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23 mag 2017

Il PON Infrastrutture e Reti al forum PA 2017

di Roberto Lentini

Tra le iniziative dedicate alla comunicazione e all’informazione del Programma Operativo Nazionale (PON Infrastrutture e Reti 2014-2020) gestito dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, rientra anche quest’anno la partecipazione al FORUM PA, la rassegna dedicata all’innovazione nelle pubbliche amministrazioni. Il PON IR, dal 23 al 25 maggio, sarà presente al Nuovo Centro Congressi di Roma “La Nuvola” con uno spazio espositivo dove saranno disponibili pubblicazioni e materiali informativi sulle principali tematiche del Programma Operativo Nazionale. Nella stessa area dedicata il Mit sarà presente con "Connettere l'Italia" e "Sicurezza Stradale". Nella giornata di mercoledì 24 maggio, presso la Sala 1, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, nell'ambito delle attività di comunicazione del PON Infrastrutture e Reti, con il supporto di Rete Autostrade Mediterranee, organizza il convegno: “La sfida del coordinamento interistituzionale per una buona programmazione. L'esperienza delle Aree Logistiche Integrate - ALI". Le ALI sono uno strumento innovativo, messo in campo dal PON IR nella nuova pianificazione nazionale, che si pone l’obiettivo di superare la frammentazione tra i vari enti nell'ambito della programmazione del settore, attraverso il coordinamento e la collaborazione fra istituzioni e partenariato economico. I soggetti che insieme al Ministero hanno sottoscritto gli accordi per la creazione di Tavoli Tecnici Locali di confronto per una migliore programmazione sono Regioni, porti, RFI, Agenzia della Coesione Territoriale e le Amministrazioni territoriali. I lavori del convegno inizieranno dagli obiettivi strategici del PON 2014-2020, illustrati dall’Autorità di Gestione del PON, al fine di motivare la necessità dell’istituzione dei tavoli ALI ed il lavoro finora svolto all’interno degli stessi. L’evento sarà l’occasione per gli enti locali, le regioni, la società civile e gli altri interlocutori per discutere dell’esperienza delle ALI come opportunità per il sistema logistico nazionale e motore di sviluppo per una progettualità integrata sul territorio. A tracciare le conclusioni dei lavori del convegno sarà Maria Margherita Migliaccio, D.G. Sviluppo del Territorio, Programmazione e Progetti Internazionali del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il programma completo del convegno e le modalità di accesso sono consultabili sul sito FORUMPA

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23 mag 2017

FORUM PA 2017 “Una nuova PA per lo sviluppo sostenibile”

di Roberto Lentini

La 28^ edizione della manifestazione, che vedrà riuniti tutti gli innovatori del mondo pubblico e privato, si terrà oggi nel nuovo Roma Convention Center “La Nuvola” . Apertura oggi con il Ministro della PA e della semplificazione Marianna Madia che presenterà la riforma della Pubblica Amministrazione, chiusura giovedì 25 maggio con il Commissario Straordinario per l’Attuazione dell’Agenda Digitale Diego Piacentini, passando dalla lectio magistralis di Jeffrey Sachs, Director of The Earth Institute della Columbia University, leader mondiale nello sviluppo sostenibile. Saranno tre giorni di grandi eventi di scenario, convegni tematici sulle politiche d’innovazione, tavoli di lavoro per i vertici delle amministrazioni e delle aziende, seminari di formazione gratuita quelli del FORUM PA 2017, la manifestazione sull’innovazione della Pubblica Amministrazione in programma dal 23 al 25 maggio al Roma Convention Center “La Nuvola”. Organizzata da FPA, società del gruppo Digital 360, la 28esima edizione sarà dedicata alla PA sostenibile: quale amministrazione serve per permettere all’Italia di raggiungere entro il 2030 i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile approvati dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite? Tra i tanti ospiti nell’agenda di FORUM PA 2017, ci saranno il Ministro dell’Economia e delle Finanze Piercarlo Padoan, il Ministro dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli,  il Ministro degli Affari regionali e della famiglia Enrico Costa, il Ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno Claudio De Vincenti, il Ministro dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare Gian Luca Galletti, il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Sandro Gozi, ma anche il Presidente ANAC Raffaele Cantone, il Sindaco di Roma Capitale Virginia Raggi e il Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. “Il tema di FORUM PA 2017 sarà la PA sostenibile – spiega Carlo Mochi Sismondi, Presidente di FPA – o meglio il ruolo che una PA davvero innovativa, cioè efficiente, digitale, aperta, collaborativa, può svolgere per rispondere a grandi questioni aperte, come il lavoro che non c’è, la sicurezza percepita come precaria, la tutela della salute, la qualità dell’ambiente, le disuguaglianze in crescita. Perché nessuno degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile SDGs può essere realizzato senza il contributo della Pubblica Amministrazione”. Il programma completo su www.forumpa2017.it

