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23 feb 2017

Anello ciclabile del lago di Garda: lo spettacolo a impatto zero

di Alessandro Graziano

Un unico itinerario di 140 km dedicato al cicloturismo lungo le sponde del Lago di Garda Sarà la pista più spettacolare d’Europa l’anello ciclabile del Garda, un’opera unica a livello mondiale di oltre 140 chilometri, integrata e connessa con altre importanti percorsi ciclabili. E' Garda by Bike, il progetto promosso e co-finanziato da Provincia autonoma di Trento, Regione Lombardia e Regione Veneto, la maxi pista ciclabile, che secondo il progetto presentato al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio dovrebbe essere completata entro il 2021, avrà un costo complessivo di 102 milioni di euro. Il duplice obiettivo è quello di potenziare l’attrattività turistica della zona del Garda e di favorire la mobilità sostenibile, mettendo in rete tutti i centri abitati della costa. Erano anni che si parlava della realizzazione di una pista ciclabile che percorresse l’intero periplo del Lago di Garda, unendo la sponda trentina a quella veronese e bresciana in un unico itinerario di 140 km dedicato al cicloturismo. Nel corso degli anni alcuni tratti ciclabili erano già stati terminati e aperti ai cicloturisti, come per esempio tra Torbole e Riva del Garda, dove si unisce alla ciclabile della Valle dei Laghi verso Salò. Finalmente l’intero progetto ha avuto il favore del ministero delle Infrastrutture e Trasporti.   La pista sarà il prolungamento di altri 4 km che vanno dalla zona Sud del paese a Capo Reamol, inaugurati nel maggio 2013, inoltre il nuovo tratto della pista ciclabile prevede parti a sbalzo e parti ricavate all’interno delle vecchie gallerie dismesse della Gardesana. Le immagini dei rendering del percorso per le due ruote, progettato dalla ATT di Salò,  la ciclabile che collegherà Capo Reamol con il confine trentino si candida a diventare un’attrazione turistica. Un intelligente investimento per un'infrastruttura territoriale unica nel suo genere e a impatto zero!

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16 feb 2017

Italia: il paese più inquinato dell’Europa occidentale

di Alessandra Santoni

Che in Italia si respiri l'aria peggiore di tutta l'Europa occidentale sarebbe una notizia che proprio la stampa italiana dovrebbe riportare a caratteri cubitali. E invece no: laddove i giornali di tutto il mondo hanno diffuso i preoccupanti dati dello studio della Oms, considerato il più dettagliato finora mai condotto sull'argomento (qui potete leggerlo per intero), ponendo addirittura un particolare accento sul proprio stato di salute locale, l'Italia si è per lo più limitata a dare la notizia più "generale" diffusa dall'organizzazione sanitaria mondiale: il 92% delle persone sulla terra (più di 9 persone su 10) respira aria troppo inquinata, con la conseguenza di milioni di morti, soprattutto tra anziani, bambini e donne in stato di gravidanza. Come si può vedere dalla mappa il Bel paese è proprio messo malissimo: il colore verde, corrispondente alle zone pulite, non tocca nessun luogo d'Italia, a differenza di paesi come Francia, Spagna (sebbene non in dosi massicce, anche se il colore prevalente è almeno il giallo, che in Italia è presente in minima parte al sud e in Sardegna) e soprattutto Gran Bretagna e Paesi Scandinavi, i quali infatti portano avanti da molti anni politiche coraggiose in fatto di ambiente. Il territorio italiano è avvolto prevalentemente nel colore arancione, che è l'ultimo step prima del colore rosso, quello delle zone fortemente inquinate e che caratterizza paesi come Cina e India, e che in Italia fa da padrone sull'intera area della Pianura Padana, la quale raggiunge l'infame primato di essere una delle aree più inquinate dell'intero continente europeo. Giusto per ribadire il concetto, riportiamo le parole di Maria Neira, direttore del dipartimento Salute pubblica e fattori ambientali e sociali della salute della Oms: L'inquinamento dell'aria è oggi il peggiore rischio ambientale per la salute, responsabile della morte di una persona su 9, e sta continuando a crescere, compromettendo le economie e la nostra qualità di vita: si tratta di un'emergenza sanitaria. Quindi, per concludere, è difficile smuovere l'opinione e lo sdegno pubblico su un problema così grave, se la sola informazione data è quella di un grosso problema che riguarda tutti, mica solo noi: però, la notizia che questo mondo è inquinato non ci dice niente di particolarmente nuovo, ma uno zoom, spietato ma necessario, sulla nostra situazione ci dovrebbe far aprire gli occhi e far venire voglia di riflettere (o forse di scappare a gambe levate). I morti di PM10 e PM2.5 in Europa si concentrano in Italia: già nel 2012 sono stati 85mila gli italiani che hanno perso la vita per questo motivo.

