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04 giu 2015

Sui bus di Bologna arrivano i tornelli anti evasore

di Giulio Di Chiara

Come garantire il pagamento del ticket di viaggio anche in ambiti affollati e caotici come quelli degli autobus? A Bologna, la società di trasporti  T-Per si è ingegnata ed ha installato su 8 veicoli urbani un tornello posto a fianco della cabina di guida, che consentirà l'accesso soltanto a coloro che introdurranno un ticket di viaggio valido. Tale installazione, autorizzata e certificata dalla motorizzazione, è stata applicata in una tipologia di vettura che prevede due porte, una di ingresso e una di discesa, favorendo così un flusso unico dei passeggeri. Il tornello segnalerà attraverso segnale acustico e luminoso eventuali accessi irregolari. La T-Per conta di estendere questo strumento tipico delle metropolitane ad altri 28 bus cittadini e linee extraurbane.  

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27 mag 2015

Uber Pop: la sentenza che affossa il libero mercato

di Andrea Baio

"Uber Pop opera in concorrenza sleale, e va rimosso". E' questa la decisione del Tribunale di Milano, motivata dal fatto che gli autisti Uber non devono sostenere i costi di licenza che gravano per legge sui tassisti italiani. Una decisione che lascia a dir poco perplessi, e che obbliga l'Italia a restare un passo indietro rispetto al resto del mondo per tutelare interessi di categorie che non sono in grado di stare al passo coi tempi. Tutto ciò, inoltre, si ripercuote negativamente sui consumatori, che vedono condizionata la propria  libertà di scelta, con la beffa di dover sottostare alle carissime tariffe dei taxi, che in Italia continuano ad essere un lusso per pochi. Il servizio Uber è attivo in tutto il mondo e utilizzato da una vasta community di utenti. L'Italia si aggiudica ancora una volta la maglia nera, con una scelta che di fatto limita il libero mercato, toglie posti di lavoro e danneggia l'economia del Paese. Esulta la politica, che come al solito non perde mai occasione per tacere. Ma il problema a monte dove sta? Nelle tariffe dei taxi sicuramente. A differenza degli altri paesi, dove c'è una liberalizzazione del mercato, in Italia i taxi pagano caro il costo della licenza, che si aggira tra gli 80 mila e i 200 mila euro, a seconda del Comune. Tradotto? Buona parte dei costi di un viaggio in taxi, servono al tassista per ripagarsi la licenza. Cosa è che dovrebbe essere fatto allora? Il governo dovrebbe aumentare le licenze per abbassare le tariffe, ma questo ovviamente non si farà, salvo non avere particolarmente a cuore l'ennesima rivolta dei tassisti. Quello che però i tassisti non ti diranno mai, è che una licenza viene venduta a questi prezzi perché ce n'è un numero assolutamente limitato in circolazione. I tassisti pertanto, forti di un mercato d'élite,  le rivendono garantendosi una buona uscita non indifferente. Per questo la lobby dei taxi non ammette liberalizzazioni: un nuovo arrivato, otterrebbe la licenza gratuitamente, e potrebbero pertanto consentire tariffe decisamente inferiori, come accade in qualsiasi altro paese del mondo. Ovviamente questo significherebbe un allargamento dell'offerta che soddisferebbe una domanda maggiore, a causa dell'abbattimento dei costi di servizio. Quindi? Contenti tutti? Sicuramente i consumatori, sicuramente i nuovi tassisti...ma non certo quelli vecchi, che dovranno rivendersi le licenze in prossimità del pensionamento. Conclusione? A causa di una totale mancanza di coraggio politico, i tassisti oggi tengono in ostaggio il mercato. Guardando però le cose da un altro punto di vista, quello che ci piacerebbe sapere è per quale motivo un gruppo di cittadini non possa auto-organizzarsi per dare e ricevere passaggi. E' una cosa che si fa da molto prima che esistesse Uber; qual è quindi la colpa della multinazionale americana? Aver organizzato un servizio in maniera efficiente, basandosi sulle nuove tecnologie e consentendone l'utilizzo su larga scala? No perché altrimenti, dovremmo aspettarci dall'oggi al domani un vigile urbano ad elevare verbali per ogni macchina in condivisione? La questione non riguarda solo Uber, e i centinaia di posti di lavoro messi a rischio dalla decisione del Tribunale di Milano, ma riguarda l'intera mobilità del Paese. Un mercato dei taxi chiuso a riccio, fa sì che i cittadini italiani continueranno a non potersi permettere una corsa, col risultato che per ogni famiglia italiana continueremo ad avere due o tre macchine, che resteranno utilizzate per la maggior parte del tempo, parcheggiate magari per strada e occupando inutilmente spazio. L'inquinamento continuerà a sforare le soglie di tolleranza, i tempi di percorrenza continueranno ad essere drammatici, la spesa sanitaria continuerà a crescere, e tutto questo per non toccare gli interessi di una categoria, poggiati su una folle gestione da parte dello Stato Italiano. La soluzione in realtà ci sarebbe: lo Stato potrebbe pagare un indennizzo ai tassisti, a patto di liberalizzare subito il mercato. Difficile invece risalire all'origine di questa situazione assurda, che ha generato un mercato collaterale che oggi vale oro. Riassumendo: i cittadini continueranno a pagare scelte assurde del passato, applicate da governi con scarsa competenza, e perpetrate dalla totale assenza di coraggio politico dei governi attuali. Ma a conti fatti, siamo davvero sicuri che tenersi buoni i tassisti sia vantaggioso? Se si considera il potenziale mercato che ruota attorno alla liberalizzazione dei taxi, ed alla sharing economy che sempre più prende piede nel resto del mondo, la decisione del Tribunale di Milano - che dipende purtroppo dall'assurdità delle regolamentazioni in fatto di taxi - rischia di creare un danno esponenzialmente più grosso all'economia intera del Paese, bloccando di fatto lo sviluppo di un settore in piena espansione, che potrebbe tornare a vantaggio di tutti: nuovi posti di lavoro, abbattimento dei costi, aumento dell'offerta, diminuizione dell'inquinamento, dei tempi di percorrenza, della spesa sanitaria nazionale, aumento di parcheggi, e maggior efficienza dei servizi incentivata dalla competitività del mercato.