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10 mag 2017

Il futuro della mobilità sono gli hoverboard? Siete al corrente di rischiare una multa salata?

di Fabio Nicolosi

Il 2015, complici le feste di Natale, ha visto il moltiplicarsi, sulle strade e nei negozi, dei cosiddetti hoverboard: gli strani mezzi a due ruote, spinti da motore elettrico che si muovono seguendo i comandi impartiti col corpo da chi è a "bordo". L'equilibrio sarebbe garantito da un giroscopio, ma comunque non sono facili da usare quanto sembra Divieto di utilizzare gli overboard su strada: rischio multa che, nel caso di minorenne, deve essere pagata dai genitori. C’era da aspettarselo: gli overboard stanno sostituendo i vecchi monopattini. Meno pericolosi degli skateboard e dei rollerblade, ma sicuramente più lenti, gli overboard sono diventati il mezzo di trasporto più utilizzato dai giovani anche per la facilità di utilizzo, che ne consente l’impiego non solo su strada, ma anche all’interno di centri commerciali, gallerie, parcheggi, piazzette e zone interdette al traffico. Gli overboard hanno però un unico inconveniente: sono illegali. O almeno, lo sono quando utilizzati sui marciapiedi o sulle strade. E di tanto, ovviamente, il venditore non fa menzione all’acquirente. Non viene neanche detto alla mamma e al papà che, se un poliziotto vede un ragazzo circolare su un overboard laddove il codice della strada lo vieta, eleva la multa non già al giovane, ma ai suoi genitori, che quindi dovranno pagarla e, in caso contrario, riceveranno la famigerata cartella esattoriale con tutti i conseguenti pignoramenti che ne derivano. Tutto questo per un overboard? Sì: inutile schermirsi dietro il fatto che ci sono cose più gravi da punire; questa è la legge e va rispettata. Ma procediamo con ordine e vediamo, in merito agli overboard, dove scatta la multa e cosa prevede il codice della strada. Una norma che poco si conosce [1], volta a regolare il comportamento dei pedoni, stabilisce che «la circolazione mediante tavole, pattini od altri acceleratori di andatura è vietata sulla carreggiata delle strade». La stessa norma, più avanti, dispone che «sugli spazi riservati ai pedoni è vietato usare tavole, pattini od altri acceleratori di andatura che possano creare situazioni di pericolo per gli altri utenti». È chiaro dunque che, su strade e marciapiedi è vietato andare con gli overboard. Certo, la legge parla di tavole, pattini o altri acceleratori di andatura perché, quando fu emanata, gli overboard non erano ancora stati inventati. Ma non vi è dubbio che un’applicazione corretta del codice della strada consente di estendere il divieto anche a tali strumenti. E la pratica ce ne dà già una conferma: sono già in molti i vigili che contestano le multe, ai genitori, per i figli che vanno in overboard sui luoghi destinati alle auto o ai pedoni. Perché solo ora ci si accorge di questo divieto contenuto nel codice della strada? La norma poteva già essere applicata agli skaters o a quelli che usano i rollerblade. È vero: sarà però che oggi i nostri Comuni sono più assetati e hanno necessità di fare casa, sarà anche perché è più facile raggiungere un ragazzino in overboard che uno sui rollerblade, le multe vengono più spesso comminate ai primi che non ai secondi. Quali sono le multe per chi circola con gli overboard? Anche questo è stabilito in modo molto chiaro dal codice della strada. La sanzione va da 25 a 100 euro a seconda della pericolosità della condotta. Se il soggetto è minore, come abbiamo anticipato, la sanzione viene elevata in capo ai genitori: tesi quest’ultima condivisa sia dalla Cassazione [2] che dal ministero dell’Interno [3]. Quindi, se un ragazzo con meno di 18 anni viene pescato a circolare con l’hoverboard su una strada, la polizia municipale può multare la madre e il padre. Del resto anche la legge [4] stabilisce che della violazione risponde chi era tenuto alla sorveglianza dell’incapace; il soggetto che assume la qualità di “trasgressore” risulta dunque l’esercente la potestà sul minore o il suo tutore al quale destinare la multa. Dove si può usare l’overboard? Non possiamo che stabilirlo per esclusione. Se è vietato su marciapiedi e strade, può essere usato sulle piste ciclabili, nelle aree ludiche come cortili, ville, parchi, giardini, nonché – sembrerebbe – nei parcheggi. Dubbi potrebbero sorgere sull’utilizzo all’interno della banchina, ossia la parte di strada compresa tra il margine della carreggiata e il più vicino dei seguenti elementi longitudinali: marciapiede, spartitraffico, arginello, ciglio interno della cunetta, ciglio superiore della scarpata nei rilevati. Infatti, il codice della strada, nel vietare l’uso degli acceleratori di velocità, tra cui appunto l’overboard, non fa riferimento espresso alle banchine. [1] Art. 190, co. 8 e 9, cod. str. [2] Cass. sent. n. 7268/2000. “Non può essere a sanzione amministrativa chi, al momento in cui ha commesso il fatto, non aveva compiuto i 18 anni o non aveva la capacità di intendere e volere” (…). “Della violazione risponde chi era tenuto alla sorveglianza dell’incapace, salvo provi di non aver potuto impedire il fatto”. [3] Min. Interno nota del 26.05.2005 e circolare del 10.11.2005. [4] Art. 2 L. 689/1981.