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09 feb 2017

Muschio contro l’inquinamento: Cracovia lo sperimenta!

di Alessandro Graziano

La città polacca, sperimenterà su larga scala delle pareti in muschio per purificare l'aria Il "city tree" disegnato dalla società Green City Solutions è stato il vincitore dello Smogathon 2016, la maratone contro lo smog. Le pareti in muschio alte 4 metri, lunghe 3 metri e spesse un metro oltre la piantumazione a muschio comprendono al loro interno un sistema di irrigazione e dei sensori per la misurazione dell'inquinamento dell'aria. Un sorta di mega spugna vegetale, che fa da filtro ai veleni che respiriamo e li trasforma in nutrimento! Il prezzo di tale prototipo è di circa 25.000 € e permetterà, secondo i calcoli biochimici, di sortire l'effetto di 275 alberi in un ambiente naturale, che non troverebbero spazio nelle nostre dense e costruite città.  Quindi come si costruiscono grattacieli per allocare appartamenti e uffici l'idea delle pareti di muschio verticali ricalca il risparmio di spazio e la massima resa del suolo. Nel futuro potremmo quindi veder nascere foreste di muschio tra automobili parcheggiate e grattacieli!

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07 feb 2017

Al via la progettazione della rete ciclabile in Sardegna

di Fabio Nicolosi

A un anno e mezzo dall'avvio del percorso di progettazione dal basso che ha coinvolto 65 associazioni, 209 enti locali, gli Assessorati al Turismo, all'Agricoltura, all'Ambiente e agli Enti Locali, l'Enas e l'agenzia Forestas, la Giunta ha approvato lo studio preliminare predisposto dall'Arst in collaborazione con l'Università di Cagliari stanziando i primi 15 milioni di euro. Lo studio, presentato in conferenza stampa dall'assessore dei Lavori Pubblici Paolo Maninchedda, è il documento essenziale per poter procedere ai bandi di progettazione e poi di esecuzione dei lavori e accoglie le indicazioni che la Regione aveva dato ad Arst: utilizzare il più possibile i tracciati della rete ferroviaria dismessa e garantire il maggior livello di sicurezza e il minor impatto ambientale possibili. L'assessore del Turismo, Artigianato e Commercio Francesco Morandi, che ha partecipato alla conferenza stampa insieme all'amministratore unico di Arst Franco Marras, ha definito il Piano la più grande infrastruttura turistica mai realizzata in Sardegna. MEZZO DI TRASPORTO E PRODUTTORE DI RICCHEZZA SOSTENIBILE - "I primi 5 itinerari vanno a gara entro l'anno e sono ben distribuiti in tutta la Sardegna, dal nord al centro fino al sud. La cosa interessante è che connettono da subito circuiti extraurbani con circuiti urbani, questo è l'obiettivo che realizzeremo con i primi 15 milioni. Per completare i 1400 chilometri mancanti competeremo con gli altri Stati europei e le altre regioni italiane sulle risorse europee che finanziano soltanto chi ha pianificazione avanzata", ha spiegato l'assessore Maninchedda. "La bicicletta non è più solo uno strumento di svago: è un mezzo di trasporto ma anche un produttore di ricchezza sostenibile e di salute. È stato stimato che un euro investito in ciclabilità restituisca un euro di ricaduta economica nel comparto turistico, cioè ha un ritorno altissimo. Credo però che rafforzare l'utilizzo della bicicletta significhi anche rafforzare una vision della vita più sostenibile, più