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25 mag 2015

Nasce in Sicilia #iovotopendata: si propaga nello stivale l’impegno per i candidati sindaco

di Giulio Di Chiara

In vista delle prossime amministrative, nasce in Sicilia #iovotopendata, un'iniziativa promossa dalla comunità OpenDataSicilia, costantemente attiva e monitorante sul tema dei dati aperti. Ma cos'è "iovotopendata" ? E' un modo interattivo e dal basso per chiedere ai candidati sindaco delle prossime amministrative di impegnarsi  pubblicamente sul tema degli opendata, inserendo alcuni obiettivi condivisi nel proprio programma elettorale. Ma è anche una modalità alternativa di disseminazione dal basso di tematiche che si stanno affermando negli ultimi anni in concomitanza con le recenti disposizioni sulla trasparenza delle amministrazioni pubbliche. A partire da un database (anch'esso costruito dal basso) che raccoglie gran parte di nominativi dei candidati siciliani (a proposito, è davvero difficile reperirli tutti), il team di OpenDataSicilia ha spedito ad ognuno di essi un comunicato che li invita a condividere il contenuto del documento di impegno attraverso una adesione pubblica sul sito iovotopendata.opendatasicilia.it Qualsiasi cittadino inoltre potrà farsi carico dell'iniziativa promuovendola autonomamente tra eventuali candidati di propria conoscenza. Tutte le modalità di sostegno alla campagna sono elencate in questa pagina. Nemmeno il tempo di nascere, che #iovotopendata è stata presa subito a modello da due comunità sorelle, in Basilicata e Puglia, che hanno realizzato la loro versione regionale. Altre regioni si stanno muovendo, nel segno del software libero e condiviso. Sono gia' arrivate le prime adesioni, consultabili nei rispettivi siti. Mobilita.org ha deciso di sostenere questa iniziativa, che sposa appieno la mission di questo sito.  