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26 apr 2017

Revisione auto, tante novità dal 2018

di Fabio Nicolosi

Arriverà nel 2018 la riforma della revisione periodica obbligatoria dell'auto. La prima novità riguarderà il Portale dell'automobilista (del ministero dei Trasporti): sarà in teoria possibile conoscere il chilometraggio effettivo di una vettura come rilevato dalla più recente revisione, ossia come inserito da un addetto alla revisione. Basterà scegliere il tipo di veicolo e inserire il numero di targa, il sistema, almeno stando alle promesse, mostrerà la data e l'esito della revisione, insieme al numero dei chilometri. L'obiettivo? Prevenire le truffe dei furbetti che vendono un'auto usata a un prezzo troppo alto. Cosa cambierà Gli ispettori con poteri di controllo, verificheranno se il centro revisioni ha inserito il dato corretto nel Portale dell'automobilista. La registrazione della percorrenza del veicolo, e quindi il chilometraggio percorso, resta un obbligo di legge (già oggi lo è), ma più controllabile: questo dovrebbe ridurre le frodi che sono ancora molto frequenti nella vendita delle auto usate. Nasce poi il Certificato di revisione, che rende sia il centro revisioni sia il proprietario dell'auto ancora più responsabile dello stato del veicolo. Nessuna novità invece sulla frequenza di revisione: dopo 4 anni dalla prima immatricolazione e successivamente ogni 2 anni. Occhi aperti La direttiva dedica molta attenzione alla qualità delle revisioni e alla necessità di evitare qualsiasi conflitto di interessi tra chi esegue la revisione e chi si occupa di riparazioni. Occorre inoltre una supervisione da parte dell'Autorità governativa. Numerosi vantaggi e una debolezza Al di là della possibilità di limitare le frodi nella vendita dell'usato, con la normativa europea c'è pure un vantaggio a livello di sicurezza stradale: oggi i vecchi veicoli con centinaia di migliaia di km sulle spalle circolano come se avessero percorso meno km. In realtà, in fatto di manutenzione e tagliandi, necessitano di maggiori controlli, per abbassare le possibilità che vengano coinvolti in incidenti stradali. Analogamente oggi un vecchio mezzo che inquina tanto a causa di una elevata percorrenza non rilevata è un pericolo a livello ecologico. Resta tuttavia un punto debole: il servizio del Portale dell'automobilista vale solo per le auto più vecchie di 4 anni, ossia da quando scatta per legge la prima revisione obbligatoria, e il numero di km si riferisce al momento della revisione: prima, il proprietario del mezzo potrebbe sempre abbassare la percorrenza del mezzo per rifilare un bidone all'acquirente.