lenta e più bella, molto compatibile col paradiso in cui viviamo". PROGETTO STRATEGICO ED ESEMPLARE - "È il più importante progetto di infrastrutturazione turistica che la regione abbia mai visto, un esempio di come si può lavorare insieme ai territori ottenendo risultati significativi funzionali allo sviluppo - ha detto l'assessore Francesco Morandi -. Con la rete ciclabile della Sardegna, oltre 2000 chilometri di percorsi, possiamo costruire un prodotto legato a sostenibilità, crescita economica delle zone interne e a destagionalizzazione, realmente complementare al 'marino balneare'. La domanda esiste e risponde alle esigenze di un mercato sempre più competitivo. Perciò è fondamentale connettere le piste a porti e aeroporti, alle grandi città e alle altre modalità di trasporto. Il progetto di ciclovie promosso dalla Regione si lega perfettamente ai grandi eventi, come la partenza del Giro d'Italia, nell'ottica di costruzione di un'offerta concreta e fruibile per dodici mesi all'anno". L'amministratore unico Franco Marras ha spiegato che "l'Arst partecipa al progetto di costruzione delle ciclovie nell'ottica di integrare la mobilità tradizionale su gomma con altri sistemi. Con l'ammodernamento del parco rotabile sarà più semplice trasportare le biciclette a bordo dei bus e dei treni e quindi poter usufruire con maggiore facilità di tutti i percorsi ciclabili sull'intero territorio regionale". CARATTERISTICHE DELLA RETE - La rete complessiva si sviluppa per più di 2000 km lungo i cinque itinerari previsti dall'Atlante Ciclistico della Sardegna (Itinerario Sud, Itinerario Ovest, Itinerario Nord Ovest, Itinerario Nord Est, Itinerario Est); in particolare è prevista una rete principale (costituita da tre dorsali: centrale 300 km, costiera occidentale 630 km, costiera orientale 580 km) e una rete secondaria per 1200 km. Il costo totale è stato stimato in 225 milioni di euro: i finanziamenti necessari a realizzare per intero l'intervento saranno intercettati anche dai fondi europei, per accedere ai quali era indispensabile dotarsi di un Piano. La rete sarà ora sottoposta alla verifica dei requisiti previsti per far parte della rete Eurovelo, composta da 14 ciclovie in tutti i Paesi europei per un totale di 70mila chilometri di cui 45mila già realizzati e attrezzati. Finora la Sardegna non era dotata di una normativa che definisse le caratteristiche che devono possedere le piste ciclabili, né di uno strumento pianificatorio per il coordinamento e la individuazione degli interventi di realizzazione degli itinerari ciclabili. I PRIMI INTERVENTI IN PROGRAMMA - All'interno della rete regionale, Università e Arst hanno individuato 42 itinerari per un totale di 1916,60 km, che vanno a comporre le diverse direttrici regionali. Di questi 42 sono stati studiati i primi 24, che coprono il 57,5% (1.103 km) della rete complessiva in base ad alcuni criteri di priorità (per esempio connessione ai gate di porti e aeroporti, interconnessione con parchi e ambiti di interesse naturalistico). Con 8 milioni del Piano infrastrutture saranno finanziate le 5 direttrici dell'area non urbana per un totale di 677 chilometri e 13 itinerari. Con i 7 milioni del Por Fesr 2014-2020 sarà garantito il collegamento tra le città e la rete ciclabile regionale. Ecco il dettaglio degli interventi e dei relativi finanziamenti:

