25 feb 2017

Il diesel avrà davvero vita breve?


La morte dei veicoli diesel è, con tutta probabilità, solo questione di tempo. Infatti i limiti imposti per la riduzione delle emissioni di polveri sottili obbligheranno i produttori di auto a puntare sempre di più su motorizzazioni benzina, ibrida, elettrica ed elettrica plug-in.   Se da una parte è riconosciuto che le polveri sottili provochino danni alla salute, dall’altra si è creata confusione sulle reali fonti. Secondo uno studio del 2012 dell’ISPRA, le emissioni di polveri sottili si devono per 41,32% al riscaldamento e alla produzione di calore degli edifici, per il 18,43% all’industria e per il 16,52% al trasporto su strada.   I veicoli insomma sono certamente responsabili ma anche il bersaglio più facile, poichè ne vediamo e sentiamo gli effetti negativi nel momento esatto in cui usciamo di casa. L’industria di settore è costretta a far cambiare auto anche se il ciclo vita del mezzo non è al termine, soprattutto se si è residenti in città che impongono divieti di circolazione. Recentemente è balzato agli onori della cronaca il caso di Torino, dove la Giunta della sindaca Chiara Appendino ha imposto un blocco programmato alla ZTL per i veicoli diesel Euro 3 ed Euro 4. Lo stesso vale per Milano dove la Giunta Sala ha imposto la chiusura dell’Area C ai diesel Euro 3 e gli Euro 4 senza filtro antiparticolato. Parigi vorrebbe fare lo stesso. Ancora più eclatante la decisione del sindaco di Londra di attivare incentivi da 1000 fino a 3500 sterline per tutti i proprietari di furgoni e pulmini diesel. L’unico vincolo: sostituire i vecchi veicoli con nuovi più ecologici. Il piano verrebbe a costare 515 milioni di sterline, ma consentirebbe di ridurre del 40% le emissioni generate dai veicoli. Senza contare la riduzione di particolato.Il Regno Unito come l’Italia, Spagna, Germania e Francia rischiano sanzioni UE per il costante sforamento dei limiti di diossido di azoto, generato per lo più da industrie e veicoli. In Olanda stanno pensando di bandire definitivamente i motori termici a benzina e diesel a partire dal 2025, mentre in Germania si parla di 2030. I colossi dell’automotive sarebbero costretti a vendere esclusivamente i modelli elettrici, ibridi o con sistemi alternativi. E in Italia? A parte qualche iniziativa locale, come appunto sta avvenendo a Milano e a Torino, il governo italiano dovrebbe impegnarsi a favorire questa rivoluzione con investimenti nella ricerca e con sovvenzioni. Come già avviene nei paesi sopra citati.   Ma come sostituire il diesel con qualcosa di altrettanto vantaggioso? I consumatori generalmente non fanno scelte per l’ecologia. Almeno nei grandi numeri. Basta vedere le vendite Gpl e metano, quando non ci sono più gli incentivi scendono in maniera vertiginosa. Si prevede però che entro il 2020 le motorizzazioni a gasolio crolleranno al 9%, mentre quelle a benzina adeguatamente aggiornate continueranno a tenere duro con il 25% almeno fino al 2030. Ibride, elettriche e ibride plug-in arriveranno rispettivamente al 28%, 20% e 18%.   I primi segnali sono sotto gli occhi di tutti, infatti lo scorso anno le vendite di veicoli diesel in europa sono scese per la prima volta negli ultimi 7 anni sotto la soglia del 50%. Da una parte grazie alle restrizioni, dall’altra all’evoluzione dei motori benzina. Oggi i benzina di nuova generazione grazie a iniezione diretta, turbo e downsizing consentono migliori prestazioni, riduzione consumi e bassi livelli di inquinamento. Senza contare i costi di gestione che sono sempre più favorevoli. Gli esperti prevedono che con l’avvento dell’Euro 6c ed Euro 6d nel segmento utilitarie i diesel con filtro anti-particolato evoluto avranno costi inavvicinabili. Renault ha già confermato che entro il 2020 ridurrà l’offerta diesel sulle citycar e in futuro anche su altri veicoli. Toyota invece chiuderà definitivamente con queste motorizzazioni a partire dal 2025.


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