende: la Società Agricola Arte, il Birrificio artigianale Lesster e la Nuova Sarda Industria Casearia. La Società Agricola Arte si trova in Puglia, tra Manfredonia e Cerignola in provincia di Foggia. Da giugno 2015 produce e commercializza prodotti biologici certificati avvalendosi di tecnologie agronomiche sostenibili e coltivando materie prime di altissima qualità e locali come ad esempio il grano duro Senatore Cappelli Bio, grano antico tipico e autoctono, il farro monococcum, utilizzando solo semina su sodo, una tecnica agronomica che permette di diminuire le lavorazioni sul terreno, ridurre il consumo di carburante, e allo stesso tempo le emissioni in atmosfera. In particolare, la produzione di energia elettrica supera abbondantemente i fabbisogni elettrici aziendali, il 90% dell’energia elettrica prodotta viene infatti immessa in rete. La componente termica viene totalmente utilizzata per soddisfare i diversi fabbisogni legati a: gestione biologica dei digestori (30%); uffici e spazi del personale (10%) e processo di essiccazione del digestato (60%), che avviene all’interno dell’azienda stessa. Il Birrificio artigianale Lesster, a Lugo di Grezzana (VR), nel territorio delle Lessinia, rifermenta tutte le birre in bottiglia, una pratica che dona una gasatura naturale e genuina. Il laboratorio Lesster è costituito da un impianto all’avanguardia con capacità produttiva di 5 hl e una batteria di fermentazione da 60 hl. Lesster, da marzo 2017, ha scelto di avere una fornitura di energia garantita 100% rinnovabile, contribuendo così a mantenere lo stato di salubrità del territorio. Premio anche per la Nuova Sarda Industria Casearia, azienda del Medio Campidano e Oristanese a conduzione familiare che ogni anno lavora 4 milioni di litri di latte ovi-caprino. L’azienda è una realtà fortemente innovativa e ha investito nel potenziale strategico liberato dalle tecnologie energetiche da fonte rinnovabile e pulita. Nel 2010 ha installato un impianto fotovoltaico e nel 2015 un impianto termodinamico. L’installazione dell’impianto fotovoltaico ha reso quasi autosufficiente lo stabilimento sul fronte dei consumi di energia elettrica. Con una potenza termica di picco di circa 460 kWt, l’impianto solare termodinamico è in grado di produrre fino a 600 kg/h di vapore, corrispondenti a 675 t/ anno. La struttura dell’impianto è posta ad un’altezza tale da consentire al gregge di pascolarvi al di sotto, trovando nutrimento e refrigerio. Tra i benefici conseguiti: risparmio dei costi dell’energia in bolletta (che sbloccano risorse per investimenti produttivi aziendali); risparmio di energia primaria (43 tonnellate/anno); meno inquinamento locale; ridotto impatto ambientale; contribuzione alla lotta ai cambiamenti climatici con 150 t/anno di CO2 non emesse in atmosfera.

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23 mag 2017

FORUM PA 2017 “Una nuova PA per lo sviluppo sostenibile”

di Roberto Lentini

La 28^ edizione della manifestazione, che vedrà riuniti tutti gli innovatori del mondo pubblico e privato, si terrà oggi nel nuovo Roma Convention Center “La Nuvola” . Apertura oggi con il Ministro della PA e della semplificazione Marianna Madia che presenterà la riforma della Pubblica Amministrazione, chiusura giovedì 25 maggio con il Commissario Straordinario per l’Attuazione dell’Agenda Digitale Diego Piacentini, passando dalla lectio magistralis di Jeffrey Sachs, Director of The Earth Institute della Columbia University, leader mondiale nello sviluppo sostenibile. Saranno tre giorni di grandi eventi di scenario, convegni tematici sulle politiche d’innovazione, tavoli di lavoro per i vertici delle amministrazioni e delle aziende, seminari di formazione gratuita quelli del FORUM PA 2017, la manifestazione sull’innovazione della Pubblica Amministrazione in programma dal 23 al 25 maggio al Roma Convention Center “La Nuvola”. Organizzata da FPA, società del gruppo Digital 360, la 28esima edizione sarà dedicata alla PA sostenibile: quale amministrazione serve per permettere all’Italia di raggiungere entro il 2030 i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile approvati dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite? Tra i tanti ospiti nell’agenda di FORUM PA 2017, ci saranno il Ministro dell’Economia e delle Finanze Piercarlo Padoan, il Ministro dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli,  il Ministro degli Affari regionali e della famiglia Enrico Costa, il Ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno Claudio De Vincenti, il Ministro dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare Gian Luca Galletti, il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Sandro Gozi, ma anche il Presidente ANAC Raffaele Cantone, il Sindaco di Roma Capitale Virginia Raggi e il Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. “Il tema di FORUM PA 2017 sarà la PA sostenibile – spiega Carlo Mochi Sismondi, Presidente di FPA – o meglio il ruolo che una PA davvero innovativa, cioè efficiente, digitale, aperta, collaborativa, può svolgere per rispondere a grandi questioni aperte, come il lavoro che non c’è, la sicurezza percepita come precaria, la tutela della salute, la qualità dell’ambiente, le disuguaglianze in crescita. Perché nessuno degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile SDGs può essere realizzato senza il contributo della Pubblica Amministrazione”. Il programma completo su www.forumpa2017.it