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20 apr 2017

Il Rapporto Isfort conferma la passione degli italiani per l’automobile

di Roberto Lentini

Nel 2016 gli italiani hanno dedicato 40 milioni di ore al giorno per gli spostamenti. A dirlo è il  14esimo Rapporto sulla Mobilità in Italia, realizzato da Isfort con l’apporto di Asstra e Anav, e presentato ieri alla Sala del Mappamondo alla Camera dei Deputati.   I dati dell’Osservatorio “Audimob” suggeriscono di prestare maggiore attenzione a fenomeni come la continua crescita della domanda: negli ultimi 15 anni, la domanda complessiva di mobilità, in Italia, si è contratta del 15,2% e anche il numero dei passeggeri-chilometro totali è diminuito (rispetto al 2008) del 23,9% (da 1.561 a 1.188 milioni di pass.-km nel 2016). Quanto alla mobilità sostenibile, nonostante il significativo miglioramento registrato nel 2016, i mezzi di trasporto più ecologici (piedi, bici, trasporto pubblico) perdono oltre sei punti di quota modale tra il 2002 e il 2016 (dal 37,2% al 31,1%). Che conferma la passione degli italiani per l’automobile. Il mercato delle vendite di auto è risultato in significativa crescita nel 2016, raggiungendo quasi il numero di 38 milioni di veicoli con un tasso di motorizzazione pari a 62,4 ogni 100 abitanti. Nel frattempo, il mercato del trasporto pubblico urbano rimane molto squilibrato, in particolare nelle aree metropolitane. L’analisi evidenzia il nodo strutturale della “carenza di ferro” nel trasporto delle aree urbane, come emerge anche dal confronto europeo. In Germania ci sono 646 chilometri di linee metropolitane, nel Regno Unito 672, in Spagna 601. Ma in Italia solo 235,9 chilometri, distribuiti in 14 aree urbane. Tuttavia è possibile l’avvio di un circuito virtuoso per la mobilità sostenibile tra maggiore attenzione delle politiche nazionali (risorse per materiale rotabile, investimenti nelle infrastrutture, ciclabilità, riforma del TPL) e i segnali provenienti dal mercato. La svolta a livello politico e governativo potrebbe aver inizio già nel 2017. Ennio Cascetta, coordinatore della nuova struttura tecnica di missione del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ricorda infatti che la diversa ripartizione modale che distingue la mobilità italiana da quella degli altri Paesi europei si ripercuote sul reddito disponibile delle famiglie italiane. “Una rete inadeguata di TPL rappresenta  per le famiglie italiane un extra-costo rispetto alla media europea sotto forma di  tasse di possesso, assicurazione, carburante, pedaggi”, ha precisato Cascetta. Una sorta di spread della mobilità inefficiente che per le famiglie che vivono nelle medie e grandi città italiane significa spendere per muoversi circa 1500 euro all'anno in più rispetto alle famiglie delle città europee. Occorre costruire una rete di servizi pubblici di trasporto in grado di migliorare la qualità della vita e competitività nelle aree metropolitane italiane e ridurre il gap infrastrutturale ancora molto rilevante nel nostro Paese, spiega poi facendo riferimento alle misure contenute nell’allegato al Documento Economia e Finanza 2017, dal titolo “Connettere l’Italia: fabbisogni e progetti infrastrutturali che ridisegna la mappa delle priorità infrastrutturali del Paese al 2030”. Cascetta ha così classificato la rete infrastrutturale prioritaria nazionale in tre classi: interventi "invarianti”,  interventi da sottoporre a “project review” e opere selezionate in base a due nuovi strumenti previsti dal codice degli appalti: l’analisi di fattibilità e una valutazione ex ante dell’utilità dell’investimento. Dal rapporto sulla mobilità emerge un altro dato significativo: i bus in Italia  sono ormai anziani. Il parco circondante ha  un’età media di 11,8 anni. Il Piano strategico nazionale della mobilità sostenibile proposto dal Mit e previsto dalla legge di bilancio 2017 dovrebbe tuttavia  ridare respiro a un settore strategico e una nuova prospettiva per gli investimenti del mercato rotabile. “A questo proposito, il governo ha già previsto uno stanziamento di 3,7 miliardi di euro fino al 2033 per il rinnovo del parco autobus”, ha concluso Cascetta.

