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14 set 2017

Verso “Gli Stati Generali Mobilità Nuova 2017″ | Bike Summit e Spazi Condivisi i dibattiti della nuova mobilità

di Giulio Di Chiara

Come vi avevamo annunciato in questo articolo, Mobilita.org è media partner dell'evento "Verso gli Stati Generali della Mobilità Nuova" che si terrà a Pesaro il prossimo 15-16 Settembre. Oltre ai gruppi di lavoro a cui è possibile iscriversi, il programma propone due grandi dibattiti. Ve li presentiamo di seguito:   Bike Summit OntheRoad L’economia della bicicletta vale in Italia più di sei miliardi di euro e produce benefit sorprendenti dal punto di vista sociale, sanitario, ambientale: percorrendo in bici anziché con mezzi a motore cinque chilometri al giorno, ad esempio, si potrebbe raggiungere il 50% degli obiettivi proposti in materia di riduzione delle emissioni dei trasporti nell’Ue. La bicicletta sarà protagonista del Bike Summit OntheRoad, dibattito a pedali che si terrà a Pesaro il 15 settembre all’interno della due giorni Verso gli Stati Generali della Mobilità Nuova. Il Bike Summit OntheRoad vuole dare spazio a quell’Italia che già va in bici e a quelle tante buone pratiche che hanno reso bike friendly i centri urbani e il territorio. E nello stesso tempo il bike summit 2017 vuole pedalare verso il futuro, evidenziando quali strategie mettere in campo per far crescere in sicurezza l’uso delle due ruote in città e sviluppare le opportunità delle ciclovie e del cicloturismo. A Pesaro verrà presentata la seconda edizione di “A BI CI” - il Rapporto Legambiente sull’ economia della bici in Italia e sulla ciclabilità nelle città - con i dati sulla ciclabilità nelle diverse Regioni e sarà lanciata la Carta delle Città Ciclabili con l’obiettivo di fissare obiettivi precisi e condivisi per sviluppare al meglio e nel minor tempo possibile una più ampia diffusione di questa modalità di trasporto. A cura di Alberto Fiorillo Shared Space, pianificare e gestire lo spazio pubblico urbano Le comunità locali hanno certamente bisogno di darsi una visione condivisa del proprio futuro, e in base a questa definire le strategie più coerenti, le azioni e gli strumenti per attuarle, le priorità con cui programmarle. Il futuro lo si costruisce anche agendo nel presente, sapendo comprendere e gestire le criticità e cogliendo le opportunità con tempismo e lungimiranza. I Piani urbani della mobilità sostenibile (PUMS) possono essere lo strumento per fare tutto questo? Quali sono i fattori e le caratteristiche che ne possono garantire il successo? Come si stanno muovendo le città italiane? E i territori a bassa densità? Quali politiche regionali e nazionali servono per accelerare e rendere efficaci la loro attuazione? Le strategie per rendere sostenibile la mobilità urbana si muovono giustamente su diverse linee (offerta di trasporto pubblico, innovazione dei servizi, incentivi e disincentivi per regolare la sosta e gli accessi, attenzione alla logistica urbana, soluzioni diverse ma mirate a città più piccole o a territori vasti). In questo quadro è però fondamentale collocare una strategia di condivisione e ridisegno dello spazio urbano. La restituzione mirata di aree da sottrarre alle strade o al degrado e il loro ridisegno a favore della qualità urbana e della mobilità “attiva” delle persone, rafforza infatti il successo e il gradimento anche delle altre politiche di governo del traffico. La qualità della progettazione di reti e servizi di mobilità, attenta al loro inserimento nel paesaggio urbano può contribuire alla rigenerazione urbana. Che difficoltà si incontrano nella attuazione di queste strategie per il ridisegno urbano? Che fattori possono garantirne il successo? Il Codice della Strada, i Regolamenti Edilizi e dei Lavori pubblici, i comportamenti progettuali, devono certamente cambiare, ma come? A cura di MARIA BERRINI Ambiente Italia

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Articolo
13 set 2017

Verso “Gli Stati Generali Mobilità Nuova 2017″ | Focus: tre gruppi di lavoro a cui potersi iscrivere

