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11 mag 2020

Una nuova filosofia si fa strada per innovare il sistema capitalistico: Eco-Mutualismo

di mobilita

Parte da Catania un gruppo di lavoro filosofico politico che ha accolto una prospettiva di rinnovamento del capitalismo che sta facendo discutere in questi giorni, l’Ecomutualismo.  Un gruppo che sta lavorando alla creazione di un programma politico coraggioso e organico di “cura” della natura, delle persone e delle organizzazioni, avviando dei laboratori online di approfondimento per scrivere delle proposte post-covid in grado di rimettere in gioco quanti più cittadini possibile. Il periodo di lockdown causato dal Coronavirus è e rappresenterà uno spartiacque nella storia. Oggi più che mai l’uomo è chiamato a scegliere se continuare a perseverare con un modello di produzione e consumo disumanizzante oppure mettere in campo gli anticorpi e osare un’evoluzione in grado di innovare lo stesso sistema capitalistico, eliminando il virus del liberismo. Il modello di riferimento è offerto dalla natura e si chiama Eco-Mutualismo. Il mutualismo in biologia indica quella condizione di convivenza simbiotica tra due o più organismi che vivono procurandosi vantaggi reciproci. È opposto al parassitismo che indica quella condizione di convivenza dove un organismo prevale sull'altro e ne condiziona la vita procurandone in alcuni casi la morte. La condizione del parassitismo è tipica del rapporto odierno uomo - natura in quanto l'uomo si ciba delle risorse naturali e non restituisce alcun vantaggio alla natura. Partendo da questa semplice analogia, la simbiosi mutualista può offrire un valido schema di riferimento per tentare di reagire alle crisi che il pianeta sta affrontando. Come funziona? Tramite un sistema di crediti green esentasse, i cittadini che sviluppano comportamenti virtuosi in campo ambientale, ad esempio chi si sposta in bicicletta, chi s’impegna in azioni di volontariato a favore dell’ambiente, chi compra alimenti a km0, chi fa il compostaggio con i suoi rifiuti organici, è un cittadino che può essere considerato un cittadino mutualista perché compie azioni benefiche per il pianeta. Crediti che possono essere spesi in un mercato complementare popolato da prodotti e beni provenienti dalla stessa economia circolare, ovvero dal riciclo, dal recupero e dalle rinnovabili. L’economia circolare e la mobilità sostenibile se fossero incentivati tramite un sistema di crediti green - riconosciuti alla gente civile dallo Stato - riceverebbero una grossa spinta in termini di diffusione popolare. Meno impatto ambientale, più crediti green. Ognuno può facilmente misurare il proprio impatto sull’ambiente calcolando anche online la propria impronta ecologica. Tramite questo indicatore il legislatore potrebbe sviluppare un sistema di monitoraggio e distribuzione di vantaggi a chi sceglie di compiere azioni sostenibili e solidali. L’obiettivo finale sarà un modello di sviluppo in grado di creare vantaggi sia per l’uomo che per l’ambiente attraverso tre passaggi chiave: 1. Definizione di strumenti per misurare l’Impronta ecologica di ciascuno e del conseguente credito verde accumulato. Chi si iscrive a questa ipotetica piattaforma online potrebbe calcolare la sua impronta ecologica e ricevere dei crediti green in misura inversamente proporzionale al valore della sua impronta: cioè meno inquini più crediti green guadagni. 2. Organizzazione di scambio anche virtuale di quote green. I crediti green sarebbero una moneta complementare di Stato esentasse. Ciò oltre al perseguimento del doppio vantaggio uomo – natura consentirebbe di far decollare tutta la filiera del riciclo, del recupero, della prevenzione del rifiuto, della mobilità sostenibile ma anche quella della decarbonizzazione da un grande massa di popolazione, rispondendo così ad semplice meccanismo: “se non inquini ci guadagni”. 3. Organizzazione di una nuova forma di mercato: i mercati mutualisti. I mercati mutualisti sono luoghi virtuali dove è possibile acquistare o vendere strumenti Eco-Mutualisti, per esempio: azioni di rigenerazione ambientale, quote di riduzione di Co2, prodotti e servizi tesi a ridurre l’impronta ecologica dei partecipanti del mercato. Prendendo spunto da quanto già fatto in Europa con il meccanismo di compensazione delle quote di emissioni di carbonio (Emission Trade Scheme ETS ) di cui si parla anche nel Green Deal dall’Unione Europea, con l’organizzazione di questa nuova forma di mercato si amplierebbe lo schema di compensazione europeo a molteplici settori e attività dell’uomo connesse all’economia circolare, la mobilità e allo sviluppo sostenibile, coerentemente con i 17 obiettivi dell’agenda 2030 delle Nazioni Unite. I prodotti e i servizi scambiati in questo sistema non perseguirebbero l’obiettivo di produrre più profitto ma di produrre più azioni e performance benefiche per una comunità con l’obiettivo precipuo di raggiungere i tre traguardi fondamentali per il nostro futuro sostenibile: Inquinamento Zero Emissioni Zero Rifiuti Zero I servizi e i prodotti scambiabili nei mercati mutualisti sarebbero tesi dunque a ridurre l’impronta ecologica di ciascun soggetto economico che partecipa a questa inedita forma economica salvifica e benefica per l’uomo e l’ambiente. In tal senso i mercati mutualisti funzionerebbero autonomamente creando la loro domanda e offerta, tramite i valori scambiabili di credito e debito verde facendo oltremodo da contraltare e da bilanciamento etico ai mercati finanziari. All’Economia reale e all’economia finanziaria in un futuro venturo si aggiungerebbe un’economia mutualista dunque benefica per l’ambiente, tutta costruire ed esclusivamente protesa a generare cose buone per la nostra Madre Terra. Questo articolo è un contributo di Gaetano Russo Truglio, coordinatore Campagna SERR riduzione dei rifiuti, Regione Siciliana. La foto di copertina mostra l'opera "Il Terzo Paradiso" del maestro Michelangelo Pistoletto, scatto di Fondazione Oelle.

