Articolo
24 mar 2017

“DigitalDay17″, ministri di 18 Paesi, firmano lettera intenti su mobilità cooperativa, connessa e automatizzata

di Roberto Lentini

Si è svolto ieri a Roma il Digital Day 2017, organizzato dall'UE e dal governo italiano in occasione del 60mo anniversario dei Trattati istitutivi del progetto europeo.   L’obiettivo  è stato quello di stabilire un’agenda di azioni per  la creazione delle competenze necessarie al fine di sfruttare al meglio l'innovazione digitale e migliorare la vita degli europei. Il viceministro delle infrastrutture e dei Trasporti, Riccardo Nencini ha partecipato alla sessione dedicata alla mobilità connessa e automatizzata e, insieme a 17 Ministri europei ha firmato una lettera d’ intenti sulla smart mobility comunitaria per istituire con la Commissione, un quadro giuridico per le prove transfrontaliere con veicoli connessi, sulla base di norme armonizzate sull’accesso ai dati, sulla responsabilità e sulla connettività. La lettera di intenti è la prima iniziativa degli Stati membri di cooperazione transfrontaliera nella mobilità connessa e automatizzata. Infatti, come sottolinea lo stesso viceministro Nencini “il concetto di mobilità è in fase di evoluzione verso  tecnologie di guida avanzata e di connessione verso l’ambiente esterno  che stanno trasformando il veicolo da mezzo di trasporto ad un ambiente ove svolgere anche attività diverse dalla guida.” Cinque i livelli su cui intervenire: big data, infrastrutture, reti, applicazioni e servizi. Proprio il 5G e una collaborazione più stretta tra Governi, autorità regolatorie e industria automotive sono ulteriori leve su cui agire secondo Günther Oettinger, Commissario europeo per il bilancio e le risorse umane nella Commissione Juncker, per dare il via alla rivoluzione dei trasporti e della mobilità in tutti i Paesi Ue. La tecnologia per supportare questa trasformazione del mondo dei trasporti e della mobilità già c’è, a partire da WiFi, 4G/5G, sensori, internet delle cose, auto connesse in rete. A partire dal 2030 l’Ue attende in strada anche le prime auto a guida automatica. “Su tale ambito - prosegue Nencini - è fondamentale cooperare a livello europeo ed internazionale per favorire lo sviluppo e l’introduzione sul mercato di veicoli con livelli di automazione e connettività progressivamente crescenti  sino a giungere - a lungo termine -  alla possibile introduzione di veicoli completamente autonomi; Credo si tratti di una grande opportunità che concorrerà a conseguire l’obiettivo primario di ridurre il numero di incidenti stradali, i fenomeni di congestione e di conseguenza le emissioni da traffico stradale. Tuttavia,  la rapida evoluzione tecnologica richiede in tale ambito anche l’effettuazione di sperimentazioni su strada ed al riguardo accogliamo favorevolmente la proposta di sottoscrivere una lettera di intenti con la quale ci impegniamo - in particolare sui corridoi transfrontalieri-  ma anche su quelli nazionali ad adottare protocolli di comunicazione tra veicoli e tra veicoli ed infrastruttura  che siano interoperabili ed evitino così la formazione di un mercato frammentato di tali prodotti. Solo lavorando su tecnologie condivise a livello UE si potrà beneficiare della guida automatizzata e connessa senza soluzione di continuità.” Infine, Nencini, assicura che alla lettera di intenti farà seguito una revisione dei codici della strada nazionali e se del caso delle Convenzioni internazionali sulla circolazione e stabilire i principi di responsabilità che si applicheranno in caso di incidente; inoltre a lungo termine forse dovremmo pensare anche a predisporre piani sociali che si occuperanno della gestione della riduzione dei posti di lavoro nei settori che saranno interessati dall’impiego di veicoli completamente autonomi e quindi privi di conducente. Ti potrebbero interessare: A Parigi i primi minibus senza pilota Gli USA dicono stop agli incidenti e puntano tutto sulle auto intelligenti

Leggi tutto    Commenti 0
Articolo
14 nov 2016

Mobilità sempre più green con le autostrade solari

di ospite

In materia di trasporti, le nuove soluzioni eco-friendly stanno raccogliendo consensi e interesse anche da parte delle autorità pubbliche, ora finalmente impegnate a gettare le basi per una mobilità più sostenibile sia per l'uomo che per l'ambiente. La sfida più ardua da vincere, tuttavia, è quella di far coesistere le nuove vetture a impatto zero con una rete stradale attrezzata per accoglierle, eliminando le carenze strutturali e promuovendo il ricambio generazionale dei veicoli. In tal senso, appaiono lodevoli sia le iniziative private, come i nuovi siti che permettono la vendita di auto usate sul web; sia quelle pubbliche, come gli avveniristici progetti di rinnovamento della rete stradale già attivi in Francia e in Olanda. Se l'Olanda, entro il 2020, avrà la prima "autostrada intelligente" del mondo, dotata addirittura di una corsia di ricarica wireless per auto elettriche; la Francia non sta di certo a guardare. A Tourouvre, nel dipartimento de l'Orne e a metà strada fra Parigi e Rennes, sta per essere infatti ultimata la prima strada "solare", un progetto pilota che prevede la creazione di un tratto stradale, lungo circa 1 Km, interamente pavimentato con pannelli fotovoltaici di ultima generazione. Tali pannelli, denominati Wattway e sviluppati dall'azienda francese Colas, sono in grado di sopportare agevolmente il peso degli automezzi più pesanti, garantendo la totale autonomia energetica all'intero tratto stradale su cui vengono installati. Il sogno di una strada a energia solare, dunque, non è più fantascienza, ma una tecnologia reale e altamente innovativa, frutto di oltre cinque anni di ricerca nei quali la Colas ha sviluppato (e poi sperimentato) delle versioni miniaturizzate di queste nuove celle fotovoltaiche ad alto rendimento. I pannelli Wattway, inglobati nell'asfalto, permettono infatti di alimentare tutte le installazioni presenti lungo la strada, restituendo l'eventuale energia superflua alla zona attraversata. Tale tecnologia si basa su un nuovo tipo di celle al silicio microcristallino, dalle performance straordinarie: basti pensare che un pannello Wattway di soli 20 metri quadri è sufficiente a soddisfare il fabbisogno energetico di una famiglia media. Di conseguenza, un tratto stradale di 2,8 chilometri quadrati, come quello in fase di ultimazione nella cittadina di Tourouvre, riuscirebbe a fornire energia elettrica a una comunità di circa 5 mila abitanti. Considerando l'applicazione di questa tecnologia su larga scala, tutto ciò si tradurrebbe in un risparmio energetico pressoché incalcolabile se si pensa alla quantità di risorse non rinnovabili necessarie a produrre energia elettrica per una grande metropoli. Se i risultati di questo primo test su scala reale avranno successo, è possibile che la strada solare si diffonda presto a macchia d'olio. Del resto, si tratta di una tecnologia già collaudata e che non necessita di altre infrastrutture di contorno. Una soluzione di tale portata potrebbe dunque rivelarsi un investimento altamente redditizio per il futuro, ma soprattutto un grande passo avanti verso il raggiungimento della tanto agognata autosufficienza energetica, che per alcuni Paesi poveri di fonti non rinnovabili (come l'Italia) rappresenta ancora un miraggio. Post di Sabrina Picari  

Leggi tutto    Commenti 1