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07 feb 2017

Muoversi in bici in una città collinare è possibile: San Francisco ci fornisce un esempio

di Annamaria Pace

I dislivelli altimetrici presenti in alcune città del mondo non sono un ostacolo per l’utilizzo della bicicletta: un interessante esempio è dato dalla città statunitense di San Francisco in California. San Francisco è la seconda città degli Stati Uniti, dopo New York, più densamente popolata ed è anche molto famosa per la morfologia del suo territorio prevalentemente collinare, infatti si contano più di 50 colline, che danno il nome a molti quartieri: Nob Hill, Pacific Heights, Russian Hill, Potrero Hill e Telegraph Hill. La città essendo affacciata sull'oceano ha un clima che presenta in inverno freddo, pioggia e vento e in estate, a causa dell’umidità proveniente dal mare, si verifica il fenomeno della nebbia: nonostante ciò, San Francisco  è attraversata da una fitta rete di bike lanes (piste ciclabili) che consentono di raggiungere ogni parte della città attraverso percorsi studiati per rendere meno faticoso il tragitto. Il segreto per fare un percorso pianeggiante in una città in cui ci sono notevoli pendenze altimetriche, è quello di attraversare la città secondo percorsi tortuosi chiamati  wiggles. Sono state create molte guide ed applicazioni web che indicano, a secondo della destinazione da raggiungere, il percorso più pianeggiante da percorrere mediante percorsi a serpentina (wiggles), che con un andamento  curvilineo e sinuoso permettono di raggiungere la destinazione senza fatica. Alcuni dei percorsi hanno il vantaggio di essere realizzati in corrispondenza di strade che non vengono percorse solitamente dalle automobili. Google Maps  evidenzia i profili altimetrici e la sezione del terreno, selezionando i percorsi pianeggianti, così visualizzando nella  mappa il profilo altimetrico “meno faticoso” si può scegliere la scalata e la discesa totale relativa ai percorsi in elevazione per ogni percorso da fare in bicicletta. Inoltre, a San Francisco, quando si è stanchi di pedalare c’è anche la possibilità di mettere la bici sui mezzi pubblici: infatti in molte città collinari gli autobus pubblici hanno rastrelliere nella parte anteriore o posteriore oppure in alternativa è possibile portare la bici nella metropolitana. Esistono in commercio biciclette elettriche a pedalata assistita con cui è possibile superare le salite molto ripide. Questa soluzione offre numerosi  vantaggi ai ciclisti più anziani o meno in forma, oppure quando si verificano condizioni particolari, per esempio con venti contrari, o quando si deve percorrere lunghe distanze. Ma se  proprio durante il tragitto c’è una salita che va oltre le proprie possibilità, allora la soluzione è camminare a piedi spingendo la bicicletta, così come fanno gli abitanti di San Francisco. Un dato interessante è che nella città californiana si presta  molta attenzione alla mobilità ciclistica in ambito urbano. Nel 2016 è stato realizzato il primo intervento artistico su strada della città, realizzato dall’artista locale, Kristin Farr, di fronte ad un bar in cui spesso sono allestite mostre d’arte. L’intervento è stato collocato nello spazio dedicato al parcheggio di automobili che dopo l’intervento è stato trasformato in un parcheggio per le biciclette. Questa iniziativa è partita dal SFMTA (Ente municipale dei trasporti della città di San Francisco)  con l’obiettivo di supportare le imprese e gli artisti locali, e contemporaneamente  incoraggiare più persone ad andare in giro in bicicletta. Iniziative come queste mettono in evidenza il lato creativo delle comunità e consentono di  utilizzare in modo diverso lo spazio pubblico, attraverso la promozione e il coinvolgimento  delle imprese locali, degli artisti e del trasporto sostenibile. [La foto in evidenza in questo articolo mostra una critical mass svoltasi a San Francisco: si tratta di un raduno di biciclette che, sfruttando la forza del numero (massa), invadono le strade normalmente usate dal traffico automobilistico.] Bibliografia: http://www.betterbybicycle.com/2014/08/how-to-maximise-your-cycling-when-faced.html https://www.sfmta.com/news/press-releases/san-francisco-unveils-one-kind-mural-asphalt http://hoodline.com/2016/03/san-francisco-s-first-on-street-mural-underway-at-madrone                      