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19 mar 2019

Gruppo Onorato ha preso in consegna la Maria Grazia Onorato, la nave ro-ro più green del Mediterraneo

di mobilita

È stata presa in consegna ieri dal Gruppo Onorato la nuova nave “Maria Grazia Onorato” costruita dai cantieri tedeschi di Flensburg. Con la consegna è stata anche annunciata ufficialmente la destinazione di quello che è oggi il traghetto più green e al tempo stesso il ro-ro cargo con la maggiore capacità di carico del Mediterraneo che toglierà dalle strade italiane 4 chilometri e 76 metri lineari di tir.  A partire da maggio, la “Maria Grazia Onorato” entrerà in linea sulla rotta Genova- Livorno- Catania- Malta, rispondendo cosí alla crescente domanda di trasporto di qualità da parte delle imprese di autotrasporto che, sempre più numerose, stanno imbarcando sulle navi del gruppo specie sulla direttrice strategica delle autostrade del mare dall’Alto Tirreno alla Sicilia sino all’isola di Malta. Varata nell'agosto scorso, la 'Maria Grazia Onorato', gemella della 'Alf Pollak', è un concentrato di tecnologia avanzata come gli scrubber di ultima generazione che consentono di abbattere il contenuto di CO2 nei fumi dal 3,5 allo 0,1%. Il combinato disposto degli scrubber, dei sistemi di controllo in funzione dell'Eedi e di una automazione spinta, fanno della 'Maria Grazia Onorato' la più green fra le navi in esercizio nel Mediterraneo. La nave ha anche un'eccezionale capacità di carico: 4.076 metri lineari, pari a 283 trailers con una struttura che ha reso indispensabile una progettazione ad hoc dei garage dotati di un sistema di rampe innovativo per rendere più veloci le operazioni di sbarco e imbarco dei mezzi. Il porto base della 'Maria Grazia Onorato' sarà quello di Catania.

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20 dic 2018

Tpl, 3,7 miliardi per rinnovo parco bus con vetture “Green”

di mobilita

Via libera in Conferenza Unificata al Dpcm che approva il Piano strategico nazionale della mobilità sostenibile per il rinnovo del parco autobus di Regioni e città metropolitane con mezzi a basso impatto. Il Piano prevede lo stanziamento di 3,7 miliardi di euro nel periodo 2019-2033 (2,2 miliardi per le Regioni e 1,5 miliardi di euro per le Città metropolitane) per il ricambio del parco autobus di trasporto pubblico locale e regionale con vetture elettriche, a metano e a idrogeno. Le risorse del Piano verranno erogate in 3 periodi quinquennali a partire dal 2019, in base a criteri prefissati (che terranno conto ad esempio del numero di passeggeri trasportanti e del numero di mezzi circolanti) su tre graduatorie distinte: una per i comuni capoluogo di città metropolitane e Comuni capoluogo di provincia ad alto inquinamento di PM10 e biossido di azoto; una per i comuni e le città metropolitane con più di 100.000 abitanti; una per le Regioni. Il Dpcm, atteso da tempo e che il Governo sta ora portando a termine, prevede inoltre che al sud debba andare non meno del 34% delle risorse stanziate.

