Articolo
11 gen 2019

Deposito GPL a Chioggia: MiSE, MIT e MiBAC sono contrari

di mobilita

Il Ministero dello Sviluppo Economico, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali sono contrari alla realizzazione del deposito costiero di prodotti petroliferi sito in Val da Rio, nel Comune di Chioggia. È stato trasmesso dal MiSE al Consiglio di Stato un documento dove si indica chiaramente la posizione politica assunta all’indomani dell’insediamento del Ministro Luigi Di Maio. Questa posizione è profondamente diversa da quella dell’Avvocatura dello Stato, in particolare si auspica possa essere dichiarata dal Consiglio di Stato la sussistenza di un’ipotesi di nullità dell’autorizzazione finale. Questo alla luce delle conclusioni derivanti dalla compiuta analisi del procedimento istruttorio svolto dal MiSE, che evidenziano il mancato coinvolgimento - da parte della passata amministrazione comunale del Comune di Chioggia - della Commissione di Salvaguardia di Venezia in riguardo all’autorizzazione paesaggistica.

Leggi tutto    Commenti 0
Articolo
09 gen 2019

Piano Energia e Clima, Mit punta a 6mln auto elettrificate nel 2030

di mobilita

E’ stata inviata in Europa la proposta di Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima italiano. Un documento programmatico che include diversi punti di competenza del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Si punta a favorire l’uso di biocarburanti avanzati con una quota pari all’8%, nonché l’incremento progressivo di nuove immatricolazioni di auto elettriche pure per raggiungere la quota di 1,6 milioni di auto elettriche al 2030, che se sommate alle auto ibride (4,4 milioni), consentirebbero di arrivare a un valore complessivo di 6 milioni di auto elettrificate, entro il 2030. Con il Piano Nazionale Infrastrutturale per la Ricarica dei veicoli alimentati a energia Elettrica sono previsti investimenti di circa 70 milioni di euro per la realizzazione di reti infrastrutturali per la ricarica dei veicoli alimentati a energia elettrica e interventi di recupero del patrimonio edilizio mirati allo sviluppo delle medesime reti. Già approvato il Piano mobilità sostenibile che destina 3,7 miliardi di euro al ricambio parco bus con mezzi a basso impatto. Dal 2019 al 2033 saranno rinnovati 2.000 autobus l’anno, oltre a 250 treni entro il 2022. Inoltre vengono stanziati 300 milioni di euro per nuovi mezzi navali destinati al trasporto pubblico locale. Il piano permetterà di migliorare il livello di servizio e ridurre, entro il 2024, l’età media della flotta dagli attuali 20 a 10,6 anni, e conseguentemente l’efficienza media. L’obiettivo è promuovere una progressiva riduzione di autoveicoli con motori diesel e benzina, al fine contenere le emissioni inquinanti e conseguire gli obiettivi dell'accordo di Parigi sui cambiamenti climatici. Una prima misura è stata l’introduzione di un eco-bonus/malus in funzione delle emissioni di CO2 con la legge di Bilancio 2018. Risorse pari a circa 33,6 milioni di euro sono state destinate a favore di iniziative per la realizzazione di progetti d’investimento in conto capitale per il rinnovo del parco veicolare delle imprese di autotrasporto (mezzi a trazione alternativa quali metano CNG, gas naturale liquefatto LNG e elettrica, riconversione da motorizzazione termica a trazione elettrica/ibrida, rottamazione di veicoli più obsoleti, acquisizione di unità di carico per trasporto combinato).