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31 gen 2017

Non bastano restrizioni e ZTL: la CLASSIFICA delle città più inquinate nel 2016 secondo Legambiente

di Giulio Di Chiara

Il problema dell'inquinamento atmosferico si ripresenta oramai con una certa insistenza, adesso anche durante questi inverni localmente avari di precipitazioni. E anche l'orografia del territorio in certi territori non favorisce un buon ricircolo dell'aria. Ma in generale lo smog è un fardello per molte città di medio-grande dimensione e una delle cause principali è l'eccessiva presenza di veicoli in giro per le strade. Non a caso, sono diversi i capoluoghi di provincia che in questi giorni applicano forti restrizioni al traffico veicolare, attraverso divieti a varie categorie di mezzi, ztl e blocchi. A testimoniare questa situazione arriva  il report di Legambiente elaborato su dati Arpa 2016, stilato in base al tasso di inquinamento. Dall'analisi risulta che sono almeno 32 i capoluoghi di provincia italiani ad aver drasticamente superato la soglia limite di polveri sottili nel 2016. Dunque il limite di 35 giorni max previsti dalla legge con concentrazioni superiori ai 50 microgrammi al metro cubo, è stato ampiamente oltrepassato. Il Comune che ha trasgredito di più è Torino. Il capoluogo piemontese si attesta su 86 giorni di sforamenti. Secondo gradino del podio per Frosinone (85). Terzo posto riservato a Milano e Venezia a pari merito (73). Si continua con Vicenza (71), Padova e Treviso (68). Tra i capoluoghi di provincia vanno annoverati inoltre Pavia con 67 giorni Asti (66) Mantova Alessandria e Brescia (65) Cremona (64) Monza (61) Como (60) Terni (59) Grandi città come Napoli e Palermo si attestano rispettivamente su 57 e 44 giorni di sforamento annui. Chiudono il cerchio Bergamo (53), Lodi e Verona (51), Rimini e Vercelli (50), Benevento (45), Avellino (43), Piacenza (42), Roma (41), Reggio Emilia e Rovigo (40), Modena e Novara (39) per finire con Trieste (38). Trovate l'intero dossier cliccando qui

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30 gen 2017

Auto diesel messe al bando in 4 capitali

di Cristina Betti

Parigi, Madrid, Atene e, fuori Europa, Città del Messico: ecco le città che hanno deciso di togliere dalle loro strade entro il 2025 le auto diesel. Per contrastare i preoccupanti livelli di inquinamento, alcune capitali hanno deciso di optare, fra le altre, per una drastica soluzione: bandire le auto alimentate a diesel entro il 2025. Ma il diesel è davvero più inquinante dei motori a benzina? In realtà non sempre il diesel inquina più dei motori a benzina, molto dipende dal tipo di auto e dai filtri installati. Le ultime ricerche tendono ad affermare che i motori a benzina producono in generale un 15% in più di anidride carbonica, mentre quelli a gasolio più ossidi di azoto e polveri sottili, molto più dannose nella nostra vita cittadina.  Il filtro antiparticolato è ad oggi la tecnologia che aiuta di più a contrastare l'inquinamento provocato dalle auto a diesel, ma questo a quanto pare sembra non bastare alle capitali europee e non solo, specialmente dopo lo scandalo Dieselgate che ha coinvolto la Volkswagen e i suoi sistemi anti-inquinamento. Nel novembre dello scorso anno a Città del Messico si sono riuniti i sindaci del paese in rappresentanza di 600 milioni di abitanti: il cambiamento climatico in corso è il fattore a destare maggiore preoccupazione, ma anche l'aumentare delle malattie respiratorie e cardiovascolari ha portato alla decisione di eliminare le auto diesel dalle città. Scelta che ha fatto pensare anche l'Europa, dove si calcola che nel 2013 l'inquinamento atmosferico ha causato la morte di mezzo milione di individui. Le auto diesel rappresentano in Europa il 50% del parco auto circolante, non è quindi difficile capire perché si sia puntato all'eliminazione della circolazione dei mezzi a diesel entro il 2025, anche se molte case automobilistiche (fra cui Renault e Audi, oltre alla stessa Volkswagen) hanno deciso di dire addio al diesel entro il 2020. Vero è che un'alternativa al diesel non manca e nei prossimi anni, in vista dell'acquisto di un nuovo mezzo, non farà male dare un'occhiata alle auto elettriche e ad i nuovi modelli ibridi.  