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21 mag 2015

Arriva Share ‘nGo: il carsharing di Milano a tariffa personalizzata

di Andrea Baio

Che Milano sia una città particolarmente attiva in fatto di carsharing, è dimostrato dai dati eccellenti di servizi ormai consolidati come Car2Go, e dalla presenza di ben 7 società che operano nel settore all'interno del capoluogo lombardo. Debutta adesso un servizio carsharing a dir poco originale, che personalizza la tariffa di utilizzo a seconda delle abitudini dell'utente: Share 'nGo. La logica è quella di far pagare sempre meno all'utente che viaggia sempre di più in carsharing. Il profilo del cliente può essere tracciato compilando un questionario apposito su equomobili.it, per essere poi vagliato dall'azienda sulla base dell'attendibilità delle risposte fornite. Basta inserire nome, mail e in pochi "passaggi" (scusando il gioco di parole) si potrà usufruire della propria tariffa agevolata, che avrà durata 1 anno. Sarà inoltre utilizzata una logica di premialità per chi smette di utilizzare il mezzo privato, e per chi svolge lavori di pubblica utilità. La tariffa variabile può scendere sino a 10 centesimi al minuto per utilizzi intensivi del servizio, mentre quella fissa sarà di 28 centesimi al minuto. La flotta è composta da 100 quadricicli elettrici, modello ZD1, dotati di batteria a ioni di litio, luci LED e navigatore satellitare, ed un’autonomia di 120 km,  raggiungendo una velocità massima di 80 km/h. Tra i vantaggi di Share 'nGo c'è anche la possibilità di parcheggiare gratuitamente su strisce blu e gialle, ed accedere liberamente alla zona C di Milano. Per le donne invece, sarà possibile utilizzare gratuitamente il servizio dall'una alle sei del mattino. La quota di iscrizione è di 10 euro, e viene formalizzata con la consegna della Share 'nGo card. Inoltre, per incentivare il servizio, i primi 500 minuti di guida saranno gratuiti. Fa piacere vedere come sempre più aziende green competano sul mercato. Iniziative private come questa, possono fare da incentivo verso una mobilità sempre più sostenibile, soprattutto nei contesti urbani, ormai giunti al collasso - sia per inquinamento, che tempi di attraversamento.

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13 mag 2015

European cycling challenge: la tua città parteciperà nel 2016?

di Andrea Baio

Torniamo a parlare di "European cycling challenge" , il campionato europeo virtuale dei pedalatori amatoriali. Come funziona? Semplicisissimo. 1) i comuni europei possono iscriversi pagando una quota di 1000€ 2) i cittadini scaricano l'app e tracciano i loro chilometri in bici 3) inizia il campionato e i comuni che pedalano di più, si contenderanno la classifica! Un'iniziativa semplice, virtuosa e divertente, che ha il duplice effetto di promuovere l'utilizzo della bicicletta attraverso la gratificazione dei partecipanti, e premiare in termini di immagine i comuni più sensibili e attivi sul profilo della mobilità ciclabile. Non è nuovo che la competizione virtuosa possa stimolare l'adozione di buone abitudini da parte dei singoli cittadini, e il gioco è un potente persuasore, oltre che un aggregatore sociale che aiuta a vivere meglio la quotidianità. La sfida 2015 è già in corso, e la città attualmente in testa è la Danzica (Polonia), con oltre 125.000 km percorsi in bici, da oltre  1800 partecipanti. Le italiane non se la cavano male, con Roma in terza posizione. Auspichiamo tuttavia che sempre più comuni italiani aderiscano all'iniziativa, già a partire dal prossimo anno. E' importante dare un segnale forte, e darlo adesso che la cittadinanza è più ricettiva e sensibile a istanze come la sostenibilità urbana. La tecnologia ormai può darci una mano e rendere semplice tutto, ma adesso è la volontà politica a dover fare la differenza. Nel frattempo, noi cittadini possiamo cominciare chiedere a gran voce la partecipazione dei nostri comuni all'edizione 2016! E che vinca il migliore!

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07 mag 2015

Pedalare sicuri: 7 regole (facili)

