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24 apr 2020

Mobilità post COVID-19: “Congestione rischio serio!” analisi e best practices di Matteo Dondè

di mobilita

L'emergenza da Coronavirus sta cambiando le nostre abitudini e percezioni, e anche la mobilità subirà inevitabilmente delle rivoluzioni. Ma esattamente cosa sta cambiando e cosa cambierà nella vita di tutti i giorni? Cosa stanno facendo le altre città nel mondo e come possiamo cogliere le opportunità del caso? Ne abbiamo parlato in una diretta Facebook con l'architetto Matteo Dondè, architetto e esperto pianificatore della mobilità sostenibile, ponendogli alcune domande sul tema e immaginando gli scenari futuri che si prospettano nelle nostre città, negli spostamenti quotidiani e quali strategie adottare.   Vi lasciamo alla trasposizione testuale dell'intervista:   Mobilita.org: Hanno avuto grande diffusione le foto dei canali di Venezia limpidi, dell'Himalaya, delle Alpi e persino dello skyline di Los Angeles visibili a distanza di centinaia di chilometri. Forse il Coronavirus ci sta aprendo gli occhi sotto certi aspetti. Pensi che questa emergenza servirà a sensibilizzare l'opinione pubblica e i governi su clima, inquinamento atmosferico e acustico o ben presto si tornerà a ignorare questi problemi? Matteo Dondé: Le immagini che abbiamo visto dimostrano quanto questo modello di mobilità impatta sull'ambiente e sull'inquinamento. Come le nostre città sono più silenziose, e la natura si è quasi ripresa parte delle nostre città. E' un'occasione che le amministrazioni dovranno saper prendere per cambiare la mobilità, le nostre città e rimettere le persone al centro e non più i veicoli. Mobilita.org: L'emergenza da Coronavirus ha determinato repentinamente dei cambiamenti nelle nostre vite: a causa del distanziamento sociale al quale saremo costretti per evitare nuovi contagi anche le nostre città probabilmente non saranno più le stesse almeno per un pò di tempo, così come gli spostamenti delle persone. Pensiamo ai trasporti pubblici e privati e in generale alla mobilità. In tal senso quali scenari, problemi e comportamenti inevitabili prevedi già nella fase 2 di questa emergenza? Un esempio pratico da cui partire: il pendolarismo di lavoratori e studenti. Matteo Dondé: Il distanziamento sociale per quanto riguarda il TPL sarà importante e inciderà sulla capacità dei mezzi. Il rischio serio è la congestione. Basti pensare che la città di Milano, attuando tutte le restrizioni a bordo dei mezzi pubblici, potrà assicurare solo il 30% del servizio complessivo con la conseguente congestione. Bisogna rivedere l'uso irrazionale che ad oggi viene fatto con l'auto per le distanze entro 5km. Mobilita.org: La pandemia e anche la gestione "fase 2" farà emergere rischi, ma anche opportunità. In queste settimane di lockdown forzato, di centri urbani vuoti, di ripensamento dei nostri stili di vita, si sta presentando una rara occasione di progettazione in itinere. In giro per il mondo diverse città hanno colto la palla al balzo per attivare alcuni interventi sulla mobilità locale. Ci fai qualche esempio? Quali sono gli obiettivi e i benefici che si vogliono perseguire? Matteo Dondé: La bicicletta diventerà un mezzo concorrenziale rispetto all'auto privata e al mezzo pubblico: elevati tempi di attesa alle fermate che si allungheranno, e i tempi di percorrenza in auto a causa del volume veicolare che di conseguenza aumenterà. Abbiamo un'occasione per affrontare in maniera incisiva il tema della sicurezza stradale e inquinamento atmosferico riducendo la velocità delle auto e disincentivandone l'uso. Pensiamo all'istituzione di Zone 30, sottraiamo ulteriore spazio alle auto a favore di nuovi percorsi ciclo-pedonali in virtù del rispetto delle distanze di sicurezza che verranno imposte. Da rivedere inoltre i percorsi ciclabili sui marciapiedi in quanto non potranno garantire il distanziamento coi pedoni. Mobilita.org: Torniamo in Italia, introducendo il tema delle possibili soluzioni da adottare, quali provvedimenti consiglieresti nell'immediato alle amministrazioni delle città italiane per contenere le problematiche? Matteo Dondé: Assieme ad altri professionisti abbiamo redatto un Piano di azione per una mobilità urbana d'emergenza con delle linee guida dedicate ai possibili provvedimenti da attuare subito, coerentemente al distanziamento che ci verrà imposto. Ma anche un occhio alla sicurezza stradale in città e l'inquinamento. Tante soluzioni a basso costo per abbassare la velocità delle auto implementando al tempo stesso la ciclabilità. Non basta di certo piazzare un cartello con scritto 30km/h per ridurre la velocità ma servono elementi fisici, e nel nostro manuale proponiamo soluzioni a basso costo. Notevole sarà anche il lavoro nel campo della comunicazione, perché bisognerà far capire all'automobilista che ogni ciclista che incontra per strada sono un vantaggio per lui e per il traffico in quanto rappresentano auto in meno. Mobilita.org: Parliamo di spazi pubblici: camminare, stare seduto in una panchina, assistere all'esibizione di un'artista di strada, sorseggiare un caffè nelle sedute esterne di un bar: ciò che prima era normale potrebbe non esserlo alla ripartenza e per diverso tempo. Credi che dovremo ripensare funzioni e spazi di aggregazione, apportando degli accorgimenti dettati dagli strascichi che questa pandemia ci lascerà in eredità? Matteo Dondé: Costruiamo nuovi quartieri, ma con una considerazione diversa degli spazi pubblici: urbanistica basata sulle persone piuttosto che sulle auto con più verde. Mobilita.org: Lasciamoci con l'attualità: c'è qualche amministratore in Italia che si è attivato o sta mostrando apertura verso interventi di emergenza sul tema della mobilità? Quali sono i temi più attenzionati? Qual è il ruolo dei cittadini e delle associazioni?  Matteo Dondé: Tutte le associazioni che da anni si occupano di questi temi, stanno spingendo su questa direzione. Ma anche i cittadini possono portare il proprio contributo sul tema delle sperimentazioni provando una nuova nuova mobilità differente, sperimentando nuovi spostamenti quotidiani, provando ad accompagnare i propri figli a scuola piuttosto che in auto. Proviamo quindi a cambiare le nostre abitudini, proviamoci perché la congestione ci riguarda tutti. Raccontiamo le buone esperienze e mettiamole in pratica. La congestione riguarda tutti, le associazioni stanno portando un grande contributo ma anche i cittadini devono capire che possono essere determinanti. Trovate l'intervista completa sul nostro canale YouTube:  

