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31 mar 2017

VIDEO | Aeroporti del futuro: ecco perché dovrebbero avere piste circolari

di Andrea Baio

Un interessante studio del centro aerospaziale olandese sembrerebbe aver dimostrato la convenienza di piste circolari che circondino le aerostazioni del futuro, al posto di quelle rettilinee. Perché una pista circolare? Anzitutto perché sono più ecologiche e ridurrebbero anche l'impatto acustico nelle zone residenziali adiacenti agli aeroporti, aumentando al contempo la sicurezza e ottimizzando i tempi. Gli aerei potrebbero atterrare e decollare su punti specifici della circonferenza, con la sicurezza di non subire venti trasversali o contrari, senza incappare in situazioni potenzialmente pericolose. Un'unica pista circolare consentirebbe l'atterraggio o decollo di tre aerei in contemporanea. Le caratteristiche fisiche di una pista di questo genere prevedono: lati esterni inclinati - per compensare la forza centrifuga - e un diametro di circa 3,5 km. La forza centrifuga stessa riduce il tempo di frenata dell'aeroplano, andando ad abbassare anche i consumi di carburante, con conseguente impatto positivo sull'ambiente. Una pista circolare consente inoltre atterraggi e decolli da ogni direzione, evitando così di concentrare i rumori in due zone specifiche, ma distribuendoli uniformemente, e quindi impattando meno dal punto di vista dell'inquinamento acustico. Inoltre, una pista a 360 gradi faciliterebbe la decisione di dove volare o no, andando a individuare il punto migliore. L'innovazione di questa idea si palesa nella sua semplicità e nella sua estrema efficienza, soprattutto se si considera che una singola pista circolare è lunga come tre piste rettilinee, ma gestisce senza alcun problema il traffico aeroportuale di quattro. La Commissione Europea ha finanziato il progetto, ma nessuna pista circolare è stata mai costruita. Di seguito, un video che spiega bene l'idea. Per maggiori informazioni, vi rimandiamo al rapporto della Commissione Europea

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02 mar 2017

Le Green city non sono solo roba da ricchi

di Alessandro Graziano

Lo sviluppo del verde urbano dovrebbe riguardare tutti i cittadini e non solo quelli dei quartieri d'élite Molto spesso una città verde non è né verde ovunque né per tutti. Ciò significa che le aree verdi, sistemi di trasporto sostenibili, energia a impatto zero  possono non essere accessibili per tutti e possono non essere distribuite equamente all'interno della città. Una città equa dunque deve partire dalle aree verdi, dai trasporti e dall'energia a disposizione di ogni cittadino, non in termini meramente numerici o quantitativi ma qualitativi. Spesso invece l'urbanistica punta sui numeri e i metri quadri di servizi a discapito della vera accessibilità degli stessi. Secondo il pianificatore urbano Renard Teipelke dell' Asian Development Bank  ci sono almeno quattro punti da cui riconoscere una città per tutti: 1 La vita urbana deve consentire un sostentamento economico per i cittadini 2 Si dovrebbe consentire la piena accessibilità agli abitanti, che vuol dire libertà di partecipazione alla vita della metro-polis 3 La vita urbana deve essere accessibile, garantendo che le infrastrutture urbane, come l'alloggio, e servizi urbani, quali l'assistenza sanitaria, siano accessibili per i cittadini. 4 La vita cittadina deve avere una capacità di resilienza, ovvero di resistere agli stress naturali o umani derivati da cambiamenti climatici o criminalità, quindi essere un posto sicuro. Ovviamente se questi quattro punti vengono messi in relazione al boom economico Asiatico si vedrà la grande discrepanza tra ricchezza economica e diseguaglianze. Molto più che nella vecchia Europa. Persone di diversa condizione socio-economica dovrebbero essere in grado di trarre beneficio dalle loro città in termini fisici, economici, ambientali e sociali. Spesso nella megalopoli asiatiche vediamo le grandi downtown dove sostenibilità ed economia green ci sembrano splendere al massimo. Un controsenso invece rispetto al disequilibrio delle periferie urbane. Localizzare le politiche di sviluppo urbano significa quindi identificare le azioni intersettoriali che rendono viva una città. Ad esempio, un programma di crescita economica dovrebbe mirare a migliorare la competitività di una città e anche fornire opportunità di lavoro per una gamma più ampia di cittadini in modo che possano accedere ad un alloggio, alle spese mediche, o al biglietto d'ingresso ad un evento culturale. Solo allora lo sviluppo urbano verde "Green" potrà avere un impatto reale e positivo sulla vita di tutti i cittadini.

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