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22 mar 2017

Arriva l’autovelox che scopre se chi guida usa il cellulare o ha la cintura di sicurezza

di Fabio Nicolosi

Si chiama TruCam il nuovo sistema di rilevazione delle infrazioni degli automobilisti che avrà funzione di controllo velocità, dell’utilizzo delle cinture e del cellulare alla guida. E’ questo il nome del nuovo strumento in dotazione alle forze dell’ordine che sarà affiancato al Telelaser. E’ già attivo su alcune strade della Sardegna e del Lazio ma la Polizia Stradale ha annunciato che sarà utilizzato su tutto il territorio nazionale. Sembra un telelaser «normale». Uno di quelli che, da anni, sono utilizzati dalle forze di polizia sulle strade italiane ma, in realtà, è un’evoluzione tecnologica da «grande fratello» perché ha una telecamera incorporata che registra tutto quello che «vede». Come funziona Trucam Il Telelaser TruCam è un misuratore di velocità, con documentazione filmata e fotografica ad alta definizione: è in grado di effettuare un rilievo di velocità fino a 1200 metri di distanza e per ogni singolo metro percorso su strada. Oltre a questo aggiunge una ripresa video dell'infrazione grazie a una piccola telecamera che con un semplice puntamento consente di acquisire tutti i dati della vettura. Consente inoltre di scattare una foto all'interno dell'abitacolo dell'automobile che permetterà di accertare altre violazioni come la guida senza cintura di sicurezza, l’utilizzo del cellulare al volante ma anche l’assenza di assicurazione e della revisione del veicolo. Posizionato come un autovelox a bordo strada, TruCam permette l’inserimento del doppio limite (auto e camion) e consente la geolocalizzazione grazie al GPS. Il sistema è dotato di regolare certificato di taratura e secondo la Polizia Stradale renderà inutile il ricorso degli automobilisti contro le sanzioni. La memoria del sistema TruCam è di 2 GB o superiore mentre il suo funzionamento è basato sulla piattaforma Linux. Può essere utilizzato anche di notte grazie a un flash a infrarossi e consente di registrare tutte le velocità comprese da 0 a 320 km/h. Tra i primi controlli spiccano con il TruCam spiccano quelli della scorsa settimana effettuati dalla Polizia stradale di Aprilia: sulla Pontina oltre 300 automobilisti sono stati immortalati mentre viaggiavano a una velocità compresa tra i 130 e i 170 km/h nonostante il limite di velocità in vigore sia di 90 km/h.

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13 mar 2017

Sorpassare le biciclette in auto: almeno un metro e mezzo con la nuova legge

di Cristina Betti

Un nuovo disegno di legge vuole regolamentare il sorpasso delle biciclette: la distanza di sicurezza laterale che dovranno rispettare gli automobilisti che sorpassano sarà di almeno un metro e mezzo. Come ognuno di noi avrà avuto modo di sperimentare, sorpassare una bicicletta può non essere un gioco da ragazzi. Si deve sempre valutare: a) la giusta traiettoria, b) evitare le manovre pericolose; c) superare senza creare incidenti. Ma rimane sempre il dubbio: "ho tenuto la giusta distanza?". L'articolo 148 del codice stradale prevede un'adeguata distanza laterale per il sorpasso di bici, non definendo però in termini numerici la giusta distanza di sicurezza da mantenere in caso di sorpasso di ciclisti. Ed è qui che la FIAB è entrata in gioco con la sua proposta rinominata "Un metro e mezzo di civiltà", proponendo una riforma che vorrebbe portare appunto ad un metro e mezzo la distanza di sicurezza necessaria al sorpasso, distanza peraltro già prevista in altre realtà europee come Francia e Spagna. Il disegno di legge preso in esame per la modifica è il numero S.2658 e propone di inserire nell'articolo 148 il comma 3-bis: “È vietato il sorpasso di un velocipede a una distanza laterale minima inferiore a un metro e mezzo“. Oltre che in una multa fino ad oltre 300 euro, chi viola questa distanza rischia anche la sospensione della patente da 1 a 3 mesi se si incorre nella stessa infrazione nel giro di due anni. Una riforma che si vede necessaria dopo un 2015 decisamente in negativo per l'aspetto della sicurezza dei ciclisti in Italia: 249 ciclisti sono stati coinvolti in incidenti stradali e ne sono rimasti feriti circa 16mila.    

