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20 gen 2017

Gli USA dicono stop agli incidenti e puntano tutto sulle auto intelligenti

di Andrea Baio

Gli Stati Uniti potrebbero presto legiferare in materia di sicurezza stradale, puntando tutto sulle auto di nuova generazione. In gergo è chiamato V2V (Vehicle To Vehicle), un sistema intelligente basato su un segnale radio a corto raggio in grado di far comunicare le auto tra di loro, trasferendo informazioni quali: velocità, posizione, direzione, accelerazione o frenata, all'interno di un raggio di circa 300 metri. La richiesta di tali normative è subordinata a una potenziale riduzione degli incidenti stradali di quasi l'80%. Questo smart system consentirebbe quindi non solo di garantire una maggiore sicurezza per gli automobilisti, attraverso sistemi di automatizzazione del veicolo, ma anche di ricreare le condizioni di guida ottimali attraverso la notifica al guidatore relativamente a condizioni pericolose che potrebbe non notare spontaneamente durante la guida. Ci sono inoltre progetti che mirano a far comunicare le auto in futuro anche con oggetti come i segnali di stop o barriere fisiche, per prevenire situazioni pericolose. Il segretario dei Trasporti Anthony Foxx ha dichiarato: "Una volta sviluppato, il V2V ci consentirà di garantire una consapevolezza su strada a 360 gradi e ci aiuterà a migliorare la sicurezza dei veicoli".

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07 mag 2015

Pedalare sicuri: 7 regole (facili)

di pama

C’è qualcosa di vagamente romantico nella definizione dei ciclisti come “Utenti vulnerabili della strada”, definizione che include anche motociclisti, pedoni e bambini e allude alla fragilità di questi utenti nei confronti dei mezzi - pesanti e non - che circolano nelle nostre città. Nonostante questa vulnerabilità, la FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta) ritiene prioritaria la “sicurezza attiva” rispetto alla “sicurezza passiva” e ribadisce che il ciclismo è “...attività sicura, divertente e salutare… “ . Sul fronte della sicurezza attiva l’arduo compito è istituzionale, e ha a che fare con limitazione della velocità, segnaletica, piste ciclabili, illuminazione pubblica. Una serie di azioni semplici che ruotano attorno alla presa di coscienza che il numero di ciclisti aumenta, quindi, se vogliamo farlo aumentare ancora, è saggio costruire delle città che tengano conto della loro presenza. In sostanza, dal punto di vista istituzionale è un problema di coerenza: vogliamo le biciclette perché sono ecologiche? Lasciamole pedalare sicure. Sul fronte della sicurezza passiva, invece la definizione non deve ingannarci: si tratta infatti di qualcosa che ognuno di noi può attivare. Bastano piccoli accorgimenti, attenzioni, strumenti utili a una maggiore sicurezza del ciclista il quale, ammettiamolo, non è sempre il miglior elemento che ci possa capitare di incrociare per strada. Insomma, sarà anche perché mancano percorsi dedicati, sarà lo spirito libero delle due ruote, sarà che non c’è freno motore... sta di fatto che il ciclista certe volte è più pericoloso dell’automobilista, per sè stesso e per gli altri. Proviamo quindi a fare un piccolo esame di coscienza e  identificare alcune regole di sopravvivenza e/o di convivenza civile che creino armonia tra ciclisti e i colleghi automobilisti. 1. Rispettare la segnaletica - il fatto che la bici non vada a motore non rende il ciclista equiparabile a un pedone: sensi unici, divieti di accesso, strisce pedonali non sono deliziose decorazioni, ma indicazioni condivise. 2. Equipaggiare correttamente il mezzo - campanello, specchietto retrovisore, luce posteriore e anteriore sono ben poca zavorra per i nostri ronzini a due ruote, montiamoli e usiamoli. Una scampanellata mette allegria, è meno stressante di un clacson e può metterci al sicuro. 3. Comunicare - chi sta dietro, sia esso automobilista o ciclista bis non può conoscere il nostro percorso: dobbiamo indicarlo noi, certe volte allungare un braccio per segnalare che stiamo per svoltare può allungarci la vita. 4. Proteggere - caschetto, guanti, giubbini catarifrangenti per chi pedala di notte, ginocchiere... insomma: W l’abbigliamento tecnico.  Volvo ha pure inventato il “Life-Paint” : una vernice invisibile che brilla al buio, utilissima, d’effetto e soprattutto pratica. 5. Buon senso - Il motore della bicicletta siamo noi. Il velocipede sta in equilibrio, quindi non possiamo pensare di trasportare borse, cartelle da lavoro, porta-pc e buste della spesa senza che questi ci sbilancino:  dotiamo la bicicletta di cestino o portapacchi, oppure utilizziamo uno zaino così da evitare il famoso - e pericoloso - effetto guarda-come-dondolo. 6. Buon senso #2 - Avete presenti le critiche fatte agli automobilisti che parlano al cellulare? Ecco, ripetiamocele come un mantra,  e se proprio non possiamo fare a meno di comunicare che stiamo per arrivare e butta-giù-la-pasta, meglio usare l’auricolare: se un automobilista al telefono è pericoloso, un ciclista al telefono è una catastrofe naturale. 7. Buon senso #3 - il fatto che la bici possa raggiungere i 50 km orari non ci obbliga a farlo. Insomma, vero è che siamo bravissimi e allenatissimi e le nostre gambe sono super-agili e forti… ma non è detto che abbiano abbastanza prontezza da scansare un pallone ci rotola davanti all’improvviso ora: il pallone non si fa niente, lui non è tecnicamente un utente vulnerabile, ma noi sì.

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06 mag 2015

M City: un paese per droni

di pama

Si chiama M City e non è una nuova serie televisiva bensì una mini città laboratorio creata alla periferia di Detroit e abitata da Droni e automobili letteralmente “auto-mobili”. Un’area di 13 ettari con circa quaranta edifici, incroci pericolosi, tunnel, ponti e persino aree verdi, un autostrada e dei pedoni - magari distratti dal cellulare, chi sa, insomma un parco giochi per droni e auto che si guidano da sole. Sembra la scenografia di The Truman Show invece è il progetto finanziato da Ford, Toyota, General Motors e dall’università del Michigan, per la sperimentazione dei nuovi modelli di auto smart (con la “s” minuscola). M City sarà inaugurata a luglio. Del resto le ricerche parlano chiaro e pare che tra vent’anni, nel 2035, il mercato delle auto che driverless car rischia di essere un quarto dell’intero mercato automobilistico, quindi è necessario testare la validità dei sensori e accertarsi che siano sufficentemente sensibili e reattivi (Secondo il sondaggio Harris Poll in America il 22%) M City replicherà i possibili pericoli di una vera città allo scopo di collaudare auto a guida assistita, auto connesse e veicoli totalmente autonomi. Dal momento che aumentano gli investimenti nel settore, su cui stanno lavorando oltre a Audi, BMW e Mercedes, anche new entry del settore trasporti come Google e, pare, Apple, fra i nodi da risolvere si fa pressante quello per la sicurezza, e naturalmente quello ad essa strettamente collegato della responsabilità civile. Sembra che persino l’FBI tema l’uso di queste vetture a livello della sicurezza, e non si riferisce solo al rischio cybercrime, ma anche al più banale (sic!) uso fraudolento per rapine o sparatorie. C’è da chiedersi se anche le driverless car soffriranno di stress da traffico, di congenita incapacità di rispettare la segnaletica e il codice della strada o se sapranno salvare un gattino dopo averlo colpito in corsa. Ma queste sono cose ancora lontane, almeno una ventina d’anni.

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