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25 feb 2020

REGIONE SICILIANA | Firmato il piano generale della mobilità ciclistica in Sicilia

di mobilita

Una ciclovia ad anello che ricalca lo sviluppo costiero della Regione, assieme a una serie di raccordi con l'entroterra. Questa la mappa della proposta del Piano generale della Mobilità ciclistica in Sicilia, firmato ieri dall'assessore regionale alle Infrastrutture Marco Falcone al termine del Tavolo di confronto con le principali associazioni regionali che si occupano di bicicletta e trasporti sostenibili. «Il Governo Musumeci - spiega Falcone - ha adottato, dopo anni d'attesa, una strategia chiara e convinta sulla mobilità ciclistica e sostenibile in Sicilia, giungendo all'individuazione delle ciclovie di interesse nazionale nella nostra Regione. La proposta di percorso tracciata nel Piano - illustra l'assessore - disegna il periplo dell'Isola toccando tutte le principali mete anche d'interesse turistico, per poi anche aprirsi ai collegamenti interni come Selinunte-Alcamo, Ragusa-Enna, Catania-Enna-Caltagirone, Agrigento-Cefalù. Il Piano adesso passa al vaglio del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti». La direttrice orientale dell'itinerario entra a far parte della ciclovia internazionale Eurovelo 7 Sun route, mentre i percorsi a ovest rientrano nella ciclovia Eurovelo 8 Mediterranean route.  «Siamo soddisfatti anche per il valore del percorso intrapreso dal Governo Musumeci - aggiunge Falcone - in un'ottica di massima apertura ai contributi delle associazioni. Abbiamo infatti istituito un Tavolo permanente di confronto, al fine di raggiungere una progettazione realmente partecipativa, aderente alle esigenze del mondo della bicicletta».