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25 gen 2017

Una rivoluzione urbana per le nostre città: quali scelte attuare

di Annamaria Pace

Le virtuose politiche pubbliche sulla mobilità messe in opera dall’Amministrazione di New York Un esempio di come la trasformazione della città può essere avviata, anche in città notoriamente incentrate sull’uso dell’automobile, è dato dalla città di New York. Il lavoro svolto da  Janette Sadik-Khan, durante la sua carica di Commissario dei trasporti della città  di New York dal 2007 al 2013, ha determinato un grande cambiamento che crea notevoli spunti di riflessione sul futuro delle città. La città di New York possiede ora 400 miglia di nuove piste ciclabili, il più grande sistema di bike-sharing della Nazione, 60 nuove piazze, 728434 mq di percorsi pedonali e inoltre in 12 quartieri della città ci sono zone in cui il limite di velocità massima è di 30 km/h. Niente è stato facile poiché tutto ciò  è stato sottoposto a dure critiche da parte dell’opposizione. Nel nuovo libro di Janette Sadik-Khan, “Streetfight: Manuale per la rivoluzione urbana”, scritto insieme a Seth Solomonow, si racconta la storia di come è avvenuto il cambiamento e si descrive un programma adottabile anche in altre città del mondo. Di seguito sono riportate alcune parti dell’intervista realizzata dal magazine Citylab all’autrice. Come hai intuito che la giustizia sociale influenza proprio la pianificazione e il trasporto urbano? Le strade sono il luogo in cui si svolge la vita e la storia, ciò pone il trasporto al centro della vita politica, sociale e culturale della città. La mobilità fisica è direttamente correlata alla mobilità sociale quindi la creazione di strade sicure, percorribili e accessibili a tutti, indipendentemente dalla età, dal reddito, dalla capacità fisica, è una delle più importanti responsabilità di una città, ma è anche oggi una delle più trascurate. Nelle città le persone ancora considerano le biciclette come un fastidio. Oggi le bici sono diventate parte fondamentale delle infrastrutture di trasporto di New York. i Sindaci delle altre città, in relazione allo sviluppo economico, quali conoscenze dovrebbero acquisire riguardo al ruolo della bicicletta? Andare in bicicletta, camminare, utilizzare l’autobus, tutte queste attività sono mezzi di trasporto che possono essere connessi insieme efficacemente. Quando nelle città le biciclette sono percepite come un fastidio, spesso questo è solo un sintomo che  le strade hanno un disegno obsoleto e che in ultima analisi non sono utili a nessuno. Bonificare lo spazio stradale a favore delle biciclette, dei pedoni e degli autobus è un intervento che si riflette sull’economia e la vita sociale. Quindi, se volete che le strade siano migliori per tutti, si può iniziare con la costruzione di una pista ciclabile. Lei scrive che il rinnovamento della rete di trasporto non veicolare di New York era “sorprendentemente più economico rispetto ai miliardi di dollari che le città americane hanno speso ogni anno nella  costruzione di nuovi tram, linee di metropolitana e costruzioni di nuove strade e svincoli”. I Leader delle altre città come possono mettere in atto questo? Le strade pedonali, i percorsi in bicicletta e i percorsi preferenziali degli autobus, sono  alcune delle strategie meno costose per avviare questa trasformazione. Nei miei sei anni come Commissario, abbiamo investito 6 miliardi di dollari solo per la manutenzione della rete stradale. Tutte le piazze e le piste ciclabili che abbiamo costruito sono costate meno dell’1% del totale. La realizzazione di ciclabili e aree pedonali si realizza senza spendere ingenti somme di denaro