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06 apr 2017

Escludere la pianificazione ci renderà più poveri. E le generazioni future?

di Alessandro Graziano

L'urbanistica moderna come non forse tuti sanno è nata come strumento per migliorare la città industriali che erano diventate pericolose, malsane e invivibili. Interessante in tal senso è un fenomeno in atto in Australia e Nuova Zelanda sulla deregulation , ovvero su quel fenomeno che vuole uno sviluppo senza regole di pianificazione urbana. Un fenomeno con cui anche l'Italia combatte spesso, vedi gli ecomostri sulle nostre spiagge Tuttavia, oggi assistiamo a nuove politiche in Australia e Nuova Zelanda dove la pianificazione è vista come causa di problemi urbani, non una soluzione. La pianificazione urbana come un ostacolo, che rallenta presumibilmente la crescita economica ed è la ragione principale per l'alloggiamento insostenibile. Ma che cosa potrebbe significare questo approccio per il futuro sviluppo delle città australiane e non? Mentre la pianificazione urbana potrebbe aver perso gli obiettivi in questi decenni, la politica che emargina l'urbanistica ci espone a rischi sociali e ambientali a lungo termine. Le città in Australia e Nuova Zelanda si trovano ad affrontare sfide particolari: entrambi i paesi infatti sono fortemente urbanizzati, 89% e 86%, rispettivamente. Uno sguardo rapido sui modelli di utilizzo del suolo e sulle infrastrutture mostra che gli abitanti delle zone suburbane che del centro consolidato. Pertanto, la politica urbana in tali realtà deve affrontare la sfida di governare la Suburbia. Diversi fattori  spiegano questa avversione alla pianificazione.In primo luogo, molte aree urbane, sviluppate nell'ambito del sistema di pianificazione attuale, non hanno prodotto un ambiente molto vivibile. Piuttosto, l'ingegneria del traffico automobilistico  ha preso il sopravvento. Ad esempio molte aree di Auckland,  sono state progettate in modo tale che i residenti hanno poca scelta se utilizzare o meno l'auto. Sono di fatto obbligati ad usare l'auto privata per tutto. E grandi quantità di spazio sono assegnati a parcheggio per i veicoli privati.Questo è il risultato cumulativo di decenni di decisioni che hanno privilegiato il veicolo privato sul più sicuro ed efficiente il trasporto pubblico. I residenti vivono con le conseguenze di questa, e attuale politica. In secondo luogo, i ritardi nella approvazione di atti e norme di pianificazione sono noti per l'aggiunta di costi significativi e l'incertezza di sviluppo immobiliare. Ma lo sviluppo inefficiente di servizi non deve essere confuso con le regole di pianificazione eccessivamente severe.Le norme della pianificazione sono destinate a mitigare i danni ambientali e migliorare la qualità dello sviluppo. Invece di sbarazzarsi della pianificazione, i ritardi possono essere ridotti attraverso una miglior utilizzo  di risorse, formazione e gestione dei dipartimenti di pianificazione. Una buona pianificazione coinvolge i cittadini. E la politica urbana nazionale è importante per gestire l'uso del territorio e delle infrastrutture in modo diverso in città. Le Politiche non devono essere prescrittive. Esse possono anche consentire alle autorità locali di governare meglio con una maggiore devoluzione di capacità di potenza e di raccolta fondi.Ridimensionare la pianificazione urbana è una risposta comprensibile, ma troppo a breve termine. In molti casi, la pianificazione non ha emesso quello che aveva promesso. Sono necessarie misure per ridurre i ritardi e migliorare la qualità dell'ambiente costruito. Tuttavia, la politica che riduce semplicemente il ruolo della pianificazione può comportare costi significativi a lungo termine.Tale approccio ha elevati rischi di danni per l'ambiente, così come il trasporto terrestre e lo sviluppo non  coordinato. La generazione del futuro che vivrà nelle nostre città pagherà per questo.Cittadini informati sono essenziali per sostenere le buone decisioni di pianificazione e delle infrastrutture. Per il grande pubblico, tuttavia, le normative locali in materia di pianificazione urbanistica, infrastrutture e qualità ambientale sono dolorosamente noiose e incomprnesibili. Ma sono anche fondamentali nel plasmare la nostra vita quotidiana. Per chi non ha tempo di passare attraverso lunghi documenti di consultazione e piani, gruppi di difesa locale stanno conducendo il modo per tradurre al pubblico tali dati. In Italia sarebbero tradotti come urban center.  Zero Generation di Auckland è un buon esempio. Questa organizzazione sta sostenendo  l'equità intergenerazionale e la sostenibilità ambientale nella pianificazione  della città e dei  trasporti locali, con campagne mirate su progetti importanti e decisioni di pianificazione.Negoziare il trade-off e la politica di crescita urbana è sempre una sfida per la politica, ma l'impegno pubblico di qualità è fondamentale per costruire delle città che siano vivibili, accessibili e sostenibili per l'ambiente nel lungo termine.

