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09 set 2019

Sostenibilità, lavoro, PIL e turismo: il trasporto ferroviario regionale per far crescere il Paese

di mobilita

A Cernobbio, al Forum Ambrosetti, chiusosi domenica 8 settembre a Villa d’Este, si è discusso di strategie competitive e dei possibili futuri scenari economici e politici, nazionali e internazionali. Il Gruppo FS Italiane, presente con il suo amministratore delegato Gianfranco Battisti e il suo presidente, Gianluigi Castelli,  e con gli amministratori delegati di RFI, Maurizio Gentile, e di Trenitalia, Orazio Iacono, ha le carte in regola per svolgere un ruolo determinante, grazie a un Piano Industriale che punta a potenziare infrastrutture e servizi di mobilità in una logica di efficace integrazione fra vettori terrestri, marittimi e aerei. E che pone la persona, con le sue esigenze, al centro di un impegno industriale che ruota intorno ai principi di sviluppo sostenibile e all’insegna dell’innovazione. Nella giornata di chiusura un focus è stato dedicato agli enormi margini di sviluppo del nostro trasporto ferroviario regionale, in termini di qualità e quantità del servizio offerto, e delle positive ricadute che gli investimenti nel settore avranno sulla competitività del sistema Paese, iniziando dalle aree urbane e metropolitane e toccando i cosiddetti “centri minori”, che minori non sono sotto l’aspetto turistico, culturale e di rinascita del territorio. Secondo uno studio condotto da Ambrosetti, gli investimenti previsti nel Piano Industriale del Gruppo FS Italiane produrranno effetti anche sulla crescita del PIL, sull’occupazione (540mila nuovi occupati nel quinquennio 2019-2023) e sul turismo. Meno emissioni di anidride carbonica in atmosfera e nuovi posti di lavoro. Benefici per l’economia, l’ambiente e il turismo. E una roadmap in cinque punti per creare un nuovo modello di sviluppo che metta al centro le persone, e le loro esigenze. Investire nel trasporto ferroviario regionale fa crescere il Paese, e può trasformare l’Italia in una Nazione più moderna, connessa e inclusiva. Una sfida che ha però bisogno di una vision diversa e innovativa. Una strategia che il Gruppo FS Italiane sta già portando avanti con il Piano industriale 2019-2023. A sostenerlo è lo studio condotto da The European House – Ambrosetti in collaborazione con FS Italiane, presentato a Cernobbio (Como) in occasione della 45esima edizione dell’annuale Forum organizzato da The European House - Ambrosetti. Secondo lo studio, gli investimenti del Gruppo FS Italiane nel trasporto ferroviario regionale produrranno un contributo cumulato in cinque anni del 2,1% alla crescita del Prodotto Interno Lordo (PIL) italiano, 540mila nuovi occupati nel periodo 2019-2023 (135mila nell’anno 2023) e un incremento della spesa turistica di 1,2 miliardi di euro nell’anno 2023. Investire sui treni regionali, inoltre, favorisce anche lo shift modale dall’auto privata al treno, mezzo ecologico per eccellenza. In cinque anni diminuiranno di 1,2 miliardi di euro i costi esterni (calerà ad esempio il tasso di incidentalità e di congestione stradale con conseguente risparmio di tempo) e nell’anno 2023 non saranno emessi in atmosfera 188 milioni di chilogrammi di CO2. Il trasporto ferroviario regionale gioca un ruolo cruciale per lo sviluppo del Sistema Paese. Ogni anno sui treni regionali italiani viaggiano infatti 800 milioni di persone, il 90% dei passeggeri del sistema ferroviario. Il nuovo modello di sviluppo proposto dallo studio si fonda su cinque pilastri: centralità della persona e personalizzazione del servizio offerto, integrazione modale, connettività territoriale e inclusività sociale, digitalizzazione e nuove tecnologie, promozione dello sviluppo turistico. Per rendere concreta questa strategia l’analisi condotta da The European House – Ambrosetti in collaborazione con FS Italiane propone una roadmap con cinque linee d’intervento. La prima azione necessaria, secondo la roadmap, è garantire la stabilità delle risorse finanziarie pubbliche. L’erogazione stabile di fondi è infatti uno degli elementi chiave per rendere il trasporto regionale più efficiente e di qualità. I finanziamenti pubblici per i servizi ferroviari regionali sono stanziati sia dallo Stato sia dalle Regioni. La quota fissa che lo Stato destina a queste ultime è diminuita del 21,4% (da 6 a 4,8 miliardi di euro) dal 