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31 gen 2017

Non bastano restrizioni e ZTL: la CLASSIFICA delle città più inquinate nel 2016 secondo Legambiente

di Giulio Di Chiara

Il problema dell'inquinamento atmosferico si ripresenta oramai con una certa insistenza, adesso anche durante questi inverni localmente avari di precipitazioni. E anche l'orografia del territorio in certi territori non favorisce un buon ricircolo dell'aria. Ma in generale lo smog è un fardello per molte città di medio-grande dimensione e una delle cause principali è l'eccessiva presenza di veicoli in giro per le strade. Non a caso, sono diversi i capoluoghi di provincia che in questi giorni applicano forti restrizioni al traffico veicolare, attraverso divieti a varie categorie di mezzi, ztl e blocchi. A testimoniare questa situazione arriva  il report di Legambiente elaborato su dati Arpa 2016, stilato in base al tasso di inquinamento. Dall'analisi risulta che sono almeno 32 i capoluoghi di provincia italiani ad aver drasticamente superato la soglia limite di polveri sottili nel 2016. Dunque il limite di 35 giorni max previsti dalla legge con concentrazioni superiori ai 50 microgrammi al metro cubo, è stato ampiamente oltrepassato. Il Comune che ha trasgredito di più è Torino. Il capoluogo piemontese si attesta su 86 giorni di sforamenti. Secondo gradino del podio per Frosinone (85). Terzo posto riservato a Milano e Venezia a pari merito (73). Si continua con Vicenza (71), Padova e Treviso (68). Tra i capoluoghi di provincia vanno annoverati inoltre Pavia con 67 giorni Asti (66) Mantova Alessandria e Brescia (65) Cremona (64) Monza (61) Como (60) Terni (59) Grandi città come Napoli e Palermo si attestano rispettivamente su 57 e 44 giorni di sforamento annui. Chiudono il cerchio Bergamo (53), Lodi e Verona (51), Rimini e Vercelli (50), Benevento (45), Avellino (43), Piacenza (42), Roma (41), Reggio Emilia e Rovigo (40), Modena e Novara (39) per finire con Trieste (38). Trovate l'intero dossier cliccando qui

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30 gen 2017

Auto diesel messe al bando in 4 capitali

di Cristina Betti

Parigi, Madrid, Atene e, fuori Europa, Città del Messico: ecco le città che hanno deciso di togliere dalle loro strade entro il 2025 le auto diesel. Per contrastare i preoccupanti livelli di inquinamento, alcune capitali hanno deciso di optare, fra le altre, per una drastica soluzione: bandire le auto alimentate a diesel entro il 2025. Ma il diesel è davvero più inquinante dei motori a benzina? In realtà non sempre il diesel inquina più dei motori a benzina, molto dipende dal tipo di auto e dai filtri installati. Le ultime ricerche tendono ad affermare che i motori a benzina producono in generale un 15% in più di anidride carbonica, mentre quelli a gasolio più ossidi di azoto e polveri sottili, molto più dannose nella nostra vita cittadina.  Il filtro antiparticolato è ad oggi la tecnologia che aiuta di più a contrastare l'inquinamento provocato dalle auto a diesel, ma questo a quanto pare sembra non bastare alle capitali europee e non solo, specialmente dopo lo scandalo Dieselgate che ha coinvolto la Volkswagen e i suoi sistemi anti-inquinamento. Nel novembre dello scorso anno a Città del Messico si sono riuniti i sindaci del paese in rappresentanza di 600 milioni di abitanti: il cambiamento climatico in corso è il fattore a destare maggiore preoccupazione, ma anche l'aumentare delle malattie respiratorie e cardiovascolari ha portato alla decisione di eliminare le auto diesel dalle città. Scelta che ha fatto pensare anche l'Europa, dove si calcola che nel 2013 l'inquinamento atmosferico ha causato la morte di mezzo milione di individui. Le auto diesel rappresentano in Europa il 50% del parco auto circolante, non è quindi difficile capire perché si sia puntato all'eliminazione della circolazione dei mezzi a diesel entro il 2025, anche se molte case automobilistiche (fra cui Renault e Audi, oltre alla stessa Volkswagen) hanno deciso di dire addio al diesel entro il 2020. Vero è che un'alternativa al diesel non manca e nei prossimi anni, in vista dell'acquisto di un nuovo mezzo, non farà male dare un'occhiata alle auto elettriche e ad i nuovi modelli ibridi.  