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23 feb 2017

Anello ciclabile del lago di Garda: lo spettacolo a impatto zero

di Alessandro Graziano

Un unico itinerario di 140 km dedicato al cicloturismo lungo le sponde del Lago di Garda Sarà la pista più spettacolare d’Europa l’anello ciclabile del Garda, un’opera unica a livello mondiale di oltre 140 chilometri, integrata e connessa con altre importanti percorsi ciclabili. E' Garda by Bike, il progetto promosso e co-finanziato da Provincia autonoma di Trento, Regione Lombardia e Regione Veneto, la maxi pista ciclabile, che secondo il progetto presentato al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio dovrebbe essere completata entro il 2021, avrà un costo complessivo di 102 milioni di euro. Il duplice obiettivo è quello di potenziare l’attrattività turistica della zona del Garda e di favorire la mobilità sostenibile, mettendo in rete tutti i centri abitati della costa. Erano anni che si parlava della realizzazione di una pista ciclabile che percorresse l’intero periplo del Lago di Garda, unendo la sponda trentina a quella veronese e bresciana in un unico itinerario di 140 km dedicato al cicloturismo. Nel corso degli anni alcuni tratti ciclabili erano già stati terminati e aperti ai cicloturisti, come per esempio tra Torbole e Riva del Garda, dove si unisce alla ciclabile della Valle dei Laghi verso Salò. Finalmente l’intero progetto ha avuto il favore del ministero delle Infrastrutture e Trasporti.   La pista sarà il prolungamento di altri 4 km che vanno dalla zona Sud del paese a Capo Reamol, inaugurati nel maggio 2013, inoltre il nuovo tratto della pista ciclabile prevede parti a sbalzo e parti ricavate all’interno delle vecchie gallerie dismesse della Gardesana. Le immagini dei rendering del percorso per le due ruote, progettato dalla ATT di Salò,  la ciclabile che collegherà Capo Reamol con il confine trentino si candida a diventare un’attrazione turistica. Un intelligente investimento per un'infrastruttura territoriale unica nel suo genere e a impatto zero!

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28 gen 2017

A Parigi i primi minibus senza pilota.