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19 dic 2019

REGIONE SICILIANA | Sarà istituito un osservatorio permanente sulla mobilità ciclistica

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L'assessore regionale alle Infrastrutture e mobilità Marco Falcone ha riunito a Palermo un tavolo tecnico con i rappresentanti delle associazioni siciliane di promozione della mobilità ciclistica. Il confronto si è concentrato sugli investimenti della Regione Siciliana nel campo di piste ciclabili e mobilità dolce, alla luce della decisa svolta in direzione della sostenibilità dei trasporti che il Governo Musumeci ha dato alla propria azione istituzionale, nonché sulle istanze avanzate dalle voci dell'associazionismo. «Dal ricco e approfondito dibattito che abbiamo tenuto con gli attivisti - ha commentato l'assessore Marco Falcone - sono emersealcune priorità che il Governo Musumeci intende sposare per implementare le proprie politiche a sostegno della ciclabilità. Il primo strumento sarà l'istituzione dell'Osservatorio regionale permanente sulla mobilità ciclistica in seno al nostro Assessorato, coinvolgendo tutti gli attori del settore della Sicilia."Nelle prossime settimane - prosegue Falcone - approfondiremo l'iter per arrivare alla costituzione di un Ufficio di coordinamento per la mobilità ciclistica, dotando così il settore di un interlocutore regionale unico dal punto di vista amministrativo. Infine - sottolinea Falcone - abbiamo preso l'impegno a valutare i potenziali margini di armonizzazione delle normative nazionali e regionali sul piano della ciclabilità e dell'incentivazione della mobilità dolce". L'assessore Falcone ha poi invitato le associazioni a prendere parte alla consegna dei nuovi treni "Pop", in programma il prossimo 23 dicembre a Catania. «L'arrivo dei nuovi treni è una buona notizia per chi va in bici: per la prima volta - ha concluso l'assessore Falcone - abbiamo infatti inserito nel contratto di servizio con Trenitalia la possibilità di portare a bordo fino a 8 biciclette in maniera totalmente gratuita».  

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01 feb 2018

Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la legge 11 gennaio 2018, n. 2 sulla mobilità ciclistica