di pama

C’è qualcosa di vagamente romantico nella definizione dei ciclisti come “Utenti vulnerabili della strada”, definizione che include anche motociclisti, pedoni e bambini e allude alla fragilità di questi utenti nei confronti dei mezzi - pesanti e non - che circolano nelle nostre città. Nonostante questa vulnerabilità, la FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta) ritiene prioritaria la “sicurezza attiva” rispetto alla “sicurezza passiva” e ribadisce che il ciclismo è “...attività sicura, divertente e salutare… “ . Sul fronte della sicurezza attiva l’arduo compito è istituzionale, e ha a che fare con limitazione della velocità, segnaletica, piste ciclabili, illuminazione pubblica. Una serie di azioni semplici che ruotano attorno alla presa di coscienza che il numero di ciclisti aumenta, quindi, se vogliamo farlo aumentare ancora, è saggio costruire delle città che tengano conto della loro presenza. In sostanza, dal punto di vista istituzionale è un problema di coerenza: vogliamo le biciclette perché sono ecologiche? Lasciamole pedalare sicure. Sul fronte della sicurezza passiva, invece la definizione non deve ingannarci: si tratta infatti di qualcosa che ognuno di noi può attivare. Bastano piccoli accorgimenti, attenzioni, strumenti utili a una maggiore sicurezza del ciclista il quale, ammettiamolo, non è sempre il miglior elemento che ci possa capitare di incrociare per strada. Insomma, sarà anche perché mancano percorsi dedicati, sarà lo spirito libero delle due ruote, sarà che non c’è freno motore... sta di fatto che il ciclista certe volte è più pericoloso dell’automobilista, per sè stesso e per gli altri. Proviamo quindi a fare un piccolo esame di coscienza e  identificare alcune regole di sopravvivenza e/o di convivenza civile che creino armonia tra ciclisti e i colleghi automobilisti. 1. Rispettare la segnaletica - il fatto che la bici non vada a motore non rende il ciclista equiparabile a un pedone: sensi unici, divieti di accesso, strisce pedonali non sono deliziose decorazioni, ma indicazioni condivise. 2. Equipaggiare correttamente il mezzo - campanello, specchietto retrovisore, luce posteriore e anteriore sono ben poca zavorra per i nostri ronzini a due ruote, montiamoli e usiamoli. Una scampanellata mette allegria, è meno stressante di un clacson e può metterci al sicuro. 3. Comunicare - chi sta dietro, sia esso automobilista o ciclista bis non può conoscere il nostro percorso: dobbiamo indicarlo noi, certe volte allungare un braccio per segnalare che stiamo per svoltare può allungarci la vita. 4. Proteggere - caschetto, guanti, giubbini catarifrangenti per chi pedala di notte, ginocchiere... insomma: W l’abbigliamento tecnico.  Volvo ha pure inventato il “Life-Paint” : una vernice invisibile che brilla al buio, utilissima, d’effetto e soprattutto pratica. 5. Buon senso - Il motore della bicicletta siamo noi. Il velocipede sta in equilibrio, quindi non possiamo pensare di trasportare borse, cartelle da lavoro, porta-pc e buste della spesa senza che questi ci sbilancino:  dotiamo la bicicletta di cestino o portapacchi, oppure utilizziamo uno zaino così da evitare il famoso - e pericoloso - effetto guarda-come-dondolo. 6. Buon senso #2 - Avete presenti le critiche fatte agli automobilisti che parlano al cellulare? Ecco, ripetiamocele come un mantra,  e se proprio non possiamo fare a meno di comunicare che stiamo per arrivare e butta-giù-la-pasta, meglio usare l’auricolare: se un automobilista al telefono è pericoloso, un ciclista al telefono è una catastrofe naturale. 7. Buon senso #3 - il fatto che la bici possa raggiungere i 50 km orari non ci obbliga a farlo. Insomma, vero è che siamo bravissimi e allenatissimi e le nostre gambe sono super-agili e forti… ma non è detto che abbiano abbastanza prontezza da scansare un pallone ci rotola davanti all’improvviso ora: il pallone non si fa niente, lui non è tecnicamente un utente vulnerabile, ma noi sì.