di Alberto Garbin

A Parigi è iniziato da pochi giorni l'esperimento rivoluzionario che apre l'era dei veicoli autonomi in Francia. Sono stati infatti inaugurati lunedì scorso, i primi autobus a guida autonoma, che dovranno collegare la Gare d'Austerlitz e la Gare de Lyon, due delle più importanti stazioni di Parigi. Le navette, 100% elettriche, possono trasportare un massimo di 6 passeggeri e percorrono alla velocità massima di 7 km/h il breve tragitto che separa le due stazione e che attraversa il ponte Charles-de-Gaulle sulla Senna. I minibus saranno in servizio tutti i giorni dalle 14:00 alle 20:00 inizialmente fino al 7 aprile, utilizzano una combinazione di laser e telecamere che riescono a rilevare la presenza delle persone e degli oggetti intorno. Dopodichè, a seconda dei risultati ottenuti si deciderà se potenziare il servizio oppure no. Elisabeth Borne, capo della rete di trasporto di Parigi, definisce le navette EZ10, prodotte dalla società francese «Easymile», un mezzo rapido e innovativo ed è certa che in futuro autobus simili collegheranno il centro con le stazioni ferroviarie della periferia: «Immagino un giorno questi minibus parcheggiati vicino alle stazioni dei treni che portano le persone da una parte all'altra della città su richiesta dei passeggeri - dichiara entusiasta la Borne - Le navette non sostituiranno i bus, ma saranno un mezzo supplementare per rispondere ai bisogni della mobilità futura». I parigini sembrano aver accolto con favore i primi minibus senza pilota e il Comune ha già fatto sapere che i prossimi saranno installati già entro l'anno e percorreranno il tragitto che separa il Castello di Vincennes al Parc Floral.

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05 gen 2016

Stoccolma: metropolitana d’aMare

di Alessandro Graziano

Stoccolma città di 914.909 abitanti e con un'area metropolitana di 2.213.528 abitanti, è una della città europee con maggior attenzione all'ambiente e alla sostenibilità degli stili di vita urbani.  Ciò si traduce in qualità della vita, tra le più alte al mondo, e qualità della salute dell'ambiente urbano. La città ha quindi da sempre investito sul tema della mobilità urbana e sostenibile. Un po' di storia sui sistemi di trasporto esistenti è d'obbligo. La decisione di costruire una metropolitana cittadina fu presa nel lontano 1941. La prima parte della , attuale linea verde, fu  inaugurata nel 1950 con la conversione in metro di una ferrovia sotterranea costruita nel 1933. Negli anni seguenti la linea si è sviluppata fino a raggiungere la zona sud della città dove oggi si divide in tre rami. Nel 1952 fu costruita una nuova linea che collegava il centro città con i sobborghi a ovest della capitale. Mentre nel 1957 i due tratti di metropolitana furono uniti presso la fermata T-Centralen  sotto l'omonima stazione centrale  completando la linea verde. Nel 1964 iniziarono i lavori per la linea rossa e esolo nel 1975 quelli per la linea blu. Ad oggi il sistema conta tre linee per 108 km  e 100 stazioni, di cui 47 sotterranee e 53 in superficie. Oltre ciò la città integra il sistema con tre linee della ferrovia suburbana Pendeltåg, tre linee di metrotranvia (Nockebybanan, Lidingöbanan, e Tvärbanan), due ferrovie locali Roslagsbanan (a scartamento ridotto) e Saltsjöbanan, nonché una vasta rete di linee di autobus. La metro di Stoccolma, oltre alla bici ed i bus e taxi alimentati a carburanti ecologici o biogas fanno della città svedese una delle capitali della mobilità green. Si pensi che per disincentivare l’uso delle auto, si deve pagare un dazio qualora la si voglia utilizzare in città.  La metropolitana di Stoccolma è già d'amare con le sue cento stazioni di cui almeno novanta sono decorate e arricchite da opere d'arte. Ma adesso l'amministrazione comunale ha presentato un progetto pilota per realizzare delle line di metropolitana del mare.Ma gli svedesi non si accontentano e si sono pure inventati una sorta di metropolitana sull’acqua. Da mare! Si sta progettando un sistema di trasporti acquatici che colleghi la costa, lungo l’area metropolitana, in modo da costituire una metropolitana del mare. A realizzare questo interessante mezzo di trasporto saranno i ricercatori del KTH Royal Institute of Technology, con il progetto 365 Waterway. Facilitati anche dalla conformazione di Stoccolma fatta di isole e isolotti. Per intenderci, funzionerà come i traghetti sullo stretto di Messina, che si prendono in carico i treni e le auto trasportandoli fino all’altra costa. Così sarà per i mezzi pubblici o per le bici nella capitale svedese. Naturalmente i traghetti dovranno avere dimensioni e funzionalità diverse, a seconda delle esigenze dei passeggeri e del tipo di mezzo trasportato. Per realizzare un’efficiente sistema di interconnessione tra il trasporto via mare e via terra, occorrerà creare stazioni apposite di interscambio, e renderlo operativo pure d’inverno, quando l’acqua ghiaccia. Inoltre, sarannoprevisti tempi veloci per imbarcarsi e sbarcare, come nei vaporetti di Venezia.

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