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25 gen 2017

Una rivoluzione urbana per le nostre città: quali scelte attuare

di Annamaria Pace

Le virtuose politiche pubbliche sulla mobilità messe in opera dall’Amministrazione di New York Un esempio di come la trasformazione della città può essere avviata, anche in città notoriamente incentrate sull’uso dell’automobile, è dato dalla città di New York. Il lavoro svolto da  Janette Sadik-Khan, durante la sua carica di Commissario dei trasporti della città  di New York dal 2007 al 2013, ha determinato un grande cambiamento che crea notevoli spunti di riflessione sul futuro delle città. La città di New York possiede ora 400 miglia di nuove piste ciclabili, il più grande sistema di bike-sharing della Nazione, 60 nuove piazze, 728434 mq di percorsi pedonali e inoltre in 12 quartieri della città ci sono zone in cui il limite di velocità massima è di 30 km/h. Niente è stato facile poiché tutto ciò  è stato sottoposto a dure critiche da parte dell’opposizione. Nel nuovo libro di Janette Sadik-Khan, “Streetfight: Manuale per la rivoluzione urbana”, scritto insieme a Seth Solomonow, si racconta la storia di come è avvenuto il cambiamento e si descrive un programma adottabile anche in altre città del mondo. Di seguito sono riportate alcune parti dell’intervista realizzata dal magazine Citylab all’autrice. Come hai intuito che la giustizia sociale influenza proprio la pianificazione e il trasporto urbano? Le strade sono il luogo in cui si svolge la vita e la storia, ciò pone il trasporto al centro della vita politica, sociale e culturale della città. La mobilità fisica è direttamente correlata alla mobilità sociale quindi la creazione di strade sicure, percorribili e accessibili a tutti, indipendentemente dalla età, dal reddito, dalla capacità fisica, è una delle più importanti responsabilità di una città, ma è anche oggi una delle più trascurate. Nelle città le persone ancora considerano le biciclette come un fastidio. Oggi le bici sono diventate parte fondamentale delle infrastrutture di trasporto di New York. i Sindaci delle altre città, in relazione allo sviluppo economico, quali conoscenze dovrebbero acquisire riguardo al ruolo della bicicletta? Andare in bicicletta, camminare, utilizzare l’autobus, tutte queste attività sono mezzi di trasporto che possono essere connessi insieme efficacemente. Quando nelle città le biciclette sono percepite come un fastidio, spesso questo è solo un sintomo che  le strade hanno un disegno obsoleto e che in ultima analisi non sono utili a nessuno. Bonificare lo spazio stradale a favore delle biciclette, dei pedoni e degli autobus è un intervento che si riflette sull’economia e la vita sociale. Quindi, se volete che le strade siano migliori per tutti, si può iniziare con la costruzione di una pista ciclabile. Lei scrive che il rinnovamento della rete di trasporto non veicolare di New York era “sorprendentemente più economico rispetto ai miliardi di dollari che le città americane hanno speso ogni anno nella  costruzione di nuovi tram, linee di metropolitana e costruzioni di nuove strade e svincoli”. I Leader delle altre città come possono mettere in atto questo? Le strade pedonali, i percorsi in bicicletta e i percorsi preferenziali degli autobus, sono  alcune delle strategie meno costose per avviare questa trasformazione. Nei miei sei anni come Commissario, abbiamo investito 6 miliardi di dollari solo per la manutenzione della rete stradale. Tutte le piazze e le piste ciclabili che abbiamo costruito sono costate meno dell’1% del totale. La realizzazione di ciclabili e aree pedonali si realizza senza spendere ingenti somme di denaro