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29 mar 2017

“Road Safety”, conferenza per la sicurezza stradale nei paesi europei

di Roberto Lentini

E' in corso a Malta il vertice dei Ministri europei dei trasporti su Road Safety. I temi trattati sono la sicurezza stradale e il trasporto marittimo. Oltre al Ministro Delrio, alla conferenza partecipa anche la Commissaria europea Violeta Bulc. Recenti statistiche a livello dell'UE per la sicurezza stradale hanno dimostrato che per il secondo anno consecutivo, il numero di vittime sulle strade europee non è migliorato. L'impegno è raggiungere l'obiettivo di dimezzare il numero di vittime della strada entro il 2020. Questa conferenza, che riunisce i ministri e le parti interessate, è l'occasione per discutere lo stato di avanzamento nella sicurezza stradale, e la strada da seguire per ridurre il numero di morti per incidenti stradali e lesioni gravi. I partecipanti avranno l'opportunità di condividere le loro conoscenze, scambiarsi  proposte e discutere i modi per continuare a migliorare la sicurezza delle strade europee. Le probabilità di essere ucciso in un incidente variano da uno Stato membro all'altro. Anche se il divario si restringe ogni anno, coloro che vivono negli Stati membri della comunità europea hanno la probabilità tre volte maggiore di essere ucciso sulla strada rispetto a quelli che vivono nei paesi più poveri. Il 2016 è stata anche la prima volta che la Commissione ha pubblicato i dati su gravi incidenti stradali sulla base di una nuova definizione comunitaria composta da 16 Stati membri che rappresentano l'80% della popolazione dell'UE. Sulla base di questi dati, la Commissione ha riferito  che 135.000 persone, soprattutto tra gli utenti più deboli come pedoni, ciclisti e motociclisti. sono rimaste gravemente ferite in tutta l'UE. Ci sarà anche l'occasione per visitare stand informativi e mostre in cui le organizzazioni di sicurezza stradale presenteranno il loro lavoro. Questo il link per seguire la conferenza in webstreaming .

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20 gen 2017

Gli USA dicono stop agli incidenti e puntano tutto sulle auto intelligenti

di Andrea Baio

Gli Stati Uniti potrebbero presto legiferare in materia di sicurezza stradale, puntando tutto sulle auto di nuova generazione. In gergo è chiamato V2V (Vehicle To Vehicle), un sistema intelligente basato su un segnale radio a corto raggio in grado di far comunicare le auto tra di loro, trasferendo informazioni quali: velocità, posizione, direzione, accelerazione o frenata, all'interno di un raggio di circa 300 metri. La richiesta di tali normative è subordinata a una potenziale riduzione degli incidenti stradali di quasi l'80%. Questo smart system consentirebbe quindi non solo di garantire una maggiore sicurezza per gli automobilisti, attraverso sistemi di automatizzazione del veicolo, ma anche di ricreare le condizioni di guida ottimali attraverso la notifica al guidatore relativamente a condizioni pericolose che potrebbe non notare spontaneamente durante la guida. Ci sono inoltre progetti che mirano a far comunicare le auto in futuro anche con oggetti come i segnali di stop o barriere fisiche, per prevenire situazioni pericolose. Il segretario dei Trasporti Anthony Foxx ha dichiarato: "Una volta sviluppato, il V2V ci consentirà di garantire una consapevolezza su strada a 360 gradi e ci aiuterà a migliorare la sicurezza dei veicoli".

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04 nov 2016

Il guard rail di seconda generazione è coreano

di Roberto Lentini

La società sudcoreana Eti Korea ha realizzato un innovativo guard rail di seconda generazione chiamato "ETI Roller System CE H1". Si tratta di una barriera di contenimento che assorbe lo schianto grazie a dei tamburi rotanti di plastica: quando l'auto si schianta, il guardrail riesce ad assorbire l'impatto e a riportare l'auto in carreggiata. I tamburi rotanti, essendo indipendenti, possono essere riparati singolarmente riducendo i costi di manutenzione, inoltre sono rivestiti in materiale riflettente che rafforzano la visibilità sia di giorno che di notte. Il prezzo di questo innovativo guard rail varia tra i 300 dollari a 400 dollari a metro ed è già stato installato su diverse strade ritenute pericolose in Corea; a breve verrà installato anche su alcune strade in Malesia. Attualmente è in fase d'esame anche da parte delle autorità europee.    