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06 mag 2015

M City: un paese per droni

di pama

Si chiama M City e non è una nuova serie televisiva bensì una mini città laboratorio creata alla periferia di Detroit e abitata da Droni e automobili letteralmente “auto-mobili”. Un’area di 13 ettari con circa quaranta edifici, incroci pericolosi, tunnel, ponti e persino aree verdi, un autostrada e dei pedoni - magari distratti dal cellulare, chi sa, insomma un parco giochi per droni e auto che si guidano da sole. Sembra la scenografia di The Truman Show invece è il progetto finanziato da Ford, Toyota, General Motors e dall’università del Michigan, per la sperimentazione dei nuovi modelli di auto smart (con la “s” minuscola). M City sarà inaugurata a luglio. Del resto le ricerche parlano chiaro e pare che tra vent’anni, nel 2035, il mercato delle auto che driverless car rischia di essere un quarto dell’intero mercato automobilistico, quindi è necessario testare la validità dei sensori e accertarsi che siano sufficentemente sensibili e reattivi (Secondo il sondaggio Harris Poll in America il 22%) M City replicherà i possibili pericoli di una vera città allo scopo di collaudare auto a guida assistita, auto connesse e veicoli totalmente autonomi. Dal momento che aumentano gli investimenti nel settore, su cui stanno lavorando oltre a Audi, BMW e Mercedes, anche new entry del settore trasporti come Google e, pare, Apple, fra i nodi da risolvere si fa pressante quello per la sicurezza, e naturalmente quello ad essa strettamente collegato della responsabilità civile. Sembra che persino l’FBI tema l’uso di queste vetture a livello della sicurezza, e non si riferisce solo al rischio cybercrime, ma anche al più banale (sic!) uso fraudolento per rapine o sparatorie. C’è da chiedersi se anche le driverless car soffriranno di stress da traffico, di congenita incapacità di rispettare la segnaletica e il codice della strada o se sapranno salvare un gattino dopo averlo colpito in corsa. Ma queste sono cose ancora lontane, almeno una ventina d’anni.

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29 apr 2015

Alla ricerca del parcheggio perduto: in Turchia si fa così

di Andrea Baio

La ricerca di parcheggio, si sa, è una vera e propria piaga che attanaglia i centri urbani del mondo intero. Laddove l’automobile va ancora forte, a discapito di più razionali investimenti nel settore del trasporto pubblico di massa, lo spazio per la sosta è sempre più raro e oggetto di contese tra automobilisti infuriati. I parcheggi sotterranei sono costosi e, a volte, anche complessi da realizzare. Ecco un’idea ingegnosa dalla Turchia, che reinterpreta in chiave “economy” i parcheggi ad alveare, con conseguente risparmio di spazio e difficoltà di realizzazione. (function(d, s, id) { var js, fjs = d.getElementsByTagName(s)[0]; if (d.getElementById(id)) return; js = d.createElement(s); js.id = id; js.src = "//connect.facebook.net/it_IT/all.js#xfbml=1&version=v2.3"; fjs.parentNode.insertBefore(js, fjs);}(document, 'script', 'facebook-jssdk'));Otopark ÇözümüPark sorununuz mu var? Olaylara bir de bu açıdan bakın :)Posted by Tamindir on Domenica 19 aprile 2015

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29 apr 2015

GoEuro: 500 società di trasporto in un unico motore di ricerca

di Giulio Di Chiara

Quando si ha esigenza di partire, la prima attività programmata è solitamente la ricerca del mezzo di trasporto più comodo e economicamente conveniente. Eccetto che per i piccoli tragitti,  la prima scelta ricade quasi sempre sulla ricerca di un volo o di un treno, anche se alcune località - ad esempio si pensi a quelle montane - risultano accessibili attraverso autolinee bus private. In questo panorama di intermodalità è possibile smarrirsi nell’offerta proposta dai diversi vettori e risulta inevitabile un rimbalzo continuo tra i rispettivi siti web alla ricerca della soluzione giusta. Da questo contesto è nato GoEuro, startup avviata nel 2012 e ufficializzata nel 2013. Operativa attualmente in 7 paesi europei (Germania, Spagna, Regni Unito, Italia, Belgio, Olanda, Lussemburgo), questo sito offre un’immediata comparazione tra bus, treni e voli. Tutto ciò è stato reso possibile grazie ad accordi diretti con i fornitori di trasporti che i gestori di GoEuro hanno stretto nei vari paesi europei. E nell’immediato futuro si prospettano sempre nuovi fornitori da includere nella piattaforma. Ma facciamo una prova e programmiamo uno spostamento da Bari a Cortina d’Ampezzo: il sistema subito ci restituisce tre opzioni sulle quattro disponibili (treno, aereo, bus, auto). E’ subito possibile verificare i dettagli di ogni singola modalità. Laddove un unico vettore non riuscirà a collegare il punto di partenza e di arrivo indicati, il sistema effettuerà un riepilogo del collegamento utilizzando i mezzi di trasporto disponibili. A questo link è possibile scaricare l’app per dispositivi Android.  

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