Leggi tutto    Commenti 0
Articolo
14 dic 2018

Terzo Valico: ultimata l’analisi costi-benefici e l’analisi giuridica

di mobilita

Gli esperti della Struttura Tecnica di Missione del MIT hanno completato le valutazioni sulla nuova linea ferroviaria Alta Velocità/Alta Capacità del Terzo Valico di Giovi. La realizzazione del Terzo Valico dei Giovi, secondo gli esperti della Struttura Tecnica di Missione del MIT, presenta alcuni elementi di criticità che rendono la decisione sulla sua futura realizzabilità assai complessa. Si tratta, infatti, di un’opera che già in passato è stata al centro di problematiche ambientali legate allo scavo di gallerie in roccia amiantifera (problematiche ormai risolte grazie ad adeguate tecniche di scavo e di smaltimento dei materiali di risulta), e di vicende giudiziarie, tuttora in corso, che hanno portato nel Marzo 2017 al commissariamento del consorzio CO.CIV., general contractor dell’opera (formato al 64% da Impregilo, 31% Società condotte d’acqua e 5% Civ). Un’ulteriore elemento di complicazione deriva dal fatto che trattasi di un’opera molto costosa (6.158 milioni di euro), che è già realizzata per circa il 25% (sono stati già consuntivati 1.522 milioni di euro ) e per la quale il CIPE ha approvato 5 lotti costruttivi su 6, assegnando risorse per 3.597 milioni di euro. L’opera ha il principale obiettivo di sviluppare il trasporto ferroviario delle merci ad alta capacità (con treni di lunghezza 750 m e attrezzata con il moderno sistema di controllo della circolazione, ERMTS) tra il sistema portuale ligure e dell’alto Tirreno con il Nord del Paese (Lombardia e Veneto) e con l’Europa centro-settentrionale (Basilea, Stoccarda, Rotterdam e Anversa). La nuova linea consentirebbe, inoltre, lo sviluppo di servizi ferroviari passeggeri portando il tempo di viaggio tra Milano-Genova e tra Torino-Genova a circa 1h. La valutazione delle opportunità di completare il progetto è effettuata attraverso la sua redditività economica e sociale, con una nuova analisi costi-benefici e gli effetti della non realizzazione attraverso una stima dei costi della risoluzione del contratto di convenzione con il general contractor dell’opera, valutati anche alla luce degli accordi internazionali presi dall’Italia con la UE. L’analisi costi-benefici (ACB) è uno strumento internazionalmente accettato dalla Commissione Europea, dalla Banca mondiale, e altre organizzazioni internazionali che rende più trasparenti le scelte di investimento di un’amministrazione pubblica. In questo caso le stime di redditività sono state effettuate sia con riferimento al costo totale sia con riferimento al “costo a finire”, pari a 4.636 mil.Euro, in cui la somma già spesa costituisce un costo “affondato”. Pur in presenza di un importante ammontare di benefici, l’analisi presenta indicatori di redditività economica negativi, ad eccezione dello scenario ottimistico di crescita della domanda, che presenta un rapporto Benefici/Costi pari a 1,04. L’eventuale decisione di non proseguire i lavori comporterebbe la perdita delle somme già spese, pari ad almeno 1.522 milioni di euro, e ulteriori costi di recesso dai contratti in essere, di incerta quantificazione, ma stimati almeno pari a 1.195 milioni di euro. Alle voci di costo negoziale, si sommano, infatti, gli ulteriori costi per lo smantellamento dei cantieri e il ripristino dello stato dei luoghi preesistente ai lavori e della relativa messa in sicurezza ambientale. A tutto ciò va ad aggiungersi il fatto che nell’ambito di accordi internazionali che l’Italia ha sottoscritto con la UE per la realizzazione delle reti trans-europee dei trasporti, TEN-T, ricorrono gli obblighi di attrezzaggio del sistema di controllo e di sicurezza della circolazione ferroviaria ERTMS. La non realizzazione dell’opera comporterebbe, quindi, l’apertura di un negoziato con la Commissione Europea per la rivisitazione dell’allineamento (ovvero del tracciato) di un Corridoio della Rete Globale, e comporterebbe, altresì, il rimborso totale o parziale dell’assistenza finanziaria prevista per l’implementazione del sistema ERTMS sulle sezioni italiane appartenenti al Corridoio Reno – Alpi, stimata pari a circa 27 milioni di Euro. L'analisi costi-benefici è stata valutata insieme alle ulteriori risultanze per cui, date le spese già sostenute per l’avanzamento dei lavori già compiuti e considerati i costi derivanti dai contenziosi e per il ripristino dei luoghi, si procederà verso la realizzazione di un’opera che, con opportuni interventi, sarà maggiormente utile a Genova e ai territori che attraverserà questa ferrovia.

Leggi tutto    Commenti 0
Articolo
04 dic 2018

La proposta del MIT per scongiurare il licenziamento dei lavoratori della Liberty Lines

di mobilita

Durante una riunione che si è tenuta questa mattina con i rappresentanti delle organizzazioni sindacali Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl mare e porti, Federmar-Cisal, Usclac-Uncdim, Orsa Marittimi e con la partecipazione di Rete Ferroviaria Italiana e di Confitarma si è discusso sulla possibilità di scongiurare il licenziamento collettivo dei lavoratori della Liberty Lines. La proposta  avanzata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, prevede il noleggio da parte di RFI, a partire dal 1 gennaio 2019, di due unità navali a scafo armato, per il collegamento tra Messina e Reggio Calabria, con l'impiego di almeno 45 unità di personale a rischio licenziamento. RFI, per il tramite della controllata Blueferries, avvierà a breve un confronto con la società Liberty Lines proprio per individuare un percorso risolutivo in tale senso. Le Organizzazioni sindacali hanno espresso soddisfazione nel merito, ed hanno espresso la necessità di prorogare i termini di chiusura della procedura di licenziamento collettivo fissati per il prossimo 10 dicembre.