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25 gen 2017

Una rivoluzione urbana per le nostre città: quali scelte attuare

di Annamaria Pace

Le virtuose politiche pubbliche sulla mobilità messe in opera dall’Amministrazione di New York Un esempio di come la trasformazione della città può essere avviata, anche in città notoriamente incentrate sull’uso dell’automobile, è dato dalla città di New York. Il lavoro svolto da  Janette Sadik-Khan, durante la sua carica di Commissario dei trasporti della città  di New York dal 2007 al 2013, ha determinato un grande cambiamento che crea notevoli spunti di riflessione sul futuro delle città. La città di New York possiede ora 400 miglia di nuove piste ciclabili, il più grande sistema di bike-sharing della Nazione, 60 nuove piazze, 728434 mq di percorsi pedonali e inoltre in 12 quartieri della città ci sono zone in cui il limite di velocità massima è di 30 km/h. Niente è stato facile poiché tutto ciò  è stato sottoposto a dure critiche da parte dell’opposizione. Nel nuovo libro di Janette Sadik-Khan, “Streetfight: Manuale per la rivoluzione urbana”, scritto insieme a Seth Solomonow, si racconta la storia di come è avvenuto il cambiamento e si descrive un programma adottabile anche in altre città del mondo. Di seguito sono riportate alcune parti dell’intervista realizzata dal magazine Citylab all’autrice. Come hai intuito che la giustizia sociale influenza proprio la pianificazione e il trasporto urbano? Le strade sono il luogo in cui si svolge la vita e la storia, ciò pone il trasporto al centro della vita politica, sociale e culturale della città. La mobilità fisica è direttamente correlata alla mobilità sociale quindi la creazione di strade sicure, percorribili e accessibili a tutti, indipendentemente dalla età, dal reddito, dalla capacità fisica, è una delle più importanti responsabilità di una città, ma è anche oggi una delle più trascurate. Nelle città le persone ancora considerano le biciclette come un fastidio. Oggi le bici sono diventate parte fondamentale delle infrastrutture di trasporto di New York. i Sindaci delle altre città, in relazione allo sviluppo economico, quali conoscenze dovrebbero acquisire riguardo al ruolo della bicicletta? Andare in bicicletta, camminare, utilizzare l’autobus, tutte queste attività sono mezzi di trasporto che possono essere connessi insieme efficacemente. Quando nelle città le biciclette sono percepite come un fastidio, spesso questo è solo un sintomo che  le strade hanno un disegno obsoleto e che in ultima analisi non sono utili a nessuno. Bonificare lo spazio stradale a favore delle biciclette, dei pedoni e degli autobus è un intervento che si riflette sull’economia e la vita sociale. Quindi, se volete che le strade siano migliori per tutti, si può iniziare con la costruzione di una pista ciclabile. Lei scrive che il rinnovamento della rete di trasporto non veicolare di New York era “sorprendentemente più economico rispetto ai miliardi di dollari che le città americane hanno speso ogni anno nella  costruzione di nuovi tram, linee di metropolitana e costruzioni di nuove strade e svincoli”. I Leader delle altre città come possono mettere in atto questo? Le strade pedonali, i percorsi in bicicletta e i percorsi preferenziali degli autobus, sono  alcune delle strategie meno costose per avviare questa trasformazione. Nei miei sei anni come Commissario, abbiamo investito 6 miliardi di dollari solo per la manutenzione della rete stradale. Tutte le piazze e le piste ciclabili che abbiamo costruito sono costate meno dell’1% del totale. La realizzazione di ciclabili e aree pedonali si realizza senza spendere ingenti somme di denaro perchè i materiali per la loro realizzazione, quali vernice e segnali stradali, sono in parte già presenti nei depositi delle città. Descrivi il ruolo degli autobus nella pianificazione urbana e perchè sono fondamentali per lo sviluppo della città. Molta gente pensa che il trasporto urbano, per generare una trasformazione positiva ed essere considerato efficace, debba essere costoso e realizzato su larga scala. Secondo molti dobbiamo ancora investire in ferrovie e metropolitane, ma gli autobus sono in grado di alterare l’equilibrio del  trasporto in pochi mesi e non in anni, quanto meno non negli anni di studio e di costruzione necessari per realizzare una ferrovia. A New York abbiamo lanciato una linea di Brt (bus rapid transit)  all’anno, per sette anni in tutti e cinque i distretti, ed il costo ed il tempo per fare ciò è costato una percentuale minima rispetto al tempo e al costo necessario per costruire una singola stazione della metropolitana. In tutto il mondo 33 milioni di persone prendono Bus Rapid Transit, in 200 città ed in tutti i continenti. Sappiamo  che il futuro del trasporto di massa urbano è l’autobus. All’inizio del libro si parla della necessità della “congestion charging”, la tassa che gli automobilisti   pagano  per guidare su strade nel centro città. Quanto è importante? Molte città americane rendendo più conveniente guidare nei centri città, con abbondanti e poco costosi parcheggi per le automobili, hanno trasformato i loro nuclei urbani in luoghi quasi impossibili da raggiungere. La tassa di ingresso in centro città che pagano gli automobilisti,  consente alle città di offrire l’itermodalità, cioè la possibilità di utilizzare bus, biciclette e camminare a piedi. Lei sostiene che “se non si  misura i dati, allora non si può gestire” Per quale motivo? L’analisi sul trasporto urbano è poco evoluta,  ci sono pochi parametri per determinare il successo di una strada o il suo fallimento. Eppure l’analisi di una strada fornisce molti dati, dalle opportunità economiche che offre, a che tipo di mezzo utilizzano le persone per spostarsi. Imparare a misurare la strada è la nuova frontiera del design e della progettazione degli spazi pubblici. Abbiamo appreso che le piazze, l’affitto di biciclette e le piste ciclabili generano preoccupazione  perché causerebbero ingorghi, metterebbero in pericolo il traffico e taglierebbero fuori dal mercato i negozi locali. Ma analizzando i dati  delle  ricevute fiscali  è emerso che, incentivando questi cambiamenti, le vendite al dettaglio migliorano nettamente. I dati sono fondamentali per convincere l’opinione pubblica. Per concludere, Frank Sinatra,parlando di New York, diceva che: “Se si può rifare qui, si può rifare ovunque.” Come possono le città più piccole e con meno risorse rispetto a New York, riuscire a diventare più sicure, meno congestionate e più sostenibili? Quando lavoravamo sul cambiamento di New York, la gente riteneva che fosse impossibile, che non avrebbe mai funzionato e che New York non è Amsterdam o Copenaghen. Abbiamo combattuto per ogni progetto, ogni metro quadrato di spazio sulla strada. Ora, quando viaggiamo in altre città, sentiamo commentare  che la strada non può cambiare perché, che “Non siamo a New York.” E’ una lotta di strada ovunque, ma penso che la vittoria di questa lotta fatta a New York ha implicazioni in tutto il mondo e mostra come, se si può cambiare la strada, si può cambiare il mondo. L’intervista completa la potete leggere nel seguente link: http://www.citylab.com/design/2016/03/janette-sadik-khan-book-handbook-urban-revolution/473145/ http://www.techinsider.io/janette-sadik-khan-on-transforming-city-streets-2016-3