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07 mag 2015

Pedalare sicuri: 7 regole (facili)

di pama

C’è qualcosa di vagamente romantico nella definizione dei ciclisti come “Utenti vulnerabili della strada”, definizione che include anche motociclisti, pedoni e bambini e allude alla fragilità di questi utenti nei confronti dei mezzi - pesanti e non - che circolano nelle nostre città. Nonostante questa vulnerabilità, la FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta) ritiene prioritaria la “sicurezza attiva” rispetto alla “sicurezza passiva” e ribadisce che il ciclismo è “...attività sicura, divertente e salutare… “ . Sul fronte della sicurezza attiva l’arduo compito è istituzionale, e ha a che fare con limitazione della velocità, segnaletica, piste ciclabili, illuminazione pubblica. Una serie di azioni semplici che ruotano attorno alla presa di coscienza che il numero di ciclisti aumenta, quindi, se vogliamo farlo aumentare ancora, è saggio costruire delle città che tengano conto della loro presenza. In sostanza, dal punto di vista istituzionale è un problema di coerenza: vogliamo le biciclette perché sono ecologiche? Lasciamole pedalare sicure. Sul fronte della sicurezza passiva, invece la definizione non deve ingannarci: si tratta infatti di qualcosa che ognuno di noi può attivare. Bastano piccoli accorgimenti, attenzioni, strumenti utili a una maggiore sicurezza del ciclista il quale, ammettiamolo, non è sempre il miglior elemento che ci possa capitare di incrociare per strada. Insomma, sarà anche perché mancano percorsi dedicati, sarà lo spirito libero delle due ruote, sarà che non c’è freno motore... sta di fatto che il ciclista certe volte è più pericoloso dell’automobilista, per sè stesso e per gli altri. Proviamo quindi a fare un piccolo esame di coscienza e  identificare alcune regole di sopravvivenza e/o di convivenza civile che creino armonia tra ciclisti e i colleghi automobilisti. 1. Rispettare la segnaletica - il fatto che la bici non vada a motore non rende il ciclista equiparabile a un pedone: sensi unici, divieti di accesso, strisce pedonali non sono deliziose decorazioni, ma indicazioni condivise. 2. Equipaggiare correttamente il mezzo - campanello, specchietto retrovisore, luce posteriore e anteriore sono ben poca zavorra per i nostri ronzini a due ruote, montiamoli e usiamoli. Una scampanellata mette allegria, è meno stressante di un clacson e può metterci al sicuro. 3. Comunicare - chi sta dietro, sia esso automobilista o ciclista bis non può conoscere il nostro percorso: dobbiamo indicarlo noi, certe volte allungare un braccio per segnalare che stiamo per svoltare può allungarci la vita. 4. Proteggere - caschetto, guanti, giubbini catarifrangenti per chi pedala di notte, ginocchiere... insomma: W l’abbigliamento tecnico.  Volvo ha pure inventato il “Life-Paint” : una vernice invisibile che brilla al buio, utilissima, d’effetto e soprattutto pratica. 5. Buon senso - Il motore della bicicletta siamo noi. Il velocipede sta in equilibrio, quindi non possiamo pensare di trasportare borse, cartelle da lavoro, porta-pc e buste della spesa senza che questi ci sbilancino:  dotiamo la bicicletta di cestino o portapacchi, oppure utilizziamo uno zaino così da evitare il famoso - e pericoloso - effetto guarda-come-dondolo. 6. Buon senso #2 - Avete presenti le critiche fatte agli automobilisti che parlano al cellulare? Ecco, ripetiamocele come un mantra,  e se proprio non possiamo fare a meno di comunicare che stiamo per arrivare e butta-giù-la-pasta, meglio usare l’auricolare: se un automobilista al telefono è pericoloso, un ciclista al telefono è una catastrofe naturale. 7. Buon senso #3 - il fatto che la bici possa raggiungere i 50 km orari non ci obbliga a farlo. Insomma, vero è che siamo bravissimi e allenatissimi e le nostre gambe sono super-agili e forti… ma non è detto che abbiano abbastanza prontezza da scansare un pallone ci rotola davanti all’improvviso ora: il pallone non si fa niente, lui non è tecnicamente un utente vulnerabile, ma noi sì.

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