19 mag 2020

L’uomo è un virus del pianeta: come coniugare sfera ecologica e sfera economica


Come coniugare sfera ecologica e sfera economica attraverso una nuova narrazione del presente: con la forza che soltanto certe immagini possono avere, i cervi che entrano nelle città deserte, le pecore che pascolano al centro del paese, le anatre che si spingono a curiosare dove un tempo solo l’uomo poteva, in questi giorni di lockdown abbiamo visto scene che scuotono e interrogano il presente.

E se l’uomo fosse davvero un virus della Terra? Se fosse il parassita più insidioso di Gaia, il pianeta vivente?
Quei video apparsi sui social che raccontano di una natura spaventata dall’uomo, manifesta un grido silenzioso e inaudibile dall’essere umano che, preso dalla sua frenesia iperconsumista, non ha tempo né orecchie per capire che il pianeta è malato a causa sua ma che, allo stesso tempo, se l’uomo si ferma la natura si riprende i suoi spazi.

Perché non ci curiamo della vita degli orsi polari, della morìa delle api e delle specie che popolano le nostre foreste? Della riduzione della biodiversità a causa dell’agricoltura e degli allevamenti intesivi? Delle aziende che inquinano estraendo e bruciando gas, petrolio e carbone?

Per una narrazione efficace del pericolo.

L’uomo si mobilita solo quando ha percezione che il rischio per la sua incolumità è reale, concreto e definibile. L’esempio dello stato d’emergenza di questi mesi è lampante in quanto ha concesso ai governi di tutto il mondo di sospendere libertà costituzionali fondamentali e bloccare le economie dei rispettivi paesi, con conseguenze di cui ancora non intravediamo neanche gli esiti.
La stessa mobilitazione non si registra per lottare contro i cambiamenti climatici, contro l’inquinamento atmosferico o delle falde acquifere, contro il consumo di suolo. I rischi ambientali sono percepiti come distanti da noi e si demanda la soluzione ad altri.

Il mutualismo con la sua antinomia con il parassitismo offre una nuova prospettiva narrativa e di comunicazione che aiuta infatti a spiegare perché l’uomo può essere considerato il virus del pianeta.

Prendere consapevolezza di questa premessa consente di adeguare il linguaggio, le idee e le azioni, le quali diventano inevitabilmente azioni di lotta politica tra umani e subumani. Tra quelli che lavorano per la sostenibilità e un mondo più equo e quelli che impestano il pianeta e il nostro vivere con il loro Ego, portatore troppo spesso di semi di rabbia e di odio (vedasi i casi recenti contro la cooperante Silvia Romano).

Bisogna ammettere che il problema sono gli stessi uomini. Sono gli uomini che non hanno alcuna coscienza ambientale, che antepongono il loro profitto a politiche di equità e tutela della collettività, che oppongono il proprio EGO al più generale e incommensurabile ECO.

Siamo noi l’ultima generazione che può vincere la sfida dei cambiamenti climatici e gettare così le basi per costruire un mondo di pace, dove persone e animali possano vivere in armonia

Non possiamo delegare questa missione soltanto a una minoranza di persone che hanno una maggiore consapevolezza ambientale. E non serve soltanto attivarsi per mettere in campo comportamenti virtuosi. Occorre ingaggiare una lotta politica dialettica chiara. Sarà dunque necessario dividere gli uomini in umani e subumani? Servirà contrapporsi a certi uomini, a certe politiche, a certe attività economiche che sono un virus per il pianeta? Ingaggiare una reale lotta dialettica e politica contro i “subumani”? Una simile retorica che ha caratteristiche propagandistiche, interventiste e rivoluzionarie innate – non lo neghiamo – potrebbe avere anche svolte brusche e ricevere efferate resistenze.

mutualismo ambientale

Sarà forse questo il prezzo da pagare per non rischiare l’estinzione di tante specie animali e vegetali a rischio?

Probabilmente sì, perché l’obiettivo di senso resta ed è quello rivelato dalle immagini degli animali che girovagano per le città deserte, che sembrano chiedersi straniti se la dittatura dell’uomo – parassita si è conclusa. Comportamenti animali, segnali della natura che caricano anche di significati teleologici la necessità di innovare la comunicazione politica e far evolvere l’uomo: dal parassitismo al mutualismo, ovvero ad un organismo in grado di creare benefici per la sua Madre Terra.

Urge dunque proporre con forza e a gran voce un nuovo orizzonte di senso, un nuovo obiettivo evolutivo, che può essere ben rappresentato dal simbolo del Terzo Paradiso intuito dal maestro Pistoletto, e rendere questa utopia possibile tramite la metafora ideologica del mutualismo. Ci troviamo in un momento della storia in cui siamo ad un bivio: o continuiamo con le nostra attività umane, economiche e industriali disastrose e disumanizzanti oppure scegliamo la strada della sostenibilità, della cura del Noi, dell’evoluzione mutualista.


Questo articolo è un contributo di Gaetano Russo Truglio, coordinatore Campagna SERR riduzione dei rifiuti, Regione Siciliana.

La foto di copertina mostra il simbolo oOo “Il Terzo Paradiso” del maestro Michelangelo Pistoletto, scatto di Fondazione Oelle.


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