di mobilita

E' stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la legge 11 gennaio 2018, n. 2 sulla mobilità in bicicletta e la realizzazione della rete nazionale di percorribilità ciclistica. La legge approvata persegue l’obiettivo di promuovere l’uso della bicicletta come mezzo di trasporto sia per le esigenze quotidiane sia per le attività turistiche e ricreative, al fine di migliorare l’efficienza, la sicurezza e la sostenibilità della mobilità urbana, tutelare il patrimonio naturale e ambientale, ridurre gli effetti negativi della mobilità in relazione alla salute e al consumo di suolo, valorizzare il territorio e i beni culturali, accrescere e sviluppare l’attività turistica, in coerenza con il piano strategico di sviluppo del turismo in Italia, Lo Stato, le regioni, gli enti locali e gli altri soggetti pubblici interessati, nell’ambito delle rispettive competenze, nel rispetto del quadro finanziario e in conformità con la disciplina generale dei trasporti e del governo del territorio, perseguono l’obiettivo di promuovere lo sviluppo della mobilità ciclistica e delle necessarie infrastrutture di rete una componente fondamentale delle politiche della mobilità in tutto il territorio nazionale e da pervenire a un sistema generale e integrato della mobilità, sostenibile dal punto di vista economico, sociale e ambientale e accessibile a tutti i cittadini. Le disposizioni della presente legge si applicano alle regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, verrà approvato il Piano generale della mobilità ciclistica. Esso dovrà recare: la definizione, per ciascuno dei tre anni del periodo di riferimento, degli obiettivi annuali di sviluppo della mobilità ciclistica, da perseguire in relazione ai due distinti settori di intervento; l’individuazione delle ciclovie di interesse nazionale che costituiscono la Rete ciclabile nazionale «Bicitalia»  e gli indirizzi per la definizione e l’attuazione dei progetti di competenza regionale finalizzati alla realizzazione della Rete stessa; l’indicazione, in ordine di priorità, con relativa motivazione, degli interventi da realizzare; l’individuazione degli interventi prioritari per assicurare le connessioni della Rete ciclabile nazionale «Bicitalia» con le altre modalità di trasporto; la definizione del quadro, per ciascuno dei tre anni del periodo di riferimento, delle risorse finanziarie pubbliche e private da ripartire per il finanziamento degli interventi previsti nel medesimo Piano generale, nonché di quelli indicati nei piani della mobilità ciclistica delle regioni, dei comuni, delle città metropolitane e delle province; gli indirizzi volti ad assicurare un efficace coordinamento dell’azione amministrativa delle regioni, delle città metropolitane, delle province e dei comuni concernente la mobilità ciclistica e le relative infrastrutture, nonché a promuovere la partecipazione degli utenti alla programmazione, realizzazione e gestione della rete cicloviaria; l’individuazione degli atti amministrativi, compresi quelli di natura regolamentare e gli atti di indirizzo, che dovranno essere adottati per conseguire gli obiettivi stabiliti dal medesimo Piano generale; la definizione delle azioni necessarie a sostenere lo sviluppo della mobilità ciclistica in ambito urbano, con particolare riferimento alla sicurezza dei ciclisti e all’interscambio modale tra la mobilità ciclistica, il trasporto ferroviario e il trasporto pubblico locale. La Rete ciclabile nazionale denominata «Bicitalia» costituisce la rete infrastrutturale di livello nazionale integrata nel sistema della rete ciclabile transeuropea «EuroVelo». Essa è composta dalle ciclovie di interesse nazionale compresi i relativi accessori e pertinenze, dedicate ai ciclisti e, in generale, agli utenti non motorizzati. La Rete ciclabile nazionale «Bicitalia» è individuata nell’ambito del Piano generale della mobilità ciclistica sulla base dei seguenti criteri: sviluppo complessivo non inferiore a 20.000 chilometri in base a una struttura a rete, articolata in una serie di itinerari da nord a sud, attraversati da itinerari da est ad ovest, che interessano tutto il territorio nazionale; integrazione e interconnessione con le reti infrastrutturali a supporto delle altre modalità di trasporto e con le altre reti ciclabili presenti nel territorio; collegamento con le aree naturali protette e con le zone a elevata naturalità e di rilevante interesse