perchè i materiali per la loro realizzazione, quali vernice e segnali stradali, sono in parte già presenti nei depositi delle città. Descrivi il ruolo degli autobus nella pianificazione urbana e perchè sono fondamentali per lo sviluppo della città. Molta gente pensa che il trasporto urbano, per generare una trasformazione positiva ed essere considerato efficace, debba essere costoso e realizzato su larga scala. Secondo molti dobbiamo ancora investire in ferrovie e metropolitane, ma gli autobus sono in grado di alterare l’equilibrio del  trasporto in pochi mesi e non in anni, quanto meno non negli anni di studio e di costruzione necessari per realizzare una ferrovia. A New York abbiamo lanciato una linea di Brt (bus rapid transit)  all’anno, per sette anni in tutti e cinque i distretti, ed il costo ed il tempo per fare ciò è costato una percentuale minima rispetto al tempo e al costo necessario per costruire una singola stazione della metropolitana. In tutto il mondo 33 milioni di persone prendono Bus Rapid Transit, in 200 città ed in tutti i continenti. Sappiamo  che il futuro del trasporto di massa urbano è l’autobus. All’inizio del libro si parla della necessità della “congestion charging”, la tassa che gli automobilisti   pagano  per guidare su strade nel centro città. Quanto è importante? Molte città americane rendendo più conveniente guidare nei centri città, con abbondanti e poco costosi parcheggi per le automobili, hanno trasformato i loro nuclei urbani in luoghi quasi impossibili da raggiungere. La tassa di ingresso in centro città che pagano gli automobilisti,  consente alle città di offrire l’itermodalità, cioè la possibilità di utilizzare bus, biciclette e camminare a piedi. Lei sostiene che “se non si  misura i dati, allora non si può gestire” Per quale motivo? L’analisi sul trasporto urbano è poco evoluta,  ci sono pochi parametri per determinare il successo di una strada o il suo fallimento. Eppure l’analisi di una strada fornisce molti dati, dalle opportunità economiche che offre, a che tipo di mezzo utilizzano le persone per spostarsi. Imparare a misurare la strada è la nuova frontiera del design e della progettazione degli spazi pubblici. Abbiamo appreso che le piazze, l’affitto di biciclette e le piste ciclabili generano preoccupazione  perché causerebbero ingorghi, metterebbero in pericolo il traffico e taglierebbero fuori dal mercato i negozi locali. Ma analizzando i dati  delle  ricevute fiscali  è emerso che, incentivando questi cambiamenti, le vendite al dettaglio migliorano nettamente. I dati sono fondamentali per convincere l’opinione pubblica. Per concludere, Frank Sinatra,parlando di New York, diceva che: “Se si può rifare qui, si può rifare ovunque.” Come possono le città più piccole e con meno risorse rispetto a New York, riuscire a diventare più sicure, meno congestionate e più sostenibili? Quando lavoravamo sul cambiamento di New York, la gente riteneva che fosse impossibile, che non avrebbe mai funzionato e che New York non è Amsterdam o Copenaghen. Abbiamo combattuto per ogni progetto, ogni metro quadrato di spazio sulla strada. Ora, quando viaggiamo in altre città, sentiamo commentare  che la strada non può cambiare perché, che “Non siamo a New York.” E’ una lotta di strada ovunque, ma penso che la vittoria di questa lotta fatta a New York ha implicazioni in tutto il mondo e mostra come, se si può cambiare la strada, si può cambiare il mondo. L’intervista completa la potete leggere nel seguente link: http://www.citylab.com/design/2016/03/janette-sadik-khan-book-handbook-urban-revolution/473145/ http://www.techinsider.io/janette-sadik-khan-on-transforming-city-streets-2016-3