Leggi tutto    Commenti 0
Articolo
15 nov 2018

Autostrade: con Dl Genova al via rivoluzione per pedaggi più equi

di mobilita

“Con l’approvazione del decreto Genova in via definitiva, oggi, non è stato solo approvato il più imponente intervento a sostegno di una città ferita e spezzata dal crollo del ponte Morandi. Con la norma che ridisegna le competenze dell’Art si sono poste le basi per una vera e propria rivoluzione nella definizione dei pedaggi autostradali, che per la prima volta non verranno più stabiliti per coprire i costi operativi dei concessionari e il prezzo di investimenti solo previsti, bensì terranno conto degli investimenti effettivamente realizzati e dei ricavi derivanti dalla capacità produttiva del concessionario”, ha dichiarato il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli. Un’ottima notizia per chi viaggia sulle autostrade e anche per i concessionari onesti che sapranno investire nel bene pubblico e offrire agli utenti un servizio sempre e veramente migliorato. Finora per le 25 concessioni autostradali in essere esistono ben 6 regimi tariffari differenti in cui i pedaggi, nella maggior parte dei casi, vengono stabiliti in base a investimenti previsti e costi operativi e con il semplice criterio del ripianamento delle spese dei concessionari, senza alcun obiettivo di incrementare l’efficienza del servizio e la produttività. Con il decreto Genova, invece, il sistema cambia radicalmente. Viene infatti introdotto un sistema tariffario unico, stabilito dall’Art, basato sulla metodologia del price cap, il cui indicatore di produttività verrà aggiornato ogni cinque anni e in cui ci saranno dei meccanismi automatici di contenimento degli extraricavi. Si prevede anche, per quei concessionari che non effettuano investimenti o tardano a farlo, una penalità che andrà a ridurre direttamente i pedaggi. “Cosa vuol dire tutto questo? Che con il nuovo sistema – sottolinea Toninelli - si avranno, in generale, pedaggi più bassi e più oggettivamente conformi all’efficienza del servizio e dunque sarà un grande vantaggio per chi usa le autostrade. Ma vuol dire, anche, che è finita la stagione dei concessionari ‘prenditori’, ovvero di quelli il cui unico obiettivo era arricchirsi sfruttando il bene pubblico e fare profitti senza reinvestirli per la pubblica utilità, potendo per altro contare su una remunerazione del capitale a tassi fuori mercato. Tutto questo con le norme che abbiamo pensato e realizzato non potrà più esserci. Allo stesso tempo, i concessionari che sapranno invece svolgere correttamente il loro lavoro di imprenditori - potranno offrire un servizio migliore a tutto il comparto, contribuire a innescare un processo virtuoso nel settore, e anche avere un vantaggio, se sapranno aumentare la propria produttività e contenere i costi - ha concluso il Ministro - come il nuovo sistema li incentiverà naturalmente a fare”.