escursionistico, paesaggistico, storico, culturale e architettonico; integrazione con altre reti di percorrenza turistica di interesse nazionale e locale, con particolare attenzione alla rete dei cammini e sentieri, alle ippovie, alle ferrovie turistiche e ai percorsi fluviali, lacustri e costieri; sviluppo di piste ciclabili e vie verdi ciclabili o greenway utilizzo eventuale della viabilità minore esistente; recupero a fini ciclabili, per destinazione a uso pubblico, di strade arginali di fiumi, torrenti, laghi e canali; tratturi; viabilità dismessa o declassata; sedimi di strade ferrate dismesse e comunque non recuperabili all’esercizio ferroviario; viabilità forestale e viabilità militare radiata; strade di servizio; altre opere infrastrutturali lineari, comprese opere di bonifica, acquedotti, reti energetiche, condotte fognarie, cablaggi, ponti dismessi e altri manufatti stradali; collegamento ciclabile tra comuni limitrofi, attraversamento di ogni capoluogo regionale e penetrazione nelle principali città di interesse turistico-culturale con il raggiungimento dei rispettivi centri storici; i) continuità e interconnessione con le reti ciclabili urbane, anche attraverso la realizzazione di aree pedonali e zone a traffico limitato, nonché attraverso l’adozione di provvedimenti di moderazione del traffico; attribuzione agli itinerari promiscui che compongono la Rete ciclabile stessa della qualifica di itinerario ciclopedonale ove ricorrano le caratteristiche ivi richieste, e loro assoggettamento in ogni caso a pubblico passaggio. BICIPLAN I comuni non facenti parte di città metropolitane e le città metropolitane predispongono e adottano i piani urbani della mobilità ciclistica, denominati «biciplan», quali piani di settore dei piani urbani della mobilità sostenibile (PUMS), finalizzati a definire gli obiettivi, le strategie e le azioni necessari a promuovere e intensificare l’uso della bicicletta come mezzo di trasporto sia per le esigenze quotidiane sia per le attività turistiche e ricreative e a migliorare la sicurezza dei ciclisti e dei pedoni. I biciplan definiscono: la rete degli itinerari ciclabili prioritari o delle ciclovie del territorio comunale destinata all’attraversamento e al collegamento tra le parti della città lungo le principali direttrici di traffico, con infrastrutture capaci, dirette e sicure, nonché gli obiettivi programmatici concernenti la realizzazione di tali infrastrutture; la rete secondaria dei percorsi ciclabili all’interno dei quartieri e dei centri abitati; la rete delle vie verdi ciclabili, destinata a connettere le aree verdi e i parchi della città, le aree rurali e le aste fluviali del territorio comunale; gli interventi volti alla realizzazione delle reti in coerenza con le previsioni dei piani di settore sovraordinati; il raccordo tra le reti e gli interventi definiti nelle lettere precedenti e le zone a priorità ciclabile, le isole ambientali, le strade 30, le aree pedonali, le zone residenziali e le zone a traffico limitato; gli interventi che possono essere realizzati sui principali nodi di interferenza con il traffico autoveicolare, sui punti della rete stradale più pericolosi per i pedoni e i ciclisti e sui punti di attraversamento di infrastrutture ferroviarie o autostradali; gli obiettivi da conseguire nel territorio del comune o della città metropolitana, nel triennio di riferimento, relativamente all’uso della bicicletta come mezzo di trasporto, alla sicurezza della mobilità ciclistica e alla ripartizione modale; eventuali azioni per incentivare l’uso della bicicletta negli spostamenti casa-scuola e casa-lavoro; i) gli interventi finalizzati a favorire l’integrazione della mobilità ciclistica con i servizi di trasporto pubblico urbano, regionale e nazionale; le azioni finalizzate a migliorare la sicurezza dei ciclisti; le azioni finalizzate a contrastare il furto delle biciclette; eventuali azioni utili a estendere gli spazi destinati alla sosta delle biciclette prioritariamente in prossimità degli edifici scolastici e di quelli adibiti a pubbliche funzioni nonché in prossimità dei principali nodi di interscambio modale e a diffondere l’utilizzo di servizi di condivisione delle biciclette ( bike-sharing ); le tipologie di servizi di trasporto di merci o persone che possono essere effettuati con velocipedi e biciclette; eventuali attività di promozione e di educazione alla mobilità sostenibile.

