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17 mar 2017

Energia solare anche di notte: la rivoluzione arriva dal Nevada

di Andrea Baio

Sfruttare al meglio l'energia solare è il sogno di ogni scienziato. Ogni ora il sole cede alla terra abbastanza energia da soddisfare l'intero fabbisogno mondiale per un anno intero. Energia che ad oggi però, a causa della tecnologia ancora non sufficientemente avanzata, non può essere incanalata in modo semplice ed economico. Passi da gigante si sono fatti negli ultimi anni, e in tal senso, in un angolo remoto del deserto del Nevada, sorge un'oasi "miracolosa" che potrebbe far ben sperare per il futuro. A circa 200 km a nord-ovest di Las Vegas si trova infatti una centrale solare costituita da un'altissima torre circondata da oltre 10 mila pannelli di vetro argentato, che occupano una superficie di più di un milione di metri quadrati. Questa centrale è in grado di soddisfare il fabbisogno energetico di oltre 75000 famiglie nei periodi di picco, 24h su 24 e 7 giorni su 7. La tecnologia utilizzata in questi innovativi pannelli è chiamata Crescent Dunes, e ha la particolarità di rendere i pannelli funzionanti anche di notte. Come funziona? Come fa notare Kevin Smith, fondatore del progetto: "il problema dell'energia solare, è che è intermittente. Quando il sole va via, fine dei giochi". Questo innovativo campo di pannelli solari invece, è in grado di seguire il corso del sole esattamente come fanno le piante eliotropiche, riflettendo la luce sulla torre centrale in ogni ora del giorno, permettendo a quest'ultima di incanalare energia. Si tratta della più avanzata tecnologia di stoccaggio energetico al mondo, anche meglio conosciuta come accumulo a sali fusi. Nello specifico, la centrale spinge una miscela di potassio e nitrato di sodio pre-riscaldata a 288°C sino in cima alla torre, dove attraverso la luce solare viene riscaldata sino a 560°C. A questo punto la miscela a temperatura molto elevate scende nuovamente giù dalla torre, e viene stoccata in una grossa vasca isolante, pronta ad essere convertita in energia elettrica quando necessario, attraverso una turbina a vapore convenzionale. E' proprio il sistema di stoccaggio che consente l'utilizzo dell'energia solare anche la notte. "Questa tecnologia potra competere in futuro anche con le centrali a carbone, e persino quelle nucleari" - continua Smith - "proprio per la sua capacità di immagazzinamento". Insomma, il sogno di un'energia pulita, efficiente, e potenzialmente infinita potrebbe ben presto essere realtà. Saranno d'accordo i colossi del petrolio?

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14 mar 2017

Quali sono le città italiane più “intelligenti”? Nord sempre primo, ma il Sud avanza