2010 al 2019. Il contributo delle Regioni, inoltre, non è equamente distribuito fra i territori: nel 2017 solo in tre casi su 21 è stato destinato più dell’1% del bilancio regionale per compensare i tagli dei finanziamenti statali. In Italia, inoltre, il costo dei biglietti del trasporto regionale è fra i più bassi d’Europa sia sulla breve sia sulla media percorrenza. Anche i corrispettivi da Contratto di servizio per passeggero-km trasportato, erogati dallo Stato alle Regioni per garantire il trasporto pendolari, sono significativamente inferiori a quelli degli altri Paesi europei: 9,1 centesimi di euro in Italia rispetto ai 13,1 in Germania e 11,3 in Svizzera nel 2018. Per rendere il finanziamento del trasporto ferroviario regionale più stabile occorre intervenire su due fronti: aumentare gli investimenti statali e personalizzare offerte e sistemi tariffari anche in base al motivo del viaggio e alle fasce orarie. Indispensabile, inoltre, lo sviluppo di sistemi tariffari integrati multimodaliper i servizi di trasporto ferro/gomma su tratte urbane ed extra-urbane che consentano l’utilizzo combinato di differenti mezzi di trasporto. In Italia ci sono già alcuni esempi positivi: le smart card Unica Veneto e Unica-Emilia Romagna, la tessera personale Unica Toscana e la carta Umbria Go. La roadmap prevede altre quattro linee d’intervento. È necessario, ad esempio, che gli Enti locali, le Città Metropolitane e i Comuni adottino i Piani Urbani della Mobilità Sostenibile (PUMS), uno strumento di pianificazione strategica di medio-lungo termine (10 anni) incentrato sulle persone. I PUMS favoriscono l’intermodalità mettendo in connessione stazioni ferroviarie, stazioni metropolitane, scali aeroportuali e portuali, parcheggi di interscambio e sharing mobility. Ad oggi in Italia ne sono attivi 33. La roadmap prevede anche l’adozione di misure che favoriscano lo shift modale dall’auto privata al treno e altri sistemi di trasporto collettivi e sostenibili. Un impegno che richiede politiche di trasporto incentrate sulla mobilità sostenibile. Nelle linee guida le stazioni ferroviarie hanno un ruolo chiave. La loro evoluzione porterà a un nuovo Rinascimento urbano. Gli scali ferroviari dovranno tornare a essere il fulcro sociale delle città. Veri e propri hub dell’intermodalità. Proprio le stazioni, infatti, svolgono un ruolo fondamentale nella trasformazione del tessuto urbano circostante, nella valorizzazione degli immobili, e nello sviluppo dei quartieri. Il Piano industriale 2019-2023 di FS Italiane prevede di riqualificare 350 stazioni, intervenendo sul miglioramento degli spazi fisici, sull’informazione ai viaggiatori e su un maggior ricorso alle nuove tecnologie digitali. Il trasporto regionale, infine, è un driver fondamentale di sviluppo per il sistema turistico nazionale. Il treno può offrire l’opportunità ai turisti di raggiungere comodamente territori dal grande patrimonio artistico e naturalistico ma meno noti, perché fuori dagli itinerari turistici per mancanza di infrastrutture aeroportuali o autostradali. La redistribuzione dei flussi, oggi troppo accentrati sulle mete del turismo tradizionale, permetterebbe di decongestionare le città d’arte a maggiore afflusso. Per esaminare l’impatto degli investimenti previsti dal 2019 al 2023 sull’economia regionale e sul Sistema Paese lo studio presentato al Forum di The European House - Ambrosetti a Villa d’Este di Cernobbio prende in considerazione sei regioni che rappresentano il 42% del PIL italiano, il 41% della rete ferroviaria nazionale e il 45% dei passeggeri trasportati sui treni regionali: Veneto, Liguria, Emilia-Romagna, Lazio, Campania e Puglia, tutte con Contratti di servizio attivi con Trenitalia. Il Gruppo FS italiane, nel Piano industriale 2019-2023, ha stanziato 6 miliardi di euro per l’acquisto di 600 nuovi treni per i pendolari, riciclabili oltre il 97%. Il rinnovo della flotta di regionali - la consegna di 239 convogli è stata già anticipata rispetto alla precedente programmazione - permetterà di ridurre significativamente l’età media, già diminuita fra il 2015 e il 2018. L’obiettivo è fornire la migliore esperienza di viaggio alle persone che scelgono il treno nei loro spostamenti per lavoro, studio, svago e turismo e produrre, allo stesso tempo, benefici economici, sociali e ambientali per il Paese.

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