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25 gen 2017

Melbourne: tram alimentati a energia solare entro il 2018

di Alessandro Gori

Il Governo dello Stato di Victoria (Australia) ha annunciato che l’intera rete tranviaria della città sarà alimentata esclusivamente da energia pulita, lanciando Melbourne ai vertici della sostenibilità energetica. Il Governo  del premier Daniel Andrews ha iniziato la progettazione di ampie centrali elettriche solari nel nord del Paese come parte del piano per ridurre le emissioni di CO2 dell’intero Stato di Victoria. Il progetto prevede la costruzione di campi solari per la produzione di 75Mw di energia e il termine dei lavori per la prima centrale sono previsti entro la fine del 2018. Lily D’ambrosio, il ministro dell’energia, sostiene che ben 35Mw dell’energia prodotta dai pannelli solari sarà utilizzata per alimentare la rete tranviaria di Melbourne.  Grazie a questo intervento l’emissione di gas serra di Victoria si ridurrebbe di 80mila tonnellate l’anno. L’investimento innovativo consisterà in circa 150 milioni di dollari australiani ed è prevista la creazione di 300 posti di lavoro nel settore. D’Ambrosio sostiene che ormai il costo degli impianti solari si sta dirigendo verso una progressiva diminuzione, e questo non può che favorire gli investimenti pubblici nella lotta all'inquinamento e al riscaldamento globale. La scelta di alimentare i tram di Melbourne con energia pulita è nata anche da motivazioni non esclusivamente pratiche. Infatti la vasta rete tranviaria è uno dei simboli e orgoglio della città e, sempre secondo Andrews, la creazione di un sistema di trasporto pubblico metropolitano alimentato esclusivamente a energia solare funzionerà da esempio a livello mondiale per tutte le altre città che vorranno seguirne le orme.