di Giulio Di Chiara

Quanto le nostre città sono "intelligenti"? Un aggettivo che sentiamo sempre più spesso, nella sua accezione inglese "smart",  ma ancora di difficile definizione. Infatti, quando una città è "smart"? Una domanda a cui da anni si cerca di dare risposte sempre più concreti e basate sui dati. E proprio questo il tema che vi proponiamo oggi, affidandoci al rapporto ICityRate 2016 che stila la graduatoria delle città italiane facendo un'analisi di 106 comuni capoluogo sulla base di 105 indicatori statistici. Come viene valutata l'intelligenza di una città? “Quest’anno più che in passato ICityRate va a misurare la capacità delle città di farsi piattaforma abilitante, di guardare a traguardi lunghi facendo scelte e investimenti che puntano sui nuovi driver di sviluppo – commenta Gianni Dominici, curatore della ricerca – Il paradigma della Smart City negli ultimi anni ha sempre di più spostato l’accento dall’innovazione tecnologica all’innovazione sociale, al co-design, alla gestione dei beni comuni”. Tra le nuove variabili figurano così l’accoglienza e la gestione dei flussi migratori, l’attrattività dei “cervelli”, l’agevolazione dell’uso sociale degli spazi pubblici (fonte) E' Milano a guidare la graduatoria: è il luogo con il più alto valore aggiunto pro capite, la maggiore intensità brevettuale, la principale sede di imprese di grandi dimensioni, e ha visto nascere negli ultimi anni il maggior numero di Fablab e maker space. Gli artigiani digitali scelgono Milano, e soprattutto la città sceglie di investire su un modello nuovo di innovazione urbana che sposta l’asse della strategia di sviluppo verso forme nuove di economia collaborativa e social innovation;  un modello che si realizza attraverso la concessione di spazi, il sostegno economico a progetti e imprese, la creazione di reti di innovatori e la definizione di nuove ed articolate politiche urbane. Al secondo posto troviamo Bologna, che tra i tanti meriti ha quello di trattenere per sempre i suoi visitatori mostrando un'alta attrattività , capacità gestionale, partecipazione e stabilità economica. Al terzo posto troviamo Venezia, che spicca per l'ottimo piazzamento nella mobilità e non solo. La città lagunare è foraggiata dal suo dualismo interno tra Venezia e Mestre, anime complementari dello stesso organismo e che garantiscono grande vivacità urbana. Ai piedi del podio Firenze, poi Padova, Torino, Parma, Trento, Modena e Ravenna. Praticamente la quasi totalità dei capoluoghi emiliani nella top10. L'Emilia Romagna si candida dunque a regione più virtuosa.   E il SUD? Roma si attesta in 21a posizione, Cagliari in 54a. Poi nell'ordine Bari (65), Palermo(86), Napoli (89), Catania (95). "Il Sud è ancora lontano dalla top ten, ma la distanza con le altre aree geografica si è ridotta. A partire dal dato di Cagliari, la prima città del meridione (che sale di 6 posizioni rispetto al 2015) grazie ad un miglioramento significativo in diverse aree (People, Governance, Living e Legalità), per continuare con Matera (+12), Pescara (+5), Bari (+4), Lecce (+5), Oristano (+1), Potenza (+2). Appare, inoltre, tra le prime 15 città del Sud, una città siciliana: Siracusa, che sale di ben 16 posizioni dall’anno passato superando Palermo e Catania ed esprimendo le migliori performance in indicatori quali la dispersione idrica, l’equilibrio occupazionale di genere, l’accessibilità degli istituti scolastici, la bassa presenza di giornalisti e amministratori minacciati. Una crescita, quella del Sud, che sopperisce alle carenze infrastrutturali attraverso dinamiche che afferiscono al capitale sociale, con esperimenti di innovazione sociale che vengono messi a sistema e creano sviluppo " (fonte)

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02 mar 2017

A Berlino le stazioni si puliscono via WhatsApp

di Alessandra Santoni

La sporcizia nelle stazioni ferroviarie è un problema che riguarda molte realtà, non solo in Italia, ma anche in Europa; ma a Berlino è stato introdotto un metodo innovativo, ancora in fase di test ma ben promettente, per segnalare la presenza di sporco nelle stazioni. Infatti la società ferroviaria tedesca Deutsche Bahn, che ha dichiarato di investire già ogni anno molti milioni nella pulizia di 5400 stazioni, ferroviarie e della metro, ha deciso di compiere un ulteriore passo avanti, dando la possibilità ai cittadini di "occuparsi" in prima persona del mantenimento della pulizia all'interno delle stazioni. Come? Semplicemente inviando un messaggio tramite WhatsApp. L'idea è decisamente geniale: dal momento che passiamo la maggior parte della giornata con il cellulare incollato alla mano, i pendolari in particolar modo per ingannare le attese e durante i viaggi in treno o in metro, cosa c'è di più semplice e immediato del richiedere via WhatsApp un intervento di pulizia nel momento in cui viene avvistata all'interno di una stazione la presenza di sporcizia? Per adesso il servizio è attivo solo nelle stazioni di Südkreuz, Ostbahnhof e Hauptbahnhof:  per richiedere l'intervento di un netturbino si deve scrivere al numero 0157 923 628 36 e indicare il luogo esatto e il tipo di sporcizia individuato; il mittente può addirittura richiedere un invio di conferma dell'avvenuta rimozione dello sporco e anche valutare la pulizia delle stazioni tramite dei "voti". Dopo questa prima fase di sperimentazione, come è riportato da Berliner Zeitung, la misura potrebbe essere adottata anche in altre stazioni, fino in futuro a coprire tutta la Germania. Foto: Berliner Zeitung