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15 nov 2017

La ciclabilità diventa prioritaria per il Paese: approvata dalla Camera la legge sulla Mobilità Ciclistica

di mobilita

La Camera ha approvato con 347 voti a favore il ddl per lo sviluppo della mobilità ciclistica e la realizzazione della rete nazionale di percorribilità ciclistica; ora il testo passa al Senato. “Oggi si celebra soprattutto un fatto culturale: lo Stato assume pienamente la pianificazione della mobilità ciclistica, insieme alle Regioni. Esattamente come il sistema autostradale o il sistema ferroviario, con questa legge la ciclabilità fa parte di una strategia di mobilità che diventa prioritaria nei centri urbani e per lo sviluppo del turismo nel nostro Paese”. Lo ha detto il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, a Montecitorio dai banchi di governo durante il voto della legge sulla ciclabilità, prima dell’approvazione all’unanimità della legge. “Questo cambiamento culturale, oggi viene sancito in maniera molto solenne, molto seria, e spero che il mio Ministero sarà in grado, nei prossimi mesi, di andare rapidamente alla definizione del Piano della mobilità ciclistica, su cui peraltro stiamo lavorando da anni, quindi spero di poter smentire il pessimismo che alcuni colleghi hanno messo in campo”. “Abbiamo provato a mettere in campo, come Governo, - ha continuato Delrio - per la prima volta una rete di ciclovie turistiche di oltre 6000 km con un finanziamento di oltre 424 milioni”. Risorse che sono impegnabili, ha detto il Ministro, seconda della maturazione dei progetti e il cui pieno finanziamento può essere completato. E “il Ministero ha tutte le facoltà di indirizzare i suoi dirigenti a lavorare sulla ciclabilità, anche se non c'è un ufficio specifico, è quello che abbiamo già fatto”. “Abbiamo chiuso i protocolli di Intesa con le principali Regioni, avremo ciclovie turistiche bellissime dalla ciclovia dell'Acquedotto Pugliese alla ciclovia del Garda, alla Venezia-Torino, in gran parte progettazioni nate dal basso, dal protagonismo delle associazioni di ciclisti, degli enti locali con cui abbiamo lavorato”. Delrio ha sottolineato la rilevanza economica della ciclabilità e quella per la salute e l’aria: “Se si riesce a stimolare l'uso della bicicletta nei primi 5 km, si possono ottenere riduzione del traffico cittadino del 40%: cose che non nessuna tecnologia può fare”. “Con i cammini, le ferrovie dismesse, le ferrovie turistiche, le ciclovie turistiche e Sistema ciclabile nazionale, lo stimolo ai Piani Urbani della Mobilità Sostenibile, c’è un quadro complessivo che viene presentato qui per dare una cornice legislativa a iniziative che erano già in campo e che rivendichiamo con forza come scelte di presente per il nostro Paese, di economia nuova e di possibilità nuove per i nostri cittadini di godere sempre di più le​ nostre città​”. “Laddove le città fanno la scelta della ciclabilità - e chi è sindaco dimostri con i fatti di credere alla ciclabilità - anche la mobilità per le persone a ridotta mobilità è più facile, perché la città diventa più amica dei cittadini, diventa più luogo di relazione e diventa più luogo vivibile”. “Quindi oggi è un grande risultato quello che è il Parlamento ottiene – ha concluso Delrio - perché porterà notevoli benefici a tutta la nostra comunità e parlerà di un Paese che attraverso i programmi di mobilità turistica, di ferrovie dismesse, di cammini e ciclabilità si incammina su una strada differente”.