di Giulio Di Chiara

Come vi avevamo annunciato in questo articolo, Mobilita.org è media partner dell'evento "Verso gli Stati Generali della Mobilità Nuova" che si terrà a Pesaro il prossimo 15-16 Settembre. Dopo avervi illustrato il programma, passiamo ad approfondire i temi che saranno oggetto di discussione dei gruppi di lavoro. Vi ricordiamo che per parteciparvi, è necessario iscriversi attraverso la compilazione del modulo di iscrizione che andrà inviato via mail all’indirizzo mobilitanuova2017@gmail.com. Tre gruppi di lavoro per quattro temi: Sharing Mobility, Logistica merci urbana, Mobilità Dolce, Trasporto Pubblico nelle aree a bassa densità. 1) Mobilità.it: Innovazione e nuovi concept per le persone e le merci Confronto sull’innovazione in corso nella mobilità, la sharing mobility e la logistica merci urbana. Dal possesso al servizio del veicolo, come si potrebbe integrare con il trasporto collettivo, le proposte di regole ed incentivi per auto e bicicletta da condividere. L’ultimo miglio nel trasporto merci come nodo centrale della mobilità urbana è il tema della seconda parte del gruppo di lavoro. Parleremo delle esperienze in corso nelle città, della ciclologistica a pedali in Italia ed Europa, dell’impatto dell’e-commerce sulle consegne, delle possibili soluzioni efficienti per governare la distribuzione delle merci in città. A cura di RAIMONDO ORSINI Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile 2) A piedi, in bici, in treno: la mobilità dolce nel paesaggio italiano All’interno di un ripensamento generale del modo di muoversi nelle città e nei centri abitati in Italia si colloca il ragionamento sulla mobilità dolce, quella rete di infrastrutture lente finalizzate alla fruizione dell’ambiente e del paesaggio, all’attività ricreativa e turistica, con particolare attenzione ai diversamente abili, ai bambini e agli anziani, caratterizzate da elevata sostenibilità ambientale. Un’idea di ricucitura tra piccoli centri e borghi con il territorio naturale, con una modalità di pianificazione integrata dello spazio pubblico in modo partecipato che possa permettere alle comunità rurali di ridisegnare stili di mobilità, nuovi consumi ed anche economie locali per l’accoglienza e la valorizzazione del territorio. Tracciare e restituire itinerari nel paesaggio, con tutte le positive valenze di fruizione estetica e innalzamento della qualità generale dei luoghi, significa anche offrire a una quota sempre più crescente di utenti, percorsi dedicati separati e protetti, con evidente vantaggio della sicurezza stradale e della salute pubblica legata all’offerta di luoghi per il movimento salutare quotidiano e a un uso attivo delle infrastrutture verdi. Alcune esperienze già in corso di questo tipo nel nostro paese hanno avuto un grande successo e confermano l’interesse dei cittadini e delle cittadine per fruire con più lentezza e piacere il proprio tempo libero e i propri spostamenti quotidiani, scoprendo paesaggi e percorsi del nostro patrimonio ambientale, culturale e storico, riattivando o riconvertendo in greenways le ferrovie dismesse, destinando alla mobilità a prevalenza ciclistica le strade bianche rurali e la viabilità secondaria, inventando nuove forme di mobilità e di esercizio fisico. La creazione di una rete della mobilità dolce dentro a un modello partecipato con il territorio risponde pienamente a fornire un quadro di una più avanzata politica e progettazione del paesaggio, rinnova allo stesso tempo la storica funzione di «collegamento» tra luoghi, parti di territorio e la memoria della vecchia infrastruttura come elemento del patrimonio culturale locale fatto di tracciati ferroviari, alzaie di fiumi e specchi di acqua dolce navigabili con voga o a basse velocità, sentieri e i percorsi pedonali e mulattieri, non soltanto montani, aventi particolare rilevanza storica per forma, struttura e memoria. Infine una rete ragionata di utilizzo attivo del territorio è funzionale non solo al recupero di un patrimonio infrastrutturale di pregio dismesso, ma a favorire anche una corretta gestione del territorio, sottraendole al degrado e all’abbandono e prevenendo fenomeni di dissesto idrogeologico e iniziando a dare piena risposta alle politiche di adattamento ai cambiamenti climatici. A cura di ALESSANDRA BONFANTI Alleanza Mobilità Dolce   3) Il trasporto pubblico e pendolare nelle aree urbane e nelle aree deboli- Esperienza nell’ambito della Strategia Nazionale Aree Interne nella Programmazione 2014-2020 Il trasporto pubblico fatica a superare criticità e problemi che lo attanagliano ormai da molti anni e lo rendono poco competitivo rispetto all’auto: la qualità dei servizi è percepita come inadeguata da cittadini e pendolari in molte aree, urbane e non urbane; le risorse sono sempre “troppo scarse” per potenziare la rete dell’offerta, investire nel materiale rotabile, sviluppare le infrastrutture dedicate (ferro e gomma); gli sforzi di efficientamento del sistema, sotto il profilo delle gestioni aziendali e di una migliore pianificazione dei servizi, sono ancora insufficienti e comunque “a macchia di leopardo”; ci sono divari evidenti di qualità e di efficienza – con varie articolazioni - tra territori, tra servizi urbani ed extraurbani, tra gomma e ferro, fra trasporto regionale e trasporto di media e lunga percorrenza. Di conseguenza, il livello di utilizzazione del trasporto pubblico è ancora molto basso, con qualche eccezione in aree urbane virtuose e in alcune relazioni di lunga distanza, e non sembra essere cresciuto in misura significativa nemmeno durante la lunga crisi economica. Perché questo è accaduto? Quali sono le strategie degli operatori? Come cambiano le politiche nazionali? E’ ancora il trasporto pubblico baricentro dei modelli di mobilità sostenibile? Come si integra con le innovazioni nel digitale, nelle tecnologie, nell’organizzazione (mobilità della condivisione, ruolo dei privati ecc.) che avanzano – o sembrano avanzare – prepotentemente soprattutto nelle grandi aree urbane? Come si possono far crescere i modelli di integrazione modale tra vettori pubblici e nello scambio pubblico-privato? E ancora una grande questione nazionale: si approfondisce una preoccupante linea di frattura tra l’intensità d’uso del trasporto pubblico nelle aree urbane a più elevata densità di popolazione (quota modale attorno al 30% secondo le stime dell’Osservatorio “Audimob”) rispetto alle aree meno dense e ai centri minori (quota modale attorno al 4/5%) dove risiede pur sempre la grande maggioranza della popolazione (7 italiani su 10 vivono in centri con meno di 60.000 abitanti). Come ricomporre questa frattura? Quali modelli innovativi e flessibili, economicamente sostenibili, è possibile promuovere nelle aree interne e rurali a bassa densità? A cura di CARLO CARMINUCCI Isfort

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