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24 gen 2017

Barcellona, il 60% delle strade sarà a vocazione pedonale. Le foto del primo quartiere restituito alle persone

di Amedeo Paladino

I mezzi a motore in città rappresentano un problema: inquinamento, rumore, incidentalità affliggono molte aree urbane in Italia, in Europa e nel mondo. Ma ci sono anche delle amministrazioni e dei cittadini virtuosi, che dopo la presa di coscienza dei problemi derivanti da una mobilità asservita alle auto, decidono di invertire la rotta. La città catalana di Barcellona sta intraprendendo un percorso che ha avuto inizio nel 2014 con la redazione del Piano Urbano della Mobilità: obiettivo è cambiare le modalità di spostamento dei propri cittadini, liberando sempre più spazio a favore dei pedoni e quindi degli spostamenti a piedi. Le linee guida del piano fissano degli obiettivi raggiungibili entro pochi anni: una riduzione del 21% del traffico privato e il cambiamento di destinazione d'uso del 60% delle strade dai mezzi a motore alle persone,  riducendo l'incidentalità e le emissioni di anidride carbonica del 30%. Non a caso il progetto cardine che è scaturito dal Piano della Mobilità si chiama "Riempiamo di vita le strade", che verrà implementato a partire dai distretti centrali e più congestionati della città. Il progetto definisce dei macro-isolati, superilles, che contraddistinguono già la trama urbanistica della città catalana, composta dal reticolato di strade progettato da Ildefonso Cerdà nell'800: all'interno la velocità dei veicoli è ridotta a 10 km all'ora su un'unica corsia, gli stalli della sosta sono eliminati agli incroci, privilegiando la mobilità pedonale e ciclistica e liberando prezioso spazio pubblico a favore delle persone; il traffico veicolare viene deviato nelle strade perimetrali fuori dalle superilles. La prima superilla è stata inaugurata nel quartiere Poblenou e costituisce un banco di prova per le successive implementazioni che coinvolgeranno altre zone della città, a cominciare dal distretto centrale di Eixample. La progettazione e la messa in opera delle superilles coinvolgono attivamente tutti i cittadini: critiche e proposte vengono dibattute attraverso incontri pubblici e riunioni e i cambiamenti che vengono apportati alla mobilità cittadina sono suscettibili di modifica anche attraverso consultazione popolare. Per la Superilla di Poblenou le risorse investite sono state quasi irrisorie: 55 mila euro per l'arredo urbano e il verde pubblico, gli stessi cittadini hanno avuto un ruolo attivo nella creazione dei nuovi spazi a vocazione pedonale.

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16 gen 2017

La tua auto da benzina ad elettrica: ora si può!

di Cristina Betti

Con il "decreto retrofit" sarà possibile trasformare il proprio veicolo a benzina/diesel in una macchina elettrica con limitate spese e con un aggiornamento della carta di circolazione. Con il "decreto retrofit" (D.M.T n 219 del I° dicembre 2015) avanziamo di qualche passo nel mondo della mobilità sostenibile. Con questo decreto infatti si potrà trasformare il proprio mezzo endotermico in un mezzo elettrico ad impatto zero con costi contenuti (il punto debole delle auto elettriche è infatti il costo ancora molto elevato) e con un semplice passaggio burocratico: non sarà infatti necessario immatricolare nuovamente il proprio veicolo, ma basterà aggiornare la propria carta di circolazione, esattamente come si fa quando si installa sulla propria auto un impianto gpl o metano. Per poter effettuare la conversione sarà necessario però rivolgersi ad aziende accreditate presso il Ministero dei Trasporti, che dovrà garantire l'efficienza del progetto e di non alterare i sistemi di sicurezza preesistenti del mezzo. Qualsiasi mezzo prodotto dopo il 2004 o in fase di costruzione potrà essere riconvertito, mentre per gli altri si dovrà verificare la compatibilità elettromagnetica. I costi stimati si aggirano attorno ai 5mila euro fra kit e mano d'opera (costi che scenderanno con l'aumento dei fruitori), quindi meno di un terzo rispetto all'acquisto di un nuovo veicolo elettrico. Riqualificare è un vantaggio per tutti e va inquadrato nell'ottica di uno sviluppo in contesto urbano di una rete di mobilità elettrica. “Con il decreto retrofit - sostiene l'Onorevole Ivan Catalano, membro della IX Commissione Trasporti della Camera -  abbiamo deciso di affrontare il problema della trasformazione dei veicoli elettrici così come era già stato per Gpl e Metano, cercando una soluzione di transizione che consentisse di avere un nutrito parco circolante nel giro di pochi anni, ed arrivare rapidamente a un numero di veicoli sufficienti per giustificare lo sviluppo dell’infrastruttura di ricarica”. 

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