perchè i materiali per la loro realizzazione, quali vernice e segnali stradali, sono in parte già presenti nei depositi delle città. Descrivi il ruolo degli autobus nella pianificazione urbana e perchè sono fondamentali per lo sviluppo della città. Molta gente pensa che il trasporto urbano, per generare una trasformazione positiva ed essere considerato efficace, debba essere costoso e realizzato su larga scala. Secondo molti dobbiamo ancora investire in ferrovie e metropolitane, ma gli autobus sono in grado di alterare l’equilibrio del  trasporto in pochi mesi e non in anni, quanto meno non negli anni di studio e di costruzione necessari per realizzare una ferrovia. A New York abbiamo lanciato una linea di Brt (bus rapid transit)  all’anno, per sette anni in tutti e cinque i distretti, ed il costo ed il tempo per fare ciò è costato una percentuale minima rispetto al tempo e al costo necessario per costruire una singola stazione della metropolitana. In tutto il mondo 33 milioni di persone prendono Bus Rapid Transit, in 200 città ed in tutti i continenti. Sappiamo  che il futuro del trasporto di massa urbano è l’autobus. All’inizio del libro si parla della necessità della “congestion charging”, la tassa che gli automobilisti   pagano  per guidare su strade nel centro città. Quanto è importante? Molte città americane rendendo più conveniente guidare nei centri città, con abbondanti e poco costosi parcheggi per le automobili, hanno trasformato i loro nuclei urbani in luoghi quasi impossibili da raggiungere. La tassa di ingresso in centro città che pagano gli automobilisti,  consente alle città di offrire l’itermodalità, cioè la possibilità di utilizzare bus, biciclette e camminare a piedi. Lei sostiene che “se non si  misura i dati, allora non si può gestire” Per quale motivo? L’analisi sul trasporto urbano è poco evoluta,  ci sono pochi parametri per determinare il successo di una strada o il suo fallimento. Eppure l’analisi di una strada fornisce molti dati, dalle opportunità economiche che offre, a che tipo di mezzo utilizzano le persone per spostarsi. Imparare a misurare la strada è la nuova frontiera del design e della progettazione degli spazi pubblici. Abbiamo appreso che le piazze, l’affitto di biciclette e le piste ciclabili generano preoccupazione  perché causerebbero ingorghi, metterebbero in pericolo il traffico e taglierebbero fuori dal mercato i negozi locali. Ma analizzando i dati  delle  ricevute fiscali  è emerso che, incentivando questi cambiamenti, le vendite al dettaglio migliorano nettamente. I dati sono fondamentali per convincere l’opinione pubblica. Per concludere, Frank Sinatra,parlando di New York, diceva che: “Se si può rifare qui, si può rifare ovunque.” Come possono le città più piccole e con meno risorse rispetto a New York, riuscire a diventare più sicure, meno congestionate e più sostenibili? Quando lavoravamo sul cambiamento di New York, la gente riteneva che fosse impossibile, che non avrebbe mai funzionato e che New York non è Amsterdam o Copenaghen. Abbiamo combattuto per ogni progetto, ogni metro quadrato di spazio sulla strada. Ora, quando viaggiamo in altre città, sentiamo commentare  che la strada non può cambiare perché, che “Non siamo a New York.” E’ una lotta di strada ovunque, ma penso che la vittoria di questa lotta fatta a New York ha implicazioni in tutto il mondo e mostra come, se si può cambiare la strada, si può cambiare il mondo. L’intervista completa la potete leggere nel seguente link: http://www.citylab.com/design/2016/03/janette-sadik-khan-book-handbook-urban-revolution/473145/ http://www.techinsider.io/janette-sadik-khan-on-transforming-city-streets-2016-3

