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21 set 2015

SHARE’NGO: il car sharing elettrico a Milano

di Alessandro Graziano

  Inaugurati la settimana scorsa i primi cinque SHARE’NGO POINTS all’interno delle Isole Digitali di Via Larga, Cadorna, Stazione Centrale, Sant’Agostino e Porta Venezia nei limiti della ZTL  di Milano chiamata zona C. SHARE'NGO è una piattaforma nazionale per lo sviluppo della mobilità elettrica e sostenibile ideata e gestita da CS GROUP che offre servizi di car sharing free floating a tariffe profilate nelle più grandi città italiane, car sharing dislocato nelle città italiane di medie dimensioni (SHARE ‘NGO POINT) e courtesy car per il settore turistico-alberghiero con la propria divisione SHARE’NGO RENTAL oppure in noleggio a lungo termine, in partnership con ELETTRONLT. Cosa sono le isole digitali? Sono dei parcheggi di quartiere da cui è possibile accedere al servizio di car sharing elettrico a chi arriva in città in treno e ai milanesi che non hanno un’auto propria o hanno meno dimestichezza con smartphone, app e prenotazioni via web. In queste cinque Isole Digitali (e da fine ottobre in tutte le 28 isole Digitali presenti nei quartieri della città) sarà possibile prelevare un’ Equomobile (crasi tra equità e automobile) anche senza prenotazione e con il solo utilizzo di una Card Apriporta che SHARE’NGO invia gratuitamente a tutti i propri iscritti.         L’Equomobile è di tutti, è amica dell’ambiente perché è elettrica, ma a ricaricarla, ci pensiamo sempre noi! Guidarla è facile come qualsiasi auto col cambio automatico. Il servizio è garantito 7 giorni su 7, tra le 8 e le 21, alle Isole ci sarà una disponibilità costante di almeno due macchine immediatamente utilizzabili, un progetto integrativo della modalità principale in free-floating con cui sono già disponibili le 300 auto del nuovo car sharing elettrico avviato lo scorso giugno in città Le colonnine sono utilizzabili anche per le proprie vetture private in modo da far diffondere ancor di più i veicoli elettrici e ibridi soprattutto nella zona a traffico limitano. info: https://www.equomobili.it/ http://www.sharengo.it/  

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27 ago 2015

In Parlamento alcune proposte di legge sulla mobilità dolce. Ecco i dettagli

di Giulio Di Chiara

In questi giorni in Parlamento sono al vaglio 4 proposte di legge relative alla mobilità dolce. Due di queste sono strettamente legate alla bicicletta. Un primo pacchetto prevede il riuso delle ferrovie abbandonate: verrà istituito un osservatorio che avrà il compito di redigere la rete nazionale di questi percorsi oltre che redigere le linee guida della mobilità dolce e promuovere il cicloturismo. La seconda proposta invece è un aggiornamento della legge n. 366 del 98 e prevede l'istituzione di un dipartimento della mobilità ciclistica in seno al Ministero dei Trasporti, che avrà il compito di redigere il piano nazionale della mobilità ciclistica. Previsto anche il rifinanziamento del Fondo nazionale per la mobilità ciclistica con stanziamenti aggiuntivi non inferiori al 2% degli stanziamenti complessivi previsti per infrastrutture viarie e ferroviarie, oltre che con risorse provenienti da programmi regionali finanziati da fondi Ue. La terza attiene più al codice della strada, ma indirettamente riguarda anche i ciclisti: si consente, previa ordinanza comunale, la possibilità di far circolare le bici in senso opposto a quello di marcia nei centri abitati laddove la velocità massima consentita è pari a 30km/h. Infine è in programmazione un programma scuola - casa- lavoro a cui destinare circa 35 milioni per incentivare carpooling, bike pooling e bikesharing. Un ulteriore emendamento prevede il risarcimento da parte dell'INAIL in caso di infortunio per chi va a lavoro in bici.

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25 ago 2015

Il “quartiere perfetto” gestito dal privato: decentralizzare si può?