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27 feb 2017

Kranium: il casco per ciclisti in cartone reciclato

di Cristina Betti

Ecocompatibile, resistente, innovativo, sicuro ed economico: ecco le caratteristiche del casco ideato da Anirudha Surabhi. E' più leggero di un casco tradizionale e il 15% più sicuro. Direttamente dal Royal College of Arts di Londra arriva l'idea per questo innovativo casco, pronto a fare un passo avanti rispetto ai tradizionali caschi da bicicletta liner EPS tradizionali (per intenderci, quelli conformi alle norme statunitensi). Il progettista, Anirudha Surabhi, dopo essere caduto di bici ed aver spezzato letteralmente il suo casco, ha pensato bene di presentare come sua tesi finale in design un nuovo elmetto molto più sicuro di quello che indossava quando è caduto. Per questo si è ispirato alla natura, in particolare alla struttura in cartilagine del cranio del picchio, l'uccellino che colpisce il tronco degli alberi con il becco e che riesce a non danneggiare il suo cranio proprio grazie allo strato di cartilagine che separa il suo becco dal teschio.   Sembra uno scherzo l'idea di avere un casco creato completamente con materiale di scarto come il cartone, eppure, dopo molti tentativi su 150 materiali diversi, il suo inventore è riuscito a creare una struttura tale da renderlo, oltre che più leggero rispetto ai caschi standard, anche molto più sicuro. La sua capacità di assorbimento degli urti è 4 volte superiore rispetto ai normali caschi in polistirolo, ciò significa che durante un incidente la quantità di energia di urto che viene trasferita alla testa è molto inferiore rispetto ai caschi standard, diminuendo così eventuali danni alla testa. La sua matrice a nido d'ape, struttura in cartone resa impermeabile da materiali acrilici, è in grado di assorbire un impatto di 250 G, superando per ben 5 volte di fila il test di prova British Standard (EN 1078), il test specifico di sicurezza per caschi da bicicletta, skateboard e roller blade. Kranium si è rivelato talmente efficiente da attirare i team della Formula Uno Force India per applicare la sua tecnologia ai caschi dei piloti. Se ha attirato l'attenzione della Formula Uno, vale la pena di pensarci per la nostra sicurezza in bicicletta!   https://www.youtube.com/watch?v=rHUB1fDHE8Y  

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21 feb 2017

La lotta di Parigi al traffico e all’inquinamento parte dalla riqualificazione delle piazze

di Annamaria Pace

Molte città europee hanno avviato da anni un percorso di progressiva riappropriazione dello spazio pubblico, finora appannaggio dei veicoli a motore. Noi di Mobilita.org abbiamo già dato spazio al virtuoso esempio della città di Barcellona, oggi vi descriviamo il progetto di riqualificazione di alcune delle maggiori piazze di Parigi. Attualmente  la Place de la Bastille di Parigi è fondamentalmente uno spartitraffico: un importantissimo monumento si trova nel mezzo di una strada piena di auto, non c’è modo di attraversarla  a piedi in modo facile e sicuro. Ma presto  tutto ciò cambierà. La piazza è uno dei sette spazi pubblici importanti che Parigi sta riqualificando per pedoni e ciclisti. “I parigini si sono accorti che quelle che erano una volta le piazze più belle e ammirate della città, adesso sono solo delle intersezioni stradali“, spiega Jean Macheras, il delegato di Parigi dell’associazione dei trasporti francesi. Il cambiamento è iniziato con  Place de la République che fino al 2013 è stata una strada trafficata, ma che adesso è una piazza pedonale con alberi, frequentata da tanta gente e arredata con panchine. La trasformazione  è stata così di successo che la città ha deciso di andare avanti trasformando sette piazze in aree pedonali, spazi verdi e attività commerciali come il mercato settimanale di Place de la Madeleine. Il disegno delle nuove piazze è stato creato sulla base dell’analisi dei dati. La città di Parigi sta collaborando con Cisco, società leader nella fornitura di apparati di networking, e con una società denominata Placemeter, una piattaforma “urban intelligence” che aiuta a quantificare come lo spazio pubblico viene utilizzato. Con telecamere temporanee, che calcolano il numero delle persone in forma anonima, è possibile  misurare quante persone  si muovono a piedi e in bicicletta e dove si concentrano più automobili.  Placemeter lavorerà con la città per iniziare a testare i diversi scenari, come ad esempio cosa succede se le strade sono chiuse in una determinato tratto per un mese,o cosa succede se panche e sedie vengono posizionate  in altro luogo, o se le piste ciclabili si espandono. “Stiamo fornendo per la prima volta alla città di Parigi uno strumento dinamico per sperimentare un diverso metodo di progettazione, in modo agile, ed evitare di spendere decine di milioni di euro in progetti che non sono stati testati prima nella vita reale”, dice Martin Lagache di Placemeter. Le auto non possono mai completamente sparire dalle piazze, o almeno non per molto tempo. “È difficile immaginare un futuro dove le auto saranno del tutto scomparse da Parigi, tanto più che ci sarà un posto per loro come veicoli commerciali o condivisi”, dice Macheras. Ma le piazze saranno quasi irriconoscibili rispetto al modo in cui sono adesso: “Oggi quelle piazze sono giganteschi pasticci di veicoli che creano rumore e inquinamento, mentre potrebbero essere luoghi aperti dove si può respirare aria pulita e non solo”. Bibliografia: Paris Is Redesigning Its Major Intersections For Pedestrians, Not Cars