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31 mar 2017

VIDEO | Aeroporti del futuro: ecco perché dovrebbero avere piste circolari

di Andrea Baio

Un interessante studio del centro aerospaziale olandese sembrerebbe aver dimostrato la convenienza di piste circolari che circondino le aerostazioni del futuro, al posto di quelle rettilinee. Perché una pista circolare? Anzitutto perché sono più ecologiche e ridurrebbero anche l'impatto acustico nelle zone residenziali adiacenti agli aeroporti, aumentando al contempo la sicurezza e ottimizzando i tempi. Gli aerei potrebbero atterrare e decollare su punti specifici della circonferenza, con la sicurezza di non subire venti trasversali o contrari, senza incappare in situazioni potenzialmente pericolose. Un'unica pista circolare consentirebbe l'atterraggio o decollo di tre aerei in contemporanea. Le caratteristiche fisiche di una pista di questo genere prevedono: lati esterni inclinati - per compensare la forza centrifuga - e un diametro di circa 3,5 km. La forza centrifuga stessa riduce il tempo di frenata dell'aeroplano, andando ad abbassare anche i consumi di carburante, con conseguente impatto positivo sull'ambiente. Una pista circolare consente inoltre atterraggi e decolli da ogni direzione, evitando così di concentrare i rumori in due zone specifiche, ma distribuendoli uniformemente, e quindi impattando meno dal punto di vista dell'inquinamento acustico. Inoltre, una pista a 360 gradi faciliterebbe la decisione di dove volare o no, andando a individuare il punto migliore. L'innovazione di questa idea si palesa nella sua semplicità e nella sua estrema efficienza, soprattutto se si considera che una singola pista circolare è lunga come tre piste rettilinee, ma gestisce senza alcun problema il traffico aeroportuale di quattro. La Commissione Europea ha finanziato il progetto, ma nessuna pista circolare è stata mai costruita. Di seguito, un video che spiega bene l'idea. Per maggiori informazioni, vi rimandiamo al rapporto della Commissione Europea

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02 mar 2017

Le Green city non sono solo roba da ricchi

di Alessandro Graziano

Lo sviluppo del verde urbano dovrebbe riguardare tutti i cittadini e non solo quelli dei quartieri d'élite Molto spesso una città verde non è né verde ovunque né per tutti. Ciò significa che le aree verdi, sistemi di trasporto sostenibili, energia a impatto zero  possono non essere accessibili per tutti e possono non essere distribuite equamente all'interno della città. Una città equa dunque deve partire dalle aree verdi, dai trasporti e dall'energia a disposizione di ogni cittadino, non in termini meramente numerici o quantitativi ma qualitativi. Spesso invece l'urbanistica punta sui numeri e i metri quadri di servizi a discapito della vera accessibilità degli stessi. Secondo il pianificatore urbano Renard Teipelke dell' Asian Development Bank  ci sono almeno quattro punti da cui riconoscere una città per tutti: 1 La vita urbana deve consentire un sostentamento economico per i cittadini 2 Si dovrebbe consentire la piena accessibilità agli abitanti, che vuol dire libertà di partecipazione alla vita della metro-polis 3 La vita urbana deve essere accessibile, garantendo che le infrastrutture urbane, come l'alloggio, e servizi urbani, quali l'assistenza sanitaria, siano accessibili per i cittadini. 4 La vita cittadina deve avere una capacità di resilienza, ovvero di resistere agli stress naturali o umani derivati da cambiamenti climatici o criminalità, quindi essere un posto sicuro. Ovviamente se questi quattro punti vengono messi in relazione al boom economico Asiatico si vedrà la grande discrepanza tra ricchezza economica e diseguaglianze. Molto più che nella vecchia Europa. Persone di diversa condizione socio-economica dovrebbero essere in grado di trarre beneficio dalle loro città in termini fisici, economici, ambientali e sociali. Spesso nella megalopoli asiatiche vediamo le grandi downtown dove sostenibilità ed economia green ci sembrano splendere al massimo. Un controsenso invece rispetto al disequilibrio delle periferie urbane. Localizzare le politiche di sviluppo urbano significa quindi identificare le azioni intersettoriali che rendono viva una città. Ad esempio, un programma di crescita economica dovrebbe mirare a migliorare la competitività di una città e anche fornire opportunità di lavoro per una gamma più ampia di cittadini in modo che possano accedere ad un alloggio, alle spese mediche, o al biglietto d'ingresso ad un evento culturale. Solo allora lo sviluppo urbano verde "Green" potrà avere un impatto reale e positivo sulla vita di tutti i cittadini.

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