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24 gen 2017

Barcellona, il 60% delle strade sarà a vocazione pedonale. Le foto del primo quartiere restituito alle persone

di Amedeo Paladino

I mezzi a motore in città rappresentano un problema: inquinamento, rumore, incidentalità affliggono molte aree urbane in Italia, in Europa e nel mondo. Ma ci sono anche delle amministrazioni e dei cittadini virtuosi, che dopo la presa di coscienza dei problemi derivanti da una mobilità asservita alle auto, decidono di invertire la rotta. La città catalana di Barcellona sta intraprendendo un percorso che ha avuto inizio nel 2014 con la redazione del Piano Urbano della Mobilità: obiettivo è cambiare le modalità di spostamento dei propri cittadini, liberando sempre più spazio a favore dei pedoni e quindi degli spostamenti a piedi. Le linee guida del piano fissano degli obiettivi raggiungibili entro pochi anni: una riduzione del 21% del traffico privato e il cambiamento di destinazione d'uso del 60% delle strade dai mezzi a motore alle persone,  riducendo l'incidentalità e le emissioni di anidride carbonica del 30%. Non a caso il progetto cardine che è scaturito dal Piano della Mobilità si chiama "Riempiamo di vita le strade", che verrà implementato a partire dai distretti centrali e più congestionati della città. Il progetto definisce dei macro-isolati, superilles, che contraddistinguono già la trama urbanistica della città catalana, composta dal reticolato di strade progettato da Ildefonso Cerdà nell'800: all'interno la velocità dei veicoli è ridotta a 10 km all'ora su un'unica corsia, gli stalli della sosta sono eliminati agli incroci, privilegiando la mobilità pedonale e ciclistica e liberando prezioso spazio pubblico a favore delle persone; il traffico veicolare viene deviato nelle strade perimetrali fuori dalle superilles. La prima superilla è stata inaugurata nel quartiere Poblenou e costituisce un banco di prova per le successive implementazioni che coinvolgeranno altre zone della città, a cominciare dal distretto centrale di Eixample. La progettazione e la messa in opera delle superilles coinvolgono attivamente tutti i cittadini: critiche e proposte vengono dibattute attraverso incontri pubblici e riunioni e i cambiamenti che vengono apportati alla mobilità cittadina sono suscettibili di modifica anche attraverso consultazione popolare. Per la Superilla di Poblenou le risorse investite sono state quasi irrisorie: 55 mila euro per l'arredo urbano e il verde pubblico, gli stessi cittadini hanno avuto un ruolo attivo nella creazione dei nuovi spazi a vocazione pedonale.