di Giulio Di Chiara

Specie nelle grandi città le amministrazioni pubbliche incontrano grandi difficoltà a mantenere gli spazi e il decoro pubblico. Una città funzionale e ordinata agli occhi di un cittadino passa soprattutto da questi due fattori, che al loro interno racchiudono attività di programmazione, progettazione, costanza e disponibilità di fondi. Spostandoci più in periferia, è possibile assistere però a casi di buona gestione degli spazi pubblici (almeno nell'apparenza) a opera di collaborazioni pubblico-private. Un tema, quello del privato, che ha spesso animato il dibattito sulla gestione di svariati servizi a carico oggi interamente del pubblico. Durante quest'estate ho avuto modo di soggiornare qualche giorno in una piccola realtà nel litorale laziale, Marina di San Nicola. Sebbene il nome posso trarre in inganno, non si tratta di una contrada a mare del paese di San Nicola (che non esiste), bensì è il nome di un comprensorio, nato negli anni 60 su un'area di 120 ettari. L'intera zona è veramente ben curata, con strade alberate, parchi giochi pubblici, prati,  passaggi e percorsi pedonali in tutte le strade, verde curato e un piccolo lungomare a misura d'uomo. Si effettua regolarmente la raccolta differenziata e ogni giorno il servizio di spazzamento delle strade entra in funzione. Nessun viale gigantestesco, spazi inutili o inutilizzati. Parlando con alcuni  residenti ho appreso che l'intera zona è gestita da un consorzio, che tra le altre cose gestisce (e bene) anche l'apertura e la manutenzione delle piscine presenti all'interno di alcuni residence. Incuriosito, mi sono documentato su questa realtà. Prima però mi piace riportare qualche immagine che non rende appieno l'ordine e l'accuratezza di uno spazio dove sembra non mancare nulla: dalle piste cilabili, ai percorsi per non vedenti, ai pass per i residenti con tanto di colonnine elettroniche, alla segnaletica orizzontale e verticale. Cos'è e coma funziona questo consorzio? Stralcio dal loro sito le parti più interessanti, che credo possano trovare delle analogie con altri luoghi italiani. "Nacque verso la metà degli anni ‘60 come lottizzazione convenzionata su progetto dei proprietari dell’area, principi Odescalchi, e su delibera del Comune, allora di Cerveteri.I nobili lottizzatori, dopo la stipula dell’atto dì convenzione, costituirono un “Consorzio” tra i proprietari, acquirenti dei lotti di terreno, per la gestione a proprie spese dei servizi (acqua e illuminazione pubblica), per la manutenzione delle strade e del verde e per quant’altro d’interesse comune."  [...] Prese il via, dunque, da quella zona fino ad allora paludosa a confine con il Comune di Roma, una delle più belle realtà della costa laziale. Nel 1970, con il passaggio di consegne da Cerveteri al neonato Comune di Ladispoli, Marina di S. Nicola entrò a far parte dell’entourage della “Città di Ladislao” (Ladispoli appunto), di cui divenne presto, e senza ombra di dubbio, il “fiore all’occhiello”.  Nel corso di questi trent’anni, la lottizzazione è giunta al completamento dapprima delle opere di urbanizzazione a cura e spese degli stessi Odescalchi, poi della edificazione dei lotti, se si escludono due zone – ancora dì proprietà dei principi – sulle quali però insiste un vincolo archeologico di inedificabilità apposto dalla competente Soprintendenza archeologica per l’Etruria meridionale.  [...] il Consorzio, al fine di garantire una maggiore serenità ai propri consociati, ha installato un sofisticato impianto di video-sorveglianza del territorio 24 ore su 24, integrato da un servizio di pattugliamento nelle ore notturne.   ... Marina di San Nicola conta circa 1.500 abitanti durante tutto l'anno, ma la vocazione prettamente estiva le fa raggiungere quota 12.000 presenze durante la stagione calda. Insomma, un quartiere di una città metropolitana . Interessante registrare come pubblico e privato abbiano scambiato i ruoli, dividendosi gli oneri a fronte di agevolazioni che, sotto la guida attenta dell'ente pubblico, ha consentito la nascita e la crescita di una bellissima realtà. Ci domandiamo quindi se questi episodi di gestione decentralizzata dei servizi non siano ripercorribili nelle nostre città, nei nostri quartieri, laddove la pubblica amministrazione non arriva. Ci chiediamo se in questa era storica non sia utile fare un tentativo nel riproporre modelli simili dove il privato ha tutto l'interesse di garantire un servizio a lui affidato, pena la sua stessa sopravvivenza, sotto la regia attenta ed oculata della PA locale.  