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25 gen 2017

Melbourne: tram alimentati a energia solare entro il 2018

di Alessandro Gori

Il Governo dello Stato di Victoria (Australia) ha annunciato che l’intera rete tranviaria della città sarà alimentata esclusivamente da energia pulita, lanciando Melbourne ai vertici della sostenibilità energetica. Il Governo  del premier Daniel Andrews ha iniziato la progettazione di ampie centrali elettriche solari nel nord del Paese come parte del piano per ridurre le emissioni di CO2 dell’intero Stato di Victoria. Il progetto prevede la costruzione di campi solari per la produzione di 75Mw di energia e il termine dei lavori per la prima centrale sono previsti entro la fine del 2018. Lily D’ambrosio, il ministro dell’energia, sostiene che ben 35Mw dell’energia prodotta dai pannelli solari sarà utilizzata per alimentare la rete tranviaria di Melbourne.  Grazie a questo intervento l’emissione di gas serra di Victoria si ridurrebbe di 80mila tonnellate l’anno. L’investimento innovativo consisterà in circa 150 milioni di dollari australiani ed è prevista la creazione di 300 posti di lavoro nel settore. D’Ambrosio sostiene che ormai il costo degli impianti solari si sta dirigendo verso una progressiva diminuzione, e questo non può che favorire gli investimenti pubblici nella lotta all'inquinamento e al riscaldamento globale. La scelta di alimentare i tram di Melbourne con energia pulita è nata anche da motivazioni non esclusivamente pratiche. Infatti la vasta rete tranviaria è uno dei simboli e orgoglio della città e, sempre secondo Andrews, la creazione di un sistema di trasporto pubblico metropolitano alimentato esclusivamente a energia solare funzionerà da esempio a livello mondiale per tutte le altre città che vorranno seguirne le orme.

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24 gen 2017

Barcellona, il 60% delle strade sarà a vocazione pedonale. Le foto del primo quartiere restituito alle persone

di Amedeo Paladino

I mezzi a motore in città rappresentano un problema: inquinamento, rumore, incidentalità affliggono molte aree urbane in Italia, in Europa e nel mondo. Ma ci sono anche delle amministrazioni e dei cittadini virtuosi, che dopo la presa di coscienza dei problemi derivanti da una mobilità asservita alle auto, decidono di invertire la rotta. La città catalana di Barcellona sta intraprendendo un percorso che ha avuto inizio nel 2014 con la redazione del Piano Urbano della Mobilità: obiettivo è cambiare le modalità di spostamento dei propri cittadini, liberando sempre più spazio a favore dei pedoni e quindi degli spostamenti a piedi. Le linee guida del piano fissano degli obiettivi raggiungibili entro pochi anni: una riduzione del 21% del traffico privato e il cambiamento di destinazione d'uso del 60% delle strade dai mezzi a motore alle persone,  riducendo l'incidentalità e le emissioni di anidride carbonica del 30%. Non a caso il progetto cardine che è scaturito dal Piano della Mobilità si chiama "Riempiamo di vita le strade", che verrà implementato a partire dai distretti centrali e più congestionati della città. Il progetto definisce dei macro-isolati, superilles, che contraddistinguono già la trama urbanistica della città catalana, composta dal reticolato di strade progettato da Ildefonso Cerdà nell'800: all'interno la velocità dei veicoli è ridotta a 10 km all'ora su un'unica corsia, gli stalli della sosta sono eliminati agli incroci, privilegiando la mobilità pedonale e ciclistica e liberando prezioso spazio pubblico a favore delle persone; il traffico veicolare viene deviato nelle strade perimetrali fuori dalle superilles. La prima superilla è stata inaugurata nel quartiere Poblenou e costituisce un banco di prova per le successive implementazioni che coinvolgeranno altre zone della città, a cominciare dal distretto centrale di Eixample. La progettazione e la messa in opera delle superilles coinvolgono attivamente tutti i cittadini: critiche e proposte vengono dibattute attraverso incontri pubblici e riunioni e i cambiamenti che vengono apportati alla mobilità cittadina sono suscettibili di modifica anche attraverso consultazione popolare. Per la Superilla di Poblenou le risorse investite sono state quasi irrisorie: 55 mila euro per l'arredo urbano e il verde pubblico, gli stessi cittadini hanno avuto un ruolo attivo nella creazione dei nuovi spazi a vocazione pedonale.

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