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23 gen 2017

Il trasporto merci in Italia viaggia soprattutto su gomma

di Roberto Lentini

In questi giorni l'Anas ha diffuso i dati relativi all’Indice di Mobilità Rilevata (IMR) dell’Osservatorio del Traffico, analizzato lungo le principali infrastrutture italiane. Proprio in Sicilia il segmento dei mezzi pesanti, ha registrato un incremento del 18% a giugno è del 17,4% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, mentre invece il trasporto merci su ferro sta precipitando ai minimi storici. Eppure, secondo le direttive europee entro il 2030  il 30% delle merci dovrà viaggiare su rotaia. L’Italia è in netto ritardo, fanalino di coda d’Europa, con appena il 6% delle merci che transitano su rotaia. E negli ultimi 10 anni, il trasporto su rotaia ha perso il 40% di mercato. Colpa soprattutto degli ampi sussidi che gode  il trasporto su gomma. Come sappiamo i trasporti su gomma hanno anche un impatto negativo sull’ambiente e sulla qualità della vita dei cittadini dell’UE, poiché sono causa di circa un terzo del consumo energetico e delle emissioni totali di CO2 nell’UE . La promozione di modalità di trasporto efficienti e sostenibili, come il trasporto su rotaia piuttosto che su strada, permetterebbe di ridurre la dipendenza dell’Europa dall’importazione di petrolio e di ridurre l’inquinamento. Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, le emissioni di CO2 provenienti dal trasporto ferroviario sono 3,5 volte inferiori, per tonnellata-chilometro, a quelle prodotte dal trasporto su strada Modalità di trasporto più sostenibili favorirebbero, invece, non solo la diminuzione dei costi associati alla congestione stradale, destinati ad aumentare, secondo le stime attuali, di circa il 50 % nel 2050, raggiungendo i circa 200 miliardi di euro all’anno , ma anche la riduzione del numero di vittime (nel 2012, sono state 28 126 le vittime di incidenti stradali nell’UE, rispetto alle 36 vittime causate da incidenti ferroviari) Nel corso degli ultimi 15 anni, il trasporto merci su rotaia in Italia non è riuscito a rispondere in modo efficace alla competitività del trasporto su strada. Questo perchè gli spedizionieri mostrano una chiara preferenza per la rete stradale piuttosto che per quella ferroviaria dettata soprattutto da criteri economici e non in base alle priorità strategiche dell’UE. Per poter trasferire il trasporto delle merci dalle infrastrutture stradali a quelle ferroviarie, è dunque necessario far sì che il trasporto delle merci su rotaia nell’UE sia il più possibile competitivo. Diventa importante quindi migliorare e potenziare le infrastrutture soprattutto nelle aree urbane per garantire servizi superiori in quantità e qualità, evitando che queste diventino “colli di bottiglia”; potenziare le strutture terminali “core” delle infrastrutture ferroviarie per rilancio del traffico merci intermodale così come era stato enunciato dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio con la "Cura del Ferro". Ti potrebbe interessare: Mit e FS Italiane: la “cura del ferro” inizia con la nuova strategia di investimenti sulla rete ferroviaria

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10 gen 2017

VIDEO| Il futuro dei sistemi di smaltimento rifiuti è smart e SOTTOTERRA

di Giulio Di Chiara

Rifiuti di piccole, medie e grandi dimensioni, raccolta differenziata. Il sistema di smaltimento dei rifiuti è per tante città un problema, fatto di turni del personale, mezzi, decoro, pulizia e soprattutto inciviltà diffusa da parte di alcuni cittadini. I rifiuti sono in gran parte del mondo una risorsa e anche la loro raccolta sta diventando oggetto di sviluppo e ricerca. Vi mostriamo questo video che raffigura un sistema innovativo, interamente sotto terra, che consente di accogliere non solo il semplice sacchetto, ma anche discrete quantità di rifiuti (pensiamo ad esempio ai rifiuti di piccole/medie aziende) senza impattare sull'ambiente, senza possibilità di fuoriuscita di liquidi o odori a livello stradale. Inoltre, attraverso un sistema di riconoscimento tramite card, ogni cittadino viene abilitato all'utilizzo di questi contenitori intelligenti e in qualche modo monitorata la sua attività. Parallelamente, viene razionalizzata la fase di raccolta degli operatori ecologici che con appositi mezzi riescono a svolgere le proprie mansioni.

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01 lug 2016

L’originalità alla fermata del bus: quanto possiamo imparare dagli altri?

di Giulio Di Chiara

Quanti monumenti conta l'Italia probabilmente non lo sanno nemmeno al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.  Spesso tanti di essi non vengono valorizzati come meriterebbero o addirittura gravano in condizioni di degrado. La valorizzazione è spesso un tema molto sentito e in auge nei dibattiti che altrettanto spesso si arenano difronte alla mancanza di risorse. Con questo articolo vogliamo imparare dagli altri. Precisamente dagli austriaci. In foto, una parete trasparente di una fermata del trasporto pubblico riproduce il disegno di come era in origine questa porta storica, giocando con la prospettiva del monumento stesso. Un bel modo di utilizzare al meglio il tempo durante l'attesa del bus, in modo creativo, per niente invadente e sicuramente originale. In Italia quanto saremmo capaci di rispettare un'installazione del genere senza imbrattarla immediatamente con un "forza juve" o "ciccia ti amo" ? Ma soprattutto quanto sono aperti alle novità low cost i nostri amministratori? C'è sempre bisogno di spendere migliaia di euro per creare qualcosa di utile, efficace e bello? A volte basta copiare.  

