Approvato il “Decreto Ponte” (sullo Stretto): si lavora al progetto esecutivo

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Il Ponte sullo Stretto è un progetto diventato “chimera” per la Sicilia e la Calabria, oltre che per l’intero stivale. Discusso e chiacchierato per generazioni e generazioni, questa grande opera infrastrutturale è rimasta da sempre sulla carta dei progettisti a causa di vicissitudini politico-finanziarie susseguitesi nei decenni.

Breve storia recente del progetto “Ponte”

Il progetto del ponte sullo Stretto di Messina è stato oggetto di discussioni per decenni. Nel 2006 il governo italiano ha dato l’approvazione definitiva al progetto, ma nel 2008 la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità del decreto di approvazione.

Nel 2011 è stato presentato un nuovo progetto che prevedeva la realizzazione di un ponte strallato di 3,2 chilometri. Il progetto è stato approvato dal governo nel 2012, ma è stato bloccato dal cambio di governo nel 2013.

Nel 2016, il nuovo governo italiano ha ripreso in mano il progetto, ma nel 2018 la società statale che doveva realizzare l’opera, la Stretto di Messina, è stata messa in liquidazione.

Nel 2021, il governo italiano ha approvato il cosiddetto Decreto Ponte, che ha dato il via libera al riavvio del progetto. Il nuovo iter autorizzativo dovrà bollinare il ponte strallato più lungo al mondo, che rappresenterà il fiore all’occhiello dell’arte ingegneristica italiana.

Radici lunghe un secolo

Negli anni ’40, l’ingegnere Riccardo Morandi presentò un progetto per un ponte sullo Stretto di Messina, ma non venne mai realizzato. Negli anni ’50, l’idea di un ponte venne ripresa dal governo italiano e furono avviate alcune ricerche preliminari sulla fattibilità del progetto. Nel 1969, venne redatto un progetto preliminare per un ponte strallato lungo 3,5 km, ma il progetto venne abbandonato a causa di problemi finanziari e politici. Negli anni ’80, il governo italiano riprese il progetto, ma vennero sollevati dubbi sulla sua fattibilità tecnica ed economica. Nel 1991, il governo italiano bandì un concorso internazionale per la progettazione del ponte, ma il progetto vincitore non venne mai realizzato a causa di nuovi problemi finanziari.

Il progetto definitivo del 2011 verrà adeguato alle nuove norme tecniche, di sicurezza e ambientali, e il nuovo iter autorizzativo dovrà bollinare il ponte strallato più lungo al mondo (3,2 chilometri), che rappresenterà il fiore all’occhiello dell’arte ingegneristica italiana.

Il CDM ha approvato il Decreto Ponte. Cosa succede adesso?

Il Decreto Ponte è stato approvato dal Consiglio dei Ministri, che ha dato il via libera a un testo che permetterà di riprendere subito la progettazione e la realizzazione dell’opera. Secondo una nota del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, il testo sarà presto disponibile, ma sono necessari gli ultimi approfondimenti tecnici per le intese.

Il MIT sottolinea che la Società Stretto di Messina avrà una nuova governance più moderna e una solida partecipazione del MEF e del MIT, a conferma dell’importanza attribuita dal governo al collegamento stabile tra Calabria e Sicilia. Si ripartirà dal progetto definitivo del 2011, che sarà adeguato alle nuove norme tecniche, di sicurezza e ambientali. Il nuovo iter autorizzativo dovrà bollinare il ponte strallato più lungo al mondo (3,2 chilometri), che rappresenterà il fiore all’occhiello dell’arte ingegneristica italiana.

Il ministro Salvini ha affermato che il progetto esecutivo sarà approvato entro il 31 luglio 2024 e poi partiranno i lavori. Inoltre, il testo stabilisce una durata trentennale della concessione alla società Stretto di Messina, per la quale viene revocato lo stato di liquidazione.

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6 Thoughts to “Approvato il “Decreto Ponte” (sullo Stretto): si lavora al progetto esecutivo”

  1. vicchio65

    Ognuno ha la propria idea sul ponte: non discuto, ma per me è un no. Non per motivi ideologici o ambientalisti, ma per motivi economici e strategici.
    Sull’aspetto economico, si richiama spesso uno studio sui costi dell’insularità, che consiglio di leggere per comprendere quanto sia fondato su dati oggettivi. Lo stesso Salvini nel 2017 diceva che non era economico…ma lasciamo stare la politica.
    Sull’aspetto strategico, continuo a non capire perchè le merci dovrebbero farsi tutto lo stivale e poi impiegare almeno due ore per arrivare da Catania a Palermo. Uso il termine due ore a senso: è appena partito un bando per la ferrovia Palermo-Catania che ridurra il tempo di percorrenza minimo da 3:30 a 2:00 (si badi, minimo) per fare 200 km. Sarà già vecchio tra cinque anni (il tempo del ponte)? Lo rivediamo? E il rifacimento della Palermo-Catania è molto più semplice della Palermo-Messina-Catania.
    Serve per i turisti? Non abbiamo capito niente di economia.