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07 feb 2017

Muoversi in bici in una città collinare è possibile: San Francisco ci fornisce un esempio

di Annamaria Pace

I dislivelli altimetrici presenti in alcune città del mondo non sono un ostacolo per l’utilizzo della bicicletta: un interessante esempio è dato dalla città statunitense di San Francisco in California. San Francisco è la seconda città degli Stati Uniti, dopo New York, più densamente popolata ed è anche molto famosa per la morfologia del suo territorio prevalentemente collinare, infatti si contano più di 50 colline, che danno il nome a molti quartieri: Nob Hill, Pacific Heights, Russian Hill, Potrero Hill e Telegraph Hill. La città essendo affacciata sull'oceano ha un clima che presenta in inverno freddo, pioggia e vento e in estate, a causa dell’umidità proveniente dal mare, si verifica il fenomeno della nebbia: nonostante ciò, San Francisco  è attraversata da una fitta rete di bike lanes (piste ciclabili) che consentono di raggiungere ogni parte della città attraverso percorsi studiati per rendere meno faticoso il tragitto. Il segreto per fare un percorso pianeggiante in una città in cui ci sono notevoli pendenze altimetriche, è quello di attraversare la città secondo percorsi tortuosi chiamati  wiggles. Sono state create molte guide ed applicazioni web che indicano, a secondo della destinazione da raggiungere, il percorso più pianeggiante da percorrere mediante percorsi a serpentina (wiggles), che con un andamento  curvilineo e sinuoso permettono di raggiungere la destinazione senza fatica. Alcuni dei percorsi hanno il vantaggio di essere realizzati in corrispondenza di strade che non vengono percorse solitamente dalle automobili. Google Maps  evidenzia i profili altimetrici e la sezione del terreno, selezionando i percorsi pianeggianti, così visualizzando nella  mappa il profilo altimetrico “meno faticoso” si può scegliere la scalata e la discesa totale relativa ai percorsi in elevazione per ogni percorso da fare in bicicletta. Inoltre, a San Francisco, quando si è stanchi di pedalare c’è anche la possibilità di mettere la bici sui mezzi pubblici: infatti in molte città collinari gli autobus pubblici hanno rastrelliere nella parte anteriore o posteriore oppure in alternativa è possibile portare la bici nella metropolitana. Esistono in commercio biciclette elettriche a pedalata assistita con cui è possibile superare le salite molto ripide. Questa soluzione offre numerosi  vantaggi ai ciclisti più anziani o meno in forma, oppure quando si verificano condizioni particolari, per esempio con venti contrari, o quando si deve percorrere lunghe distanze. Ma se  proprio durante il tragitto c’è una salita che va oltre le proprie possibilità, allora la soluzione è camminare a piedi spingendo la bicicletta, così come fanno gli abitanti di San Francisco. Un dato interessante è che nella città californiana si presta  molta attenzione alla mobilità ciclistica in ambito urbano. Nel 2016 è stato realizzato il primo intervento artistico su strada della città, realizzato dall’artista locale, Kristin Farr, di fronte ad un bar in cui spesso sono allestite mostre d’arte. L’intervento è stato collocato nello spazio dedicato al parcheggio di automobili che dopo l’intervento è stato trasformato in un parcheggio per le biciclette. Questa iniziativa è partita dal SFMTA (Ente municipale dei trasporti della città di San Francisco)  con l’obiettivo di supportare le imprese e gli artisti locali, e contemporaneamente  incoraggiare più persone ad andare in giro in bicicletta. Iniziative come queste mettono in evidenza il lato creativo delle comunità e consentono di  utilizzare in modo diverso lo spazio pubblico, attraverso la promozione e il coinvolgimento  delle imprese locali, degli artisti e del trasporto sostenibile. [La foto in evidenza in questo articolo mostra una critical mass svoltasi a San Francisco: si tratta di un raduno di biciclette che, sfruttando la forza del numero (massa), invadono le strade normalmente usate dal traffico automobilistico.] Bibliografia: http://www.betterbybicycle.com/2014/08/how-to-maximise-your-cycling-when-faced.html https://www.sfmta.com/news/press-releases/san-francisco-unveils-one-kind-mural-asphalt http://hoodline.com/2016/03/san-francisco-s-first-on-street-mural-underway-at-madrone                      

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