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20 feb 2017

In Olanda semafori a terra per salvare la vita a chi usa lo smartphone

di Roberto Lentini

Più di 270.000 vittime di incidenti stradali, su un totale di 1,24 milioni di persone che perdono la vita ogni anno sulle strade di tutto il mondo, secondo uno studio condotto dall’associazione GHSA, sono pedoni. Così come per tutti i tipi di incidenti stradali, gli urti di tipo veicolo-pedone non dovrebbero essere accettati con passività e considerati inevitabili in quanto, in realtà, costituiscono eventi prevedibili e prevenibili. Nella cittadina di Bodegraven-Reeuwijk, in Olanda si sta cercando di prevenirli attraverso la sperimentazione di semafori a terra dotati di illuminazioni a LED che diventano rossi o verde in base al colore del semaforo corrispondente e sono costituiti dalla proiezione di una striscia luminosa sul marciapiede.   I nuovi semafori si chiamano Lichtlijn e sono pensati per i dipendenti da smartphone. che non riescono a staccare lo sguardo dal cellulare. Gli smartphone stanno infatti diventando tra le cause principali di incidenti stradali. Secondo uno studio effettuato dall’ente tedesco Dekra,  il 10% degli investimenti mortali di pedoni è stato dovuto alla loro distrazione nell'utilizzo dello smartphone. Per ora i semafori impiantati sono tre posizionati nelle vicinanze di scuole e, a seconda del risultato, saranno poi estesi in altri quartieri della città. Anche nella città tedesca di  Augusta, in Baviera, dopo l'ultimo grave incidente che ha coinvolto una 15enne travolta dal tram mentre camminava digitando sul proprio smartphone,  è stato attivato un semaforo a led che si attivano in concomitanza con il semaforo rosso per avvisare dell'arrivo del tram. A Cambrils, in Spagna, il problema della sicurezza dei pedoni è stato affrontato installando le strisce pedonali intelligenti con sensori di pressione, led e pannelli fotovoltaici, per impedire che i pedoni vengano travolti durante l'attraversamento.  