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01 lug 2015

Musica “a pedali”: ecco il palco che va a bici!

di Andrea Baio

Quella di cui vogliamo parlarvi oggi è un'idea a dir poco geniale, per la quale ci riesce difficile individuare punti deboli. Tutto nasce dalla mente dei Tetes de Bois, gruppo musicale che non ha mai fatto mistero della propria passione per la bicicletta, tanto da inventarsi l'eco-spettacolo che va a pedali. Come funziona? Semplice! Si cerca un gruppo di volontari disposto a pedalare per tutta la durata dello spettacolo, in cambio di una posizione privilegiata dalla quale poter assistere. Si monta quindi una batteria di 128 biciclette -portate dal pubblico- ciascuna delle quali viene poi collegata ad una dinamo che produce energia elettrica dal movimento delle ruote, sino a raggiungere il 160 watt necessari ad alimentare il palco. "Fuori dal luogo comune che lo spettacolo lo fanno gli artisti sul palco e gli spettatori in platea, stavolta la retorica è stracciata dalla realtà. Se non pedali le luci si spengono e il palco rimarrà muto. Una band assurda i Têtes de Bois, un amico ingegnere Gino Sebastianelli, un vecchio artigiano di provincia Roberto Palazzi, un regista di cinema Agostino Ferrente, un folle imprenditore dello spettacolo Mauro Diazzi e la sua agenzia Just in Time. Un gruppo di silenziosi amici carbonari ha custodito il segreto in questi anni, lavorando, limando, migliorando, perfezionando il progetto tecnico. “Il Palco a Pedali”- finanziato Assessorato alle Infrastrutture Strategiche e Mobilità della regione Puglia – può volare." Che dire, bravi!

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22 giu 2015

VIDEO | Le ragioni di Uber: intervista al General Manager in Italia

di Roberto Lentini

Il 26 maggio il tribunale di Milano ha disposto il blocco dell’app UberPop per “concorrenza sleale” e “violazione della disciplina amministrativa che regola il settore”. In un precedente articolo avevamo già discusso di questa sentenza, che rischia di affossare il libero mercato. Qui un'intervista rilasciata per mobilita.org dal General Manager di Uber in Italia, durante la conferenza nazionale per la mobilità sostenibile, tenutasi al Polo Fieristico "Le Ciminiere" di Catania il 19-20 Giugno 2015.

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04 giu 2015

Sui bus di Bologna arrivano i tornelli anti evasore

di Giulio Di Chiara

Come garantire il pagamento del ticket di viaggio anche in ambiti affollati e caotici come quelli degli autobus? A Bologna, la società di trasporti  T-Per si è ingegnata ed ha installato su 8 veicoli urbani un tornello posto a fianco della cabina di guida, che consentirà l'accesso soltanto a coloro che introdurranno un ticket di viaggio valido. Tale installazione, autorizzata e certificata dalla motorizzazione, è stata applicata in una tipologia di vettura che prevede due porte, una di ingresso e una di discesa, favorendo così un flusso unico dei passeggeri. Il tornello segnalerà attraverso segnale acustico e luminoso eventuali accessi irregolari. La T-Per conta di estendere questo strumento tipico delle metropolitane ad altri 28 bus cittadini e linee extraurbane.  