Leggi tutto    Commenti 0
Articolo
19 ott 2018

Acqua, a breve piano straordinario invasi. 250 mln per 27 opere

di mobilita

La prossima settimana il Piano straordinario riguardante gli invasi multiobiettivo e il risparmio di acqua negli usi agricoli e civili verrà esaminato in Conferenza unificata, prima in sede tecnica e poi politica. Il Piano verrà adottato con decreto del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, di concerto con il Ministro delle Politiche Agricole Alimentari, Forestali e del Turismo, Gian Marco Centinaio, nelle more della predisposizione del più generale Piano nazionale di interventi nel settore idrico. Il Piano straordinario è composto da 27 opere finanziate con risorse pari a 250 milioni di euro, in stato di progettazione esecutiva (18 opere) e definitiva (altre 9 opere). Ricadono nel Piano straordinario interventi di dimensione economica non elevata ma di grande rilevanza per i differenti territori, interessati da problemi di rischio idraulico o, sul versante opposto, da fenomeni di siccità, imputabili anche a perdite della risorsa idrica durante il suo “trasporto” all’utenza finale. Gli interventi, che mediamente hanno importi da 1 a 5 milioni di euro, oltre a rispondere ad un reale fabbisogno, sono anche in grado di attivare il mercato delle costruzioni e, in particolare, quello locale, sia per la dimensione contenuta del costo a base di appalto sia per lo stato avanzato del progetto e, non ultimo, per le caratteristiche intrinseche delle opere che, fatta eccezione per le dighe, non richiedono particolare know how tecnico o tecnologico. Proposti al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti dalle sette Autorità di bacino distrettuali, gli interventi sono stati disposti secondo un ordine di priorità basato su una metodologia multi-criterio, che assegna un differente punteggio a seconda dell’utilizzo della risorsa idrica  (irriguo, potabile, plurimo), della sismicità dell’area, del dissesto idrogeologico, degli obiettivi di efficientamento delle reti, di recupero o ampliamento della capacità di invaso, del cofinanziamento e del bacino di utenza. Tra i menzionati indicatori, notevole rilevanza è stata attribuita alla strategicità dell’opera definita in ragione del “potenziale livello di desertificazione”, criterio adottato di intesa con l’Ambiente e territorio. Frutto quindi della sinergia tra le amministrazioni centrali e le Autorità di bacino distrettuali, enti di pianificazione della risorsa idrica a livello sovraregionale o regionale, il Piano straordinario rappresenta uno dei primi strumenti che affronta da un punto di vista integrato una problematica rilevante, come quella del risparmio e della conservazione di una risorsa primaria quale l’acqua, troppo a lungo considerata alla stregua di “settore”.

Leggi tutto    Commenti 0
Articolo
03 ott 2018

Rfi, l’audizione dell’Ad Gentile: «Al Sud non serve l’alta velocità»

di mobilita

Durante l'audizione in Commissione Trasporti della Camera sul contratto di Programma 2017-2021 tra Ministero dei Trasporti e Rfi, l’amministratore delegato di Rfi, Maurizio Gentile, ha affermato che l'alta velocità non serve al sud. "A mio parere così come abbiamo quello che abbiamo messo in progetto e che si è realizzato o si sta realizzando è l'Alta velocità Italiana, il resto è invece una velocizzazione complessiva del sistema. Le tratte ad AV di Napoli, Milano, Torino e Venezia a mio parere esauriscono la necessità di collegamento dei grandi centri urbani d'Italia con l'AV, il resto può invece essere realizzato mediante una importante velocizzazione dei collegamenti. Prendendo Roma come centro del Paese, oggi Torino-Roma si percorre in 4 ore e 30 minuti. Se velocizziamo la linea a sud di Salerno, il tratto Reggio Calabria-Roma si potrà coprire nello stesso lasso di tempo". "Io non credo che in Sicilia non ci sia un trasporto merci perchè le linee sono vecchie, probabilmente è dovuto al fatto che non è vi è una presenza industriale tale da innescare una forte domanda". Proseguendo, inoltre, l'Ad di Rete Ferroviaria Italiana ha comunicato che la linea Napoli-Bari sarà raddoppiata e sarà una linea ad Alta capacità dove «in alcuni punti, si potranno raggiungere i 250 chilometri all’ora». Quanto a una futura linea ad alta capacità Reggio Calabria-Salerno, qui si andrà più piano con una media di velocità fra i 150-180 chilometri all’ora, e «in qualche punto si potranno superare i 200 chilometri orari». La Sicilia resta a guardare: in assenza del ponte dello stretto, assiste quindi ancora alla crescita delle differenze tra nord, sud e isola e vede ancora una volta ridotta, pertanto, la sua capacità di attrazione di investimenti, imprese, commercio e turismo, nonostante i suoi oltre cinque milioni di abitanti (di cui due solo tra Catania e Palermo). Qui potete vedere l'audizione completa dell'AD Maurizio Gentile  

Leggi tutto    Commenti 1
Articolo
28 set 2018

Stretto Messina, Mit: nessuna interruzione collegamenti veloci

di mobilita

I collegamenti rapidi da Reggio Calabria a Messina non subiranno nessuna battuta d’arresto dal prossimo 1 ottobre e i mezzi veloci continueranno a trasportare i passeggeri nello Stretto regolarmente. Lo rende noto un comunicato del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. A differenza di quanto affermato a mezzo stampa dal sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, il Ministro Danilo Toninelli si è attivato per salvaguardare il traffico veloce nello Stretto di Messina, dando impulso a Rfi di garantire, sin dal prossimo 1 ottobre in via temporanea, i collegamenti da Reggio Calabria a Messina. Il servizio dunque non subirà alcuna interruzione. Proprio perché conscio dell’importanza centrale dei collegamenti rapidi nello Stretto, Toninelli ha assicurato, tramite Rfi, che i mezzi veloci continuino a viaggiare con la consueta frequenza fino a quando - tra novembre e dicembre - saranno disponibili le risorse per una soluzione strutturale. Al momento però non si conoscono orari e modalità del nuovo collegamento prospettato dal ministro Toninelli.