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13 feb 2017

Con “Ease” tutte le bici possono diventare elettriche

di Cristina Betti

Esistono, o stanno per essere sviluppati, già diversi "kit" per la conversione della propria bicicletta in e-bike, ma l'azienda Tumcreate vuol cercare di rendere questo processo sempre più semplice e veloce. Con il finanziamento Fondazione Nazionale della Ricerca a Singapore, l'azienda TUMCREATE, in collaborazione con la Technische Universität München e la Nanyang Technological Università (Singapore), sta sviluppando il kit EASE, progetto per trasformare proprio tutte le "normali" biciclette in e-bike. Ease è costituito di un'unica unità metallica contenente batteria, sensori, motore e parte elettronica, montabile su entrambi i lati di qualsiasi bicicletta. Completamente in alluminio ed impermeabile, la struttura di appena 3,5 kg, è facilmente trasportabile, sicura ed adatta ad essere usata con qualsiasi condizione atmosferica. Ma Ease pone il suo punto di forza sulla versatilità: facilmente trasportabile a mano grazie alla sua leggerezza, Easy si applica in appena 10 secondi sul lato posteriore di qualsiasi bicicletta (indipendentemente dalle dimensioni della ruota), senza bisogno di attrezzi e con una facilità che permette anche da chi non è abile come meccanico o in generale con i lavori manuali di poterne usufruire. Con poche mosse, quindi, la nostra bicicletta può diventare una e-bike in piena regola. Per rimuovere Ease, è invece sufficiente ripetere al contrario l'operazione. La ruota a frizione del kit, che viene a trovarsi subito sotto il parafango del nostro mezzo a due ruote, permette ad Ease di sviluppare una potenza di 250 W per una velocità di 25 km/h, consentendo quindi al ciclista di continuare ad usare la sua bici senza casco, patente o targa in ogni paese della Comunità Europea e non solo. Ease possiede inoltre un sistema di batteria integrato a 220Wh che la rende in grado di percorrere fino a 50 km, una distanza adatta a pendolari e hobbisti! Ease è ancora un prototipo in fase di sviluppo (chissà quale sarà il suo prezzo finale!) che promette proprio bene. Sul sito ufficiale di Ease si possono trovare le caratteristiche totali di questo prodotto; il video qui sotto permette di farcene appieno un'idea!   https://www.youtube.com/watch?time_continue=57&v=sk3rCmVlVkk      

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08 feb 2017

Fra soli 10 anni arriveranno i taxi volanti?

di Alessandro Gori

Secondo gli “esperti” fra non molto vedremo sfrecciare sopra le nostre teste mezzi volanti automatizzati che funzioneranno da taxi. Possibile? Auspicabile? L’idea di avere auto volanti è in circolazione da un pezzo, soprattutto nella fiction cinematografica e non. Chi può dimenticare le auto che sfrecciano fra i palazzi alti centinaia di metri nel capolavoro di Ridley Scott Blade Runner? Oppure Bruce Willis che fa acrobazie col suo taxi (appunto) ne Il Quinto Elemento di Luc Besson? Chiunque sia appassionato di fantascienza ha sempre gongolato all'idea di farsi un giro su un mezzo del genere. A quanto pare non siamo poi così lontani da quest’obiettivo, almeno secondo quanto uscito su Associate Press. Charles Eastlake, professore di ingegneria aerospaziale alla Embry-Riddle University (US) sostiene che “l’evoluzione inarrestabile dei sistemi computerizzati stanno aprendo le porte su un mondo in cui le auto volanti sono possibili fra 10/15 anni, ma sicuramente non si tratta di una certezza perché i problemi tecnici sono enormi.” Difatti anche se da un punto di vista ingegneristico e informatico si sono fatti passi giganteschi nella direzione delle auto volanti rimangono ancora svariate problematiche. Per esempio manca completamente la versione “aerea” dei sensori sviluppati per la guida automatica di auto “terrestri” (per esempio quelli testati da Uber e da Google). C’è anche il problema del peso notevole che hanno le batterie, guaio presente anche per le auto elettriche di terra, figuriamoci per quelle volanti. Superati gli ostacoli tecnologici ci sarebbero comunque tutte le questioni logistiche, ad esempio infrastrutture per il decollo e l’atterraggio, nonché passaggi aerei liberi da ostacoli. Oltre a questo ci sono anche le questioni da codice della strada e la regolamentazione del traffico. Le varie problematiche non sembrano però spaventare diverse aziende che stanno investendo nel progetto. Uber ha già piani per costruire infrastrutture di appoggio a un servizio di taxi volanti; Airbus vuole creare un prototipo nonché skyways sopra le città. Urban Aeronautics ha già sviluppato per scopi militari il suo Cormorant, un drone che può trasportare persone od oggetti per un peso massimo di 500kg a una velocità di punta di 185km/h; i cinesi di EHang hanno già sviluppato i loro mezzo voltante porta persone. Con tutti questi soggetti impegnati nel settore senza dubbio i taxi volanti saranno prima o poi realtà. La vera domanda sarà casomai se li vorremo davvero. Con città sempre più grandi e sempre più affollate vogliamo davvero occupare l’ultimo spazio (quasi) libero, il cielo, con droni che portano i pacchi di Amazon e taxi che ci volano sopra la testa? Il dibattito è aperto.