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27 mag 2015

Uber Pop: la sentenza che affossa il libero mercato

di Andrea Baio

"Uber Pop opera in concorrenza sleale, e va rimosso". E' questa la decisione del Tribunale di Milano, motivata dal fatto che gli autisti Uber non devono sostenere i costi di licenza che gravano per legge sui tassisti italiani. Una decisione che lascia a dir poco perplessi, e che obbliga l'Italia a restare un passo indietro rispetto al resto del mondo per tutelare interessi di categorie che non sono in grado di stare al passo coi tempi. Tutto ciò, inoltre, si ripercuote negativamente sui consumatori, che vedono condizionata la propria  libertà di scelta, con la beffa di dover sottostare alle carissime tariffe dei taxi, che in Italia continuano ad essere un lusso per pochi. Il servizio Uber è attivo in tutto il mondo e utilizzato da una vasta community di utenti. L'Italia si aggiudica ancora una volta la maglia nera, con una scelta che di fatto limita il libero mercato, toglie posti di lavoro e danneggia l'economia del Paese. Esulta la politica, che come al solito non perde mai occasione per tacere. Ma il problema a monte dove sta? Nelle tariffe dei taxi sicuramente. A differenza degli altri paesi, dove c'è una liberalizzazione del mercato, in Italia i taxi pagano caro il costo della licenza, che si aggira tra gli 80 mila e i 200 mila euro, a seconda del Comune. Tradotto? Buona parte dei costi di un viaggio in taxi, servono al tassista per ripagarsi la licenza. Cosa è che dovrebbe essere fatto allora? Il governo dovrebbe aumentare le licenze per abbassare le tariffe, ma questo ovviamente non si farà, salvo non avere particolarmente a cuore l'ennesima rivolta dei tassisti. Quello che però i tassisti non ti diranno mai, è che una licenza viene venduta a questi prezzi perché ce n'è un numero assolutamente limitato in circolazione. I tassisti pertanto, forti di un mercato d'élite,  le rivendono garantendosi una buona uscita non indifferente. Per questo la lobby dei taxi non ammette liberalizzazioni: un nuovo arrivato, otterrebbe la licenza gratuitamente, e potrebbero pertanto consentire tariffe decisamente inferiori, come accade in qualsiasi altro paese del mondo. Ovviamente questo significherebbe un allargamento dell'offerta che soddisferebbe una domanda maggiore, a causa dell'abbattimento dei costi di servizio. Quindi? Contenti tutti? Sicuramente i consumatori, sicuramente i nuovi tassisti...ma non certo quelli vecchi, che dovranno rivendersi le licenze in prossimità del pensionamento. Conclusione? A causa di una totale mancanza di coraggio politico, i tassisti oggi tengono in ostaggio il mercato. Guardando però le cose da un altro punto di vista, quello che ci piacerebbe sapere è per quale motivo un gruppo di cittadini non possa auto-organizzarsi per dare e ricevere passaggi. E' una cosa che si fa da molto prima che esistesse Uber; qual è quindi la colpa della multinazionale americana? Aver organizzato un servizio in maniera efficiente, basandosi sulle nuove tecnologie e consentendone l'utilizzo su larga scala? No perché altrimenti, dovremmo aspettarci dall'oggi al domani un vigile urbano ad elevare verbali per ogni macchina in condivisione? La questione non riguarda solo Uber, e i centinaia di posti di lavoro messi a rischio dalla decisione del Tribunale di Milano, ma riguarda l'intera mobilità del Paese. Un mercato dei taxi chiuso a riccio, fa sì che i cittadini italiani continueranno a non potersi permettere una corsa, col risultato che per ogni famiglia italiana continueremo ad avere due o tre macchine, che resteranno utilizzate per la maggior parte del tempo, parcheggiate magari per strada e occupando inutilmente spazio. L'inquinamento continuerà a sforare le soglie di tolleranza, i tempi di percorrenza continueranno ad essere drammatici, la spesa sanitaria continuerà a crescere, e tutto questo per non toccare gli interessi di una categoria, poggiati su una folle gestione da parte dello Stato Italiano. La soluzione in realtà ci sarebbe: lo Stato potrebbe pagare un indennizzo ai tassisti, a patto di liberalizzare subito il mercato. Difficile invece risalire all'origine di questa situazione assurda, che ha generato un mercato collaterale che oggi vale oro. Riassumendo: i cittadini continueranno a pagare scelte assurde del passato, applicate da governi con scarsa competenza, e perpetrate dalla totale assenza di coraggio politico dei governi attuali. Ma a conti fatti, siamo davvero sicuri che tenersi buoni i tassisti sia vantaggioso? Se si considera il potenziale mercato che ruota attorno alla liberalizzazione dei taxi, ed alla sharing economy che sempre più prende piede nel resto del mondo, la decisione del Tribunale di Milano - che dipende purtroppo dall'assurdità delle regolamentazioni in fatto di taxi - rischia di creare un danno esponenzialmente più grosso all'economia intera del Paese, bloccando di fatto lo sviluppo di un settore in piena espansione, che potrebbe tornare a vantaggio di tutti: nuovi posti di lavoro, abbattimento dei costi, aumento dell'offerta, diminuizione dell'inquinamento, dei tempi di percorrenza, della spesa sanitaria nazionale, aumento di parcheggi, e maggior efficienza dei servizi incentivata dalla competitività del mercato.

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25 mag 2015

Nasce in Sicilia #iovotopendata: si propaga nello stivale l’impegno per i candidati sindaco

di Giulio Di Chiara

In vista delle prossime amministrative, nasce in Sicilia #iovotopendata, un'iniziativa promossa dalla comunità OpenDataSicilia, costantemente attiva e monitorante sul tema dei dati aperti. Ma cos'è "iovotopendata" ? E' un modo interattivo e dal basso per chiedere ai candidati sindaco delle prossime amministrative di impegnarsi  pubblicamente sul tema degli opendata, inserendo alcuni obiettivi condivisi nel proprio programma elettorale. Ma è anche una modalità alternativa di disseminazione dal basso di tematiche che si stanno affermando negli ultimi anni in concomitanza con le recenti disposizioni sulla trasparenza delle amministrazioni pubbliche. A partire da un database (anch'esso costruito dal basso) che raccoglie gran parte di nominativi dei candidati siciliani (a proposito, è davvero difficile reperirli tutti), il team di OpenDataSicilia ha spedito ad ognuno di essi un comunicato che li invita a condividere il contenuto del documento di impegno attraverso una adesione pubblica sul sito iovotopendata.opendatasicilia.it Qualsiasi cittadino inoltre potrà farsi carico dell'iniziativa promuovendola autonomamente tra eventuali candidati di propria conoscenza. Tutte le modalità di sostegno alla campagna sono elencate in questa pagina. Nemmeno il tempo di nascere, che #iovotopendata è stata presa subito a modello da due comunità sorelle, in Basilicata e Puglia, che hanno realizzato la loro versione regionale. Altre regioni si stanno muovendo, nel segno del software libero e condiviso. Sono gia' arrivate le prime adesioni, consultabili nei rispettivi siti. Mobilita.org ha deciso di sostenere questa iniziativa, che sposa appieno la mission di questo sito.  