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23 mar 2016

Torino: il futuro nella mobilità sostenibile

di Alessandro Graziano

articolo di Alberto Garbin Durante il convegno “Il futuro della mobilità sostenibile” tenutosi nell’Aula Magna del Politecnico di Torino lo scorso 18 Marzo, a cui erano presenti molti rappresentanti istituzionali tra cui il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, il Sindaco di Torino Piero Fassino e l’assessore ai trasporti Claudio Lubatti, è stato presentato il nuovo servizio di car sharing elettrico BlueTorino, dal Gruppo Bollorè, azienda leader del settore dei trasporti e della logistica (all’estero è un servizio già attivo da alcuni anni in città europee ed americane tra cui Parigi, Lione, Bordeaux e Indianapolis). L’intenzione dell’azienda e della Città di Torino è di mettere a disposizione dei cittadini inizialmente 23 auto elettriche e 5 colonnine di ricarica, che diventeranno entro la fine dell’anno rispettivamente 150 auto e 250 colonnine. Nei piani dell’azienda entro il 2017 si avranno 400 vetture e 700 colonnine che copriranno una grande parte del territorio comunale. Le auto che verranno utilizzate per il servizio (che partirà a marzo 2016) hanno una autonomia di 250 km, più che sufficienti per coprire gli spostamenti all’interno della città e potranno essere ricaricate nelle apposite stazioni gestite da BlueTorino, inoltre, le auto potranno essere guidate anche dai neopatentati. Il costo dell’abbonamento è pari a 5,50€ al mese con una tassa di registrazione di 10€ più il costo opzionale per la prenotazione dei parcheggi, il tutto comodamente gestito tramite app per smartphone.   Il cuore di queste vetture, assemblate nello stabilimento di Bairo, nel Canavese, risiede nelle nuove batterie LMP (litio metal polimer) che consentono una capacità energetica di 30kw/ora e quindi una maggiore autonomia e che potranno, alla fine del loro ciclo vitale, essere riciclate. Il sindaco di Torino pensa che il car sharing elettrico potrà rafforzare il sistema della mobilità della città contribuendo quindi agli obbiettivi che da sempre contraddistinguono il suo operato, ovvero incrementare l’offerta di mezzi alternativi all’auto privata. Mentre per l’assessore all’ambiente Enzo Lavolta, questo progetto punta a ridurre l’impatto ambientale della mobilità privata e rappresenta un contributo importante anche per l’economia visto che la produzione è locale. Il ministro Delrio, durante la conferenza, ha ricordato gli investimenti per il trasporto pubblico che sono stati messi in campo negli ultimi anni e che continueranno in futuro, ma che il raggiungimento degli obiettivi di riduzione del traffico veicolare  e dell’inquinamento devono passare anche attraverso nuove abitudini delle persone nella vita di tutti i giorni in relazione ad un cambiamento culturale e nuove forme di mobilità sostenibile.

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22 mar 2016

Dove ti butto? Le bottiglie di plastica adornano le aiuole

di Giulio Di Chiara

Le nostre città sono spesso invase da rifiuti e gli stessi cittadini non sempre credono alla raccolta differenziata, specie al sud, dove le percentuali di riciclo non sono perfettamente allineate al resto del paese. Negli ultimi anni sono stati introdotti nelle nostre vie anche dei riciclatori di plastica che in cambio delle bottiglie di scarto ci consegnano dei buoni sconto o contribuiscono ad una raccolta punti per godere di sgravi fiscali o altri vantaggi.   La sensazione oramai diffusa è che qualsiasi elemento di scarto sia una risorsa, anche se non tutti i territori sembrano averlo compreso. Comunque sia, oggi volevo riportare all'attenzione un utilizzo alternativo della plastica, finalizzato all'arredo urbano. Qui ci troviamo a Ragusa, in Sicilia: La plastica di risulta da bottiglie e contenitori è stata tagliata, piegata e a volte lavorata per creare un arredo urbano al di sopra di un'aiuola. L'effetto è assolutamente gradevole. Immaginiamo che il Comune abbia avviato una collaborazione con scuole o artigiani, promotori dell'iniziativa e curatori di questo spicchio di città. In generale ci sembra un bel modo di riqualificare piccole parti di città sfruttando l'energia e le competenze provenienti dal territorio, promuovendo contestualmente un messaggio volto al bello e al riuso dei materiali di scarto.  

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