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04 feb 2017

Giardini pensili sugli autobus di Madrid.

di Alberto Garbin

Il comune di Madrid, insieme alla Fundacion COTEC, ha presentato un progetto finalizzato a migliorare la qualità dell’aria della capitale spagnola attraverso l’installazione di giardini pensili sui tetti degli autobus che circolano in città. L’iniziativa non è del tutto nuova, infatti già a New York sono in circolazione da quattro anni bus comprensivi di copertura verde sul tetto. Questa iniziativa è solo una delle 6 facenti parti del più grande progetto “Muévete en verde”, inaugurato nel 2007 a Madrid per incentivare la mobilità sostenibile, promuovere l’efficienza energetica e ridurre le emissioni. L’esperimento vedrà coninvolte le linee di autobus 27 e 34, le più frequentate della città. Gli autobus ospiteranno al piano superiore veri e propri giardini con essenze erbacee, fiori e piccoli arbusti. Lo scopo di questi bus “verdi” è doppio: da una parte assorbire CO2 e polveri sottili insieme con il resto della vegetazione piantata lungo le strade percorse dagli autobus, dall’altra cercare di ridurre il calore prodotto dalla lamiera degli autobus durante la stagione più calda e consentire quindi di risparmiare sulla climatizzazione del veicolo. Il costo di ogni giardino installato è di circa 2.500 euro, e prevede uno speciale sistema di irrigazione per evitare che i passeggeri si ritrovino in qualche modo danneggiati durante il viaggio. Le piante non avranno comunque bisogno di particolare manutenzione o irrigazione in quanto saranno a bassa richiesta di acqua. Ogni giardino sarà formato da speciali maglie metalliche e materiali sostenibili, che resistono sia al movimento che all’acqua. Oltre che sopra ai tetti degli autobus i giardini verranno installati anche sopra le pensiline di attesa.    

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28 gen 2017

A Parigi i primi minibus senza pilota.

di Alberto Garbin

A Parigi è iniziato da pochi giorni l'esperimento rivoluzionario che apre l'era dei veicoli autonomi in Francia. Sono stati infatti inaugurati lunedì scorso, i primi autobus a guida autonoma, che dovranno collegare la Gare d'Austerlitz e la Gare de Lyon, due delle più importanti stazioni di Parigi. Le navette, 100% elettriche, possono trasportare un massimo di 6 passeggeri e percorrono alla velocità massima di 7 km/h il breve tragitto che separa le due stazione e che attraversa il ponte Charles-de-Gaulle sulla Senna. I minibus saranno in servizio tutti i giorni dalle 14:00 alle 20:00 inizialmente fino al 7 aprile, utilizzano una combinazione di laser e telecamere che riescono a rilevare la presenza delle persone e degli oggetti intorno. Dopodichè, a seconda dei risultati ottenuti si deciderà se potenziare il servizio oppure no. Elisabeth Borne, capo della rete di trasporto di Parigi, definisce le navette EZ10, prodotte dalla società francese «Easymile», un mezzo rapido e innovativo ed è certa che in futuro autobus simili collegheranno il centro con le stazioni ferroviarie della periferia: «Immagino un giorno questi minibus parcheggiati vicino alle stazioni dei treni che portano le persone da una parte all'altra della città su richiesta dei passeggeri - dichiara entusiasta la Borne - Le navette non sostituiranno i bus, ma saranno un mezzo supplementare per rispondere ai bisogni della mobilità futura». I parigini sembrano aver accolto con favore i primi minibus senza pilota e il Comune ha già fatto sapere che i prossimi saranno installati già entro l'anno e percorreranno il tragitto che separa il Castello di Vincennes al Parc Floral.

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