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21 mag 2015

Arriva Share ‘nGo: il carsharing di Milano a tariffa personalizzata

di Andrea Baio

Che Milano sia una città particolarmente attiva in fatto di carsharing, è dimostrato dai dati eccellenti di servizi ormai consolidati come Car2Go, e dalla presenza di ben 7 società che operano nel settore all'interno del capoluogo lombardo. Debutta adesso un servizio carsharing a dir poco originale, che personalizza la tariffa di utilizzo a seconda delle abitudini dell'utente: Share 'nGo. La logica è quella di far pagare sempre meno all'utente che viaggia sempre di più in carsharing. Il profilo del cliente può essere tracciato compilando un questionario apposito su equomobili.it, per essere poi vagliato dall'azienda sulla base dell'attendibilità delle risposte fornite. Basta inserire nome, mail e in pochi "passaggi" (scusando il gioco di parole) si potrà usufruire della propria tariffa agevolata, che avrà durata 1 anno. Sarà inoltre utilizzata una logica di premialità per chi smette di utilizzare il mezzo privato, e per chi svolge lavori di pubblica utilità. La tariffa variabile può scendere sino a 10 centesimi al minuto per utilizzi intensivi del servizio, mentre quella fissa sarà di 28 centesimi al minuto. La flotta è composta da 100 quadricicli elettrici, modello ZD1, dotati di batteria a ioni di litio, luci LED e navigatore satellitare, ed un’autonomia di 120 km,  raggiungendo una velocità massima di 80 km/h. Tra i vantaggi di Share 'nGo c'è anche la possibilità di parcheggiare gratuitamente su strisce blu e gialle, ed accedere liberamente alla zona C di Milano. Per le donne invece, sarà possibile utilizzare gratuitamente il servizio dall'una alle sei del mattino. La quota di iscrizione è di 10 euro, e viene formalizzata con la consegna della Share 'nGo card. Inoltre, per incentivare il servizio, i primi 500 minuti di guida saranno gratuiti. Fa piacere vedere come sempre più aziende green competano sul mercato. Iniziative private come questa, possono fare da incentivo verso una mobilità sempre più sostenibile, soprattutto nei contesti urbani, ormai giunti al collasso - sia per inquinamento, che tempi di attraversamento.

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13 mag 2015

European cycling challenge: la tua città parteciperà nel 2016?

di Andrea Baio

Torniamo a parlare di "European cycling challenge" , il campionato europeo virtuale dei pedalatori amatoriali. Come funziona? Semplicisissimo. 1) i comuni europei possono iscriversi pagando una quota di 1000€ 2) i cittadini scaricano l'app e tracciano i loro chilometri in bici 3) inizia il campionato e i comuni che pedalano di più, si contenderanno la classifica! Un'iniziativa semplice, virtuosa e divertente, che ha il duplice effetto di promuovere l'utilizzo della bicicletta attraverso la gratificazione dei partecipanti, e premiare in termini di immagine i comuni più sensibili e attivi sul profilo della mobilità ciclabile. Non è nuovo che la competizione virtuosa possa stimolare l'adozione di buone abitudini da parte dei singoli cittadini, e il gioco è un potente persuasore, oltre che un aggregatore sociale che aiuta a vivere meglio la quotidianità. La sfida 2015 è già in corso, e la città attualmente in testa è la Danzica (Polonia), con oltre 125.000 km percorsi in bici, da oltre  1800 partecipanti. Le italiane non se la cavano male, con Roma in terza posizione. Auspichiamo tuttavia che sempre più comuni italiani aderiscano all'iniziativa, già a partire dal prossimo anno. E' importante dare un segnale forte, e darlo adesso che la cittadinanza è più ricettiva e sensibile a istanze come la sostenibilità urbana. La tecnologia ormai può darci una mano e rendere semplice tutto, ma adesso è la volontà politica a dover fare la differenza. Nel frattempo, noi cittadini possiamo cominciare chiedere a gran voce la partecipazione dei nostri comuni all'edizione 2016! E che vinca il migliore!

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