    Comunque, se dovesse andare in porto sarà sicuramente una stelletta personale per Salvini (neanche il Cavaliere Maximo ci è riuscito!).
    L’Europa però non è stupida, non regala niente, tant’è che attendono il progetto definitivo e le valutazioni economiche prima di esprimersi (tra l’altro, era stato richiesto, ma mai fornito, anche dal governo Monti).
    Se, se si farà, temo che lo pagheranno i miei figli. E non vale il “vabbè, per ora facciamo”.
    Fatevi un giro nei progetti, alcuni, degli ultimi anni https://www.corriere.it/cronache/cards/inutili-faraonici-ecco-10-peggiori-progetti-urbani-mondo-non-sono-italiani/corea-nord-hotel-infinito.shtml

  2. Ignazio

    Le merci non faranno tutto lo stivale per arrivare a Catania e da li Palermo, ma faranno la tratta inversa. Arrivo delle navi portacontainer ad Augusta e da li via treno fino in Europa, molto più economico e veloce che fare viaggiare i container via mare da Suez fino a Trieste

  3. vicchio65

    Scusa, @Ignazio, ma non capisco.
    Stai ipotizzando che il corridocio Ten-T serva esclusivamente per l’importazione di merci?
    In un momento in cui l’Europa si interroga sul rientro dal globalismo (non entro nel merito della questione) per l’autosufficienza, in primis, energetica, a cosa servirebbe un corridoio monodirezionare?
    Poi, è vero che il trasporto via treno è spesso più economico e veloce di quello per mare, ma dipende da tanti fattori. Di che merci stiamo parlando? se sono merci deperibili, questo assunto non è vero.

    1. Irexia

      @vicchio65
      Condivido in toto quanto da te detto e incalzo: se serve per mandare le merci non italiane al centro-nord Europa, perché sbarcare ad Augusta e non direttamente a Gioia Tauro, enorme porto già pronto per lo smistamento dei containers?
      No, il ponte è una truffa, mi sento sinceramente turlupinata come siciliana quando mi contano la balla che tutto il sud (i treni ad alta velocità mica arrivano in Calabria, mica in Puglia, soltanto DOPO magicamente li faranno, seeee!), tutta Italia e tutta Europa dipendono dal ponte! Quanto costerebbe meno fare del porto di Messina e quello di Reggio porti efficienti che garantiscano trasbordi veloci anche nei soli 2 momenti all’anno di traffico? Ma se così facessero, verrebbe meno la lamentela dell’emigrato che scende in macchina in estate e resta le ore sotto il sole cocente senza servizi in balìa dell’inefficienza (che non si vuole far venire meno!)!
      Come dici ancora tu, certo non è funzionale al trasporto di merci deperibili (la Sicilia spicca per la produzione agroalimentare, settore deperible per definizione!), e per questo motivo abbiamo ben 4 aeroporti, 2 a ovest e 2 ad est (ogni giorno il pesce di Mazzara del Vallo arriva prima al mercato ittico di Milano che in quello di Palermo)!
      Ma nemmeno come trasporto persone è funzionale: ma quale turista spenderebbe un giorno all’andata e uno al ritorno di una settimana di ferie per venire a Palermo, Trapani, alle Eolie, a Lampedusa, a Siracusa!? Ma nemmeno da Milano ho convenienza, dato che sempre una giornata perdo nel tragitto!
      Se poi mi si dice che con il ponte ci faranno treni interni “veloci” (veloci come hai ben detto tu, vicchio65) a maggior ragione il turista atterrerà ai 4 angoli dell’isola che ne ha 3 (di angoli, intendo) e poi si muoverà sui binari perchè è immensamente più pratico ed è esattamente quello che facciamo noi quando andiamo a Parigi, a Milano, in Olanda in Inghilterra pe rmuoverci velocemente in un territorio di cui non conosciamo le strade!
      Se infine mi si dice che verranno i turisti da ogni angolo del globo terracqueo per vedere un ecomostro di acciaio e cemento, beh allora, turista, resta pure dove sei, non hai il mood giusto per amminare le bellezze siciliane.
      Ultimo: non ci sono i soldi, il MEF non ha indicato nulla a riguardo.

      Insomma, il solito specchietto per allodole, per turlupinarci, per dirci che lo sviluppo potremo averlo in premio se, e solo se, cediamo una parte di noi stessi al prezzo dei tanti dindi che devono girare e finire nelle tasche di qualcuno!

  4. punteruolorosso

    @vicchio65, irexia,
    anche secondo me il ponte è uno specchietto per le allodole. manca il raddoppio da castelbuono a patti, neanche previsto, e la palermo-catania è già vecchia prima di essere finita. non consentirà di lavorare a catania ed abitare a palermo o viceversa, cosa possibile se il viaggio durasse un’ora e non due o tre. rimarrà più facile arrivare a roma in aereo che spostarsi in treno fra i capoluoghi.
    ma la sicilia non è l’unica a subire. l’AV salerno-reggio prevista nel pnrr è un zigzag assurdo che lascerà inalterato il tempo totale di percorrenza. perforerà 5 parchi nazionali, coi danni ambientali che abbiamo già visto nel mugello: boschi seccati, fontane all’asciutto per 70 km, frane e autobotti che salgono a portare l’acqua nei villaggi con le fontane prosciugate dal tunnel drenante. la SA-RC avrà 160km di gallerie e costerà 22 miliardi contro i 10 della variante tirrenica, molto più rapida e a molto minore impatto. evidentementi ci sono interessi economici ad allungare i percorsi, dato che un km di alta velocità te lo pagano molto di più, e la calabria è lunga solo 300 km.

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