Leggi tutto    Commenti 0
Articolo
31 ago 2018

Crollo ponte Morandi, la lettera inviata da Autostrade al Mit fa indignare il ministro Toninelli

di mobilita

Ecco la risposta di Autostrade per l'Italia alla lettera inviata dal MIT dopo il crollo del ponte Morandi: "Il consiglio di Amministrazione di Autostrade per l'Italia si è riunito oggi sotto la presidenza del dott. Fabio Cerchiai per un aggiornamento - nelle more degli esiti degli accertamenti in corso relativi al crollo del viadotto Polcevera - in merito all'avanzamento delle iniziative condivise nell'adunanza del 21 agosto u.s.. In particolare, gli aiuti alle famiglie colpite che hanno interessato più di 200 nuclei familiari, le iniziative di ripristino della viabilità cittadina, le ulteriori iniziative di agevolazione del pedaggio e l'avanzamento del progetto di demolizione e ricostruzione del ponte.Il Consiglio ed il Collegio Sindacale hanno rinnovato il proprio cordoglio per le vittime, il dolore per i feriti e la vicinanza all'intera comunità genovese ed alle Istituzioni. Il Consiglio di Amministrazione ha preso atto degli elementi di confutazione alla lettera del Ministero delle Infrastrutture datata 16 agosto 2018 predisposti dalle strutture tecniche della Società ed ha confermato il proprio convincimento in merito al puntuale adempimento degli obblighi concessori da parte della Società.La lettera di riscontro ed i relativi allegati saranno inviati al Ministero nel termine assegnato". Immediata è stata la risposta del ministro dei Trasporti Danilo Toninelli che su Twitter ha commentato: "È incredibile sentir parlare Autostrade di ''puntuale adempimento degli obblighi'' dopo una tragedia con 43 morti, 9 feriti, centinaia di sfollati e imprese in ginocchio. Siamo all''indecenza. Rimetteremo le cose a posto e ridaremo sicurezza e servizi ai cittadini che viaggiano". 

Leggi tutto    Commenti 0
Articolo
23 ago 2018

Dal MIT di Boston: smartphone automobilisti per monitorare i ponti

di mobilita

I telefonini degli automobilisti possono contribuire alla sicurezza dei ponti. A dirlo è una ricerca condotta da un team del MIT (Massachusetts Institute of Technology) di Boston, pubblicata su una delle principali riviste scientifiche internazionali, i «proceedings» dell’IEEE, che potrebbe rappresentare uno spunto per rendere più sicure le nostre infrastrutture. La ricerca dimostra come usando gli accelerometri presenti negli smartphone, si possano misurare le vibrazioni dei ponti, e da queste capire il loro stato di "salute strutturale". Gli smartphone infatti sono dotati di tre accelerometri, ovvero sistemi micro elettro meccanici, in grado di misurare lo spostamento del telefonino sui tre assi, altezza, lunghezza e profondità, e di registrare una serie di altri dati più o meno importanti. L’idea dei ricercatori consiste nel creare una rete di sensori mobili per il monitoraggio dei ponti. Una rete che, essendo creata direttamente dai telefonini degli automobilisti, sarebbe molto più pervasiva ed economica rispetto ad una fissa. Un approccio, avvertono i ricercatori, che funziona a patto di inserire il processo in una dimensione di "big data", per annullare gli inevitabili errori e inesattezze di strumenti così piccoli e rudimentali. “I dati registrati da uno smartphone, presente su un veicolo in movimento, e opportunamente registrati e analizzati – si legge ancora nella ricerca -  contengono informazioni significative e solide. Una conferma che le frequenze modali di un ponte possono essere individuate dagli smartphone e che questi dati, una volta aggregati, migliorano in precisione fino a poter competere con quelli raccolti da altri sensori”.     Questo approccio , concludono i ricercatori, non punta a sostituire il metodo classico di monitoraggio dello stato di salute dei ponti, ovvero le ispezioni fatte sul posto da personale qualificato. Ma permette di avere un flusso di dati continuo e costante sulle condizioni di una struttura, che possono formare un archivio di riferimento che può aiutare gli esperti a prendere le decisioni migliori.

Leggi tutto    Commenti 0